Octomore 07.1 / 208 (2015, OB, 59,5%)

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Lo scorso luglio siamo stati gentilmente invitati dalla F.lli Branca ad una degustazione guidata di Bruichladdich, di cui da circa un anno è diventata azienda distributrice – finalmente!, da anni lamentavamo l’assenza di Laddie dagli scaffali. Ne diamo conto solo ora, a ridosso del Milano Whisky Festival, perché farlo in mezzo all’estate sarebbe stato iniquo per la qualità del lavoro fatto, e ci piaceva dargli una più giusta collocazione. La storia di Bruichladdich, di proprietà di Remy dal 2012, è l’esempio perfetto di come una distilleria poco in salute possa, grazie a investimenti oculati e a un distillery manager abile come Jim McEwan, ritagliarsi uno spazio importante nel mondo dello scotch fino a diventare un brand iconico. Se si esclude la fase del maltaggio, si tratta di una distilleria sostanzialmente artigianale, in cui buona parte della filiera produttiva avviene in casa, con i barili che non si spostano da Islay per l’invecchiamento. Si ricordano esperimenti di collaborazioni con singoli argicoltori per l’approvvigionamento di orzo e imbottigliamenti ‘single farm’, per tutte e tre le espressioni di distilleria: in ordine di torbatura, Bruichladdich, Port Charlotte e Octomore. Il (bellissimo) libretto promozionale confezionato da Branca recita “la nostra filosofia è radicata nei concetti di terroir, provenienza e tracciabilità”: non possiamo che rimandare al sito ufficiale per lasciare voi, ventisei lettori, approfondire le molte questioni sollevabili – noi siamo gente da bicchieri, non da parole, e dunque dedichiamoci all’Octomore 07.1, imbottigliato nel 2015 e ora presente stabilmente nel core range distribuito in Italia. Al solito, si tratta del whisky fatto con l’orzo “più torbato al mondo”, coltivato in Scozia ma non su Islay, e anche se sappiamo tutti che conta la torbatura del distillato e non quella dell’orzo, saremmo scorretti a non riportare i dichiarati 208 ppm; edizione limitata, cinque anni di invecchiamento in quercia americana, via con l’assaggio.

octob.05yov10N: non si può non iniziare dalla torba, che – come dire – è abbastanza presente… C’è proprio cenere, tantissima, con cenni di smog, più che di fumo di brace. Il lato marino è ben sviluppato, con forse una nota di salamoia, di olive; qualche ubriaco al tavolo dice “succo di pomodoro”, ma lo ignoreremo per pudore. Poi, la dolcezza, come sempre esile e semplice, quasi una uber-dolcezza astratta: zucchero liquido, un poco di vaniglia. Si sente anche, a volerlo sentire, il fiocco di cereale. Leggera nota di limone. Non sgradevole, non eccessivo, c’è però come un senso di deja-vu… Con acqua, forse cresce il fumo e svela pure una nota di aghi di pino.

P: anche al palato, fanno a pugni tra di loro una dolcezza mostruosa e pure monodimensionale, fatta anche qui di Kellog’s Frosties e vaniglia, zucchero liquido, e una fumera cenerosa esorbitante. Che c’è d’altro? Solo una fettina di limone dimenticata nel posacenere. Sotto alla coltre di cenere, pare qui e là di sentire il sapore di un distillato giovane giovane, con canditi cerealosi (eh?) e lieviti. Insomma, sostanzialmente paro paro al naso, di straordinaria coerenza ma, forse, di poca sorpresa… Con acqua, pare un po’ più screziato, perde un po’ di quella snervante semplicità che ostenta in purezza, svelando anche una nota di emmenthal.

F: paradossalmente pulito, con la torba, del grano, una nota mentolata…

Ogni volta che si assaggia Octomore ci si trova a chiedersi: ma è davvero il whisky più torbato al mondo? In effetti, complici il grado pieno e i fenoli percepibili perduti durante la distillazione, sembra un whisky meno ‘estremo’ di quanto non voglia sembrare dal di fuori; ciò che emerge, soprattutto in questa edizione, sono la gioventù, che ci piace, la carica dolce dei legni e una torbatura fumosa e cenerosa certo molto spiccata. E però, al contempo, non si può non notare la relativa semplicità di questo whisky, fatta di due dimensioni opposte e granitiche, per cui nella nostra valutazione ci arrestiamo a un convinto 84/100. Sappiamo che molti ‘leccapadelle’ impazziscono per Octomore, e ne comprendiamo le ragioni: noi però tendiamo a preferire le espressioni più docili, ma è una mera questione di gusti. Grazie a Fabrizio Gulì per l’invito e i campioni!

Sottofondo musicale consigliato: Carcass – Corporal Jigsore Quandary.

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Bruichladdich 12 yo (2003/2015, Gluglu 2000 Whisky Club, 50%)

Ci stiamo avvicinando ad ampie falcate al Milano Whisky Festival (è il prossimo weekend ragazzi!), e dunque oggi assaggiamo un imbottigliamento di uno degli espositori storici del festival, Gluglu 2000 Whisky Club, vale a dire la creatura di Mauro Leoni – per tutti Glen Maur. Solo un matto come lui poteva fare un imbottigliamento del genere: è un Bruichladdich di 12 anni, distillato nel 2003 che negli ultimi sei mesi ha fatto prima un passaggio in Octaves (botti piccole) refill sherry, sia Oloroso che PX, e poi si è fatto altri 15 giorni di marriage in uno sherry butt. Carta d’identità complessa, mettiamolo alla prova del bicchiere.

N: la prima impressione è quella di un malto sia griffato dallo sherry che fiero su una certa purezza maltata minerale. Come descrittori abbiamo un mondo di pasticceria calda: crostata di pesche, un chiaro sentore di frollini alla marmellata di mela, magari un po’ bruciacchiata… e scriviamo così solo per non citare i “cuor di mela”; poi marmellata di fichi. Molto scuro, pesante, con qualcosa di tostato e con una agrumatura da arancia candita; frutta di Martorana (marzapane). Chiudiamo con quella splendida venatura lievemente torbata, minerale, sporchna, in pieno stile Laddie.

P: primo impatto, prima sorpresa!, con un’inattesa nota di zolfo, molto sporca ma allo stesso tempo intrigante. Questa nota (anche cuoio, diciamo) si integra con un profilo molto interessante, appiccicoso e bruciacchiato di liquore all’arancia, di crostata alla frutta, tarte tatin, miele… il tutto sempre tenuto assieme da quel filo di zolfo, come di una candela appena spenta. Ancora arancia.

F: paraffina e fiammifero spento si stagliano nettamente sull’agrume (arancia essenzialmente).

Sicuramente un po’ disarmonico tra naso e palato, si gioca questa relativa incoerenza per stupire il bevitore e, alla fine, vince lui. Lo scotch ci piace perché è imperfetto, e questo Bruichladdich esibisce la sua l’imperfezione con orgoglio: quelle note sulfuree non coprono e non cancellano la lussiorosa dolcezza fruttata, e il risultato è pienamente soddisfacente. 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Bangles – Walk like an Egyptian.

Tasting Facile 2017

Come ogni anno, dopo l’estate ci piace ricominciare la stagione con un pomeriggio in compagnia davanti a bottiglie di un certo livello. I più smaliziati le definirebbero bottiglie “da collezionismo”. Lo facciamo per vedere gli ultimi pallidi ricordi della vostra abbronzatura che se ne va, digerire il fastidio dei primi venticelli freddi e per iniziare a pregustare le degustazioni che ci accompagneranno durante l’autunno e l’inverno. Non possiamo farci nulla, è più forte di noi.

Questo sarà il quinto tasting facile e volevamo festeggiare la ricorrenza in modo speciale. Speriamo di esserci riusciti con questa line-up:

  • Glendronach ‘Revival’ 15 yo (OB, 46%)
  • Bruichladdich ‘Cuvee E’ 16 yo(OB, 46%)
  • Tomintoul 1967-2000 (Gordon & MacPhail, 40%)
  • Macallan 18 yo (1971, OB, 43%)

La degustazione si terrà sabato 30 settembre dalle 16.00 all’Harp Pub Guinness di Milano (zona Piola). Costo: 35 euro. Per prenotare scrivete una mail a info.whiskyfacile@gmail.com e incrociate le dita affinché nessun impegno dell’ultima ora vi impedisca di esserci.

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Port Charlotte ‘Islay Barley’ (2016, OB, 50%)

Quando si parla di Bruichladdich, si parla di una delle distillerie più innovative del panorama dello scotch whisky contemporaneo. Port Charlotte è la versione torbata di Bruichladdich, e oggi assaggiamo uno dei membri stabili del suo core range, cioè “Islay Barley”: come recita orgogliosamente il sito ufficiale, “harvested in September 2008 from the farms at Coull, Kynagarry, Island, Rockside, Starchmill & Sunderland, peated to 40 PPM, then distilled in December of the same year, this is a whisky of flawless provenance. A true Ileach”. Prima di darvi le nostre opinioni sotto forma di parole e numeri, vi ricordiamo l’appuntamento più entusiasmante dell’estate whiskofile: l’11 luglio prossimo, grazie all’intervento di Branca (importatore e distributore italiano del marchio), presso l’Harp Pub Guinness a Milano assisteremo ad una degustazione davvero notevole… Noi ovviamente ci saremo, ci piace pensare che ritroveremo tanti amici di malto

N: la gradazione alcolica non è pervenuta; un cereale molto caldo, tanta salsedine (ma proprio tanta, c’è il mare che scorre in questa bottiglia!) e un senso di bruciato che ci ricorda immediatamente le castagne, il profumo delle caldarroste. Col tempo il lato più ‘dolce’ pare definirsi meglio e variegarsi, soprattutto verso note fruttate: ci pare di sentire, accanto all’agrumato intenso (bam: bergamotto!), una frutta gialla matura, un qualcosa di pienamente tropicale, forse un kiwi gold? C’è pure della banale vaniglia. Dopo un po’, l’acre della torba abbinato al fruttato regala una suggestione di borotalco.

P: esplosivo e pieno, davvero esuberante. C’è una bella fusione di elementi marini (acqua salata, ma anche la fune del porto…) ed elementi ampiamente balsamici (borotalco ancora). Poi si scatena anche una bella dolcezza vanigliata e cremosa (con nette venature agrumate: una crema al limone?), con anche decise note di corn flakes, di fiocchi di cereale. Ci sentiamo di condividere con l’estensore delle note ufficiali la suggestione di pepe.

F: resta a lungo il bruciato, ma complessivamente è una torba decisamente più inorganica (pneumatici, porto inquinato).

Molto buono, pulito e raffinato, di grande eleganza: l’ennesima conferma che Jim McEwan, per gli anni che ha prestato servizio in Bruichladdich, lavorava benissimo. Peccato solo che, in un certo senso, siano altri a raccogliere i frutti di quell’impostazione, ma questo fa parte del magico mistero che è l’industria del whisky. Veramente godibile, con un buon rapporto qualità/prezzo (costa 70/80€): complimenti a Bruichladdich! 87/100, ci vediamo la settimana prossima!

Sottofondo musicale consigliato: Islay – Bruichladdich.

The Monkey Whisky Tasting, vol. 2 (11.3.17)

Che l’interesse nei confronti del whisky sia in costante crescita è testimoniato dal proliferare di iniziative, proposte dall’alto e soprattutto dal basso, tese a diffondere il Verbo del Malto e della sua sbevazzata consapevole (ma fino a un certo punto, ché qua vogliamo divertirci). Tra i fenomeni recenti ci piace segnalare il Monkey Whisky Club, gruppo segreto e semi-carbonaro che da inizio anno, grazie alla verve e alla passione di Andrea, sta organizzando serate di degustazione molto belle, all’insegna della scimmia sulla spalla e dell’edonismo. Lo scorso 11 marzo abbiamo partecipato al secondo appuntamento, e oggi veniamo a dar conto di quanto s’è bevuto. Oltre ai cinque whisky che vi trovate quasi recensiti qui sotto, abbiamo assaggiato anche un Caol Ila 25 anni di Silver Seal e quell’ottimo Longrow in Barolo… Mica male, no?

Santis Malt (OB, 40%), l’oggetto del mistero proveniente dalle Highland svizzere (?) e invecchiato in botti di birra, alla fine si è rivelato essere un discreto dram, dolcione e molto vanigliato, con un onesto sapore di whisky. Delle botti di birra non c’era traccia e forse è molto meglio così: 78/100.

Timorous Beastie (2016, OB, 46,8%): Douglas Laing ci ha preso gusto e continua nella creazione di Nas dal concept molto catchy. Questa bestiolina è stata costruita utilizzando solo single malt delle Highlands, tra cui quelli provenienti da Dalmore, Glen Garioch e Glengoyne. In realtà, pur avendo appena citato tre distillerie famose per un uso massiccio di barili ex sherry, il Timourous è un whisky molto bourbonoso, con vaniglia e spiccati sentori di erica. Affascinano le note minerali e un leggero velo di torba su un profilo di sincera gioventù: 82/100.

Glenrothes 24 yo (1989/2013, Cadenhead’s Small Batch, 56,9%): l’imbottigliatore più antico di Scozia ha selezionato un paio di barili ex-bourbon di Glenrothes e li ha assemblati per questo potentissimo Small Batch – un whisky dal corpo monstre, con un’intensità fruttata devastante tutta giocata su pesche sciroppate, albicocche, ananas… Notevole anche il lato cremoso e vanigliato, tutto esaltato da una gradazione alta ma inavvertita. Forse il migliore della serata: 88/100.

Buichladdich The Organic Ed. 2.10 ‘Mid Coul’ (2012, OB, 46%): la fantasia di questa distilleria arriva perfino a concepire imbottigliamenti ‘single field’, con orzo proveniente da una singola azienda agricola. Al di là della spericolata operazione di marketing tutta tesa all’esaltazione del terroir, questo Laddie è fondamentalmente onesto, molto maltoso e un poco burroso, anche se abbastanza naked. Un filo di torba. Semplice ma gradevole: 84/100.

Nikka Black (2016, OB, 43%): si spazia dalla Svizzera alla Scozia, senza disdegnare una trasferta intercontinentale per assaggiare uno degli imbottigliamenti del core range di Nikka. Il Black è un vatted delle distillerie Yoichi e Miyagikyo che si presenta con un corpo e bello beverino. Ci piace il suo carattere ruffiano, con tanta frutta matura (pesche e mele rosse). L’apporto della torba è evidente e soprattutto sul finale esplodono le spezie (noce moscata): 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Eugenio Finardi – Scimmia.

Spirit of Scotland, tra pochissimo

Riceviamo dagli organizzatori la richiesta di dar conto dell’imminente Spirit of Scotland, e siccome agli accrediti gratuiti proprio non sappiamo rinunciare, ecco qui – anche se siamo abbastanza convinti che nessuno dei nostri millemila contatti ne fosse all’oscuro… Anche quest’anno noi ci godremo la sortita romana dispersi tra il pubblico, e dunque coglieremo l’occasione di assaggiare qualcosa e di scambiare chiacchiere con i soliti noti, primo tra tutti – ovviamente – l’amico Professor Pino Perrone, uomo nato lo stesso giorno di Goethe. A giudicare dal comunicato stampa, l’attenzione verso la miscelazione sembra essere cresciuta ancor di più rispetto all’anno scorso, prendendosi praticamente tutto lo spazio – è il mercato, bellezza, noi supportiamo tutto quel che serve a diffondere il verbo e nel dubbio ci beviamo un Rob Roy.

Roma, 4 e 5 marzo 2017
c/o Salone delle Fontane all’Eur
(Via Ciro il Grande, 10)

Sesta edizione di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival: appuntamento per appassionati, neofiti e professionisti del whisky con eventi, degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, ospiti internazionali, cocktail bar, tornei tra bartender, area gourmet e tanto altro

Si tiene a Roma, sabato 4 e domenica 5 marzo 2017, presso il Salone delle Fontane all’Eur (via Ciro il Grande, 10) la sesta edizione di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival, il più importante festival di settore italiano. Programma completo al link www.spiritofscotland.it

locandina-spirit-of-scotland-rome-whisky-festival-2017-1Imperdibile appuntamento per tutti coloro che vivono il mondo del whisky, Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival è un evento ricco di eventi, degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, incontri affidati ad esperti del settore con l’obiettivo di creare appuntamenti ad alto contenuto di “single malt”. Il tutto con la direzione artistica di Andrea Fofi, affiancato dai due whisky consultants, Pino Perrone e la scozzese Rachel Rennie. La scorsa edizione di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival ha attratto oltre 4mila visitatori, appassionati e neofiti e riunito operatori ed esperti nazionali e internazionali, con oltre 200 brand presenti, 10 masterclass, 5 seminari mixology e 10 guests internazionali del settore presenti.

La sesta edizione 2017 presenterà masterclass di brand quali Isla of Jura, Dalmore e Wemyss Malt. Tra gli ospiti del mondo della miscelazione, che terranno un seminario, figurano Erick Lorincz, Head Bartender dell’American bar del Savoy Hotel di Londra; Filippo Sisti, barman di Carlo Cracco e bartender internazionale; Fabio Bacchi, bartender, bar manager e fondatore ed editore del magazine specialistico BarTales e i bartenders dell’Oriole cocktail Bar di Londra, capitanato da Luca Cinalli e Gabriele Manfredi. Altro seminario previsto, Mezcal Vs Whiskey(y), che vedrà in una sorta di scontro a quattro rispettivamente Roberto Artusio e Cristian Bugiada dell’Agaveria La Punta da una parte e Antonio Parlapiano del Jerry Thomas e Pino Perrone, whisky consulting del Festival dall’altra. All’interno del Festival nella giornata di sabato 4 marzo si terrà la Balan & Partners Mixology Contest, torneo ad eliminazione diretta in cui 8 bartender selezionati da una Giuria di eccezione, tra coloro che avranno inviato la propria candidatura, si contenderanno il titolo a suon di cocktails. Gli 8 bartender si sfideranno proponendo delle preparazioni realizzate utilizzando distillati presenti a Portafoglio Balan combinandoli con ingredienti di loro gradimento. Primo Premio di mille euro al primo classificato.

pino-perroneTra i cocktail bar dell’area mixology che presenzieranno: Jerry Thomas Project; Argot; Freni & Frizioni; Madeleine; Propaganda e Litro. All’interno del salone sarà allestito uno spazio dedicato alle bottiglie vintage e rare portate da un collezionista e amatore del settore che ha lavorato anche a Londra per Whisky Auction. In occasione del Festival verrà presentato come ogni anno il nuovo imbottigliamento ufficiale in serie limitata, di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival, che sarà naturalmente in vendita presso lo shop. Non solo drink al festival: è prevista anche un’area gourmet e degli abbinamenti con il whisky, dalle ostriche al salmone scozzese, dal cioccolato all’haggis, con la ricostruzione di un vero e proprio pub in stile scozzese con tanto di spine. Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival nasce nel 2012 grazie alla passione per gli eventi di uno dei due fondatori, Andrea Fofi e per quella del whisky da parte dell’altra, Rachel Rennie ma soprattutto per la mancanza a Roma di un evento sul mondo del distillato. Oggi la compagine è allargata con l’arrivo di Pino Perrone, Emiliano Capobianco e Andrea Franco e la manifestazione è cresciuta in modo esponenziale, al punto tale da poter essere annoverata tra i Festival internazionali di maggior rilievo.

La sesta edizione di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival è realizzata grazie alle partnership di: Visit Scotland (Ente del Turismo Scozzese) – Partner Istituzionali Italia / Scozia; Italian Chamber of Commerce for UK – Partner Istituzionale; Glencairn Glass – Glass Official Partner; Tiuk Travel – Travel Agency Partner.

Biglietto:
Intero: 10 euro – da diritto al bicchiere serigrafato del Festival, alla racchetta porta bicchiere e alla Guida
Ridotto: 7 euro – per accompagnatori che non bevono o per i bambini sopra i 12 anni e non prevede le upgrades del biglietto intero.
Le degustazioni saranno a pagamento e il sistema sarà quello dei gettoni del valore di 1 euro ciascuno. Il prezzo di ciascuna degustazione sarà a discrezione di ciascun espositore.

Per informazioni:
www.spiritofscotland.it
info@spiritofscotland.it
tel. 06 50081251

 

Bruichladdich 12 yo (2003/2015, ‘Rest & Be Thankful’, 59,3%)

A voler decrittare le frasi esibite nel catalogo dell’importatore, sintatticamente avanguardistiche se vogliamo, Rest & Be Thankful è azienda fondata nel 2010 con una linea diretta con Bruichladdich; imbottigliatore indipendente, seleziona e mette in vetro soprattutto malti distillati davanti a Lochindaal, cosa che ci fa particolarmente piacere, dato che Bruichladdich è distilleria che abbiamo nel cuore. Miscela di due botti, una sherry, una bourbon; online costa circa 85€.

aug15-bruichladdichrbetN: rispetto al Bere Barley che abbiamo appena mandato in soffitta, questo è simile ma diverso, più caldo… Le componenti non sono radicalmente diverse, ma mutano gli equilibri: spicca anche qui, in primo piano, una bella marinità, con alghe in grande evidenza. Il grado alcolico tende a chiudere un po’, ma non riesce a tarpare le ali al malto: un bel cereale caldo, in forma biscottata (non più sotto la foggia del ‘distillato bianco’ come nel BB). Qualcosa di crema pasticciera e mela gialla (e la meringa, non la diciamo? giusto, diciamola). Il limone, anche, per non farci mancare la spruzzata d’agrume. Un apparente velo di torba, minerale e non fumosa, avvolge il tutto.

P: l’intensità è clamorosa ed esplosiva, supportata dal grado pieno, e il corpo è veramente di una pienezza eccitante. La sapida marinità retrocede un poco, lasciando più spazio al limone (scorzetta) e quell’atmosfera rarefatta minerale… Ma, come direbbe Anna Oxa, è tutto un attimo: è tutto un attimo e una dolcezza maltata e intensamente fruttata (vaniglia e mela), con riferimenti a entrambe le botti coinvolte… Riferimenti che letteralmente esplodono se si aggiunge acqua, con note di gelato Malaga (vaniglia, crema, uvetta…), perfino di melone. Molto buono, l’acqua esalta anche il lato minerale/torbato.

F: prosegue la gioia del palato, replicandone le velleità più fruttate (il melone ci ha folgorato).

Proprio buono, molto buono: d’altro canto Bruichladdich lavora bene, si sa, ma non è scontato che si sia in grado di scegliere le botti giuste. I nostri nuovi amici di Rest & Be Thankful avranno le loro entrature e le loro competenze, e mettono in vetro una splendida miscela di due botti differenti, integrando molto bene tutte le diverse anime di Laddie. 89/100, non male come esordio.

Sottofondo musicale consigliato: Ghali – Ninna nanna.

Lochindaal 7 yo (2009/2016, High Spirits, 46%)

Nadi Fiori, aka Freddy Flowers, è uso comprare botti di Port Charlotte, il torbato di Bruichladdich, e noi lo sappiamo bene grazie agli acquisti e imbottigliamenti fatti a sei mani, insieme a Giorgio D’Ambrosio e a Franco DiLillo (ad esempio, questo o questo). Qui, almeno a livello di imbottigliamento per quel che ne sappiamo, fa per conto suo e decide di scrivere in etichetta Lochindaal, perché Lochindaal è il golfo su cui si affacciano i vicini villaggi di Bruichladdich e Port Charlotte. Sarà Bruichladdich? Sarà Port Charlotte? L’etichetta cambia stile rispetto alle ultime selezioni di “High Spirits”, ammicca al passato ma – possiamo dirlo? – graficamente non ci fa proprio impazzire: ma in fondo checcefrega dell’etichetta, noi vogliamo bere, gli sguardi li destiniamo alle fanciulle.

lochindaal-7-y-oN: se potevamo avere dei dubbi sul fatto che si trattasse di Laddie o di Port Charlotte, beh, basta poggiare il naso sul bicchiere per confermare che sì, è proprio Port Charlotte. La prima suggestione, contundente e immersiva, è proprio di aria di mare, di sferzante brezza salata. Davvero uno shock! Anche la torba è molto viva, sporca e ‘chimica’ come il gasolio. Affianco si agita un lato fruttato bardato di cedro candito (e in generale di agrumi canditi, non sottilizziamo), di banana verde; un che di vaniglia, certo, ma abbastanza trattenuta e delicata. Chiudiamo con un lato balsamico, di bosco di conifere, quasi esondante sul medicinale (medicine per la tosse, ca va sans dire!).

P: come al naso, colpisce fin dall’attacco una marinità davvero sopra le righe, esplosiva: esibisce una sapidità veramente estrema. In grande coerenza, si conferma una dolcezza austera e ‘vegetale’, tra il cedro candito e un senso di  zucchero bianco ‘annacquato’ (avete mai bevuto da bambini dell’acqua poco zuccherata?) – la botte, che pareva poco attiva già al naso, conferma l’impressione. Ancora un che di mentolato e balsamico. Infine, ecco ancora una torba cenerosa e bruciata, che sul finale…

F: …si prende la scena, accompagnata da un senso di ‘vegetale’ salato davvero peculiare. Lascia le labbra salate.

Decisamente buono, ci piacciono sempre i malti di Islay quando sono ‘nudi’, quando parlano con la propria voce e non con quella della botte. Pur essendo relativamente semplice, è fatto di una semplicità di cui è difficile stancarsi, trattenuta e cesellata: in una parola, una bevuta spensieratamente fresca e giovane – e tutti sanno quanto ci piacciano le cose (o le cosce?) giovani. 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Jamiroquai che cambia stile con il nuovo singolo Automation.

Bruichladdich ‘The Laddie’ 8 yo (2015, OB, 50%)

Espressione esclusiva per il Travel Retail (vale a dire che te lo compri solo in aereoporto, e se non viaggi devi stare muto!), il Laddie 8 è l’unica versione di Bruichladdich a riportare l’età dichiarata in etichetta – ma il core range della “distilleria progressiva” è talmente variegato e ricco di espressioni particolarissime e tendenti all’artigianalità che tanto ci piace (i vari vintage della serie Bere Barley e Islay Barley, ad esempio) che proprio non ci sentiamo di stigmatizzarla. Ne abbiamo preso un campione alla Bowmore House, albergo che ci ha ospitato nel nostro ultimo viaggio scozzese.

schermata-2016-10-24-alle-23-36-59N: note esplicite, fin dall’inizio, di malto (lo definiremmo ‘croccante’ solo per il gusto di indispettire i nostri lettori più esigenti), di cereali, di corn flakes magari zuccherati. Si sente che il complesso è giovane, con un lieve sentore di lieviti (suona come un gioco di parole ma è così), di mash tun. Note fruttate anche, soprattutto pere e mele, ed un leggerissimo velo di vaniglia. Il tutto è come racchiuso da una brezza di mare, da un qualche odore di pesce, ma come in lontananza. Una bella salamoia. Biscotti al burro.

P: qui il lato costiero si prende la briga di aprire le danze, con un primo impatto ancora leggermente sapido e piuttosto minerale,  di certo con qualche ricordo di burro e poi di buccia di limone (anzi, del bianco del limone: avete presente?, un po’ amaro…). Poi il lato maltoso e dolce esplode, letteralmente, anche grazie alla gradazione importante: molto vario, va da una bella vaniglia a note fruttate, di pere, mele, anche qualcosa di più caldo – perché ignorare la confettura d’albicocca?

F: lungo e pulito, molto intenso; maltoso, maltosissimo, ancora burro salato.

A noi piacciono tanto i nuovi Laddie, che ci possiamo fare. È pulito ma minerale, è giovane ma esibisce una bella complessità… Si dice sempre che quando si assaggia un whisky in Scozia bisogna stare attenti, perché è sempre più buono di quando lo si riassaggia a casa: questo non è il caso, per fortuna, avanti con un 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Animals as leaders – Aritmophobia.

Bruichladdich ‘Masterpieces’ 2002 (2015, Speciality Drinks, 60,2%)

Andando allo Spirit of Scotland, lo scorso marzo, in treno abbiamo sbevazzato qualche dram – come riscaldamento, noi professionisti ci teniamo – insieme ad alcuni amici: Federico, il prode scribacchino di whiskysucks, ci ha fatto assaggiare un Bruichladdich ex-bourbon selezionato da Sukhinder Singh, cioè Mr Whisky Exchange, e imbottigliato nella sua serie ‘personale’ sobriamente chiamata Masterpieces. A 300 all’ora su Italo ci era parso molto buono, vediamo se adesso, fermi, ci piace altrettanto.

brusdl2002N: a dispetto della gradazione monstre, non è certo inavvicinabile, anzi: domina la scena una spaventosa vaniglia dalla botte, con mostruose note di crema pasticciera. Ci spingiamo a dire che forse, sul proverbiale pasticcino alla frutta, sieda un pezzetto di ananas. Marshmellow. Un naso burrosissimo, e una bella mela gialla matura (e qui le strade tra noi e Federico si divaricano inconciliabilmente, dato che lui la mela gialla la sente acerba). La botte non fa prigionieri, e quelle note leggermente minerali di distilleria sono qui pressoché assenti. Con acqua, non muta moltissimo: aumenta il marzapane.

P: l’alcol qui si sente di più, ovviamente. Coerente con il naso, ma sorprendentemente più vario e più composito. La vaniglia dominante riesce qui temperata da una bellissima acidità, che sfocia ampiamente nel tropicale: maracuja, ancora ananas, cocco, pesche sciroppate… Anche un bel po’ di mandarino, se vogliamo, e sì, vogliamo. Forse anche un velo di sale, a complicare il profilo. Ancora burro. L’acqua non ne intacca la struttura ma gli giova, rendendolo più bevibile, amplificando un po’ il lato fruttato e svelando note un poco erbacee.

F: strano ma vero, ma è un finale lungo e tropicalissimo… Quando invece, di solito, queste suggestioni restano vive soprattutto al palato.

Ci è piaciuto tanto, tantissimo anzi: intenso, tropicale, molto particolare con quell’acidità e quel burro che, soprattutto al palato, rendono l’esperienza davvero meritevole. Forse è relativamente ‘semplice’ rispetto ad altri imbottigliamenti, ma a noi che ce ne importa: ci è piaciuto tanto, quindi 90/100 (nonostante le insanabili differenze di veduta sulla mela, è lo stesso voto di Federico, che quasi ci dimenticavamo di ringraziare per il sample).

Sottofondo musicale consigliato: Arctic Monkeys – Red right hand, cover di un pezzone di Nick Cave.