Bunnahabhain 25yo (1989/2015, Wilson&Morgan, 46,6%)

Bunnahabhain e Wilson & Morgan: un’accoppiata vincente, come sanno i frequentatori dei festival di whisky italiani. Tempo fa noi avevamo assaggiato un mostruoso 42 anni veramente da panico, e alcuni batch del celebre e fortunato “House Malt” nascondevano proprio del distillato di Bunna. Questo è un single cask imbottigliato tre anni fa da W&M: gli angeli si son presi una bella sbronza, se pensiamo che a 25 anni di età la gradazione è a poco più di 46%. Grazie ad Andrea, scimmia sovrana del Monkey Whisky Club, per il sample!

N: profilo complessivamente fresco, seppure dalle tinte forti e dagli aromi intensi. Sicuramente un po’ di miele, poi frutta cotta, brioscia all’albicocca, pasta di mandorle. Non si può tacere il lato minerale, con pennellate di cera d’api, di terra bagnata, perfino un filino di fumino acre di torba. Seducente e affilato come sanno essere i Bunna di mezza età.

P: pur se a una gradazione naturalmente bassetta, si regala un corpo di tutto rispetto. Sorprende come quelle suggestioni minerali del naso qui si facciano ben più concrete, tramutandosi in solide realtà: tanta sapidità, sensazione di terra bagnata in aumento e ancora un po’ fumante. La dolcezza è succosa, sottile, con un po’ d’arancia (e scorzetta di) e una frutta giallarancione (al limite del tropicale: mela, succo pesca e mango con goccia di latte – non giudicateci). Ancora brioscina e miele.

F: rimane la cera, torna il fumo delicato ma alla grandissima, persiste la dolcezza da succo d’albicocca.

Anno dopo anno, bevuta dopo bevuta, Bunnahabhain si va affermando come una delle nostre distillerie preferite tra quelle isolane: unendo la rotondità e la piacevolezza a degli spigoli minerali e marine il risultato è spesso fantastico, e questo single cask non fa decisamente eccezione. Seducente e affilato, abbiamo scritto al naso, e confermiamo il giudizio: entusiasti incidiamo nella pietra il nostro 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Stoned Jesus – Thessalia.

Bunnahabhain 20 yo ‘American Oak’ (1997/2017, OB Feis Ile 2017, 52,2%)

Già che eravamo a Bunnahabhain ci siamo detti: perché non assaggiare anche uno degli imbottigliamenti del Feis Ile del 2017, visto che ne è avanzato qualche campione per la vendita? Scriviamo “uno dei” perché Bunna l’anno scorso ha realizzato ben due imbottigliamenti, un torbato di 14 anni in botte di Porto ed un ventenne non torbato che ha trascorso la giovinezza in un barile ex-bourbon e poi, fatta la maturità, si è iscritto a un master di quercia americana vergine, per venire poi acclamato dottore proprio al Festival più torbato del mondo nel giugno 2017. Noi assaggiamo quest’ultimo.

N: un naso scuro, profondo, in cui l’alcol pare straordinariamente morbido e impercettibile. Molto scuro, dicevamo, con note di noce di Pecan, di agrumi scuri – ci viene in mente una scorzetta d’arancia candita e pucciata nel cioccolato fondente, ma anche una scorza macerata nell’alcol. Suggestioni speziate ondivaghe (chiodi di garofano) e a tratti una curiosa nota lieve di sedano. Un forte sentore tostato, di vaniglia, ma anche di toffee, di noce di Pecan – insomma, ricorda per certi aspetti un bourbon. Ma qualche suggestione di piccoli frutti rossi, forse di ciliegia sotto spirito. Molto nitida una sensazione complessiva di legno di castagno.

P: in ingresso soprattutto si registra un apporto di legno molto corposo, un po’ astringente e particolarmente speziato: chiodi di garofano, un velo di pepe bianco. Per lo stesso motivo, ci pare, esibisce anche un lato mentolato davvero indisciplinato. Per il resto si conferma una frutta tra l’arancia molto carica. Con acqua, si accentuano gli spigoli amari (con anche un po’ di noce moscata). Anche crema di castagne.

F: la crema di marroni perdura infinita, poi un senso di tostato e speziato.

Ci pare buono, per carità, anche se il contributo del legno è a nostro gusto fin troppo invasivo, come purtroppo spesso vediamo accadere quando entra in azione un barile di legno vergine: l’effetto è di un whisky molto carico, con tante spezie sia al naso che al palato e un’astringenza un po’ eccessiva che – nel nostro quadernetto degli assaggi – lo trattiene dalla gloria imperitura cui eravamo già disposti a consegnarlo. 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Teho Tehardo & Blixa Bargeld – A Quiet Life.