Monkey Whisky Night #6 (24.02.18) – Cadenhead’s

Con solo un mese di ritardo veniamo a rendere conto del sesto ritrovo del Monkey Whisky Club, ovvero l’incontrollabile creatura di un manipolo di appassionati di whisky e di semplici erotomani che organizzano degustazioni tematiche in una non meglio precisata abitazione milanese (sssh, location segretissima!!! Ma va’, scherziamo, per partecipare basta iscriversi al loro gruppo Facebook e giurare fedeltà alla Scimmia).
Questa volta il fil rouge della serata è stato l’imbottigliatore indipendente scozzese Cadenhead’s, che nel 2017 ha festeggiato i 175 anni di storia e ha fatto uscire una caterva di imbottigliamenti che a occhio e croce un assaggino lo meritano. I 5 whisky che abbiamo bevuto noi, a ogni buon conto, sono stati imbottigliati in annate precedenti nella serie ‘Small Batch’, quella con le bottiglie basse e schiacciate in stile vintage, per intenderci. Il clima era come al solito gioviale, tra il serio e il faceto senza disdegnare l’improbabile, l’assurdo, il grottesco e lo sconveniente; ciononostante siamo riusciti a prendere qualche nota di degustazione finché la rodata formula dell’auto mescita con refill libero per i 15 presenti non ha definitivamente tappato la vena descrittivista che ci contraddistingue. Ma andiamo di parterre!

light-creamy-vanilla-17-year-old-cadenhead-creationswhiskyCreations ‘Light creamy vanilla’ 17 yo (2014, batch #1, 46%): questo blended assemblato con whisky di Auchroisk, Clynelish, Ardmore e della defunta Caperdonich è piacione e facilone come l’Heineken su Tinder (qualsiasi cosa significasse, l’abbiamo scritto e fedelmente lo riportiamo). Vaniglia, torta paradiso e scorza di limone, con un discreto supporto sul lato terroso e oleoso delle distillerie Clynelish e Ardmore. È tanto saporito e un 85/100 ci sta tutto.

Dailuaine 11 yo (2016, 46%): frutta cotta, soprattutto pere. Le note di botte sherry in cui AA-Cadenhead2ha riposato per più di un decennio non sono così evidenti, e anzi si trovano sentori di whisky giovane (lieviti e canditi). Al palato è speziato e frizzantino. Sicuramente particolare ma si ferma a 84/100.

bowmore-13-year-old-2001-small-batch-wm-cadenhead-whiskyBowmore 13 yo (2014, 46%): qui si comincia a fare sul serio, con un Bowmore tipicamente marino e tropicale. Caucciù. Si presenta gentile ma non privo di una certa complessità. Il palato è molto spinto sulla dolcezza, con pacchi di liquirizia salata. Gradevole fino a 87/100.

Tobermory 21 yo (2016, 52,5%): i due bourbon hogsheads usati tobermory-21-year-old-1995-cadenheads-small-batchrestituiscono un whisky grasso, oleoso e tagliente. È un impasto compatto di noce di pecan, vaniglia, sale e cera. Al palato arriva un’ondata pazzesca di sapidità, assieme a frutta gialla e marzapane. Si percepisce una leggera torba e sul finale ci si ritrova il sale sulle labbra: semplicemente splendido. 90/100.

La serata si è poi conclusa in bellezza con un maestoso Bruichladdich 24 yo del 2016, di cui però non sopravvivono ricordi nitidi, al di là di una spiccata tropicalità, perché la convivialità e il consumo irresponsabile di alcol hanno decisamente preso il sopravvento. Sicuramente da riprovare in altri contesti, anche perché ci sembrava molto complesso.
Per concludere non possiamo che ribadire il nostro divertito assenso per il tipo di serata che il club della Scimmia del Whisky ha ancora una volta imbastito con molta naturalezza: un po’ degustazione domestica con qualche nozione a suggestionare i presenti, un po’ alcolismo smodato a suggestionare tutti. Avanti!

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shooting di fine serata by Laura Licari: all’insegna della sobrietà

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Caol Ila 33 yo (1984/2017, Cadenhead’s, 54,5%)

Nell’anno del centosettantacinquesimo anniversario Cadenhead ha mantenuto il suo stile, mettendo sul mercato due serie dedicate (una con etichetta verde, un’altra con etichette dedicate ai Cadenhead’s Whisky Shop in giro per l’Europa, come questo) – ma, come dire, l’ha fatto mettendo i consumatori di fronte al fatto compiuto, senza fanfare, eventi di lancio in contesti posh, campagne di marketing aggressive e cialtrone. Tant’è che online si trovano ancora tracce di persone che si lamentano dicendo “occasione perduta, Cadenhead!, è il 175 anniversario e tu non fai niente per festeggiarlo? che delusione, cattivona!” – chissà come ci sono rimasti quando hanno visto uscire un Banff di 40 anni, per dire. Ma comunque: oltre a queste serie dedicate, le uscite ‘standard’ del 2017 hanno avuto un packaging leggermente modificato e una targhetta celebrativa. Pescando dall’Authentic Collection, al festival milanese dell’anno scorso ci siamo portati a casa un sample di questo Caol Ila di 33 anni, appena più giovane di noi – adesso è il momento di berselo.

N: uuuh, che profondità. Un Caol Ila ‘marrone’, con note fruttate al limite del tropicale – forse ci fermiamo alla pesca sciroppata; note di carruba, di arancia (anche candita, e forse diremmo addirittura caramellata). Pare molto ‘sticky’, con note di caramello. Molto minerale, meno marino: la torba è come ci si aspetta largamente depotenziata dalla scure del tempo, mentre si fa spazio una mineralità umida, greve. Odore di fiori umidi, in serra, quasi soffocante. Molto compatto.

P: a 54% lascia strabiliati l’assenza totale di note alcoliche. In ingresso è minerale, con una nota di cera deliziosa, poi mostra una curiosa e però integratissima nota diremmo di toma (c’è una nota di formaggio stagionato da spavento). Ma che fantastica frutta si agita nel bicchiere!, papaya senz’altro, ancora arancia, poi pesche sciroppate e la banana molto matura. Un guizzo di carruba. Ancora torba, qui più fumosa.

F: fumo pieno, qui, finalmente!, che dura all’infinito, con quelle sfumature acri della torba. Pepe nero, noce moscata, ancora un tappetone di frutta arancione (pesca sciroppata e papaya).

Porca miseria, al festival ci eravamo resi conto che era buono, ma forse non avevamo realizzato che fosse così buono. Per quanto abbiamo una grandissima stima di una distilleria tra le più sottovalutate di Islay, avendo la faccia di un’industria e non quella più rustica e ruspante di molte compaesane, onestamente non ci aspettavamo di trovare note così profondamente tropicali, né d’altro canto quella patina cerosa: è il tempo che cesella certi sentori, e qui sono presenti in tutta la loro nitida assertività. Forse il Caol Ila più buono che ci sia capitato nel bicchiere: 94/100.

Sottofondo musicale consigliato: David Byrne – Every Day is a Miracle.

Tobermory 20 yo (1994/2015, Cadenhead’s, 57,8%)

In questi giorni che annunciano malinconici la fine delle vacanze ci piace pubblicare recensioni di single cask selezionati da imbottigliatori indipendenti. Siamo fatti così, che ci volete fare. Abbiamo iniziato con l’italiana Silver Seal, per poi passare a Cadenhead’s,  storica realtà scozzese che quest’anno festeggia i 175 anni di attività con una serie di barili da panico. Noi, più modestamente ci siamo bevuti questo Littlemill 24 yo del 2016 e oggi retrocediamo di un anno andando sull’isola di Mull, appena sopra la ben più celebre Islay, dove la Tobermory produce whisky indisturbata da circa 200 anni. Spesso questa distilleria mostra un carattere arcigno, con un distillato pungente e molto particolare, fieramente spigoloso. Vediamo se da questo barile di sherry è scaturito il classico ‘impegnativo’ Tobermory.

W193_67351N: l’alcol non è pervenuto, e come prevedibile, ci si trova di fronte a un profilo “o lo ami o lo odi”. Ci sono in particolare due note, due mondi che emergono nitidi nella loro ‘sporcizia’: da un lato una componente sulphury, metallica, ruginosa, molto netta ed evidente; dall’altro, una dimensione costiera (aria di mare sferzante, aria di porto) ancora più urlata, intensissima. Sotto a queste guglie aromatiche, un’architettura di frutta rossa, anch’essa molto intensa, ma fresca, matura e succosa: ciliegie, duroni, more. Un sostrato appena accennato di polvere di caffè.

P: ripropone perfettamente questa impossibile ma felice fusione tra una frutta rossa intensa, intensissima anzi, ed un lato sporco, sulfureo e metallico, altrettanto deciso – e però rispetto al naso, forse, tra i due litiganti gode di più la frutta… Dunque ancora ciliegie, confettura di frutti di bosco, prugne nere succosissime; anche del cioccolato. E poi, appunto relativamente defilato, anche il metallo.

F: rimane a lungo quel concertone di frutta rossa e nera che sovrasta tutto, persino quel lato sulphury così presente al naso.

Siamo di fronte all’ennesima eccellente selezione per un imbottigliatore che, ne abbiamo conferma, non sbaglia quasi mai. Molto buono e, anche se certamente deve piacere lo stile così particolare, al palato difficilmente risulterà poco accattivante. Noi ci assestiamo su un massiccio 90/100, ma ad ogni modo corre voce che uno dei due organizzatori del Milano Whisky Festival, perentoriamente detto Il Gerva, se ne sia stipata una cassa, per dire.

Sottofondo musicale consigliato: Eric ClaptonChange the world