Intervista a Mark Watt, Campbeltown Whisky Company

Screenshot-2019-05-07-at-16.16.39[ENGLISH VERSION HERE] Dallo scorso novembre e dopo quasi 10 anni, Mark Watt non è più il General Manager di Cadenhead’s, in virtù di una separazione consensuale, affrontata con il consueto riserbo britannico. Noi abbiamo conosciuto Mark durante una sua calata italiana anni fa, quando fu presente al Milano Whisky Festival, e da lì varie volte l’abbiamo incontrato, per lo più a Campbeltown. Oltre ai magnifici – e offuscati – ricordi delle degustazioni in warehouse, siamo legati all’approccio di Mark, che pur essendo un professionista di altissimo livello si è sempre preso poco sul serio, e ha sempre affrontato le degustazioni e la comunicazione del suo lavoro con grande ironia e rilassatezza. Da poche settimane ha annunciato insieme alla moglie Kate la Campbeltown Whisky Company, che imbottiglierà whisky sotto il marchio Watt Whisky. La notizia ci ha stuzzicato, e abbiamo pensato di approfittare del tempo libero della quarantena per fare quattro chiacchiere con lui e farci raccontare che cosa bolle nel suo pentolone… Siccome ci pare che questa sia la prima intervista che rilascia negli ultimi mesi, abbiamo pubblicato anche la versione originale in inglese.

Ciao Mark, che bello risentirti. Dunque, tu hai avuto una bella carriera nel mondo del whisky, per circa dieci anni sei stato il “Whisky Man” di Cadenhead’s, il più antico imbottigliatore indipendente Scozzese. Se dovessi riassumere una carriera in tre concetti chiave, quali sarebbero?

Essere aperto e trasparente, fare le cose nel modo più naturale possibile (colore naturale, ecc.) e tenere i propri standard sempre alti. È una risposta sensata?

mark2Beh, sì! E senti, da un paio di mesi hai lanciato la Campbeltown Whisky Company, e hai appena annunciato il marchio Watt Whisky come imbottigliatore indipendente. Ti va di spiegarci quali sono i tuoi piani e i tuoi obiettivi con la tua nuova creatura?

Il piano è di iniziare a fare l’imbottigliatore indipendente col marchio Watt Whisky, sì; come sapete, le regole del 2009 stabiliscono che a meno che in una bottiglia di whisky ci sia esclusivamente whisky distillato a Campbeltown, non si può scrivere l’indicazione “Campbeltown” in etichetta. Non si può neanche fare un sito web!, e questo vale per tutti i nomi che coinvolgono una delle zone di produzione dello Scotch: per questo il marchio sarà Watt Whisky. Io e Kate speriamo di imbottigliare qualcosa come 15 barili all’anno: stando su numeri bassi possiamo permetterci di offrire sempre qualcosa di diverso in ogni release. Sempre unchillfiltered e a colore naturale; la maggior parte di quello che faremo saranno single casks a gradazione piena. Non abbiamo intenzione di stravolgere il mondo del whisky, ma solo di imbottigliare le cose migliori che ci capitano sotto tiro. All’inizio sarà solo whisky, poi pian piano ci apriremo anche al rum, e poi chissà!

Ci è sempre piaciuto di te l’approccio molto ‘rilassato’ al whisky, senza prendere né te né il whisky stesso troppo sul serio. In che modo porterai quest’approccio nella tua nuova compagnia?

Beh, non vedo ragioni per cambiare approccio… se non il fatto che beh, questa volta devo consultarmi con Kate! Io credo che se un whisky è buono, non c’è bisogno di essere troppo seri. Alla fine il whisky è una bevanda alcolica fatta per essere goduta – possibilmente con amici. Possiamo fare i nerd sul whisky quanto vogliamo, e a me per primo piace farlo, ma in generale una buona compagnia in un’atmosfera rilassata fa sempre sembrare il whisky più buono.

MarkWattQualche anno fa ci raccontavi del grande momento per gli imbottigliatori indipendenti: è ancora così? Qual è l’ostacolo maggiore per una start-up. in questo ambiente? E per quel che riguarda te: cercherai di essere più tradizionale o più sperimentale?

L’ostacolo maggiore è trovare i barili: comprarli è facile, trovare buone botti a un buon prezzo è la cosa senz’altro più difficile. Per me quest’avventura è una sfida: ho sempre lavorato per imbottigliatori con la propria linea di imbottigliamento, dunque questa sarà una direzione tutta nuova per me. L’altro grande ostacolo è il cashflow: come in ogni business, certo, ma le botti costano tanto e vanno comprate prima – per questo il successo del crowdfunding ci ha lasciato davvero a bocca aperta, perché davvero ci ha permesso di fare dei passi avanti molto più rapidamente del previsto. [A marzo è stato lanciato un crowdfunding per il primo imbottigliamento di Watt Whisky, che ha raggiunto e superato il target nel giro di meno di 24 ore, NdR]

Per quel che riguarda l’azienda, direi che saremo piuttosto tradizionalisti nel nostro approccio, quindi per lo più legni tradizionali e non molti finish strambi, etc. Detto ciò, se dovessimo trovare dei distillati bizzarri che ci piacciono, beh, li imbottiglieremo volentieri. Mettiamo letteralmente il nostro nome sulla bottiglia, quindi vogliamo essere sicuri che ci piaccia quel che ci mettiamo dentro.

Qual è il tuo approccio quando selezioni un barile? Cosa cerchi, cosa invece cerchi di evitare…?

Beh, è molto semplice: dev’essere buono! Non ogni botte prenderà 92 punti da Serge, e questo lo sappiamo, ma il whisky dev’essere un buon esempio di ciò che è. Mi piace anche essere sicuro che quando assaggi un whisky, il carattere della distilleria sia evidente e marcato, non coperto dalla botte. Detto ciò, non escludiamo nulla fintanto che sia qualcosa che noi stessi berremmo volentieri e che corrisponda alla filosofia colore naturale / non filtrato a freddo.

23376170_1877876352237339_6848510986637988645_n (1)Campbeltown è la più piccola regione di produzione del whisky in Scozia, anche se ha avuto un passato glorioso, ed è anche il luogo in cui hai deciso di vivere. Cosa c’è di così speciale a Campbeltown?

Adoro Campbeltown, e decisamente l’ho fatta diventare casa mia, scusami Speyside! È un luogo molto tranquillo in cui vivere e in cui far crescere dei bambini, tra l’altro sta per nascere il nostro secondo figlio in pochi giorni! Non abbiamo mai pensato di andare via. Mi piace il fatto che si respiri un’aria un po’ da isola, e il fatto che sia così isolata fa sì che ci siano più cose e servizi qui che in altre città simili Scozzesi. Detto ciò, se ci fosse un aereoporto più vicino non sarebbe male…

Hai visto diverse fasi del mercato del whisky. Come vedi il futuro? Ci sono minacce all’attuale boom, secondo te?

Ci sono molte minacce fuori dal nostro controllo – Covid-19, la Brexit, etc. Ormai sono 10 anni che tutti diciamo che la bolla sta per esplodere e non è successo, dunque è probabile che continui a crescere a lungo. Potremmo anche vedere più barili disponibili sul mercato. Penso che oggi il whisky sia sufficientemente forte per restare sempre sulla cresta dell’onda in alcuni mercati: la minaccia principale è la crescita costante dei prezzi dei whisky entry-level, che potrebbe rallentare l’ingresso di nuovi bevitori nella categoria del whisky. C’è anche un maggiore cross-over tra distillati per gli appassionati, sempre più persone bevono distillati diversi rispetto al passato, rum, cognac, mezcal, gin… Dunque in un certo senso il budget di un bevitore per l’acquisto di distillati è diviso in  categorie diverse.

69264349_2465506326803300_4390437942179397632_oSiamo tutti in lockdown, è un momento in cui l’intera industria del whisky e del beverage in generale sta preparando diversi scenari per colpa del Covid. Forse è troppo presto, ma come pensi che questa vicenda influenzerà il mondo del whisky?

Beh, se sapessi rispondere a questa domanda sarei un uomo molto più intelligente di quel che sono!

Nuove distillerie nascono come funghi. È una cosa positiva o negativa, secondo te? Ci sono alcune ‘nuove’ distillerie in cui riponi una particolare fiducia?

Penso che sia una cosa positiva per l’industria, senz’altro, perché nuove distillerie in giro per il mondo aiutano a rinforzare il whisky nel suo insieme. Mi preoccupa un po’ il fatto che potrebbero esserci troppe distillerie, se dovesse esserci un cambiamento nel mercato, ma gli auguro tutto il meglio. Ci sono molti progetti eccellenti da seguire, me ne sto dimenticando sicuramente alcuni ovvii ma alcuni nomi che secondo me saranno da seguire potrebbero essere, senza un ordine preciso: Milk & Honey, Yorkshire Distillery, Bimber, Wolfburn, Ballindaloch, Ardnamurchan e ovviamente i ragazzi di Dornoch.

 

Annunci

Interview – Mark Watt, Campbeltown Whisky Company

Screenshot-2019-05-07-at-16.16.39Hello Mark. You’ve had a pretty interesting career in the whisky industry, and for almost a decade years you’ve been “the whisky man” for Cadenhead’s, the oldest Scottish independent bottler. If you had to resume a career in three key concepts, or three ‘secrets’, which would they be?

Be open and transparent, do things as natural as possible, natural colour etc and keep your standards high.

It’s just a couple of months that you’ve founded the Campbeltown Whisky Company, and you just announced the Watt Whisky brand as an indie bottler. Would you like to explain us what are your plans and your goals with your own company?

The plan is to start a small independent bottler under the Watt Whisky Brand, due to 2009 regulations unless all whisky is from Campbeltown is from Campbeltown that is in the bottle the name Campbeltown can not appear on the label anywhere – not even as a website, this is true of all names that include one of the whisky regions hence why the whisky will be bottled under the Watt Whisky brand.  Myself and Kate hope to bottle somewhere in the region of 15 casks a year so by keeping it small we will be able to keep what we are offer changing with each release.  We will always be unchilfiltered an natural colour.  The majority of what we will bottle will be single cask and at cask strength.  We are not looking to take over the world just to bottle the best whisky that we can.  Initially whisky and then moving into rum and then who knows!

mark2We’ve always liked your ‘relaxed’ approach to the business, without taking yourself and whisky too seriously. How this approach will be expressed in your new company?

I see no need for anything to change other than obviously now I have to answer to Kate.  I always feel if your whisky is good you don’t need to be too serious.  At the end of the day whisky is an alcoholic drink that is made to be enjoyed – preferably with friends.  We can all geek out on whisky and I enjoy geeking out too, but good company in a relaxed atmosphere always makes whisky taste better to me.

In the past you talked about the great moment for IBs: is it still the same? What’s the biggest obstacle for a start-up in this world? And about your new company: are you going to be more traditionalist or more experimental?

Biggest obstacle is getting casks, buying casks is easy, getting good casks at a good price is the more difficult bit.  This company is also a challenge for me as I have always worked for companies who have had their own bottling halls so this will be a total change of direction for me.  The other big obstacle is cashflow, as with any business, but casks are expensive and casks need to be bought in advance – this is why the success of the crowdfunder has blown us away as it really has allowed us to move forward a lot more quickly than we would otherwise have been able to.

As for the company I would say we will probably be much more traditional in our approach to doing things, mainly standard wood options and not too many wacky finishes etc – that said if we try some outlandish spirit that we like we will happily bottle it.  We are literally putting our names on the bottle so we have to make sure we are happy with what we put inside it.

mark2Which is your approach in selecting a cask? What do you look for, what do you try to avoid…?

Fairly simple here it needs to be good!  Not every cask will get 92 points from Serge and we are aware of that, but the whisky needs to be a good example of what it is. I also like to make sure that you get to taste the whisky, the distillery character needs to shine through rather than being masked by the cask.  That said nothing is off the table as long as it is something that we would be happy to drink ourselves and fits in with the natural colour / non chillfiltered philosophy.

Campbeltown is the smallest whisky region in Scotland, even if it had a glorious past; and it’s also the place you decided to live in. What’s so special about Campbeltown?

I love Campbeltown and very much have adopted it as my home, sorry Speyside!  It is a very relaxed place to live and to bring up Children, we have our second child due in a few days!  There was never any thought of leaving here.  I like that it has an island feel to the place and there is actually more here than there would be in similar towns throughout Scotland due to the fact that it is so far away.  That said if it could be a little closer to a proper airport etc it would be nice.

23376170_1877876352237339_6848510986637988645_n (1)You’ve seen a few phases of whisky business. How do you see the future? Are there any potential threats to the current boom of the industry?

There are many threats outside our control – Covid-19, Brexit etc, I think we have all been saying for about 10 years now that the bubble is going to burst and it hasn’t so long may that continue.  I think we may see some more casks becoming available on the market also.  I think whisky is strong enough now that it will always do well in established markets, the main threat is with prices continuing to rise for entry level whiskies it may slow the rate of new whisky drinkers coming into the category.  I think there is a lot more cross over all for drinkers these days more and more people are also drinking other spirits, rum, cognac, mezcal, gin etc than perhaps in the past people were much more singularly minded – so peoples available spend on spirits is perhaps being shared amongst other categories a bit more.

69264349_2465506326803300_4390437942179397632_oWe’re all in lockdown, so it’s a moment in which the whole industry is trying to prepare to different scenarios due to covid. It’s maybe too early to know, but how do you think this will affect the whisky world?

If I knew that I would be a much cleverer man than I am!

New distilleries are popping up like mushrooms. Is it positive or negative, in your opinion? Are there some recent distilleries you particularly trust?

I think it is good for the industry, new distilleries all over the world just help to reinforce whisky as a whole.  I worry slightly that there may be too many new distilleries if there is a down turn but I wish them all the best.   There are many excellent new projects to follow and I will probably miss some obvious ones out here but ones to watch for me would be in no particular order, Milk and Honey, Yorkshire Distillery, Bimber, Wolfburn, Balindalloch, Ardnamurchan and obviously the guys up in Dornoch.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 24

Siamo infine giunti al termine del nostro “Calendario avventato”, un’idea concepita dai ragazzi del Blend di Castelfranco Veneto, che hanno avuto la generosità di coinvolgerci in questa esperienza e inodarci di misteriosi sample in questo dicembre. Oggi dietro l’ultima casellina troviamo un Mortlach 13 yo imbottigliato da Cadenhead’s nel 2017 dopo 13 anni di invecchiamento in una botte ex sherry. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina. Intanto buon Natale!

48383186_2002707926693949_1795072497507368960_nVerosimilmente a grado pieno (in effetti è a 55,1%). Nota meaty, con punte sulfuree e un ficcante tabasco (sensazione tra l’aceto, lo speziato, il piccantino…). Arancia quasi andata. Fogliame umido, foglia di tabacco. Una mela cotta, anzi: una compôte di pesca. Fichi secchi, forse. Il palato rimane con note agrumate/acidule, con punte sporche… Ma ha anche note di frutta calda zuccherina, che ci fanno venire in mente una crostata troppo cotta, con la marmellata quasi bruciacchiata. Tanta ciliegia, frutta rossa e prugne secche (Zucchetti dice überfrutta, e noi gli crediamo) . Punte pepate. Il finale è lungo, si riverberano note acidule e di una composta di frutta rossa.

Avevamo in mente un imbottigliamento ben preciso, il Mortlach 27 di Cadenhead’s, Authentic Collection 1988, che abbiamo assaggiato nell’occasione in cui abbiamo conosciuto i ragazzi del BLEND… Abbiamo sbagliato di poco, ma resta il fatto che il Calendario avventato si conclude davvero col botto, con un whisky completo e che ha ben poco da invidiare a qualsiasi whisky della sua categoria (ovvero sherry monster esplosivi e con note graffianti). Il nostro voto è 90/100.

 

Tasting Facile 2018

Per il sesto anno consecutivo si terrà a Milano il Tasting Facile: una degustazione in cui apriamo bottiglie speciali, che vogliamo condividere con altri appassionati di whisky perché si sa, certe emozioni sono troppo grandi per essere serbate nel proprio intimo. Spinti dalla curiosità, abbiamo guardato al passato e siamo andati a cercare le bottiglie che abbiamo aperto nel corso dei cinque appuntamenti degli scorsi anni: Springbank 21 Archibald Mitchell, Rosebank 12 Zenith Import, Talisker 1947/1982 Gordon&Macphail, Linkwood 1946/1986 Sestante, Macallan 7 anni Giovinetti e Maxxxium, Macallan 18 anni 1971, Macallan 12 yo Giovinetti, Mortlach 1984/1996 Wilson&Morgan, Mortlach 16 Flora & Fauna, Ardbeg 1979/1991 G&M, Glendronach 1990/2001 Cadenheads, Glendronach 1990/2013 Silver Seal, Glendronach 15 Revival, Octomore Comus, Highland Park 25, Talisker 25 ed.2004, Kilchoman 2007/2013 Sherry Cask, Clynelish 14 Flora & Fauna, Clynelish 15 Tartan Collection, Port Ellen 1971/1990 G&M, Lagavulin 12 yo 2013, Tomintoul 1967/2000 G&M, Bruichladdich 16 “Cuvee E”.

Nessuna degustazione è mai costata più di 35 euro. Quest’anno, purtroppo, ci vediamo costretti ad alzare l’asticella del prezzo, che salirà a 50€: e però, francamente, speriamo che il parterre possa farvi accettare questo gettone con serenità – anche perché, come dire, c’è un Macallan del 1958 (anche se la banda col vintage è caduta, le caratteristiche dell’etichetta sono molto precise) qua in mezzo.

  • Bell’s 12 yo (anni ’70)
  • Glen Grant 10 yo (anni ’80)
  • Macallan 1958 Rinaldi (imbott. 1971)
  • Longrow 19 Cadenhead’s ‘Warehouse Tasting’ Single Cask
  • Lagavulin Jazz Festival 2017

Il Tasting Facile sarà il 15 dicembre, la sede è quella ormai consueta dell’Harp Pub Guinness a Milano, e il costo – come detto – sarà di 50€. La degustazione è riservata a 30 persone, e si prenota esclusivamente mandando una mail a info.whiskyfacile@gmail.com – per cortesia, se ci avete dato adesione a voce rimandateci la mail, perché se fate affidamento sulla nostra memoria cascate male.

Non dovremmo bere male, dai…

Milano Whisky Festival 2018: i terzetti

Finalmente, l’evento più atteso dell’anno whiskofilo è arrivato: sabato e domenica ci sarà il Milano Whisky Festival, come sempre al Marriott, in via Washington a Milano. Per il sesto anno di fila noi parteciperemo attivamente, e non solo passivamente sventolando il bicchiere davanti al povero standista: saremo infatti al banchetto di Beija-Flor, importatore di Cadenhead’s, Springbank, GlenDronach, Arran, Kilkerran, Tullibardine, Kilchoman, Bladnoch, Tomatin e Glenglassaugh, a diffondere la nostra malintesa sapienza e la nostra contagiosa passione a quanti avranno voglia di bersi un dram con noi.

Anche quest’anno abbiamo selezionato, nel portfolio dell’importatore, dei percorsi di degustazione, dei terzetti da proporre con la formula del “bevi 3 paghi 2”: come potete vedere qui sotto, ci saranno imbottigliamenti davvero ghiotti… Insomma, ci sono tutte le premesse per divertirci, no? Vi aspettiamo!

Botti da orbi – recensioni dal Whisky revolution festival

Torna la rubrica di recensioni di Marco Zucchetti, che ritroviamo ispirato come un trequartista brasiliano nelle giornate di grazia. Questa settimana lui e la sua folta barba tornano a Castelfranco Veneto, per la seconda parte del florilegio dal Whisky Revolution Festival (qui la prima, per chi se la fosse persa).

Clynelish 12 yo (2005/2018, Gordon&MacPhail, 55,1%)

Così come ti aspetti di finire con la bocca incendiata a pietire acqua e pane quando assaggi il chili messicano, ormai ti aspetti di immergerti nella cera appena ti avvicini a un Clynelish. Ma qui no, i refill sherry butt e l’alta gradazione funzionano da carta da regalo. Bisogna scartarlo. Senz’acqua al naso se la giocano note di miele d’erica e burro, con noce moscata e vaniglia. C’è della frutta (mango?) e dell’agrume, più arancia che limone. Forse un tocco acidino, non si sa bene se fruttato (mela renetta) o il burro che si fa rancidino. In bocca è dolce, malto fruttato, ananas, nocciole e di nuovo miele, ma stavolta biscotto al miele. Cioccolato al latte e un retrogusto di arancia amara. Bon, adesso però dato che per il 70% siamo fatti d’acqua, mettiamone una goccia. Sortilegio. Al naso ecco la cera, aromatica, con fiori di campo e una suggestione zuccherina di uva bianca. E in bocca, che miglioramento. Anche qui fiori, propoli, arancia e pepe bianco. Si rilassa, diventa confortevole e si lascia andare a un finale dolce, di mou, con zenzero e una frutta gialla matura. Senz’acqua è dignitoso, con acqua diventa un gran bel dram primaverile.

Trasformista. 86/100

Kilkerran 11 yo (2007/2018, Cadenhead’s, 58,1%)

In ogni videogioco c’è il mostro che non riesci a battere perché non trovi il punto dove colpirlo. Questo Kilkerran è un po’ così, il rompicapo del festival. Grado alto, sherry pesante, torba, marinità: mancano solo prosciutto e funghi per farlo diventare la pizza Capricciosa degli scotch. Intimiditi da tanta varietà di stimoli, ci si butta il naso. Olive nere arrostite, torba sporca ma piuttosto evidente. È umido, ti porta in un luogo tra la stalla (fieno umido) e la cantina. C’è del tabacco, i chicchi di caffè emergono nitidi insieme al caramello bruciato. La frutta è scura, prugne di ogni tipo e noci. Curioso tocco acido, come di vomito. Mi pare di sentire mia madre che si indigna: “Bleah, che schifo!”. Ok, allora bucce di prugne aspre. Con l’acqua la salamoia (marchio di fabbrica) si fa più netta, l’acidità diventa di vino. E anche divina. In bocca lo sherry è appiccicoso, caramello e caffè. Tantissima dolcezza, cioccolato (il caro vecchio Mars). È sciroppato, ma anche grasso. Pesce grasso affumicato, tannino sottoforma di chiodi di garofano. Sapori XXXL, pesi massimi che si confrontano fra dolcezza e bruciato. Vince la prima, con frutti rossi sciroppati, cioccolato al latte e un fumo che rimane a rassettare il campo di battaglia. Bella sfida, un gran bel casino sensoriale, come se Yin e Yang si prendessero a testate. L’acqua non gli cambia volto, rimane piuttosto omogeneo. La prepotenza con cui si impone la dolcezza non è bellissima, ma è uno di quei whisky che ti tengono compagnia per ore dopo averlo finito. Certo, devono piacere i rompicapi, i gusti estremi, i piercing, i formaggi puzzoni, il grunge, il calcio del West Ham. Se non volete regole e giornate facili, è fatto per voi.

Taglia forte. 87/100

Old Perth 2004 13 yo (Macallan and Highland Park, 43,8%)

Alla prima occhiata pensi di avere un problema di cataratta o daltonismo selettivo, probabilmente non vedi bene i colori, ma solo i liquidi. Ha 13 anni ma è scurissimo, di un mogano scuro che ben sta su rum e Armagnac. Appurato che la tua vista è ancora buona e che il colore è solo colpa di quel birbante dello sherry, dai una snasata. E pensi di avere un problema spaziotemporale: meglio controllare di essere ancora nel XXI secolo, perché dal bicchiere ti arrivano suggestioni ottocentesche di vecchia biblioteca, poltrone di cuoio, tabacco da pipa, un che di cantina. Quanta è bella giovinezza lasciatelo dire ai poeti rinascimentali, noi si preferisce la vecchiezza. Il naso non vuole staccarsi, ci pesca ancora more, uvetta, cioccolato fondente, chiodi di garofano, perfino un filo di torba e dei frutti scuri, tipo more. Sembra Benjamin Button, ha 13 anni ma dimostra i secoli. E cambia parecchio, in dieci minuti le note stantie si dissolvono e resta una dolcezza di panettone e amarena sciroppata. Forzandosi (il naso è tiranno, vorrebbe tenerselo tutto per lui), gli dai un sorso. Severo come la signorina Rottermeier, secco come la nota di una maestra. Lo sherry è sovrano, il legno impera. Ci sono le note amare dei Macallan (noci, caramello bruciato), il lato fruttato è limitato a un tocco di fragola, si gonfiano le spezie con pepe nero e cannella. La dolcezza è limitata al malto, ma anche se in secondo piano si avverte. Il fumo di Highland Park cuce insieme l’arazzo. E quando pensi di averlo capito, nel finale assai lungo ecco il sorprendente ritorno delle more (come le vecchie e care Big Fruit), un tocco di cola, uvetta a piene mani. Ecco, ci sarebbe da prendere un aereo, andare a suonare alla porta di Morrison&Mackay e implorarli di ritrovare quella botte, se ancora c’è. Buttare via il Billy dell’Ikea, la pianta che tanto viene l’inverno e di sicuro muore. Farle spazio e metterla in casa, come l’opera d’arte che è stata.

Storiografico. 90/100

Caol Ila 33 yo (1984/2017, Cadenhead’s, 54,5%)

Nell’anno del centosettantacinquesimo anniversario Cadenhead ha mantenuto il suo stile, mettendo sul mercato due serie dedicate (una con etichetta verde, un’altra con etichette dedicate ai Cadenhead’s Whisky Shop in giro per l’Europa, come questo) – ma, come dire, l’ha fatto mettendo i consumatori di fronte al fatto compiuto, senza fanfare, eventi di lancio in contesti posh, campagne di marketing aggressive e cialtrone. Tant’è che online si trovano ancora tracce di persone che si lamentano dicendo “occasione perduta, Cadenhead!, è il 175 anniversario e tu non fai niente per festeggiarlo? che delusione, cattivona!” – chissà come ci sono rimasti quando hanno visto uscire un Banff di 40 anni, per dire. Ma comunque: oltre a queste serie dedicate, le uscite ‘standard’ del 2017 hanno avuto un packaging leggermente modificato e una targhetta celebrativa. Pescando dall’Authentic Collection, al festival milanese dell’anno scorso ci siamo portati a casa un sample di questo Caol Ila di 33 anni, appena più giovane di noi – adesso è il momento di berselo.

N: uuuh, che profondità. Un Caol Ila ‘marrone’, con note fruttate al limite del tropicale – forse ci fermiamo alla pesca sciroppata; note di carruba, di arancia (anche candita, e forse diremmo addirittura caramellata). Pare molto ‘sticky’, con note di caramello. Molto minerale, meno marino: la torba è come ci si aspetta largamente depotenziata dalla scure del tempo, mentre si fa spazio una mineralità umida, greve. Odore di fiori umidi, in serra, quasi soffocante. Molto compatto.

P: a 54% lascia strabiliati l’assenza totale di note alcoliche. In ingresso è minerale, con una nota di cera deliziosa, poi mostra una curiosa e però integratissima nota diremmo di toma (c’è una nota di formaggio stagionato da spavento). Ma che fantastica frutta si agita nel bicchiere!, papaya senz’altro, ancora arancia, poi pesche sciroppate e la banana molto matura. Un guizzo di carruba. Ancora torba, qui più fumosa.

F: fumo pieno, qui, finalmente!, che dura all’infinito, con quelle sfumature acri della torba. Pepe nero, noce moscata, ancora un tappetone di frutta arancione (pesca sciroppata e papaya).

Porca miseria, al festival ci eravamo resi conto che era buono, ma forse non avevamo realizzato che fosse così buono. Per quanto abbiamo una grandissima stima di una distilleria tra le più sottovalutate di Islay, avendo la faccia di un’industria e non quella più rustica e ruspante di molte compaesane, onestamente non ci aspettavamo di trovare note così profondamente tropicali, né d’altro canto quella patina cerosa: è il tempo che cesella certi sentori, e qui sono presenti in tutta la loro nitida assertività. Forse il Caol Ila più buono che ci sia capitato nel bicchiere: 94/100.

Sottofondo musicale consigliato: David Byrne – Every Day is a Miracle.

Springbank 13 yo (2003/2017, Cadenhead’s, 57%)

Oggi assaggiamo quello che è stato un instant best seller all’ultimo Milano Whisky Festival: era andato sold out poche ore dopo la messa in commercio in estate, le poche bottiglie rimaste all’importatore italiano sono state letteralmente polverizzate due weekend fa. Come sapete, Cadenhead’s, il più antico imbottigliatore indipendente di Scozia, festeggia quest’anno il suo 175esimo anniversario, e lo sta celebrando alla grande, con imbottigliamenti dedicati e alcune serie speciali. Tra queste, ecco la linea di single casks per i punti vendita in Europa: come tributo al fu Cadenhead’s Whisky Shop di Aberdeen, negozio storico visto che proprio ad Aberdeen nacque la compagnia che ora ha sede a Campbeltown, Cadenhead’s ha imbottigliato uno Springbank di 13 anni in sherry Oloroso, naturalmente non colorato, non filtrato a freddo e non diluito (57%). Ora, Springbank e Cadenhead’s hanno la stessa proprietà: confidiamo che abbiano scelto un barile meritevole… Affrontiamolo.

58877-714-1N: massiccio e aggressivo, selvaggio e ‘sporco’ come ci si aspetta da uno Springbank in sherry first fill. Incredibile intensità: nel sezionare partiamo dalle note più sporche, sulfuree, di fiammifero, di cuoio nuovo, di cera di candela… Poi lo sherry porta una bordata di frutta rossa: confettura di ciliegie, poi fragole, more, anche lamponi. Molto fruttato, in effetti: pesca bruciacchiata (?), tarte tatin, mela glassata. Più ci si tiene il naso sopra, più il sulfureo si assorbe: resta poi, in crescita costante, una nota di malto, di frollino o di brioche. Arancia rossa, sempre di più.

P: l’impatto non è adatto ai deboli di cuore, l’alcol picchia abbastanza. Ma che spettacolo! Riesce ad essere ancora più sporco di quanto il naso non lasciasse presagire: tra mille spigoli, alcuni anche torbati, si fanno avanti note di cera, di zolfo, di arancia rossa marc… ehm, troppo matura (veramente notevole), poi un qualcosa che ricorda un soffritto. Cresce una nota salina, nitidamente sapida e marina, inattesa. Non si dimentichi il lato dolce e fruttato, pure presente, tra confetture ai frutti rossi, forse caramello, quelle parti di crostata bruciacchiate in forno, senz’altro del miele scuro. Ancora arancia rossa.

F: all’inizio troviamo cioccolato fondente (anzi: fave di cacao), confettura ai frutti rossi e qualcosa di dolce e bruciato, ma poi all’infinito resistono il fiammifero, il sulfureo, il cuoio. Viene fuori anche un bel fumino acre di torba.

Con Sprinbgank (e con gli Springbank in sherry a maggior ragione), la storia è sempre la stessa: o lo ami o lo odi. Un whisky che racchiude in sé due eccessi: sia il barile di sherry, marcante e sfacciato, sia tutta la spigolosità di un distillato che non ha eguali in Scozia, e non solo lì forse. Effettivamente è un whisky spettacolare, a suo modo, eccessivo e carico, e sicuramente sarà divisivo: un whisky scomodo, cui è difficile tappare la bocca. Dopo attente elucubrazioni, siamo giunti a chiudere su 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: A perfect circle – The Doomed.

Whiskyfacile… al Milano Whisky Festival!

14976636_1242433639149438_2123820976059888283_oCome da tradizione, per la quinta volta quest’anno parteciperemo al Milano Whisky Festival stando dietro al banchetto di Beija-Flor… e come da tradizione, l’importatore ci ha messo a disposizione il suo intero portfolio per farci scegliere 13 percorsi di degustazione, 13 terzetti che saranno proposti in assaggio con la formula del ‘bevi tre, paghi due’. Qui sotto mettiamo i manifestini per 12 percorsi, con qualche indicazione: innanzitutto, quest’anno è il 175° anniversario di Cadenhead’s, il più antico imbottigliatore indipendente di Scozia, e per quanto buona parte degli imbottigliamenti celebrativi non siano più disponibili abbiamo costretto Maurizio a mettere in assaggio qualche chicca, pescando soprattutto tra le release del 2017 (attenzione a due single cask per i punti vendita di Cadenhead’s…). Rispetto agli anni scorsi ci sono poi alcune novità: Bladnoch in primis, con le Lowlands finalmente rappresentate, poi l’irlandese The Whistler e, con grande gioia nostra, il bretone Armorik. Inoltre, spiccano alcuni imbottigliamenti esclusivi per l’importatore, ad esempio (udite udite) un GlenDronach del 1992 in Oloroso, o due Kilchoman, uno in bourbon e l’altro finito per sei mesi in Pedro Ximenez.

Sopra però abbiamo parlato di 13 terzetti, e qui sotto ce ne sono solo 12… Ebbene sì, ce n’è uno fuori lista, fatto di soli imbottigliamenti “almost rare“, ovvero usciti come ‘normali’ qualche anno fa e nel frattempo diventati piccoli oggetti di culto. Eccolo qui:

  • Kilkerran Work in Progress 1st edition (2009, 46%)
  • Longrow 10 yo (anni 2000, 46%)
  • Kilchoman 2007 SC Oloroso per Beija-Flor (2013, 58%)

Insomma, dovreste trovare malto per i vostri denti, o no? Noi vi aspettiamo, anche solo per quattro chiacchiere!

Schermata 2017-11-10 alle 12.07.15

Tobermory 20 yo (1994/2015, Cadenhead’s, 57,8%)

In questi giorni che annunciano malinconici la fine delle vacanze ci piace pubblicare recensioni di single cask selezionati da imbottigliatori indipendenti. Siamo fatti così, che ci volete fare. Abbiamo iniziato con l’italiana Silver Seal, per poi passare a Cadenhead’s,  storica realtà scozzese che quest’anno festeggia i 175 anni di attività con una serie di barili da panico. Noi, più modestamente ci siamo bevuti questo Littlemill 24 yo del 2016 e oggi retrocediamo di un anno andando sull’isola di Mull, appena sopra la ben più celebre Islay, dove la Tobermory produce whisky indisturbata da circa 200 anni. Spesso questa distilleria mostra un carattere arcigno, con un distillato pungente e molto particolare, fieramente spigoloso. Vediamo se da questo barile di sherry è scaturito il classico ‘impegnativo’ Tobermory.

W193_67351N: l’alcol non è pervenuto, e come prevedibile, ci si trova di fronte a un profilo “o lo ami o lo odi”. Ci sono in particolare due note, due mondi che emergono nitidi nella loro ‘sporcizia’: da un lato una componente sulphury, metallica, ruginosa, molto netta ed evidente; dall’altro, una dimensione costiera (aria di mare sferzante, aria di porto) ancora più urlata, intensissima. Sotto a queste guglie aromatiche, un’architettura di frutta rossa, anch’essa molto intensa, ma fresca, matura e succosa: ciliegie, duroni, more. Un sostrato appena accennato di polvere di caffè.

P: ripropone perfettamente questa impossibile ma felice fusione tra una frutta rossa intensa, intensissima anzi, ed un lato sporco, sulfureo e metallico, altrettanto deciso – e però rispetto al naso, forse, tra i due litiganti gode di più la frutta… Dunque ancora ciliegie, confettura di frutti di bosco, prugne nere succosissime; anche del cioccolato. E poi, appunto relativamente defilato, anche il metallo.

F: rimane a lungo quel concertone di frutta rossa e nera che sovrasta tutto, persino quel lato sulphury così presente al naso.

Siamo di fronte all’ennesima eccellente selezione per un imbottigliatore che, ne abbiamo conferma, non sbaglia quasi mai. Molto buono e, anche se certamente deve piacere lo stile così particolare, al palato difficilmente risulterà poco accattivante. Noi ci assestiamo su un massiccio 90/100, ma ad ogni modo corre voce che uno dei due organizzatori del Milano Whisky Festival, perentoriamente detto Il Gerva, se ne sia stipata una cassa, per dire.

Sottofondo musicale consigliato: Eric ClaptonChange the world