Botti da orbi – Zucchetti vs Game of Thrones pt.1

Gli appassionati di whisky – si sa – sono persone semplici. Date loro dei samples, un taccuino e un bicchiere e non vi solleveranno l’universo e neppure un portacenere, ma di sicuro staranno quattro ore seduti al tavolino di un pub consumando acqua naturale per 2,70 euro e facendo molto bestemmiare il pacifico esercente. Detto questo, nella loro pidocchiosa semplicità covano tutti un sogno comune: creare una propria linea di whisky. Una serie ovviamente a loro dire geniale, a vario titolo ispirata a suggestioni totalmente personali che andrebbero studiate come le macchie di Rorschach. Negli anni, chi scrive è stato fortunato testimone della nascita delle seguenti idee:

– Single malt dedicati alle squadre della Serie A (che poi vai a pescare chi fa il Frosinone e chi la Juve. Tra l’altro: no, l’arbitro non si può imbottigliare…)

– Serie dedicata ai politici protagonisti della “discesa in campo” di Forza Italia nel 1994 (non ve lo berreste un “Elio Vito limited reserve”?)

– Serie con copertine serigrafate dagli autori Bonelli, dal torbato Dylan Dog al rye Tex Willer

– Serie di finish diversi ispirati alle correnti artistiche (giuro, questa era quasi seria, si erano solo un po’ incagliati sul futurismo, se fare finish in Red Bull o in Campari).

Tutte idee da ricovero o da successone, non è dato sapere. Quel che è certo, però, è che nessuno le ha tradotte in pratica. A parte qualcuno lassù in Scozia, o in America, o chissà dove è di stanza il fenomeno di Diageo che si è inventato la serie degli otto single malt dedicati al “Trono di Spade”.

Occorre una premessa. Quando il whisky incontra il cinema o la musica, il consumatore di solito è un uomo morto. Il marketing esige il suo tributo di sangue e spesso la qualità del prodotto equivale è quella di un cinepanettone o di un unplugged registrato in garage. Il che spiega il naturale sospetto degli appassionati, che da bravi nerd massimalisti vedono il marketing come sterco del demonio. Il fatto è che poi il marketing funziona, accende la curiosità e la passione, avvicina al whisky anche i neofiti. E dunque di riffa o di raffa oggi tutto il mondo sta parlando degli otto single malt Diageo dedicati alle Casate protagoniste della serie tv targata HBO. Chi perché non si è perso una puntata e aspetta l’ottava e ultima stagione come noi ragazzi degli anni ’80 aspettavamo il finale dei Cavalieri dello Zodiaco (mai una volta che arrivasse, con l’estate usciva dai palinsesti e si ricominciava da zero, maledetti). Chi perché collezionerebbe anche guano di piccione se avesse a che fare col whisky. Chi invece perché è un curiosone patologico e deve assaggiare tutto perché stolto è colui che si ritrae da un dram. Insomma, ognuno col suo viaggio ognuno diverso, tutti si occupano di quelle bottiglie. Dunque, facciamolo anche qui.

Premessa bis prima di iniziare a recensirle e a fare una classifica spietata. Di norma si giudica il liquido e basta. Buona regola è che né prezzo né packaging debbano influire sul responso. Però qui c’è dietro un’idea e dunque non si può ignorare il legame con la regina Cersei, il nano Tyrion, Montagna o il Re della Notte. Chi scrive conosce “Il Trono di Spade” alla lontana. Ne ha visto qualche episodio, si è sfondato di riassunti e video su Youtube e si è documentato qua e là. Abbastanza per capirne qualcosa, senza la pretesa di essere un esperto. Per rimostranze sugli errori filologici e interpretativi dell’universo di Westeros, sulle abitudini alimentari degli Estranei e sulla controversa liceità degli amori incestuosi di cui la serie è pregna (di fatto, per chi non la conoscesse, nel tempo libero fra un massacro e copulano tutti fra consanguinei come se non ci fosse un domani), prego rivolgersi ai due demiurghi del qui presente sito. Chi scrive è ospite, e come tale sacro: se qualcosa non va sgozzate loro…

Cardhu Gold reserve, Casa Targaryen (2019, OB, 40%)

Uno dei due malti della serie già pre-esistenti come original bottling (l’altro è il Royal Lochnagar 12). Forse l’accoppiamento peggiore. Scegliere un whisky così fruttato, facile e leggero per questa casata è come vedere Marilyn Manson fare un reading di “Tre metri sopra il cielo” a teatro: fa un effetto tra il demenziale e lo straniante, degno di Aegon detto “il Re Pazzo”. I Targaryen sono i regnanti detronizzati, i custodi dei Dragoni, parlano una lingua oscura, sono un popolo di combattenti. Gente che col Cardhu Gold reserve al massimo ci annaffia le peonie prima di usarle come biada per i draghi. Abbinamento bocciato.

Passando al whisky, è un classico Cardhu: naso maltoso e leggero, con zaffate di sciroppo d’acero e fieno, mele rosse e pere. La regina Danaerys – una che divora cuori crudi senza neanche un filo d’olio e limone – non apprezzerebbe. Al palato è coerente e delicato: morbido e burroso, sa di biscotto al miele e di cannella. Il legno si fa sentire sul (breve) finale, tra zenzero e buccia d’arancia. Non cattivo, non squilibrato, non sgradevole: semplicemente banale.

In una scena epica, Khal Drogo, marito di Daenerys, uccide l’insopportabile cognato Viserys versandogli dell’oro fuso in testa. Abbiamo trovato il movente: gli aveva appena proposto di brindare col Cardhu Gold reserve. 77/100

Singleton of Glendullan select, Casa Tully (2019, OB, 40%)

Qui la scelta è geografica: i Tully sono un’antica casata originaria di Delta delle Acque e il pesce sullo stemma – lungi dall’ammiccare a una passione pionieristica per il sashimi – lo prova. Glendullan giace sulle placide rive del Fiddich e dunque bingo.

Fortunatamente il whisky non sa di trota salmonata. È un ex bourbon anche se il colore suggerisce che il caramello abbia dato un’abbronzatura supplementare. Il naso è estremamente espressivo e colorato, tra il profumato e il frizzante: pesca, albicocca secca, aranciata, perfino Esta Thè. Molto piacevole, anche se un filo rococò. Spunta un che di cera, un’idea di cioccolato al latte e della mela cotta. Ah, dimenticavamo i fiori, per Giove! Ci sono dei fiori qui e là sulla tavola, oppure qualcuno è passato davanti al profumatore di ambienti automatico. Olfatto da commedia sentimentale brillante. Il palato invece è introdotto dal fatidico sadtrombone che segna le grandi delusioni. Siamo a Delta delle Acque? E allora in bocca anche il whisky si fa acquoso. L’attacco è dolce, tra pera, zucchero di canna e miele. Diventa via via più secco, con un che di nocciolo di pesca, legno bruciato, pepe e una nota amarognola agrumata, come di angostura: sa di Old Fashioned. Il finale è corto, poco oltre il legno tostato e il caramello. Che è comunque meglio del finale di Catelyn Tully, la matriarca, sgozzata durante le Nozze Rosse. Che non si chiamano così perché viene servita bavarese di fragole… 79/100

Royal Lochnagar 12 yo, Casa Baratheon (2019, OB, 40%)

È l’altro malto non creato appositamente per la serie. Diranno i maligni: come 12 anni OB non si vendeva, gli piazzano un cervo sopra e ne fanno il più raro e ricercato della serie, bel colpo! Occhio con le maldicenze, i Baratheon vi possono scannare per molto meno. Lord Robert siede sul Trono di Spade, quindi quale migliore distilleria per raccontarlo di quella che può vantare il sigillo di preferita dai Windsor? Per sottolineare il sangue blu, diciamo anche che è il più vecchiotto della serie (tutti NAS ad eccezione di questo e del Lagavulin).

L’oro zecchino nel bicchiere è quello della corona dei Sette regni. Al naso è parecchio maltoso, tipo i frollini a colazione per il giovane e insopportabile principe Joffrey. Caramello, crema al limone e un arazzo di frutta gialla (mele golden, prugne, mirabolani, melone). È elegante ma un po’ timido, con un accenno più profondo di cioccolato al latte, cannella e ciliegie sotto spirito. In bocca è coerente, mica come la Casata di riferimento, dove tutti congiurano contro i parenti che nemmeno nella Dc degli anni Ottanta. Ancora malto (Ovomaltina), cacao, arancia candita e biscotti al burro e cannella. È pulito e whiskoso, con un accenno fresco di ananas e pomelo e un tocco di tabacco dolce. Finale legnosetto ed erbaceo (rabarbaro?), di media lunghezza. Ha la dignità del regnante, ma non il carisma del sovrano adorato dal suo popolo. Machiavelli diceva: il Principe deve farsi “golpe e lione”, essere astuto e violento. Questo whisky si fa solo cervo: ha un bel portamento ma manca il mordente. 81/100

Dalwhinnie Winter’s frost, Casa Stark (2019, OB, 43%)

Gli Stark sono i protettori del Nord e regnano a Grande Inverno. Dalwhinnie sta lassù nelle Highlands dove il clima è bastardo e nel suo core range annovera il non imperdibile Winter’s Gold, quindi l’accoppiata era di rigore. D’altronde c’è anche un’assonanza di carattere: Eddard Stark e la sua famiglia sono rispettati, coraggiosi e di valore, proprio come il malto in questione (non per nulla il 15 anni è fra i Classic Malts). Orbene, prima che i “metalupi” animali guida degli Stark ci divorino i garretti, sotto con la rece.

Al naso è lui, il celebre “honey malt”: miele, vaniglia, Corn Flakes, agrumi canditi. Anche parecchia frutta tropicale, qualcosa di fresco (bergamotto e mentolo) e una nota più ricca di caramello, cannella e caffè zuccherato. Assai piacevole, l’alleato ideale. In bocca però è il contrario di Arya, la rampolla più sveglia della casa, che sopravvive a mille massacri e diventa una killer dai mille volti. Il whisky invece ne ha solo uno, quello con il profilo tradizionale di miele, cereali, nocciole e sorbetto al limone. Vaniglia, un pizzico di pepe e un retrogusto floreale: pieno, ma non si va più in là e a poco giova il finalino più secco dove spunta lo zenzero. Giusto per intendersi, non è male ed è molto più buono del Winter’s Gold. Però pecca un po’ di graziosa banalità. Quando Arya si vendica di Walder Frey, l’uomo che ha fatto sterminare tutti gli Stark, gli serve un pasticcio di carne fatto con i cadaveri dei suoi figli. Ecco, questo whisky in un pairing con quel pasticcio non lo esalterebbe… 82/100

Cardhu 21 yo (2013, OB, 54,2%)

La distilleria non gode di un apprezzamento universale, si sa; l’imbottigliamento base, il 12 anni, ci ha già fatto abbastanza cadere in depressione, ma la nostra sete (di conoscenza) è tale che di questa ‘special release’ Diageo del 2013 ce ne siamo portati a casa un campione dall’ultimo Milano Whisky Festival. La ragione è semplice: il Cardhu 21 era il terzo dei cinque whisky proposti alla spettacolare masterclass Diageo, che era appunto spettacolare per la presenza contemporanea di Brora 2013 OB e Port Ellen 2013 OB. E poi scusate, non si può sempre assaggiare a colpo sicuro, tocca di percorrerlo tutto l’enorme spettro sensoriale del whisky. Ma basta con tutta questa spocchia, nessuna bocciatura preventiva!

Cardhu-21-Jahre-0-7l-54-2-Vol-.5577aN: punge, sulle prime; un profilo bello aperto e facilmente aromatico. Sembra di entrare in una pasticceria araba: fichi, miele, frutta secca mista (mandorle caramellate). Sicuramente è bello sherry-oriented, anche se di una versione molto ‘fresca’ e succosina; gelée alle more e alla fragola (…tu resistere non puoi…); certo senza note ‘sporche’ o profonde. Il tutto è completato da legna fresca, un pit di lucido da scarpe e un altro pit di mentolato.

P: ancora alcolico, come ovvio; un corpo non molto denso e masticabile: riesce a essere esile se pur saporito. Per saporito intendiamo intense note di brioche all’albicocca, succo di pesca; aranciata e qualche frutto rosso. Poi distinta una nota di malto che ci ricorda il 12 anni base… Purtroppo, nel senso di un distillato anche qui un po’ monocorde e fragilino, e pare prevalente la ‘costruzione’ in botte. Frutta secca, non poca.

F. non malvagio; lungo, su frutta secca e richiamini di frutta succosa.

Un ex-sherry molto ‘moderno’, non tanto profondo; di certo tutto giocato sul legno, con qualcosa di maltosetto, e un po’ troppo alcolico, che vien fuori al palato… La dolcezza almeno c’è, ma – come già detto – non ci entusiasma per la sua facilità. Niente drammi, per carità: 80/100 però sarà la vetta massima che questo Cardhu raggiungerà nelle nostre pagine.

Sottofondo musicale consigliato: GershwinRhapsody in Blue


Cardhu 12 yo (2011, OB, 40%)

Ogni tanto qualcuno ci chiede: “Ma perché recensite quasi solo imbottigliatori indipendenti? Se sono al supermercato e voglio prendere un whisky, mica ce lo trovo, il Port Ellen Silver Seal!”. Vero. Quindi, poniamo rimedio assaggiando quello che è il single malt della Diageo di maggior successo: e la Diageo ne ha tante, di distillerie… La Cardhu, situata su una deliziosa collinetta dello Speyside, espelle dai suoi alambicchi un whisky che va fortissimo in Spagna (quanto ne avranno bevuto domenica sera? mah…) e che grazie al traino iberico è il più venduto al mondo, seguito dal Talisker – nel portfolio Diageo, non in assoluto, lì si classifica sesto. Ma insomma, eccoci: dopo 12 anni, questo malto dal colore dorato chiaro finisce a 40% in una bottiglia dalla forma curiosa e inconfondibile.

N: vista la gradazione, si sente decisamente troppo l’alcol; ciononostante, l’imponente maltosità zuccherina pare annacquata. Punte di limone, da un lato, e di uvetta dall’altro. Ricorda un po’, per la sua semplicità maltata, il Glenrothes Select Reserve; a tratti si intuisce un indistinto aroma di prato fiorito. Punta di miele? Pera? Una nota torbata (no affumicato) fa capolino qua e là. Sgradevoli note di cartone bagnato, soprattutto dopo un po’.

P: beverino, ma nel senso che il corpo è veramente piccino. Delicatamente maltato (cereali, muesli), leggermente fruttato (pere). Timide suggestioni di cioccolato al latte e miele. Ancora più timida è quella puntina torbata, leggera leggera…

F: malto, punto e basta. Suggestione: ci sono note tipo di Fragolino…

L’abbiamo assaggiato in due occasioni: decisamente meno ‘scialbo’ se bevuto a  temperature ‘estive’. Meglio di alcuni blended, ma il fatto che sia il più venduto al mondo c’entra forse col fatto che viene usato per i cocktail… Ad ogni modo, è molto semplice e a una gradazione che ne penalizza il grip: resta più che decoroso, e si guadagna il suo 77/100. Grazie al Trota (no, non quello) per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Marillion – Kayleigh.