Glentauchers 20 yo (2018, Chorlton Whisky, 50,9%)

Glentauchers è una delle realtà meglio nascoste di tutta la Scozia. La distilleria avrebbe anche un secolo di storia alle spalle, con un solo buco produttivo dal 1985 al 1992, ma il suo ruolo è sempre stato quello di umile gregario per la produzione di whisky di malto (circa 4 milioni di litri di new make spirit l’anno, mica bruscolini) da destinare ai blenders, prima Black & White e Buchanan’s, oggi Ballantine’s. E così gli imbottigliamenti ufficiali si contano sulle dita di una mano, fatto che ha portato Glentauchers a esercitare un certo fascino presso i feticisti del whisky dello Speyside. Inoltre pare che Glentauchers oggi venga utlizzata da Chivas per fare training ai nuovi distillatori e che per questa ragione molti processi siano stati poco o nulla intaccati dall’automazione informatica che negli ultimi anni ha cambiato il modo di fare whisky. Ora non c’è bisogno di spiegare quanto un whisky nerd possa eccitarsi di fronte a una manopolina girata a mano invece che con un pulsante, no? A dire la verità negli ultimi tempi questo prurito incessante di scoprire Glentauchers può essere placato con sempre maggiore facilità grazie al lavoro degli imbottigliatori indipendenti, che hanno iniziato a proporre la distilleria con buona frequenza sotto forma di single cask. Tra questi, sicuramente c’è anche l’imbottigliatore di Manchester, Chorlton Whisky. La prova? Abbiamo un 20 anni invecchiato in refill bourbon barrel nel bicchiere. E ora ce lo beviamo pure.

196519-bigN: semplicemente ottimo, con la frutta grandissima protagonista di una maturazione “ragionata”, non accelerata. La frutta sugli scudi, si diceva: albicocca, macedonia di frutta estiva, mele, pere… Tutto molto maturo, tutto molto squadernato; e se dicessimo addirittura kiwi e cedro, saremmo matti? Tende alla buccia di frutta, forse buccia di mela rossa. Poi, un’anima burrosa: proprio burro fresco, e una zuccherinità quasi astratta, da zucchero a velo, pan di Spagna. Ci sono anche note erbacee, lievemente balsamiche, davvero al top. Oh, poi vi garantiamo che non siamo ubriachi: c’è pure un cenno di salamoia, olive nere.

P: che buono, che golosità! Il corpo è pieno, grasso, oleoso e masticabile, ma il whisky è agile e fresco al contempo. La prima immagine che ci travolge è quella di un ciambellone con la frutta candita dentro; poi frutta, tanta frutta matura, ancora macedonia, ancora mela. Pasta di mandorle. Quanto all’agilità e alla freschezza, eccoci: una grande agrumatura, limone zuccherato?, o forse meglio lime. C’è poi una mineralità erbacea molto particolare, rinfrescante. Delizioso.

F: lungo, persistente, tutto su burro, crema e frutta gialla, con venature ancora erbacee.

Ora noi non sappiamo quanti barili di whisky con queste caratteristiche stiano in questo momento riposando nelle warehouse di tutto lo Speyside. Di sicuro però sono tanti, migliaia, decine di migliaia, e la cosa ci conforta molto perché immediatamente capiamo che per quanto il mondo del whisky possa andare nella direzione di una sempre maggiore standardizzazione della qualità, finchè ci sarannno single cask come questo acquistabili a prezzi decenti dall’indipendent bottler di turno, noi berremo sempre alla grande, col sorriso beato che si allarga sul bicchiere, continuando a scoprire gemme nascoste e nuove storie di distillerie fino a ieri rimaste nell’ombra. Applausi e 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Astrud GilbertoTake it easy my brother Charlie

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Miltonduff 9 yo (2018, Chorlton Whisky, 58,3%)

Das Wunderzeichenbuch, per intenderci: guardate l’etichetta qui sotto…

Continuiamo nella ricerca di gemme nascoste nello Speyside… Dobbiamo confessarlo: come scrive il nostro amato Marco Zucchetti, “anche l’occhio, come gli angeli, vuole la sua parte”, e noi in questo siamo delle persone semplici. Se troviamo una bottiglia con un’etichetta particolarmente bella, ci incuriosiamo e ci vien voglia di assaggiare… Da qualche tempo è arrivato sulle scene del whisky scozzese un piccolo imbottigliatore indipendente, con sede a Manchester: si chiama Chorlton Whisky e usa, come immagini per le proprie etichette, delle elaborazioni grafiche a partire da immagini tratte dal Das Wunderzeichenbuch, o Libro dei Miracoli, un manoscritto illustrato tedesco di metà del Cinquecento (per i feticisti: edito da Taschen in una bella edizione). Possiamo dirlo? Sono tra le etichette più belle che ci sia capitato di vedere negli ultimi anni! Sedotti da questo, abbiamo nel tempo comprato qualche bottiglia, e finalmente eccoci qui a recensire un Miltonduff di 9 anni maturato in botte bourbon per soli 9 anni.

N: sulle prime l’alcol tende a chiudere un po’, ma poi… arriva una vera esplosione agrumata, e se fossimo coraggiosi ci esporremmo dicendo a gran voce “kumquat”! Riconosciamo nitido un gran misto di frutta gialla (mela, albicocca), poi ecco un poco di vaniglia. Corn flakes (in crescita) e un qualcosa che ricorda il liquore all’arancia. Cocco.

P: in bocca l’impatto è esplosivo, e ancora questo Miltonduff si mostra tanto fruttato (di nuovo la coppia arancia e frutta gialla). Poi troviamo sentori attesi, come pastafrolla e (eresia!) panettone senza canditi. Davvero super, super burroso. Un tocco di anice.

F: piuttosto lungo, c’è ancora tanto burro e arriva inattesa un po’ di frutta secca.

Ogni tanto, di fronte a imbottigliamenti del genere, ingenuamente ci vien da chiederci: ma di botti così, in Scozia, quante ce ne saranno? Migliaia, probabilmente: il profilo è relativamente ‘standard’, ti offre tutto quel che ti puoi aspettare da un whisky dello Speyside, giovane, in botte bourbon a primo riempimento. Non è un whisky ‘particolare’, dunque, ma… avercene! I barili ci sono, ma bisogna saperli scegliere e avere l’intuizione di imbottigliarli. Veramente piacevolissimo, intenso, l’alcol a dispetto del grado non è eccessivo: un whisky da bere, e tra una parola e l’altra la bottiglia finisce in un attimo. Tra l’altro, ci sentiamo di dire, costa proprio poco (poco meno di 50 euro) e il godimento è davvero tanto: 87/100. Grazie a David per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: Buena Vista Social Club – Candela.