Ardmore 8 yo (2008, Claxton’s, 55,1%)

Continuiamo a seguire gli imbottigliamenti di Claxton’s, indipendente importato dagli amici di Whiskyitaly che già in passato ci ha regalato grandi gioie. Sotto con questo Ardmore del 2008, dunque, maturato per otto anni in un barile ex-bourbon: prima di aprire il sample, qualcosa (nello specifico: Google) ci dice che si tratta di uno dei tanti Ardmore heavily peated in circolazione di questi tempi. L’importatore, d’altro canto, ci segnala che la botte responsabile dell’invecchiamento di questo malto ha in passato ospitato whisky torbato di Islay.

N: decisamente aperto nonostante la gradazione. Saremo dei criminali eretici e cialtroni, ma al primo impatto ci ricorda nitidamente un mezcal! Innanzitutto, è molto vegetale e spirity, con note di cereale in ammollo, di pudding; davvero erbaceo e vivace, con promesse di una dolcezza zuccherina da distillato bianco. D’altro canto, la torba è molto fumosa e acre, tagliente e pungente, con perfino suggestioni di… qualcosa di cucinato, di organico, non sapremmo: uno di noi si fa fulminare dalla suggestione di rognone trifolato, ma non ci metteremmo mai la mano sul fuoco.

P: che impatto! Inizia molto dolce, con in primo piano note di liquirizia, di miele di castagno; ha anche una dolcezza di distillato, molto zuccherina e ‘astratta’. Per contro, immediatamente dopo sfodera un fumo di torba poderoso, chimico, inorganico, quasi medicinale, davvero estremo. Molto riuscito, ma non per deboli di cuore.

F: perdura all’infinito il fumo, intenso e aggressivo, appena screziato da una dolcezza di chicco di cereale (se avete mai assaggiato un chicco di malto torbato, ecco: quella cosa lì).

Un whisky che vive di passioni intense, e che quasi sempre riesce a rimanere in equilibrio sopra il precipizio; anche se a dirla tutta pecca un po’ di semplicità, e soprattutto al palato pare, a tratti, un po’ troppo dolce. Saremmo curiosi di farci un drink, siccome siamo degli edonisti senza senso. 85/100.