Great King St. ‘Artist’s Blend’ (2016, Compass Box, 43%)

Schermata 2017-07-31 alle 11.54.52Il blender più cool del mondo dello scotch, quella realtà che sta costringendo l’industria a ridefinire i propri confini e le proprie regole, o per lo meno sta spingendo tanti players sulla strada della trasparenza: Compass Box, ancora tu! Oggi assaggiamo una delle edizioni base, ovvero il Great King Street ‘Artist’s Blend’: come di consueto la ricetta è dichiarata, e la trovate nell’immagine qui a fianco. C’è tanto grain, qui, dato che un 46% è Cameronbridge: e ci sono anche componenti bizzarre, dato che il 17% della miscela è a sua volta una miscela di Teaninich, Clynelish e Dailuaine finita per due anni in quercia francese. Ma insomma, lasciamo perdere la teoria, passiamo alla pratica…

blend_gre1N: apertissimo e di grande morbidezza, è tutto improntato a una dolcezza immediata, facile. Pasticcino alla frutta, miele e fiori freschi sono le prime suggestioni che ci colgono: c’è un bel pizzico di vaniglia, un vago senso di frutta gialla indistinta, ma sono soprattutto due descrittori a farla da padrone – la pera, onnipresente e pervasiva, e un cereale caldo, proprio la spiga di grano!

P: semplice, certo, ma piuttosto intenso e sorprendentemente cremoso. Questa cremosità si materializza ancora sotto forma di purea di pera, pasticcino alla crema (pastafrolla a go go, vaniglia), cioccolato bianco. Un che di zucchero filato. C’è anche una sfumatura vegetale, erbosa o erbacea: note di fogliame, tiè.

F: non lunghissimo, tutto su una piacevole pastafrolla burrosa.

Semplice, certo, ma buono, senza quei grossi difetti che spesso prodotti di questa fascia presentano. È un blend senza età dichiarata, giovane, in cui la gioventù non è troppo ‘aspra’ ed evidente; la composizione è elaborata e complessa ma non risulta troppo artefatto nel bicchiere (è dolce, non dolciastro) e in definitiva rimane equilibrato nella sua semplicità: 84/100. Come al solito, ottimo lavoro.

Sottofondo musicale consigliato: Calvin Harris feat. Pharrel, Katy Perry – Feels.

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Clynelish 20 yo (1996/2016, Signatory Vintage, 46%)

Due barili ex-bourbon (6408 e 6409), distillati a Clynelish nel 1996, il giorno dopo che Sammy Hagar abbandonava i Van Halen, sono per ventura finiti nelle mani di Signatory Vintage, imbottigliatore scoto tra i più prestigiosi – vent’anni dopo, il liquido ormai messo in vetro, un campione giungeva nell’armadietto di due blogger, che decidevano di dunque recensirlo per combattere le ingiurie del tempo e, soprattutto, la noja. Qui le impressioni.

clysig1996v4N: il marchio di fabbrica di Clynelish è lì, in prima fila, ad aspettare i nostri nasi. C’è infatti da subito una nota di cera e profondamente minerale (cera di candela, proprio) da capogiro, perfettamente integrata col contesto: un ciottolo di fiume, ma leggermente salato. Un ciottolo di fiume decontestualizzato e tenuto a maturare in onde marine? C’è un limite alla nostra idiozia? Per il resto, esibisce una generosa zuccherosità, tra la vaniglia, le pere mature, il pasticcino alla frutta, la pastafrolla (cruda, dice uno di noi). Una zesta di limone, anzi: del limone grattugiato (nella pastafrolla cruda, dice uno di noi). Poi, c’è un lato vegetale e leafy, clorofilloso, da fitto fogliame.

P: il corpo è leggerino, ma l’effetto è di una beverinità atroce. Sostanzialmente coerente, con qualche minima deviazione. Il primo impatto è ancora sulla cera, a marcare il territorio, e non manca quella dimensione minerale e leggermente vegetale (al limite della foglia di menta) di cui sopra. Tè alla menta zuccherato! La dolcezza è invece più timida, meno cremosa: c’è ancora la vaniglia, c’è ancora una leggera pastafrolla, ancora pere – e pure c’è il marzapane, e tanto cereale caldo e dolcino.

F: un finale che ripulisce la bocca, ancora su note minerali, di mandorla, di tè alla menta e un leggero legno tostato, quasi fumosino.

88/100. Questo è uno stile di scotch che non ci stanca mai, e probabilmente mai ci stancherà: pulito, godibile, rotondo e pure screziato, appuntito da una dimensione minerale e cerosa che regala ulteriori strati di complessità: Clynelish come deve essere. Un ottimo modo di iniziare la settimana…

Sottofondo musicale consigliato: Van Halen – When it’s love.

Whisky de Table (2017, Compass Box for La Maison du Whisky, 40%)

Se La Maison du Whisky, storico négociant di whisky francese, e Compass Box, visionario blender scozzese, uniscono le menti i risultati non possono non essere provocatori e degni del più attento interesse. Per celebrare i 60 anni dell’azienda francese, Compass Box ha ideato il “Whisky de table”, cioè whisky da tavola: il concept è quello di un whisky da bere durante il pasto, magari con ghiaccio, e la bottiglia richiama ovviamente quelle del bianco novello francese… Si tratta di quattro single malts, invecchiati singolarmente per tre anni in barili di Buffalo Trace (di solito particolarmente ‘dolce’, ci spiegava un cooper la scorsa settimana, rispetto ad altri barili ex-bourbon): la composizione è 48,1% Clynelish, 10% Caol Ila, mentre la quota di Benrinnes e Linkwood ci sfugge.

m51719N: ovviamente giovane, vien da dire, e onesto nel mostrarlo. Molto fresco ma con una venatura di torba, un lieve filo di fumo che conferisce spessore al profilo generale: e iniziamo proprio da qui, dalle note torbatine e minerali, che si abbarbicano su una freschezza agrumata (limone, lime) e su una frutta gialla, soprattutto candita (e viene in mente anche una mousse di pera). A proposito di canditi: zenzero. Una note erbacea, anzi proprio erbosa: lemongrass.

P: grande coerenza, riassumendo diremmo “come al naso, ma più caldo e più amarino” – ma perché riassumere. Ha un’ottima intensità, se paragonata a un corpo non esplosivo; l’agrume resta presente, ma molto meno, spostandosi più sul pompelmo. Ancora pere (mousse di), forse una dolcezza più caldina.

F: generosi rabbocchi di fumo, ostriche e una mineralità diffusa – il tutto su un tappetino di pere.

Ora, noi dobbiamo dichiarare un problema con il whisky: a noi piace tanto anche il new make, abbiamo scoperto, quindi di questi tempi non consideriamo la gioventù, anche estrema, come un problema per forza. Questo WdT ci pare di grande complessità, o per lo meno varietà, anche se ovviamente si tratta di un imbottigliamento piuttosto semplice. Il profilo corrisponde al nostro gusto, e si fa bere con una facilità estrema: gli diamo 84/100 perché ci piace, non è un giudizio strettamente tecnico (se lo assaggiassimo blind cosa diremmo?) ma – come dire – emozionale. Buono buono, bravi tutti.

Sottofondo musicale consigliato: Joss Stone & Nneka – Babylon.

Clynelish 22 yo (1993/2016, Silver Seal, 51,7%)

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angoli di whisky antique

Dopo aver assaggiato un Clynelish ‘italiano’ finito in Tokaij, ci ha punto vaghezza di restare a Brora e di sbevazzarci un altro single cask della distilleria più waxy di Scozia. Perché non mettere alla prova un ventiduenne selezionato da Max Righi per la sua Silver Seal, nella linea Whisky is classic…al? Peraltro, qualche settimana fa abbiamo fatto un giro nella nuova sede di Whisky Antique, vetrina commerciale della passione di Max per l’acquavite di cereali: sempre a Formigine, la nuova sede diventa ben più di un semplice negozio, con l’esibizione di pezzi rarissimi in un corner dedicato al collezionismo, promesse di sinergie con un ristorante al piano di sopra, perfino una terrazza dedicata agli abbinamenti tra malti, rum e sigari. Un tripudio per gaudenti epicurei, insomma: se siete da quelle parti, fateci un salto! Adesso basta con la pubblicità, facciamo noi un salto nel bicchiere.

img-2d-0011-20160512182643_im319783N: esprime una mineralità pazzesca, a base di torba e olio di oliva. Burro fresco, terra bagnata e persino aria di mare. La tipica cera di Clynelish qui latita un poco, ma è degnamente sostituita da un lato fruttato molto intenso: pesche, ananas sciroppato. Anche sontuosi bignè e pasta di mandorle.

P: molto coerente rispetto al naso anche se invertiremmo i termini della narrazione. Si afferma infatti una dolcezza ammaliante a base di crema pasticcera e pasta di mandorle, mele gialle e pesche; è una sorta di iperdolcezza che però paradossalmente riesce a essere trattenuta. Solo in un secondo momento ritorna quel senso di terra umida e di minerale. E la torba è abbastanza pronunciata. Una punta speziata (chiodi di garofano?).

F: a sorpresa si affaccia la cera, a nobilitare un finale ricco di riverberi fruttati e minerale. Fumo molto leggero.

90/100 tondi tondi, grazie alle sfumature di coerenza tra un naso leggermente più earthy e un palato invece più dolce, di una dolcezza enorme ma mai ruffiana, come accade solo in certi capolavori, guidati dal distillato, delle Highlands. Eccellente come tutti i Clynelish selezionati da Max che abbiamo avuto il piacere di assaggiare: grazie mille per l’ospitalità, e grazie mille per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: Pearl Jam – Off He Goes.

Clynelish 18 yo (1997/2015, Wilson & Morgan, 53,3%)

bela-bartok

ciao!, sono Béla Bartok e ti guardo dritto negli occhi

L’anno scorso un imbottigliamento italiano si è preso la medaglia d’argento al premio Best Whisky del Milano Whisky Festival e, qualche mese dopo, pure quella di bronzo ai Malt Maniacs Awards: noi, si sa, ci muoviamo con la rapidità di un bradipo, la reattività di un ippopotamo azzoppato e la tempestività di un pullman dell’ATAC, e arriviamo solo oggi a metterci sopra naso e fauci. Meglio tardi che mai, dice qualcuno, meglio prima che poi, dice quell’altro: in questo tripudio qualunquista ci piace ricordare come il suddetto imbottigliamento altro non sia che un Clynelish diciottenne, selezionato dal trevigiano Wilson & Morgan. La peculiarità è che si tratta di un wine-finish in Tokaji, vino dolce dolcissimo che giunge dalle terre di Béla Bartok – e la speranza è che il risultato sia degno di un quartetto per archi dello stesso. Sì, ce la meniamo di brutto.

retrive_image-phpN: per nulla alcolico. Abbiamo qui anzitutto un cocco grattuggiato a livelli davvero importanti. Ricorda felicemente i cesti natalizi di frutta secca, ma anche la pasticceria marocchina, ricca di miele. Arancia molto matura, albicocche disidratate e cioccolato al latte, noce di pecan. La dolcezza è imponente e ricorda quella dei bourbon ma abbiamo comunque la complessità di uno Scotch. Certo l’anima di Clynelish è qui trasfigurata, con poca o nessuna mineralità, ma questa nuova creatura non è niente male. Noce moscata.

P: ripartiamo da un cocco devastante, sia secco che in pasticceria, e dall’arancia matura. Inoltre, sempre in grande coerenza col naso, tornano la noce di pecan e le albicocche disidratate e in confettura. La dolcezza liquorosa del Tokaji è devastante. Poi però arriva quello che non ti aspetti: da tutto questo concerto di leccornie emerge una nota torbata, ostinatamente minerale, che riconosciamo come una strenua testimonianza dell’anima del distillato. E forse è proprio questo guizzo a riequilibrare il tutto, a rendere sostenibile un dram comunque molto particolare.

F: arancia matura e albicocca, marmellata di fragole. Una dolcezza ancora ‘bourbonosa’ ma di nuovo smussata da una suggestione torbata. Molto particolare.

Pur essendo estremo non ha veri difetti, anzi: l’esperimento è senz’altro al limite, e se non avessimo saputo che di Clynelish si tratta mai avremmo saputo indovinarlo – e però l’esperimento è pienamente riuscito, se è vero che ce lo siamo bevuti con grande, grande soddisfazione. Non è forse un daily dram, ma ha note intense ed uniche la cui condanna proprio non sapremmo formulare: 89/100 è il verdetto per un whisky eccellente.

Sottofondo musicale consigliato: Béla Bartok – String Quartet n.5.

Clynelish ‘Select Reserve’ (2014, OB, 54,9%)

La versione ‘Select Reserve’ di Clynelish è parte delle Special Release Diageo dal 2014: la prima versione era un NAS – nessuna età dichiarata – costosissimo, anche se il vintage più giovane era dichiarato, il 1999 (quindi tecnicamente avrebbero potuto rilasciarlo come 15 anni a grado pieno). Dovremmo meditare a lungo sul concetto di NAS portato ad un livello estremo, ma siccome è agosto pieno e non siamo mai andati in vacanza, beh: non ne abbiamo proprio voglia, pensateci voi. Noi, qui, assaggiamo.

clyob.non2N: di primo acchito potrebbe sembrare un whisky beverino, come tanti, e invece se lo si ascolta con un po’ di attenzione apre le porte a mille mondi paralleli. Proviamo a fare ordine: c’è un lato intensamente fruttato, di frutta matura e golosa (pesche bianche, di brutto!), ci sono note ‘dolci’ e agrumate che ci riportano alla nostra amata torta paradiso (e quindi limone, crema, vaniglia, zucchero a velo). Non disdegna nemmeno certa mineralità vegetale tipica del lavoro degli alambicchi di Clynelish (qui diremmo: fiori secchi), poi a tratti una bella torba, acre e al limite del timidamente fumoso (solo a volte, però).

P: molto, molto coerente con il naso. Il primo impatto è ‘austero’, sul limone e sul vegetale (erba fresca, lemongrass; ma anche tanti fiori, freschi e recisi); e compare anche una deliziosa sfumatura di cera, intensa ma fugace, che di questa qualità si trova solo nel Clynelish. Pulitissimo, si sente benissimo il malto, dolce (fiocchi di cereali zuccherati?); un leggerissimo cenno di mandorle. Ancora un che di più dolce, tra la pesca bianca e la torta paradiso.

F: pulito e maltoso, si rigioca tutte le sfumature di prima, tra i fiori, il vegetale, ancora la mandorla… e una bella dolcezza di pesca bianca.

È un esempio eccellente di Clynelish, che è forse la nostra distilleria preferita: dunque sì, ci è piaciuto tantissimo, diciamo da 91/100. Tenendo conto di questo, allo stesso prezzo ti porti a casa tre o quattro single cask ultraventenni di qualità equivalente…

Sottofondo musicale consigliato: Charles Bradley – Why is it so hard.

Piove whisky (anche d’estate)

Schermata 2016-07-27 alle 11.40.22Clynelish 13 yo (1992/2005, Ian McLeod’s Dun Bheagan, 46%)

La nostra cara Clynelish tradisce raramente: e infatti il naso è un bel lecca lecca di fragola e cera, al palato esplodono burro e panna cotta… E cera e frutti rossi sono ancora lì. Davvero un bel sogno burroso, che si merita tutto il suo 86/100.

Schermata 2016-07-27 alle 11.36.59Bladnoch 20 yo Cask Strength (1993/2013, OB, 55%)

Burro, erba tagliata, frutta gialla, limone… Al palato riesce ad essere sia cremoso che molto vegetale, paradossalmente nudo e davvero molto intenso. Sembra di stare su un prato, con la spiga in bocca, una torta paradiso e una bella donna. Cosa volete di più dalla vita? Beh, magari non quest’etichetta… 88/100

Schermata 2016-07-27 alle 11.41.20Ichiro’s Malt Double Distilleries (2015, OB, 46%)

Miscela di Hanyu e Chichibu: spaventosamente intenso, mirabilmente fruttato… Mostra benissimo la qualità dei malti di partenza, in un panorama che, a livello di descrittori, ricorda un tripudio di botti ex-bourbon: banana, frutta gialla, vaniglia, note di burro. Buono buonissimo. 87/100

tobermory19_drumlanrigTobermory 19 yo (1994/2013, Douglas of Drumlanrig, 46%)

Sporco sporco, non troppo carico ma pieno di spigoli, esibisce tutte le asperità dell’Isola di Mull e del suo distillato; sia al naso che al palato resiste una nota metallica molto peculiare che talora pare prendersi fin troppo spazio; per il resto, molto erbaceo e maltoso, con un’anima di uvetta. Non la vorreste anche voi un’anima di uvetta? 82/100

‘The Lost Blend’ (2015, Compass Box, 46%)

Schermata 2016-04-18 alle 11.06.08Compass Box è una delle aziende più interessanti nate e cresciute negli ultimi anni; noi abbiamo spesso apprezzato i suoi prodotti ai festival, ma mai li avevamo recensiti. Il proprietario, John Glaser, si è distinto negli anni per essere (riassumendo) un visionario rompipalle: quindi un elemento scomodo, certo, ma uno di quelli che con le sue sole idee può talvolta cambiare o orientare tendenze, fenomeni, opinioni, abitudini. Vi rimandiamo a questa bella intervista (anche se online ne trovate molte, tutte meritevoli), e vi rimandiamo anche ai diversi articoli che Davide ha dedicato all’uomo; in termini molto semplici, diciamo che la sua idea di fondo è quella di valorizzare il blending, la miscelazione di botti diverse, convinto che unire prodotti di qualità possa produrre qualcosa di nuovo, di più buono – è in qualche modo lo stesso concetto del blended No Age di Samaroli, ma questo lo sapete già, attenti lettori. Di recente, Compass Box ha lanciato l’appello per la trasparenza nei blended – e infatti, qui nel ‘Lost Blend’ la composizione è dichiarata: si tratta di una miscela di 80% di Clynelish e Alt-a-Bhainne e 20% di Caol Ila (anzi: il dettaglio della composizione lo vedete nell’immaginetta sotto).

vatted_los1N: molto ben guarnito, mostra una discreta intensità, pur se in un contesto di generica austerità. Fin dall’inizio dispiega infatti un profilo da Highlands: spiccano delle note leggermente minerali e abbastanza iodate, tra la salamoia, un pelo di cera e tanto, tanto burrocacao (ma proprio tanto!). Ci sono poi note di marzapane, di quelle caramelle di zucchero alla fragola; i fagottini alla mela (quasi strudel, a dirla tutta). Molto buono, e in continua evoluzione – perde in austerità, col tempo. Resta appena accennato, e solo a tratti, un velo leggerissimo di fumo di torba – ma proprio leggero leggero.

P: l’attacco è tutto sulla componente dolce, con una ottima intensità: si spazia tra (ancora) il dolce alle mele, il marzapane, i biscotti al burro (un sacco). Quanto alla componente ‘austera’ di cui sopra, si retrocede di tanto rispetto al naso, perdendo del tutto la marinità e trattenendo una minima veste minerale, tra burrocacao e ciottoli bagnati. Un poco di pepe, e legno tostato. Cera.

F: doppia suggestione, tra il legno tostato e un fil di fumo di torba; certo, c’è mineralità, con un velo di cera.

getimage.phpDecisamente, decisamente buono. Abbiamo passato la degustazione a cercare di ricongiungere le suggestioni alla quota di single malt presente (quella nota austera sarà Clynelish? o sarà data dalla diluizione di una quota minima di Caol Ila?) – gioco sterile, certo, ma davvero molto divertente. Più ruffiano del previsto, al palato, ma hey, mica è un male, o no?  87/100 sarà il voto, per premiare un whisky che ci ricorda la nobiltà dell’arte del blending. Bravo John Glaser, grazie ad Amleto di Velier per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Grimes – Symphony IX (My Wait Is U)

Clynelish 18 yo (1996/2015, Valinch & Mallet, 54,1%)

Una delle grandi sorprese dell’ultimo Milano Whisky Festival è stata senz’altro la ‘discesa in campo’ di un nuovo selezionatore e imbottigliatore indipendente italiano: Valinch & Mallet, ovvero un duo composto da Davide Romano (che, vista l’età, si candida a più giovane selezionatore italiano) e Fabio Ermoli, ‘vecchia volpe’ del whisky italiano, dai baffetti inconfondibili. I due hanno unito le forze per lanciare un marchio ambizioso, che metta sul mercato solo single cask, imbottigliati a grado pieno, e (almeno a detta dei due giovanotti) sempre caratterizzati da qualità uniche, folgoranti; e quale imbottigliatore ti direbbe mai il contrario? Noi, che siamo curiosi, nei prossimi giorni cercheremo pian piano di assaggiare tutti i whisky che hanno presentato in anteprima al MWF, ma oggi iniziamo con una distilleria per la quale abbiamo una passione particolare (Clynelish, qui in botte ex-bourbon first-fill, maturato per 18 anni), pensando che, insomma, se sbagliano un Clynelish, non ci sarà da fidarsi.

Schermata 2015-11-22 alle 16.52.13N: i 54% scivolano subito nelle retrovie, a vantaggio di una intensità aromatica favolosa, che spazia tra il cremoso, il fruttato… Da una parte, infatti, c’è tanta crema alla vaniglia, con note di pasticceria e di biscotti (al burro, ai cereali); dall’altra colpisce forte una frutta di intensità paranormale: pesche succose, mele dolci, banana e una spiccata e cangiante agrumatura (?) mista, tra limone fresco e arancia dolce, matura. Ma il profilo non si ferma qui: sotto questa prima muraglia si dispiega un distillato grasso, che non si arrende alla tirannia della botte, con fiere note, sfumate, di cera, leggermente minerali e di una torba davvero pulitissima. Forse un che di zenzero? Dopo un po’, in uno scenario che muta ad ogni affondo, si sente anche un po’ di fieno, caldo.

P: com’era da attendersi, l’intensità del palato è pazzesca, non fa prigionieri; e che corpo, che masticabilità… Il primo impatto è con un muro di arancia dolce e del marchio di fabbrica-Clynelish, in grande ascesa rispetto al naso: la cera, il minerale, la torba, lo zenzero… Tutto molto intenso ma suadente. Tutto qui? Assolutamente no, ritorno alla grande una frutta gialla flamboyante (soprattutto pesche dolci, succose; ma anche cubetti di cocco essiccato…). Detto in un’immagine sola, un pasticcino con pastafrolla, crema e un pezzetto di arancia. Tutto, sempre venato di quella torba leggera…

F: …che al finale ripulisce in eleganza, ancora tra note agrumate, di cocco e di banana.

Se questo è l’inizio, come si suol dire nei pressi del Colosseo, “annamo bbene”: ma annamo bbene davvero, senza sarcasmo o ironia. Ribadiamo, noi abbiamo un debole per Clynelish e di rado ne abbiamo bevuti di modesti, per non dire cattivi, ma questo imbottigliamento è davvero convincente. Intenso, unisce l’apporto di una botte attiva (first fill, d’altro canto) a un distillato che non si fa addomesticare da niente, mai: come prima prova, a nostro gusto è andata alla grande. 92/100, bravi Fabio e Davide! Ah, le etichette sono veramente molto belle e curate. Bene, adesso pagateci! 😉

Sottofondo musicale consigliato: Kitchie Kitchie Ki Me O – Five seconds to midnight.

Clynelish 17 yo ‘Old Particular’ (1996/2014, Douglas Laing, 48,4%)

Da qualche settimana ha riaperto, in via Piero della Francesca, Alcoliche Alchimie, enoteca e whiskyteca che negli anni si è guadagnata una discreta fama tra gli appassionati, grazie all’infaticabile verve della proprietaria, Monica. Il nuovo locale è vicino al precedente e ancora una volta ha una forte impronta whiskofila: questa volta Monica ha a disposizione buona parte del catalogo di Douglas Laing, storico imbottigliatore scozzese attivo dal 1949: oggi assaggiamo un Clynelish di 17 anni imbottigliato nella serie ‘Old Particular’, a grado pieno, anche se piuttosto basso (solo 48,4%).

Schermata 2015-10-14 alle 10.31.46N: molto pulito e delicato, ma certo non privo di personalità. C’è un senso di malto fresco ed erbaceo (erba fresca), poi scorza di limone grattugiata, susina gialla. L’ambiente sembra ‘acido’, ma non ci sono eccessi: quest’aspetto si riequilibra attraverso note di vaniglia calda da un lato, e di burro, in un certo senso ‘minerale’, dall’altro. Ci sono suggestioni vagamente tropicali (ci viene in mente la banana verde, la sua buccia; forse un che di kiwi) e di bella mela gialla. Solo dopo un po’ riusciamo a riconoscere delle note cerose, di candela, progressivamente in crescita.

P: di corpo medio, di media intensità: le note più agre ed acerbe del naso regrediscono rapidamente, per lasciare spazio a un palato più vaniglioso e tondo, con note dolci di pastafrolla, di torta; ancora mela gialla, crema pasticciera. Un velo di cera, ancora, accompagna verso il finale.

F: non lunghissimo ma intenso, torna bello pulito e minerale.

Un Clynelish a suo modo atipico, caratterizzato da un naso decisamente particolare (davvero ha 17 anni?) e un palato più caldo ma certamente meno… Particular! Mostra solo a tratti le caratteristiche peculiari di Clynelish, ma ciò non gli impedisce di lasciarsi affrontare e bere con grande piacevolezza. 86/100, e solo una domanda: Monica, ne hai una bottiglia in negozio? 🙂

Sottofondo musicale consigliato: Glen Hansard – Lowly Deserter.