Clynelish 17 yo ‘Old Particular’ (1996/2014, Douglas Laing, 48,4%)

Da qualche settimana ha riaperto, in via Piero della Francesca, Alcoliche Alchimie, enoteca e whiskyteca che negli anni si è guadagnata una discreta fama tra gli appassionati, grazie all’infaticabile verve della proprietaria, Monica. Il nuovo locale è vicino al precedente e ancora una volta ha una forte impronta whiskofila: questa volta Monica ha a disposizione buona parte del catalogo di Douglas Laing, storico imbottigliatore scozzese attivo dal 1949: oggi assaggiamo un Clynelish di 17 anni imbottigliato nella serie ‘Old Particular’, a grado pieno, anche se piuttosto basso (solo 48,4%).

Schermata 2015-10-14 alle 10.31.46N: molto pulito e delicato, ma certo non privo di personalità. C’è un senso di malto fresco ed erbaceo (erba fresca), poi scorza di limone grattugiata, susina gialla. L’ambiente sembra ‘acido’, ma non ci sono eccessi: quest’aspetto si riequilibra attraverso note di vaniglia calda da un lato, e di burro, in un certo senso ‘minerale’, dall’altro. Ci sono suggestioni vagamente tropicali (ci viene in mente la banana verde, la sua buccia; forse un che di kiwi) e di bella mela gialla. Solo dopo un po’ riusciamo a riconoscere delle note cerose, di candela, progressivamente in crescita.

P: di corpo medio, di media intensità: le note più agre ed acerbe del naso regrediscono rapidamente, per lasciare spazio a un palato più vaniglioso e tondo, con note dolci di pastafrolla, di torta; ancora mela gialla, crema pasticciera. Un velo di cera, ancora, accompagna verso il finale.

F: non lunghissimo ma intenso, torna bello pulito e minerale.

Un Clynelish a suo modo atipico, caratterizzato da un naso decisamente particolare (davvero ha 17 anni?) e un palato più caldo ma certamente meno… Particular! Mostra solo a tratti le caratteristiche peculiari di Clynelish, ma ciò non gli impedisce di lasciarsi affrontare e bere con grande piacevolezza. 86/100, e solo una domanda: Monica, ne hai una bottiglia in negozio? 🙂

Sottofondo musicale consigliato: Glen Hansard – Lowly Deserter.

Annunci

Clynelish 17 yo (1996/2014, Adelphi, cask #6417, 57,1%)

Pasqua si avvicina; ma soprattutto si avvicina la grigliata di pasquetta, che in tutta onestà ci tocca molto di più. Perché una premessa del genere? Non sapremmo, in effetti. Nell’imbarazzo generale, passiamo al Clynelish di oggi: superfluo dire quanto la distilleria ci piaccia, altrettanto superfluo dire che Adelphi, distribuito in Italia da Pellegrini, è uno degli imbottigliatori indipendenti che ultimamente sta lavorando meglio, sfornando single cask su single cask di ottima qualità. Superfluo dirlo, certo: ma se non scriviamo questo, che possiamo scrivere? Afasia is not the answer. In ogni caso, questo è un whisky invecchiato in un barile ex-sherry per 17 anni e imbottigliato a grado pieno, cioè 57,1%. Il colore è ramato.

clyadl1996N: la botte non è propriamente inattiva, ma il distillato Clynelish non si lascia certo irretire e domare facilmente… Superate le prime ovvie barriere alcoliche (solvente per unghie), risalta uno splendido aroma, tra il caramello / tarte tatin / mon cheri / panettone, e note anche più fruttate (fichi secchi e uvetta, prugne e mele, fragole). Un senso di tabacco da pipa, molto nitido. Ma ecco che il distillato sorge (dallo spando, mostrando il suo parla! – è una citazione per pochi eletti) con il suo portato minerale, con punte chiare di cera d’api, candela alla fragola, miele, qualcosa di ‘vecchi libri’, carta umida… Molto buono. Con acqua, si aggiunge una nota di fiori freschi veramente deliziosa.

P: ancora, non nasconde affatto la gradazione, che anzi si fa sentire un po’ troppo. Attacca su una cera clamorosa e incantevole, cera d’api, propoli, zucchero di canna, poi miele amaro… Uno sherry molto fresco, per il resto, con la dolcezza che si allarga per un attimo ma poi si richiude tutta sull’amaro del malto (biscotti), della scorza d’arancia. Toffee, uvetta. Chinotto. Dopo un po’, creme caramel. Fichi secchi in crescita. Meno complesso che al naso ma molto godibile. Con acqua si apre un po’ sulla dolcezza, con note di toffee, miele e caramello più avvolgenti.

F: lungo e persistente, più sull’amaro del malto e del caramello (note tostate) che non sulla dolcezza fruttata (comunque presente: agrume, fichi secchi). Un pit di cera e propoli.

Molto buono, molto Clynelish, nella sua versione più lineare e ‘moderna’. Se il palato si mostrasse più muscolare staremmo parlando di un campionissimo, ma forse proprio in quella fase difetta un poco di pienezza e complessità: solo questo lo tiene sotto ai 90 punti nel nostro taccuino, e fermandoci agli 89/100 vorremmo che comunque fosse chiaro che è una bottiglia eccellente. Chapeau ad Adelphi, non ci delude mai.

Sottofondo musicale consigliato: The National – Sunshine on my back.

Clynelish 19 yo (1993/2012, Silver Seal, 53,5%)

Inizia oggi la settimana che porta allo Spirit of Scotland, e vorremmo prepararci adeguatamente… Mentre portiamo a termine gli ultimi ritocchi ai percorsi che, come l’anno scorso, metteremo a disposizione al banchetto di Beija Flor, e mentre attendiamo da Roma i sample da assaggiare (pare che qualche pazzo ci abbia inserito in giuria, assieme a tanti altri più esperti giurati, per il premio Whisky & Lode… ce la tiriamo un po’, dai!), stappiamo un Clynelish imbottigliato ormai 3 anni fa da Max Righi, vale a dire Silver Seal: come sapete, la distilleria è una delle nostre preferite, l’imbottigliatore è uno dei nostri più antichi feticci, Max ha messo più di una radice a Roma… La combo è perfetta.

2060342_1_N: le aspettative altissime sono subito confermate. Molto intenso e compatto, anche se la gradazione, soprattutto sulle prime, non si nasconde; veramente puro Clynelish, con abbondanti cera, salamoia (davvero molto salato e costiero) ed olio d’oliva. Sicuramente note di torba, minerali (zero fumo). Gradevolissimo e naked, senza intrusioni di legni esuberanti. Molto delicato, con fiori, note di ‘bosco di conifere’ ed aghi di pino; poi altrettanto piacevoli note più ‘dolci’, tra uvetta sotto spirito, chips di mele, pera. Un velo lieve ma profondissimo di crema pasticciera e biscotti al burro. Splendido.

P: che corpo! Davvero denso, molto masticabile; e che cera! Ancora olio, un raffinato senso di affumicatura lieve lieve, una sapidità e una mineralità davvero al top. C’è pure una bella nota maltata, dolce e matura e però vegetale, erbacea al contempo. Totalmente guidato dal distillato… Frutta gialla indistinta ma poderosa (ancora mele gialle, pera); con acqua, si aprono note di erbe infuse e fiori zuccherini.

F: si richiude su cera, torba e un malto pulito, mandorlato e quasi amarino; non lunghissimo ma veramente splendido.

Nella sua recensione Serge scrive: “minimal wood influence, perfect age, brilliant spirit, that’s why I’m into whisky”. Ogni altra parola sarebbe superflua, ma forse no: è esattamente il nostro tipo di whisky, impressionante intensità, pulito e sincero ma sporco e intrigante allo stesso tempo. Fantastico. Il nostro consiglio, come sempre, è di fermarvi a lungo allo stand di Max, all’imminente Spirit of Scotland: anche se probabilmente questo imbottigliamento è ormai esaurito, non si potrà rimanere delusi. 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ella Fitzgerald & Louis Armstrong – Stars fell on Alabama.

Clynelish 12 yo (inizio ’70, Ainslie&Heilbron, OB for Di Chiano, 43%)

Come ogni anno, ci piace celebrare il Natale con un dram ‘speciale’: due Brora il primo e il secondo anno, un Glenfarclas del ’71 l’anno scorso… Come possiamo salire oltre? Beh, è presto detto: assaggiando un Clynelish 12 anni importato in Italia da Di Chiano a inizio anni ’70… Il che vuol dire distillato verso la fine degli anni ’50… Il che vuol dire… Beh, se studiate la storia lo sapete da voi.

wc0366e1444-74_IM221233N: ci stupisce (e quindi vogliamo iniziare proprio da qui) un lato fruttato ben pronunciato: (yogurt alla) banana, frutta gialla (albicocche con una bella acidità), forse persino un accenno di fragole. Emerge poi anche un lato floreale incredibile, nella sua intensa delicatezza: fiori freschi e umidi; rose. E ancora: pasta di mandorle e agrumi vari (pompelmo?) a dare una sensazione di acidità che resta una delle poche costatnti in un naso altrimenti in continua evoluzione. E infatti subito spunta un altro filone, a noi molto caro: quel cliché Clynelish/Brora fatto di suadenti richiami minerali e terrosi/torbosi; fantastica lana bagnata e un lievissimo accenno fumè su un sfondo tenue di cera.

P: pulitissimo e pare analcolico! il corpo non è pienissimo ma… quanta roba! Qui il lato fruttato sembra indietreggiare un po’, a favore di una torba in risalita e di una mineralità superba. Molto miele, un’esplosione di fiori zuccherini e un po’ di pasta di mandorle; si conferma una bella dimensione agrumata, acidina, tra limone e succo di pompelmo. Appenna un tocco di fumo e vari, molteplici e infiniti sentori minerali e terrosi.

F: delicato ma persistente; pulisce la bocca e lascia una scia zuccherata e minerale; ancora vegetale e floreale, ma con una sorprendente nota salamastra e punte di torba più fumosa. Rari sono i finali che esibiscono una tale complessità.

Di fronte a certi dram, non sappiamo mai se far prevalere la luminosa gioia per il godimento che proviamo o l’atra disperazione per non averne due casse nell’armadio. Forse il palato ha un po’ perso grip, e l’intensità appena accennata (come ad esempio era capitato, anche se là con più dolorosa perdita, per il nostro Talisker del 1947) ci impedisce di esplorare, nella nostra scala, le vette più irraggiungibili: ma un 93/100 è il giusto tributo ad un malto che per complessità e qualità aromatica non ha rivali. Clynelish e Brora (e diciamo che qui le cose coincidono…) sono forse le nostre distillerie preferite: e se ce ne fosse bisogno, beh, ora ci ricordiamo il perché. Grazie infinite a Riccardo del Bar Metro per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Peter Pears e Benjamin Britten (quest’ultimo è compositore) eseguono Sette Sonetti di Michelangelo.

Clynelish 1995 ‘Port finish ‘(2010, Wilson & Morgan, 46%)

Dopo il Tobermory controverso di venerdì scorso, abbiamo deciso di assaggiare un’altra espressione selezionata e imbottigliata dal prode Wilson & Morgan, italianissimo spacciatore di malti e rum; generalmente ci ha sempre abituato molto bene, e dunque restare con l’amaro in bocca per quel Tobermory proprio non ci piaceva… Proviamo dunque una bottiglia potenzialmente controversa: vale a dire un Clynelish, cioè distilleria che amiamo tanto e che tipicamente produce un distillato perfetto anche quando è più nudo; dicevamo un Clynelish però finito in botti ex-Porto. Quel che si dice dei wine-finish ormai si sa, e si sa anche che 1. i finish in Porto possono essere tragicomici 2. l’unico altro Clynelish finito in vino che abbiamo assaggiato era buono, sì, ma non buonissimo… Come si comporterà questo amico? (noterella: la foto è del Clynelish 1995/2010 sherry finish, non Port finish… ma quella giusta non l’abbiamo trovata, ahinoi!)

106550419.clynelish-sherry-finish-1995-2010-wilson-morgan-0-7-l-46N: spicca la nota vinosa e un po’ stucchevole del Porto, che abbiamo imparato a riconoscere in note di caramelle gelée, di marmellata di fragole… Ma sotto, si muove indomito un distillato che conferma la qualità della distilleria: ecco l’anima lievemente torbata, vegetale, mielosa, si sente perfino il minerale! E questa nota quasi di fumo, è vera o ce la stiamo sognando? Il malto c’è, in versione apparentemente ancora giovincella (molto cerealoso). Erba fresca. Una bella spruzzata agrumata (fiori d’arancio). Non semplice né straordinariamente complesso, ma proprio piacevole.

P: masticabile e pieno. Non è un palato travolgente, né procede a fiammate, resta anzi costante e omogeneo, di buona intensità. Idem come al naso, con anche begli accenni di cera e un fumo un po’ più evidente, anche se garbatissimo. Poi note di miele, di toffee, poi di malto e ancora erbacee; il tutto è ben fuso assieme a quel dolciastro (a tratti sciropposo, se ci intendiamo: e se non ci intendiamo, beh, intendiamoci) vinoso, tra gelée alla fragola e marmellatone. Che bel bilanciamento. Una nota cioccolatosa, mentre l’agrume retrocede un po’.

F: non lunghissimo, ma che eleganza: si richiude sul vegetale, sul malto, e sul cioccolato amaro. Ancora cera e torba fanno un gradito ritorno sulle scene del nostro cavo orale. Emersioni dolciastre, soprattutto dopo un po’… Ma è il Porto, bellezza!

Poche cose, ma chiare: equilibrato, dolce ma non troppo; il vino non si fa pregare e si sente bene in evidenza, ma senza diventare preponderante e senza coprire eccessivamente l’anima del distillato (l’unico appunto è che forse pare più giovane della sua età…), che anzi pare bella squadernata. Si può squadernare un’anima? Forse no, ma a noi checcefrega? 86/100 è il giudizio, e segnaliamo che costava attorno alle 45 euro.

Sottofondo musicale consigliato:Lianne La Havas – Elusive

Brora 25 yo (2008, OB, 56,3%)

Restiamo nell’eccellenza, restiamo sui venticinquenni: dopo il Talisker che tanto ci è piaciuto, mettiamo alla prova il più giovane dei Brora messi sul mercato da Diageo nella serie delle Special Release: vale a dire un 25 anni – appunto – imbottigliato nel 2008. Pare superfluo dire che occasioni come queste, ahinoi, saranno sempre più rare… Chissà quante altre volte ci capiterà di mettere le mani su un Brora ad un prezzo ragionevole? Forse mai più. Piangiamo un po’, e poi annusiamo.

brora-25-year-old-natural-cask-strength-2008-bottling-with-tube-6367-pN: un Brora che sulle prime si mostra un po’ trattenuto, senza quel “calore sporco” (farmy per intenderci) a cui ci hanno abituato altre Special Release. Questo invece ti dà del lei, con note educate di miele, fieno e cera. Che cresce, e cresce, e cresce… Bastano pochi minuti di ossigenazione e cresce pure una ‘dolcezza’ fruttata e cremosa: marmellata d’albicocca e di fragole; uvetta e una spruzzatina d’aranciae di pepe nero. Invece, tanto si sente, forse come mai in altri Brora OB, un nitido legno fresco e speziato, secco. Stupisce la mancanza d’affumicatura evidente. Con acqua diventa più caldo e ‘broresco’, arricchendo il profilo di pera, mandorle, agrumi e anche con note più sporche e ‘stallose’.

P: prosegue coerentemente la via tracciata al naso: l’attacco è d’intensità e compettezza clamorose, pur senza le bombe di sapore cui ci avevano abituato altri Brora. Le suggestioni di cera sono un universo in costante espansione e conferiscono una superba oleosità e masticabilità. Da copione pure decise note mielose e cremose; resiste anchebun che di pepato. Come al naso sono invece deboli l’affumicatura e le note ‘farmy’, richiamate solo da un bel senso di fieno caldo e da una punta di torba acre e vegetale. Con acqua la goduria aumenta: è più cremoso (pera burrosa) e meno tagliente; cresce il fumo in modo eccellente.

F: lungo e persistente, con note di frutta secca e torba acre; forse solo un poco di fumo.

Parole in libertà: pare quasi più un Clynelish che un Brora (?); pur restando nell’eccellenza, è in qualche modo un whisky più ‘normale’ rispetto ad altri capolavori messi in commercio nella stessa serie. Non per questo ci sentirete lamentarci, però, ed ecco dunque un bel 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Dick KatzThere will never be another you.

Clynelish 15 yo (2013, Tartan collection, 57,6%)

Questo Clynelish è stato imbottigliato da Claudio Riva per la serie Tartan Collection, una sorta di peccatuccio veniale del più sfrenato Laphroaig enthusiast italiano, che di tanto di tanto si permette appunto di scegliere una botte lontano da Islay. Tra l’altro voci di corridoio indicano questo Clynelish come la seconda metà di una botte a cui ha attinto anche il Milano Whisky Festival, e di cui Serge ha già apprezzato le caratteristiche molto molto particolari, come vedremo qui sotto.

20140725_181727N: se nel ‘distillery only’ avevamo scritto “nudo ma non troppo”, qui siamo proprio al nudo integrale: si agita nel bicchiere una spessa nebbia, che odora di lana bagnata, di olive in salamoia, smog (probabilmente la torba qui è così declinata), di funghi freschi, di terriccio bagnato. Insomma uno stile praticamente unico, ai confini della civiltà del whisky. Oltre a ciò, senz’acqua spiccano una nota limonosa e un pochino di mandorla amara. Con acqua, l’evoluzione- mutatis mutandis- è simile al distillerà only: si fa leggermente meno contundente, arriva la cera, la pasta di mandorle; perfino amido per vestiti.

P: pur se con un gran corpo e con una intensità marcata, è davvero delicato, di una gentilezza notevole, tutto basato sui dettagli e le sfumature. Molto coerente col naso, ne replica la mineralità austera, eccezion fatta per una crescente zuccherosità alcolica. Si accentua quindi un sapore dolceamaro di limonata zuccherata, con anche puntine di cenere, e un malto davvero “nudo alla meta”. Con acqua, la mandorla amara del naso diventa pasta di mandorla, rendendo tutto solo un po’ più accessibile. Cioccolato amaro.

F: di media durata, con un accenno di frutta secca (mandorla, noce) che si aggiunge al profilo minerale e maltoso. Punte cenerose e di fumo. Nocciolino di limone.

Volevate la particolarità, la chicca, la riprova dello spettro amplissimo dentro al quale sguazzare quando si beve Scotch? Eccola. Con questo Clynelish ci muoviamo sicuramente nel campo del de gustibus, ma non ce la sentiamo di approvare anche il conseguente non dispuntandum est. E dunque ne dibattiamo, ci scontriamo, e alla fine sentenziamo pure: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Gene Vincent – Be Bop a Lula

Clynelish ‘Available only at the distillery’ (2012, NAS, OB, 57,3%)

523394_275841615864120_1699298734_nVi abbiamo mai detto che Clynelish è tra le nostre distillerie preferite? Beh, due anni fa ci trovavamo (guarda caso) nei pressi della ridente cittadina costiera di Brora, nel Sutherland: abbiamo dunque avuto la bella pensata di fare un blitz nella distilleria locale (toh, si trattava proprio di Clynelish), e dopo aver avuto il privilegio di fare uno degli ultimi tour “A taste of Brora”, con tre Brora in degustazione e tre Clynelish, ci ha punto vaghezza di portare a casa una bella bottiglia della versione di Clynelish in vendita esclusivamente presso lo shop di distilleria. Si tratta di un NAS, imbottigliato per la prima volta nel 2009 a gradazione piena. E possiamo già dirvi che è buono, tanto buono.

clynelish-cask-strength-distillery-only-editionN: impressionante come l’alcol resti addomesticato. Nudo, ma non troppo: pare subito giovane, ma non immaturo, e incarna l’anima austera della distilleria: costiero nel senso di iodato; poi, richiami di selz, acqua brillante; un astratto richiamo di stireria (avete presente quel profumo ‘vaporoso’ che si sentiva nelle lavanderie, quando ancora fiorivano?). Da questo lato si sente anche una torba non fumosa a patinare il tutto. Dall’altro, il profilo si arricchisce di note zuccherine candite, con un buonissimo limone in evidenza; il tutto, sotto le insegne dello splendido malto di Clynelish. Con acqua, si accentua la torba acre, e – strano ma vero – fa la sua comparsa un po’ di fumo.

P: davvero coerente: si conferma molto limonoso, molto costiero, con le sue note austere ed erbacee, maltose e limonose. Il malto qui si svela bello giovane, con una torba molto, molto delicata; ha una bella oleosità, minerale (olio d’oliva), veramente buona. In aumento segnaliamo la cera e la parte zuccherina, e ci spingiamo a citare una generica frutta gialla. Con acqua, ancora più Clynelish: il malto canditoso si nasconde, e viene fuori una cera più intensa e intrigante, facendosi anche più oleoso e fumoso. Fantastico.

F: erbaceo e maltoso, straordinariamente pulito; piuttosto lungo, e tutto su un malto magnifico e una lieve torba acre.

Innanzitutto, l’acqua è caldamente consigliata: dispiega anche a grado pieno le sue grazie trattenute, ma l’aggiunta dell’acqua rende l’esperienza più immediatamente fruibile. È un Clynelish ‘costruito’ con poca botte e tanto distillato; con un po’ d’acqua, si diceva, ingrana la quinta e riesce a tarpare le ali ad una comunque evidente gioventù, sfociando direttamente nell’eccellenza. 90/100, non un punto di meno.

Sottofondo musicale consigliato: Ludovic Beier Pop QuartetLady Madonna.

Clynelish 24 yo (1989/2013, Adelphi, 53,1%)

Siccome il Clynelish 14 ci è piaciuto, abbiamo deciso di fare il bis: e però abbiamo voluto puntare ancora un po’ più in alto, assaggiando un single cask imbottigliato Adelphi 23 anni dopo la distillazione avvenuta nel 1989. Circonlocuzione un po’ forzata? Senz’altro: e dunque bando alle ciance, diamo fondo al sample avvertendo che Adelphi sarà presente al prossimo festival di Roma: fate un salto al loro banchetto, i ragazzi di Pellegrini sono di una cortesia unica e vi dedicheranno tutta l’attenzione che desiderate – davvero, eh, non è una marchetta! E questa non è un’excusatio non petita! E questo non è un circolo vizioso! A parte tutto, davvero, passateci.

Schermata 2014-03-07 alle 22.46.31N: la prima impressione è quella di dover superare un’erta muraglia fatta di cliché Clynelish, tutti sul lato dell’austerità: la patina avvolgente di cera, di candela, di frutta secca oleosa (noce, ma anche mandorla), di una composta ma viva torbatura… Questa patina è spettacolare, da sola basterebbe a caratterizzare un ottimo Clynelish ‘naked’; ma poi, indugiando con le narici sopra al bicchiere, a un tratto si viene ammessi nel giardino delle delizie. In un contesto ‘pannoso’ e cremoso, spiccano composite suggestioni di dolci di marzapane, albicocche succose, forse perfino punte d’ananas, certo agrumi odorosi freschi. C’è vaniglia, c’è miele. Notevole, davvero.

P: quando si dice “compresenza degli opposti”: i due momenti descritti al naso, qui semplicemente accadono, all’unisono. Potete dunque immaginare il delirio papillare… Deflagra immediatamente una dolcezza esuberante (su tutto: vaniglia, marzapane, frutta, sia albicocca che tropical), come però accompagnata e contenuta da una patina di cera, paraffina, candela. Per non far torto a cotanta complessità, merita menzione anche l’agrume e – ultimo ma non ultimo – robuste iniezioni di malto. Fantastique.

F: cremoso, maltoso… Burro fresco, cera. Veramente lungo e persistente.

Vorrei proprio conoscere il poveraccio che decide di comperarsi una botte di Clynelish del 1989 e si ritrova una ciofeca in casa: sarebbe un’impresa più unica che rara! Con i malti di questo periodo distillati in quel di Brora, Sutherland, beh: non si sbaglia praticamente mai. Eccellente, pulito, equilibratissimo, potente in aromi e sapori, bilancia benissimo l’animo ruffiano della dolcezza con quello austero, riuscendo nell’impresa di non deludere: 90/100 è il suo voto, brava Clynelish, un bacino a te.

Sottofondo musicale consigliato: Lucio DallaAlla fermata del tram. Capolavoro!

Clynelish 14 yo (2012, OB, 46%)

Clynelish, Clynelish, Clynelish… Sempre diciamo che è una delle nostre distillerie preferite, e non abbiamo ancora mai assaggiato il 14 anni ufficiale? Poniamo fine a questo scempio morale e dedichiamoci appunto all’unica espressione del core range della distilleria: unica perché la gran parte del distillato finisce nei blended di casa Diageo, Johnny Walker Black in primis. Il colore è dorato chiaro.

clynelish_14_anniN: dal Clynelish 14 dovrebbe partire ogni spedizione esplorativa delle Highlands: fusi nella complessità si trovano infatti molti elementi tipici. Innanzitutto, austerità minerale e ‘terrosa’, una torba discretissima ma insistente, note mentolate (pare resina di pino, eucalipto); a completare il quadro di sobria magnificenza, il vero hallmark di Clynelish, ovvero una cera goduriosa. Finita qua? Nemmeno per sogno: c’è pure un bel mondo di zuccheri: toffee, frutta gialla, uvetta, marmellata d’arancia, limonata?, insomma… Un mostro di delicata complessità. Frutta secca a go go (noce, nocciola): non manca nulla!

P: innanzitutto ha quella personalità che è tipica dei campioni. Un bel corpo compatto, da cui si dipanano mille rifrazioni di sapore: ancora austerità, variegata nelle suggestioni minerali, tra una marinità costiera, una fantastica nota di eucalipto (miele all’eucalipto è la suggestione che ci folgora) e punte limonose. Poi toffee, ancora, tanto miele; la torba gentile retrocede ulteriormente, in un contesto che si fa più maltoso ed oleoso (noce).

F: bello pulito, lungo e persistente, con cera, malto, frutta secca, legno e il gradito ritorno d’un fumo leggero.

Con un paragone calcistico, questo Clynelish 14 ci pare Cambiasso: un campione d’umilté, non appariscente, che non si perde in fronzoli inutili, ma che spacca legna a centrocampo e non disdegna il vezzo di schiaffarla dentro. Un whisky complesso, certo, ma che riesce a dissimulare la sua complessità con una sprezzatura magistrale, da vero “malto per bene”. Esattamente il profilo che nel nostro catalogo è spartiacque tra la normalità e l’eccellenza: quindi, 88/100, e forza Cuchu.

Sottofondo musicale consigliato: Violent FemmesI hear the rain.