Clynelish ‘Select Reserve’ (2014, OB, 54,9%)

La versione ‘Select Reserve’ di Clynelish è parte delle Special Release Diageo dal 2014: la prima versione era un NAS – nessuna età dichiarata – costosissimo, anche se il vintage più giovane era dichiarato, il 1999 (quindi tecnicamente avrebbero potuto rilasciarlo come 15 anni a grado pieno). Dovremmo meditare a lungo sul concetto di NAS portato ad un livello estremo, ma siccome è agosto pieno e non siamo mai andati in vacanza, beh: non ne abbiamo proprio voglia, pensateci voi. Noi, qui, assaggiamo.

clyob.non2N: di primo acchito potrebbe sembrare un whisky beverino, come tanti, e invece se lo si ascolta con un po’ di attenzione apre le porte a mille mondi paralleli. Proviamo a fare ordine: c’è un lato intensamente fruttato, di frutta matura e golosa (pesche bianche, di brutto!), ci sono note ‘dolci’ e agrumate che ci riportano alla nostra amata torta paradiso (e quindi limone, crema, vaniglia, zucchero a velo). Non disdegna nemmeno certa mineralità vegetale tipica del lavoro degli alambicchi di Clynelish (qui diremmo: fiori secchi), poi a tratti una bella torba, acre e al limite del timidamente fumoso (solo a volte, però).

P: molto, molto coerente con il naso. Il primo impatto è ‘austero’, sul limone e sul vegetale (erba fresca, lemongrass; ma anche tanti fiori, freschi e recisi); e compare anche una deliziosa sfumatura di cera, intensa ma fugace, che di questa qualità si trova solo nel Clynelish. Pulitissimo, si sente benissimo il malto, dolce (fiocchi di cereali zuccherati?); un leggerissimo cenno di mandorle. Ancora un che di più dolce, tra la pesca bianca e la torta paradiso.

F: pulito e maltoso, si rigioca tutte le sfumature di prima, tra i fiori, il vegetale, ancora la mandorla… e una bella dolcezza di pesca bianca.

È un esempio eccellente di Clynelish, che è forse la nostra distilleria preferita: dunque sì, ci è piaciuto tantissimo, diciamo da 91/100. Tenendo conto di questo, allo stesso prezzo ti porti a casa tre o quattro single cask ultraventenni di qualità equivalente…

Sottofondo musicale consigliato: Charles Bradley – Why is it so hard.

Piove whisky (anche d’estate)

Schermata 2016-07-27 alle 11.40.22Clynelish 13 yo (1992/2005, Ian McLeod’s Dun Bheagan, 46%)

La nostra cara Clynelish tradisce raramente: e infatti il naso è un bel lecca lecca di fragola e cera, al palato esplodono burro e panna cotta… E cera e frutti rossi sono ancora lì. Davvero un bel sogno burroso, che si merita tutto il suo 86/100.

Schermata 2016-07-27 alle 11.36.59Bladnoch 20 yo Cask Strength (1993/2013, OB, 55%)

Burro, erba tagliata, frutta gialla, limone… Al palato riesce ad essere sia cremoso che molto vegetale, paradossalmente nudo e davvero molto intenso. Sembra di stare su un prato, con la spiga in bocca, una torta paradiso e una bella donna. Cosa volete di più dalla vita? Beh, magari non quest’etichetta… 88/100

Schermata 2016-07-27 alle 11.41.20Ichiro’s Malt Double Distilleries (2015, OB, 46%)

Miscela di Hanyu e Chichibu: spaventosamente intenso, mirabilmente fruttato… Mostra benissimo la qualità dei malti di partenza, in un panorama che, a livello di descrittori, ricorda un tripudio di botti ex-bourbon: banana, frutta gialla, vaniglia, note di burro. Buono buonissimo. 87/100

tobermory19_drumlanrigTobermory 19 yo (1994/2013, Douglas of Drumlanrig, 46%)

Sporco sporco, non troppo carico ma pieno di spigoli, esibisce tutte le asperità dell’Isola di Mull e del suo distillato; sia al naso che al palato resiste una nota metallica molto peculiare che talora pare prendersi fin troppo spazio; per il resto, molto erbaceo e maltoso, con un’anima di uvetta. Non la vorreste anche voi un’anima di uvetta? 82/100

‘The Lost Blend’ (2015, Compass Box, 46%)

Schermata 2016-04-18 alle 11.06.08Compass Box è una delle aziende più interessanti nate e cresciute negli ultimi anni; noi abbiamo spesso apprezzato i suoi prodotti ai festival, ma mai li avevamo recensiti. Il proprietario, John Glaser, si è distinto negli anni per essere (riassumendo) un visionario rompipalle: quindi un elemento scomodo, certo, ma uno di quelli che con le sue sole idee può talvolta cambiare o orientare tendenze, fenomeni, opinioni, abitudini. Vi rimandiamo a questa bella intervista (anche se online ne trovate molte, tutte meritevoli), e vi rimandiamo anche ai diversi articoli che Davide ha dedicato all’uomo; in termini molto semplici, diciamo che la sua idea di fondo è quella di valorizzare il blending, la miscelazione di botti diverse, convinto che unire prodotti di qualità possa produrre qualcosa di nuovo, di più buono – è in qualche modo lo stesso concetto del blended No Age di Samaroli, ma questo lo sapete già, attenti lettori. Di recente, Compass Box ha lanciato l’appello per la trasparenza nei blended – e infatti, qui nel ‘Lost Blend’ la composizione è dichiarata: si tratta di una miscela di 80% di Clynelish e Alt-a-Bhainne e 20% di Caol Ila (anzi: il dettaglio della composizione lo vedete nell’immaginetta sotto).

vatted_los1N: molto ben guarnito, mostra una discreta intensità, pur se in un contesto di generica austerità. Fin dall’inizio dispiega infatti un profilo da Highlands: spiccano delle note leggermente minerali e abbastanza iodate, tra la salamoia, un pelo di cera e tanto, tanto burrocacao (ma proprio tanto!). Ci sono poi note di marzapane, di quelle caramelle di zucchero alla fragola; i fagottini alla mela (quasi strudel, a dirla tutta). Molto buono, e in continua evoluzione – perde in austerità, col tempo. Resta appena accennato, e solo a tratti, un velo leggerissimo di fumo di torba – ma proprio leggero leggero.

P: l’attacco è tutto sulla componente dolce, con una ottima intensità: si spazia tra (ancora) il dolce alle mele, il marzapane, i biscotti al burro (un sacco). Quanto alla componente ‘austera’ di cui sopra, si retrocede di tanto rispetto al naso, perdendo del tutto la marinità e trattenendo una minima veste minerale, tra burrocacao e ciottoli bagnati. Un poco di pepe, e legno tostato. Cera.

F: doppia suggestione, tra il legno tostato e un fil di fumo di torba; certo, c’è mineralità, con un velo di cera.

getimage.phpDecisamente, decisamente buono. Abbiamo passato la degustazione a cercare di ricongiungere le suggestioni alla quota di single malt presente (quella nota austera sarà Clynelish? o sarà data dalla diluizione di una quota minima di Caol Ila?) – gioco sterile, certo, ma davvero molto divertente. Più ruffiano del previsto, al palato, ma hey, mica è un male, o no?  87/100 sarà il voto, per premiare un whisky che ci ricorda la nobiltà dell’arte del blending. Bravo John Glaser, grazie ad Amleto di Velier per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Grimes – Symphony IX (My Wait Is U)

Clynelish 18 yo (1996/2015, Valinch & Mallet, 54,1%)

Una delle grandi sorprese dell’ultimo Milano Whisky Festival è stata senz’altro la ‘discesa in campo’ di un nuovo selezionatore e imbottigliatore indipendente italiano: Valinch & Mallet, ovvero un duo composto da Davide Romano (che, vista l’età, si candida a più giovane selezionatore italiano) e Fabio Ermoli, ‘vecchia volpe’ del whisky italiano, dai baffetti inconfondibili. I due hanno unito le forze per lanciare un marchio ambizioso, che metta sul mercato solo single cask, imbottigliati a grado pieno, e (almeno a detta dei due giovanotti) sempre caratterizzati da qualità uniche, folgoranti; e quale imbottigliatore ti direbbe mai il contrario? Noi, che siamo curiosi, nei prossimi giorni cercheremo pian piano di assaggiare tutti i whisky che hanno presentato in anteprima al MWF, ma oggi iniziamo con una distilleria per la quale abbiamo una passione particolare (Clynelish, qui in botte ex-bourbon first-fill, maturato per 18 anni), pensando che, insomma, se sbagliano un Clynelish, non ci sarà da fidarsi.

Schermata 2015-11-22 alle 16.52.13N: i 54% scivolano subito nelle retrovie, a vantaggio di una intensità aromatica favolosa, che spazia tra il cremoso, il fruttato… Da una parte, infatti, c’è tanta crema alla vaniglia, con note di pasticceria e di biscotti (al burro, ai cereali); dall’altra colpisce forte una frutta di intensità paranormale: pesche succose, mele dolci, banana e una spiccata e cangiante agrumatura (?) mista, tra limone fresco e arancia dolce, matura. Ma il profilo non si ferma qui: sotto questa prima muraglia si dispiega un distillato grasso, che non si arrende alla tirannia della botte, con fiere note, sfumate, di cera, leggermente minerali e di una torba davvero pulitissima. Forse un che di zenzero? Dopo un po’, in uno scenario che muta ad ogni affondo, si sente anche un po’ di fieno, caldo.

P: com’era da attendersi, l’intensità del palato è pazzesca, non fa prigionieri; e che corpo, che masticabilità… Il primo impatto è con un muro di arancia dolce e del marchio di fabbrica-Clynelish, in grande ascesa rispetto al naso: la cera, il minerale, la torba, lo zenzero… Tutto molto intenso ma suadente. Tutto qui? Assolutamente no, ritorno alla grande una frutta gialla flamboyante (soprattutto pesche dolci, succose; ma anche cubetti di cocco essiccato…). Detto in un’immagine sola, un pasticcino con pastafrolla, crema e un pezzetto di arancia. Tutto, sempre venato di quella torba leggera…

F: …che al finale ripulisce in eleganza, ancora tra note agrumate, di cocco e di banana.

Se questo è l’inizio, come si suol dire nei pressi del Colosseo, “annamo bbene”: ma annamo bbene davvero, senza sarcasmo o ironia. Ribadiamo, noi abbiamo un debole per Clynelish e di rado ne abbiamo bevuti di modesti, per non dire cattivi, ma questo imbottigliamento è davvero convincente. Intenso, unisce l’apporto di una botte attiva (first fill, d’altro canto) a un distillato che non si fa addomesticare da niente, mai: come prima prova, a nostro gusto è andata alla grande. 92/100, bravi Fabio e Davide! Ah, le etichette sono veramente molto belle e curate. Bene, adesso pagateci! 😉

Sottofondo musicale consigliato: Kitchie Kitchie Ki Me O – Five seconds to midnight.

Clynelish 17 yo ‘Old Particular’ (1996/2014, Douglas Laing, 48,4%)

Da qualche settimana ha riaperto, in via Piero della Francesca, Alcoliche Alchimie, enoteca e whiskyteca che negli anni si è guadagnata una discreta fama tra gli appassionati, grazie all’infaticabile verve della proprietaria, Monica. Il nuovo locale è vicino al precedente e ancora una volta ha una forte impronta whiskofila: questa volta Monica ha a disposizione buona parte del catalogo di Douglas Laing, storico imbottigliatore scozzese attivo dal 1949: oggi assaggiamo un Clynelish di 17 anni imbottigliato nella serie ‘Old Particular’, a grado pieno, anche se piuttosto basso (solo 48,4%).

Schermata 2015-10-14 alle 10.31.46N: molto pulito e delicato, ma certo non privo di personalità. C’è un senso di malto fresco ed erbaceo (erba fresca), poi scorza di limone grattugiata, susina gialla. L’ambiente sembra ‘acido’, ma non ci sono eccessi: quest’aspetto si riequilibra attraverso note di vaniglia calda da un lato, e di burro, in un certo senso ‘minerale’, dall’altro. Ci sono suggestioni vagamente tropicali (ci viene in mente la banana verde, la sua buccia; forse un che di kiwi) e di bella mela gialla. Solo dopo un po’ riusciamo a riconoscere delle note cerose, di candela, progressivamente in crescita.

P: di corpo medio, di media intensità: le note più agre ed acerbe del naso regrediscono rapidamente, per lasciare spazio a un palato più vaniglioso e tondo, con note dolci di pastafrolla, di torta; ancora mela gialla, crema pasticciera. Un velo di cera, ancora, accompagna verso il finale.

F: non lunghissimo ma intenso, torna bello pulito e minerale.

Un Clynelish a suo modo atipico, caratterizzato da un naso decisamente particolare (davvero ha 17 anni?) e un palato più caldo ma certamente meno… Particular! Mostra solo a tratti le caratteristiche peculiari di Clynelish, ma ciò non gli impedisce di lasciarsi affrontare e bere con grande piacevolezza. 86/100, e solo una domanda: Monica, ne hai una bottiglia in negozio? 🙂

Sottofondo musicale consigliato: Glen Hansard – Lowly Deserter.

Clynelish 17 yo (1996/2014, Adelphi, cask #6417, 57,1%)

Pasqua si avvicina; ma soprattutto si avvicina la grigliata di pasquetta, che in tutta onestà ci tocca molto di più. Perché una premessa del genere? Non sapremmo, in effetti. Nell’imbarazzo generale, passiamo al Clynelish di oggi: superfluo dire quanto la distilleria ci piaccia, altrettanto superfluo dire che Adelphi, distribuito in Italia da Pellegrini, è uno degli imbottigliatori indipendenti che ultimamente sta lavorando meglio, sfornando single cask su single cask di ottima qualità. Superfluo dirlo, certo: ma se non scriviamo questo, che possiamo scrivere? Afasia is not the answer. In ogni caso, questo è un whisky invecchiato in un barile ex-sherry per 17 anni e imbottigliato a grado pieno, cioè 57,1%. Il colore è ramato.

clyadl1996N: la botte non è propriamente inattiva, ma il distillato Clynelish non si lascia certo irretire e domare facilmente… Superate le prime ovvie barriere alcoliche (solvente per unghie), risalta uno splendido aroma, tra il caramello / tarte tatin / mon cheri / panettone, e note anche più fruttate (fichi secchi e uvetta, prugne e mele, fragole). Un senso di tabacco da pipa, molto nitido. Ma ecco che il distillato sorge (dallo spando, mostrando il suo parla! – è una citazione per pochi eletti) con il suo portato minerale, con punte chiare di cera d’api, candela alla fragola, miele, qualcosa di ‘vecchi libri’, carta umida… Molto buono. Con acqua, si aggiunge una nota di fiori freschi veramente deliziosa.

P: ancora, non nasconde affatto la gradazione, che anzi si fa sentire un po’ troppo. Attacca su una cera clamorosa e incantevole, cera d’api, propoli, zucchero di canna, poi miele amaro… Uno sherry molto fresco, per il resto, con la dolcezza che si allarga per un attimo ma poi si richiude tutta sull’amaro del malto (biscotti), della scorza d’arancia. Toffee, uvetta. Chinotto. Dopo un po’, creme caramel. Fichi secchi in crescita. Meno complesso che al naso ma molto godibile. Con acqua si apre un po’ sulla dolcezza, con note di toffee, miele e caramello più avvolgenti.

F: lungo e persistente, più sull’amaro del malto e del caramello (note tostate) che non sulla dolcezza fruttata (comunque presente: agrume, fichi secchi). Un pit di cera e propoli.

Molto buono, molto Clynelish, nella sua versione più lineare e ‘moderna’. Se il palato si mostrasse più muscolare staremmo parlando di un campionissimo, ma forse proprio in quella fase difetta un poco di pienezza e complessità: solo questo lo tiene sotto ai 90 punti nel nostro taccuino, e fermandoci agli 89/100 vorremmo che comunque fosse chiaro che è una bottiglia eccellente. Chapeau ad Adelphi, non ci delude mai.

Sottofondo musicale consigliato: The National – Sunshine on my back.

Clynelish 19 yo (1993/2012, Silver Seal, 53,5%)

Inizia oggi la settimana che porta allo Spirit of Scotland, e vorremmo prepararci adeguatamente… Mentre portiamo a termine gli ultimi ritocchi ai percorsi che, come l’anno scorso, metteremo a disposizione al banchetto di Beija Flor, e mentre attendiamo da Roma i sample da assaggiare (pare che qualche pazzo ci abbia inserito in giuria, assieme a tanti altri più esperti giurati, per il premio Whisky & Lode… ce la tiriamo un po’, dai!), stappiamo un Clynelish imbottigliato ormai 3 anni fa da Max Righi, vale a dire Silver Seal: come sapete, la distilleria è una delle nostre preferite, l’imbottigliatore è uno dei nostri più antichi feticci, Max ha messo più di una radice a Roma… La combo è perfetta.

2060342_1_N: le aspettative altissime sono subito confermate. Molto intenso e compatto, anche se la gradazione, soprattutto sulle prime, non si nasconde; veramente puro Clynelish, con abbondanti cera, salamoia (davvero molto salato e costiero) ed olio d’oliva. Sicuramente note di torba, minerali (zero fumo). Gradevolissimo e naked, senza intrusioni di legni esuberanti. Molto delicato, con fiori, note di ‘bosco di conifere’ ed aghi di pino; poi altrettanto piacevoli note più ‘dolci’, tra uvetta sotto spirito, chips di mele, pera. Un velo lieve ma profondissimo di crema pasticciera e biscotti al burro. Splendido.

P: che corpo! Davvero denso, molto masticabile; e che cera! Ancora olio, un raffinato senso di affumicatura lieve lieve, una sapidità e una mineralità davvero al top. C’è pure una bella nota maltata, dolce e matura e però vegetale, erbacea al contempo. Totalmente guidato dal distillato… Frutta gialla indistinta ma poderosa (ancora mele gialle, pera); con acqua, si aprono note di erbe infuse e fiori zuccherini.

F: si richiude su cera, torba e un malto pulito, mandorlato e quasi amarino; non lunghissimo ma veramente splendido.

Nella sua recensione Serge scrive: “minimal wood influence, perfect age, brilliant spirit, that’s why I’m into whisky”. Ogni altra parola sarebbe superflua, ma forse no: è esattamente il nostro tipo di whisky, impressionante intensità, pulito e sincero ma sporco e intrigante allo stesso tempo. Fantastico. Il nostro consiglio, come sempre, è di fermarvi a lungo allo stand di Max, all’imminente Spirit of Scotland: anche se probabilmente questo imbottigliamento è ormai esaurito, non si potrà rimanere delusi. 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ella Fitzgerald & Louis Armstrong – Stars fell on Alabama.

Clynelish 12 yo (inizio ’70, Ainslie&Heilbron, OB for Di Chiano, 43%)

Come ogni anno, ci piace celebrare il Natale con un dram ‘speciale’: due Brora il primo e il secondo anno, un Glenfarclas del ’71 l’anno scorso… Come possiamo salire oltre? Beh, è presto detto: assaggiando un Clynelish 12 anni importato in Italia da Di Chiano a inizio anni ’70… Il che vuol dire distillato verso la fine degli anni ’50… Il che vuol dire… Beh, se studiate la storia lo sapete da voi.

wc0366e1444-74_IM221233N: ci stupisce (e quindi vogliamo iniziare proprio da qui) un lato fruttato ben pronunciato: (yogurt alla) banana, frutta gialla (albicocche con una bella acidità), forse persino un accenno di fragole. Emerge poi anche un lato floreale incredibile, nella sua intensa delicatezza: fiori freschi e umidi; rose. E ancora: pasta di mandorle e agrumi vari (pompelmo?) a dare una sensazione di acidità che resta una delle poche costatnti in un naso altrimenti in continua evoluzione. E infatti subito spunta un altro filone, a noi molto caro: quel cliché Clynelish/Brora fatto di suadenti richiami minerali e terrosi/torbosi; fantastica lana bagnata e un lievissimo accenno fumè su un sfondo tenue di cera.

P: pulitissimo e pare analcolico! il corpo non è pienissimo ma… quanta roba! Qui il lato fruttato sembra indietreggiare un po’, a favore di una torba in risalita e di una mineralità superba. Molto miele, un’esplosione di fiori zuccherini e un po’ di pasta di mandorle; si conferma una bella dimensione agrumata, acidina, tra limone e succo di pompelmo. Appenna un tocco di fumo e vari, molteplici e infiniti sentori minerali e terrosi.

F: delicato ma persistente; pulisce la bocca e lascia una scia zuccherata e minerale; ancora vegetale e floreale, ma con una sorprendente nota salamastra e punte di torba più fumosa. Rari sono i finali che esibiscono una tale complessità.

Di fronte a certi dram, non sappiamo mai se far prevalere la luminosa gioia per il godimento che proviamo o l’atra disperazione per non averne due casse nell’armadio. Forse il palato ha un po’ perso grip, e l’intensità appena accennata (come ad esempio era capitato, anche se là con più dolorosa perdita, per il nostro Talisker del 1947) ci impedisce di esplorare, nella nostra scala, le vette più irraggiungibili: ma un 93/100 è il giusto tributo ad un malto che per complessità e qualità aromatica non ha rivali. Clynelish e Brora (e diciamo che qui le cose coincidono…) sono forse le nostre distillerie preferite: e se ce ne fosse bisogno, beh, ora ci ricordiamo il perché. Grazie infinite a Riccardo del Bar Metro per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Peter Pears e Benjamin Britten (quest’ultimo è compositore) eseguono Sette Sonetti di Michelangelo.

Clynelish 1995 ‘Port finish ‘(2010, Wilson & Morgan, 46%)

Dopo il Tobermory controverso di venerdì scorso, abbiamo deciso di assaggiare un’altra espressione selezionata e imbottigliata dal prode Wilson & Morgan, italianissimo spacciatore di malti e rum; generalmente ci ha sempre abituato molto bene, e dunque restare con l’amaro in bocca per quel Tobermory proprio non ci piaceva… Proviamo dunque una bottiglia potenzialmente controversa: vale a dire un Clynelish, cioè distilleria che amiamo tanto e che tipicamente produce un distillato perfetto anche quando è più nudo; dicevamo un Clynelish però finito in botti ex-Porto. Quel che si dice dei wine-finish ormai si sa, e si sa anche che 1. i finish in Porto possono essere tragicomici 2. l’unico altro Clynelish finito in vino che abbiamo assaggiato era buono, sì, ma non buonissimo… Come si comporterà questo amico? (noterella: la foto è del Clynelish 1995/2010 sherry finish, non Port finish… ma quella giusta non l’abbiamo trovata, ahinoi!)

106550419.clynelish-sherry-finish-1995-2010-wilson-morgan-0-7-l-46N: spicca la nota vinosa e un po’ stucchevole del Porto, che abbiamo imparato a riconoscere in note di caramelle gelée, di marmellata di fragole… Ma sotto, si muove indomito un distillato che conferma la qualità della distilleria: ecco l’anima lievemente torbata, vegetale, mielosa, si sente perfino il minerale! E questa nota quasi di fumo, è vera o ce la stiamo sognando? Il malto c’è, in versione apparentemente ancora giovincella (molto cerealoso). Erba fresca. Una bella spruzzata agrumata (fiori d’arancio). Non semplice né straordinariamente complesso, ma proprio piacevole.

P: masticabile e pieno. Non è un palato travolgente, né procede a fiammate, resta anzi costante e omogeneo, di buona intensità. Idem come al naso, con anche begli accenni di cera e un fumo un po’ più evidente, anche se garbatissimo. Poi note di miele, di toffee, poi di malto e ancora erbacee; il tutto è ben fuso assieme a quel dolciastro (a tratti sciropposo, se ci intendiamo: e se non ci intendiamo, beh, intendiamoci) vinoso, tra gelée alla fragola e marmellatone. Che bel bilanciamento. Una nota cioccolatosa, mentre l’agrume retrocede un po’.

F: non lunghissimo, ma che eleganza: si richiude sul vegetale, sul malto, e sul cioccolato amaro. Ancora cera e torba fanno un gradito ritorno sulle scene del nostro cavo orale. Emersioni dolciastre, soprattutto dopo un po’… Ma è il Porto, bellezza!

Poche cose, ma chiare: equilibrato, dolce ma non troppo; il vino non si fa pregare e si sente bene in evidenza, ma senza diventare preponderante e senza coprire eccessivamente l’anima del distillato (l’unico appunto è che forse pare più giovane della sua età…), che anzi pare bella squadernata. Si può squadernare un’anima? Forse no, ma a noi checcefrega? 86/100 è il giudizio, e segnaliamo che costava attorno alle 45 euro.

Sottofondo musicale consigliato:Lianne La Havas – Elusive

Brora 25 yo (2008, OB, 56,3%)

Restiamo nell’eccellenza, restiamo sui venticinquenni: dopo il Talisker che tanto ci è piaciuto, mettiamo alla prova il più giovane dei Brora messi sul mercato da Diageo nella serie delle Special Release: vale a dire un 25 anni – appunto – imbottigliato nel 2008. Pare superfluo dire che occasioni come queste, ahinoi, saranno sempre più rare… Chissà quante altre volte ci capiterà di mettere le mani su un Brora ad un prezzo ragionevole? Forse mai più. Piangiamo un po’, e poi annusiamo.

brora-25-year-old-natural-cask-strength-2008-bottling-with-tube-6367-pN: un Brora che sulle prime si mostra un po’ trattenuto, senza quel “calore sporco” (farmy per intenderci) a cui ci hanno abituato altre Special Release. Questo invece ti dà del lei, con note educate di miele, fieno e cera. Che cresce, e cresce, e cresce… Bastano pochi minuti di ossigenazione e cresce pure una ‘dolcezza’ fruttata e cremosa: marmellata d’albicocca e di fragole; uvetta e una spruzzatina d’aranciae di pepe nero. Invece, tanto si sente, forse come mai in altri Brora OB, un nitido legno fresco e speziato, secco. Stupisce la mancanza d’affumicatura evidente. Con acqua diventa più caldo e ‘broresco’, arricchendo il profilo di pera, mandorle, agrumi e anche con note più sporche e ‘stallose’.

P: prosegue coerentemente la via tracciata al naso: l’attacco è d’intensità e compettezza clamorose, pur senza le bombe di sapore cui ci avevano abituato altri Brora. Le suggestioni di cera sono un universo in costante espansione e conferiscono una superba oleosità e masticabilità. Da copione pure decise note mielose e cremose; resiste anchebun che di pepato. Come al naso sono invece deboli l’affumicatura e le note ‘farmy’, richiamate solo da un bel senso di fieno caldo e da una punta di torba acre e vegetale. Con acqua la goduria aumenta: è più cremoso (pera burrosa) e meno tagliente; cresce il fumo in modo eccellente.

F: lungo e persistente, con note di frutta secca e torba acre; forse solo un poco di fumo.

Parole in libertà: pare quasi più un Clynelish che un Brora (?); pur restando nell’eccellenza, è in qualche modo un whisky più ‘normale’ rispetto ad altri capolavori messi in commercio nella stessa serie. Non per questo ci sentirete lamentarci, però, ed ecco dunque un bel 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Dick KatzThere will never be another you.