Cooley 13 yo (2003/2017, The Exclusive Malts for The Whisky Barrel, 52,7%)

Cooley è una delle distillerie ‘storiche’ d’Irlanda, anche se la sua storia è appena trentennale: fondata nel 1987 sulle ceneri di un impianto per la distillazione delle patate, negli anni ha messo sul mercato whisky con stili differenti a diversi marchi, come è usuale nel mondo degli Irish, tra cui Kilbeggan (anche se ora questa è una distilleria a sé stante), Connemara, Tyrconnell… Chi volesse approfondire i fatti irlandesi d’acquavite, orientatevi qui e qui per un’eccellente introduzione. Negli ultimi tempi circolano tanti single cask di Cooley, e soprattutto quelli intorno ai vent’anni godono di una fama altissima: noi abbiamo messo le mani su un Cooley di 13 anni in sherry, single malt e distillato in pot still – quindi, se vogliamo, un irlandese poco irlandese… Selezionato da Exclusive Malts (Creative Whisky Company) per il negozio The Whisky Barrel, è un barile ex-sherry imbottigliato a grado pieno. Aperto allo scorso Freak Show, finalmente lo beviamo.

cooley-13-year-old-2003-exclusive-malts-10th-anniversaryN: molto aperto ed aromatico, pare una varietà di sherry cask particolarmente ‘morbida’ e zuccherina – uno sherry più arancione che rosso, se intendete le nostre suggestioni cromatiche. La frutta rossa infatti è in disparte; molto evidente è invece una nota di caramella dura alla fragola (perfino i Chupa-chups panna e fragola), e in generale c’è una nota astratta di “caramella” molto evidente. In primo piano abbiamo anche la brioche al miele, la confettura d’albicocca, e perfino la mela rossa glassata, quella che si mangia sugli stecchi… e che scopriamo chiamarsi ‘mela stregata’. C’è poi un lato di ciambellone, di pandoro, di vaniglia, piuttosto smaccato; infine, una nota di legno nuovo conferisce una certa freschezza al tutto.

P: si confermano le impressioni del naso, con in più una nota floreale molto ‘irlandese’, ricorda fiori edibili, tipo la violetta (anche la violetta glassata). Resta sempre molto zuccherino, tutto su note di miele (miele da solo, ma anche biscotti al miele e all’orzo), brioche ripiena di confettura d’albicocca, zucchero a velo; si aggiungono note agrumate, aranciate, che ci ricordano proprio il calore dell’arancia candita del panettone. Tanta mela gialla. La frutta rossa è sempre più un ricordo…

F: …almeno fino al retrolfattivo, in cui torna una fragola ‘industriale’, da caramella alla fragola – e poi il solito miele, la solita brioscia, la solita mela.

Come era prevedibile guardando alla ‘ricetta’, è un Irish molto scozzese, assaggiandolo blind non sappiamo se avremmo identificato il paese d’origine. Il barile è molto attivo, ma a giudicare dalla degustazione doveva trattarsi di quercia americana sherry-seasoned  (sappiamo che è la norma, lo diciamo perché qui è particolarmente evidente) – il risultato è un whisky molto zuccherino, intenso, con note di caramelle davvero in primo piano. Decisamente molto, molto piacevole; congratulazioni agli amici di The Whisky Barrel per la selezione: 86/100 e avanti così.

Sottofondo musicale consigliato: The Pogues – Sunny Side of the Street.

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Limerick ‘Slaney Malt’ 23 yo (1991/2015, Adelphi, 59%)

New wave of irish single malt. Chi è nell’ambiente e davvero sa prevedere le tendenze del mercato, da tempo avverte che bisognerà tenere d’occhio i whiskey irlandesi, in futuro: tradizionalmente le poche distillerie del trifoglio rilasciano esigue e modeste espressioni, e anche i selezionatori indipendenti ne hanno spesso snobbato le velleità. Da qualche tempo, però, le cose stanno cambiando (non vi dice niente il fatto che Mark Reyner abbia abbandonato Bruichladdich per dedicarsi alla sperimentazione irlandese?) e anche ai festival di settore le bottiglie di irish whiskey non si limitano più al ‘solito’ Jameson. Adelphi, ad esempio, ha portato a Roma uno Slaney Malt (Cooley distillery), che abbiamo assaggiato con grande entusiasmo: ma eravamo ubriachi, probabilmente, quindi forse val la pena di riberlo ora, con calma. Occhio: si tratta del cask #8585 a 59%, tenete conto che c’è in commercio un’altra botte con le stesse specifiche (ma la gradazione è 58,1%).

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chiedete voi ad Adelphi perché sul loro sito la foto è tagliata così?

N: innanzitutto, a dispetto della gradazione si lascia avvicinare con una facilità sorprendente. Gli aromi sono di un’intensità davvero impressionante: accade uno dei nostri amati tsunami di suggestioni. Nella compattezza generale, partiamo dal lato fruttato: la tropicalità è francamente devastante, si alternano note di succo di frutta tropicale, e poi nello specifico mango maturo, maracuja, ananas (a fette, sciroppate). Rara una tale intensità tropicale… Poi, note di liquore alle noci; frutta secca (mandorle, ma anche proprio marzapane odorosissimo); caramello caldo, toffee. Un che di erbaceo e ‘mentolato’, tra l’eucalipto e il basilico: e anche quella punta floreale tipica degli irlandesi, punta che resiste anche di fronte a cotanta violenza. Con acqua, si sente ancora di più il lato ‘di botte’, con il bourbon in evidenza.

P: anche qui, l’impatto alcolico resta relativamente limitato. Domina la maracuja, clamorosamente clamorosa per intensità e pervasività: poi ananas e cocco, la guava (anzi: il succo di guava!), ancora sul versante tropicale; poi frutta secca di nuovo (castagne e noci). Ancora mentolato, ma qui più che la menta ci pare proprio di sentire una nota di basilico fresco (proprio la foglia azzannata d’estate). Con acqua diventa più cremoso, ma al tempo stesso si valorizzano quei richiami erbacei, quasi di erbe infuse, che già al naso parevano notevoli.

F: ‘grasso’ e tropicale, rimbalza tra noce e castagna da una parte e note di tropicalia infinite.

Mamma mia, che sorpresa. Si è forse capito che ci sono, qui e là, note tropicali? Perfetto equilibrio tra basilico e mango (?), intensità mostruosa: se non vi piace, non siete più nostri amici. 91/100. Grazie a Emanuele per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: Dropkick Murphys – I’m Shipping Up to Boston.

Connemara Turf Mor (2010, OB, 58,2%)

Usciamo per un attimo dai confini della cara Scozia per assaggiare un whisky irlandese molto particolare, sfornato in edizione limitata dalla distilleria Cooley nel 2010, un anno prima della sua acquisizione da parte di Suntory. Questo imbottigliamento contiene malto torbato con una percentuale di fenoli di 58 ppm contro i 20 ppm delle uscite usuali della distilleria. A quel che ne sappiamo è l’imbottigliamento più torbato d’Irlanda. Ah, “turf mor” in irlandese significa “big peat”, fate voi…

irish_con8N: un whisky dall’intensità inaudita, ma su un profilo molto irlandese – ed è proprio questo che colpisce. Una muraglia di gomma fusa, solvente, cenere e gas di scarico si abbatte su una muraglia di limone, pera e vaniglia. In questa guerra senza quartiere, ogni elemento resiste indomito, andando a codificare un naso semplice, a suo modo ‘delicato’ e al contempo brutale.

P: limone, pasta di mandorle e noci; pera acerba, vaniglia, cedro candito e lime; gomma fusa. Ecco, provate a immaginare tutti questi sapori che vi devastano il palato con fiammate alcoliche contundenti. Poi aggiungeteci ancora un pizzico di violenza… ed ecco a grandi linee il profilo di questo whisky.

F: torba bella inorganica, gomma bruciata, disastro ambientale (?).

Se non sapete cosa fare una sera di queste e a un certo punto vi sentite tentati da un’esperienza estrema, evitate per una volta di legare la vostra compagna al letto e provate questo Connemara Turf Mor, un malto che è un viaggio di sola andata per l’inferno o per il paradiso (sul web si trovano infatti recensioni abbastanza contrastate, tra chi lo premia e chi esprime qualche riserva). Noi col voto ci fermiamo al purgatorio: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: NevermoreSound of silence a proposito di esperimenti estremi, ascoltatevi questa cover…