Dailuaine 22 yo (1995/2018, Carn Mor, 56,6%)

Carn Mor, pezzo pregiato del gruppo Morrison & Mackay, è uno degli imbottigliatori che ha stupito di più gli appassionati all’ultimo Milano Whisky Festival, in cui era presente al banchetto di Fabio Ermoli, importatore italiano: anche per questa ragione a inizio maggio abbiamo deciso di partecipare alla Masterclass di Peter Mackay tenuta a Tomintoul, durante lo Spirit of Speyside. Tra i vari assaggi, abbiamo deciso di dedicare una recensione ad hoc a questo Dailuaine, un single cask che, alla vista, avremmo sicuramente ritenuto frutto di una maturazione ex-sherry… E ci saremmo sbagliati: solo 76 bottiglie ottenute da un bourbon cask di secondo riempimento ma sottoposto a un pesante recharring, ovvero una nuova tostatura per ravvivare la vitalità del legno: di qui il colore scuro scuro.

N: aperto, aromatico, molto intenso e ‘scuro’, compatto. Pesche sciroppate, pesche con gli amaretti – insomma pesche iperzuccherine. Tarte tatin, frutta maturissima. Caramello, miele di castagno. Il senso di zuccherinità è devastante! Ma resiste anche una certa maltosità biscottata, insieme a chips di legno – e di mele. Tante mele, rosse soprattutto.

P: idem come sopra, dall’intensità ai descrittori. A voler essere più effusivi, ci sono più evidenti anche note di arancia e burro (biscotti al burro). Basta con le effusioni. Un vago sentore che definiremmo di cera, anzi forse frutta di marzapane con cera edibile. Zuccheri caramellizzati. Cocco.

F: lungo, persistente e ancora incredibilmente intenso. Tutto coerente con quanto scritto su.

Molto compatto e coerente, grandissima intensità, grande frutta, un po’ monotono se vogliamo: ma che bella monotonia. Molto molto carico, certo, e il distillato pare decisamente ancillare alla vivace virulenza del barile; e però è buono, decisamente persuasivo, per cui ci appiccichiamo sopra un 87/100. Costa circa 170€, è quasi esaurito ed era destinato al solo mercato britannico.

Sottofondo musicale consigliato: Gorillaz – Humility.

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Monkey Whisky Night #6 (24.02.18) – Cadenhead’s

Con solo un mese di ritardo veniamo a rendere conto del sesto ritrovo del Monkey Whisky Club, ovvero l’incontrollabile creatura di un manipolo di appassionati di whisky e di semplici erotomani che organizzano degustazioni tematiche in una non meglio precisata abitazione milanese (sssh, location segretissima!!! Ma va’, scherziamo, per partecipare basta iscriversi al loro gruppo Facebook e giurare fedeltà alla Scimmia).
Questa volta il fil rouge della serata è stato l’imbottigliatore indipendente scozzese Cadenhead’s, che nel 2017 ha festeggiato i 175 anni di storia e ha fatto uscire una caterva di imbottigliamenti che a occhio e croce un assaggino lo meritano. I 5 whisky che abbiamo bevuto noi, a ogni buon conto, sono stati imbottigliati in annate precedenti nella serie ‘Small Batch’, quella con le bottiglie basse e schiacciate in stile vintage, per intenderci. Il clima era come al solito gioviale, tra il serio e il faceto senza disdegnare l’improbabile, l’assurdo, il grottesco e lo sconveniente; ciononostante siamo riusciti a prendere qualche nota di degustazione finché la rodata formula dell’auto mescita con refill libero per i 15 presenti non ha definitivamente tappato la vena descrittivista che ci contraddistingue. Ma andiamo di parterre!

light-creamy-vanilla-17-year-old-cadenhead-creationswhiskyCreations ‘Light creamy vanilla’ 17 yo (2014, batch #1, 46%): questo blended assemblato con whisky di Auchroisk, Clynelish, Ardmore e della defunta Caperdonich è piacione e facilone come l’Heineken su Tinder (qualsiasi cosa significasse, l’abbiamo scritto e fedelmente lo riportiamo). Vaniglia, torta paradiso e scorza di limone, con un discreto supporto sul lato terroso e oleoso delle distillerie Clynelish e Ardmore. È tanto saporito e un 85/100 ci sta tutto.

Dailuaine 11 yo (2016, 46%): frutta cotta, soprattutto pere. Le note di botte sherry in cui AA-Cadenhead2ha riposato per più di un decennio non sono così evidenti, e anzi si trovano sentori di whisky giovane (lieviti e canditi). Al palato è speziato e frizzantino. Sicuramente particolare ma si ferma a 84/100.

bowmore-13-year-old-2001-small-batch-wm-cadenhead-whiskyBowmore 13 yo (2014, 46%): qui si comincia a fare sul serio, con un Bowmore tipicamente marino e tropicale. Caucciù. Si presenta gentile ma non privo di una certa complessità. Il palato è molto spinto sulla dolcezza, con pacchi di liquirizia salata. Gradevole fino a 87/100.

Tobermory 21 yo (2016, 52,5%): i due bourbon hogsheads usati tobermory-21-year-old-1995-cadenheads-small-batchrestituiscono un whisky grasso, oleoso e tagliente. È un impasto compatto di noce di pecan, vaniglia, sale e cera. Al palato arriva un’ondata pazzesca di sapidità, assieme a frutta gialla e marzapane. Si percepisce una leggera torba e sul finale ci si ritrova il sale sulle labbra: semplicemente splendido. 90/100.

La serata si è poi conclusa in bellezza con un maestoso Bruichladdich 24 yo del 2016, di cui però non sopravvivono ricordi nitidi, al di là di una spiccata tropicalità, perché la convivialità e il consumo irresponsabile di alcol hanno decisamente preso il sopravvento. Sicuramente da riprovare in altri contesti, anche perché ci sembrava molto complesso.
Per concludere non possiamo che ribadire il nostro divertito assenso per il tipo di serata che il club della Scimmia del Whisky ha ancora una volta imbastito con molta naturalezza: un po’ degustazione domestica con qualche nozione a suggestionare i presenti, un po’ alcolismo smodato a suggestionare tutti. Avanti!

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shooting di fine serata by Laura Licari: all’insegna della sobrietà

Great King St. ‘Artist’s Blend’ (2016, Compass Box, 43%)

Schermata 2017-07-31 alle 11.54.52Il blender più cool del mondo dello scotch, quella realtà che sta costringendo l’industria a ridefinire i propri confini e le proprie regole, o per lo meno sta spingendo tanti players sulla strada della trasparenza: Compass Box, ancora tu! Oggi assaggiamo una delle edizioni base, ovvero il Great King Street ‘Artist’s Blend’: come di consueto la ricetta è dichiarata, e la trovate nell’immagine qui a fianco. C’è tanto grain, qui, dato che un 46% è Cameronbridge: e ci sono anche componenti bizzarre, dato che il 17% della miscela è a sua volta una miscela di Teaninich, Clynelish e Dailuaine finita per due anni in quercia francese. Ma insomma, lasciamo perdere la teoria, passiamo alla pratica…

blend_gre1N: apertissimo e di grande morbidezza, è tutto improntato a una dolcezza immediata, facile. Pasticcino alla frutta, miele e fiori freschi sono le prime suggestioni che ci colgono: c’è un bel pizzico di vaniglia, un vago senso di frutta gialla indistinta, ma sono soprattutto due descrittori a farla da padrone – la pera, onnipresente e pervasiva, e un cereale caldo, proprio la spiga di grano!

P: semplice, certo, ma piuttosto intenso e sorprendentemente cremoso. Questa cremosità si materializza ancora sotto forma di purea di pera, pasticcino alla crema (pastafrolla a go go, vaniglia), cioccolato bianco. Un che di zucchero filato. C’è anche una sfumatura vegetale, erbosa o erbacea: note di fogliame, tiè.

F: non lunghissimo, tutto su una piacevole pastafrolla burrosa.

Semplice, certo, ma buono, senza quei grossi difetti che spesso prodotti di questa fascia presentano. È un blend senza età dichiarata, giovane, in cui la gioventù non è troppo ‘aspra’ ed evidente; la composizione è elaborata e complessa ma non risulta troppo artefatto nel bicchiere (è dolce, non dolciastro) e in definitiva rimane equilibrato nella sua semplicità: 84/100. Come al solito, ottimo lavoro.

Sottofondo musicale consigliato: Calvin Harris feat. Pharrel, Katy Perry – Feels.

Dailuaine 17 yo (1997/2014, The First Editions, 58,3%)

Ronaldo-Main-RWD-Fat-Ronaldo-OG-Brazil-Inter-World-Cup-Record2La pigrizia ci porta a non spostarci di molto da Glenfiddich… Ci basta percorrere pochi chilometri per essere davanti a Dailuaine, distilleria dello Speyside di proprietà Diageo; grazie alla solerzia di Fabio Ermoli, importatore della serie “First Editions” di Edition Spirits (imbottigliatore dietro cui si cela il buon marchio di Hunter Laing), assaggiamo un single cask, refill-sherry, di 17 anni, distillato nell’anno di grazia 1997 (per intenderci, l’anno in cui Ronaldo firma per l’Inter) e imbottigliato solo qualche mese fa, a fine 2014. Come sempre quando si ha a che fare con HL, si tratta di un whisky non filtrato a freddo e non colorato artificialmente.

103005-normalN: la gradazione alta chiude un po’ il profilo, ma senza che l’alcol resti prevalente, anzi: domina incontrastata la mela rossa, in ogni sua facies (succo di mela limpido, soprattutto); scorza di limone grattugiata (avete presente?, per le torte); anche qualcosa di cremoso (crema pasticciera su tutto). L’acqua spalanca una dolcezza da pasticceria, con questa mela sempre in primo piano; dolcetti alla frutta; pasta di mandorle.

P: molto, molto intenso; a grado pieno è bello aggressivo. Vagonate di mela, mela e poi anche un po’ di mela; poi cresce una bella matosità, che ci figuriamo come una brioche alla marmellata; una spruzzata di arancia. Che belle le note di legno di botte, mai eccessive… Con acqua, come al naso, crescono le note fruttate (anche pesche) e di crema di pasticcini. Molto convincente, ben strutturato.

F: non lunghissimo, ma molto intenso e pulitissimo; ancora mele mele mele e brioche.

Un single cask giustamente selezionato per l’imbottigliamento: gradevolmente fruttato e dolcino, rappresenta benissimo lo stile ‘tipico’ dei malti moderni dello Speyside. A voler trovare il pelo nell’ago nell’uovo del pagliaio, forse proprio la sua stessa tipicità lo trattiene dal diventare un fuoriclasse, come il Ronaldo di cui sopra: è forse più, che so, un Checco Moriero, capace di stupire ma soprattutto prezioso per la costanza di rendimento. Insomma, 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Fiend without a face – Calypso.

Dailuaine 37 yo (1976/2013, Silver Seal, 47%)

Arriviamo buoni ultimi, dopo Ibr e Whiskysucks, a dare le nostre impressioni su questo imponente imbottigliamento Silver Seal, invecchiato per ben 37 anni in una botte ex bourbon. Dailuaine è una distilleria di proprietà Diageo situata in pieno Speyside, di cui non si parla molto spesso, visto e considerato che non ha mai nemmeno avuto un core range e che larghissima parte della sua cospicua produzione (circa 3,4 mln di litri annui) finisce nei blended Johnny Walker.

dailuaine_20140108131019_im229133N: apertissimo e quasi stordente per il carico aromatico presente: si sentono anzitutto tutti i suoi anni, con una nota compatta e ‘schermante’, setosa, fatta di pastelli a cera, zucchero di canna, legna calda… Punte speziate, erbacee ed agrumate, tra il bergamotto, foglie di tè e tamarindo. Ma tutto ciò, intendiamoci, fa da sparring partner a una dolcezza fruttata d’intensità mostruosa: pesche e banane molto, molto mature; e ancora, toffee e burro, pastafrolla, che in qualche modo richiamano al malto. Croissant alla marmellata. Si potrebbe andare avanti ancora per molto con le suggestioni più golose…

P: in attacco pare molto trattenuto, con un corpo non carichissimo e la prevalenza assoluta delle note di cera e di tannini. Poi però in un attimo la situazione sfugge completamente di mano all’ignaro bevitore: esplode la frutta e, oltre al tripudio del naso, che qui concede la replica, escono qualcosa di vicino alla frutta rossa e tanto cocco. Tilt totale. C’è un gran malto tostato e a tratti pare di sentire del fumo di pipa. Frutta secca mista e carruba.

F: di intensità e complessità rare, tanto da replicare in toto le caratteristiche del palato, forse solo con un po’ di fumo di legno in più e con generose erbe aromatiche.

Francamente cosa volete di più dal vostro bicchiere? Questo Dailuaine è setoso, complesso, intenso, con un malto di personalità e ancora molto vivo a condurre le danze dopo quasi 40 anni trascorsi in compagnia di una botte comunque assai aromatizzante. Un equilibrio che ha del miracoloso: 93/100.

Sottofondo musicale consigliato: CocorosieGravediggress

Dailuaine 12 yo (2000/2012, Silver Seal ‘Young’, 56,2%)

Torniamo a Formigine per assaggiare un Dailuaine del 2000 imbottigliato da Silver Seal alla fine dello scorso anno: è un whisky che inaugura la nuova serie dell’imbottigliatore italiano, ovvero Silver Seal “Young”. Le etichette a ‘scudo’ riprendono quelle, storiche, del marchio Sestante (per intenderci, tipo questa qui); la serie sarà concentrata su whisky giovani e le varie bottiglie saranno disponibili ad un prezzo un poco più basso rispetto al solito. Questo Dailuaine, invecchiato in una botte ex-sherry, ha già ottenuto un riconoscimento vincendo il premio Whisky & Lode al festival di Roma (qui le parole di Andrea, che ha ideato il premio stesso). Il colore è ramato.

wd0124936-71_IM129213N: alcol pungente, ha bisogno di respirare. Dopo poco tira fuori una maltosità profonda, intensa (beh… note ‘calde’ di malto!); scommetteremmo su un refill sherry (magari verremo smentiti anche oggi, eheh), non c’è grande vinosità. Ci sono però leggere note di frutti rossi, un po’ indistinti, e a dominare la scena troviamo tracce di tabacco, di sigaro, di cuoio. Con un po’ d’aria (pardon, d’ossigenazione), si fa più cremoso (crema catalana, caramello; crema di marroni!). Erbaceo, con note di tè speziato; punte quasi balsamiche. Con acqua diventa un poco più ‘pulito’.

P: quasi secco, in bocca; tanto tanto malto (fette biscottate, note ‘briosciose’), davvero buono. Cristallino e potente; note di caramello e toffee (ma anche panna cotta) più intense, è dolce ma non stucchevole, dato che comunque restano in evidenza note erbacee che ‘sdrammatizzano’ (eh? comunque, foglie di tè). Si sente che è giovane, ma è proprio buono! Note amarognole verso il finale, e anche un po’ piccantine (tipo tabacco, per intenderci). Emerge ancora una bella nota di castagne e crema di marroni.

F: ancora malto intenso e note dolci e amare a intermittenza; panna cotta, ancora sentori erbacei, ancora crema di castagne. Pepatino; è una suggestione o pare quasi affumicato?

Il premio vinto a Roma è senz’altro il giusto riconoscimento per un single cask di facile beva, che – come dire – restituisce al malto il ruolo che gli spetta; la botte dà un apporto molto interessante, senza farsi mai invadente ma portando note erbacee e amarine che si integrano perfettamente in un profilo dolce davvero delizioso. E’ un whisky semplice, in fin dei conti, ma tutto è intenso, bilanciato e al posto giusto: se per qualcuno può avere un senso, sa proprio di whisky, e a noi il whisky piace. 87/100 è il nostro giudizio (update: dopo qualche tempo, l’ha bevuto il buon Serge, cui però non è piaciuto tanto… ha trovato note metalliche e ‘sulphury’ che noi non abbiamo riscontrato, in ogni caso). Costa circa 130 euro.

Sottofondo musicale consigliato: Robert WyattShipbuilding.

Dailuaine 1999 (2012, House of MacDuff, “The Golden Cask”, 59,3%)

Dopo una due giorni quasi epica, tra la presentazione di alcuni nuovi imbottigliamenti Silver Seal e la degustazione di whisky ‘distillery only’ organizzata dal Milano Whisky Festival (vi parleremo di entrambe le cose, nei prossimi giorni, non temete), riprendiamo a pubblicare alcune delle recensioni fatte subito dopo lo Spirit of Scotland, proponendo oggi un Dailuaine di 13 anni imbottigliato da House of MacDuff nella serie The Golden Cask. A Roma questo malto aveva riscosso molto successo tra i presenti, in particolare nel pubblico femminile… Il colore è giallo paglierino scarico. Non sappiamo se la botte fosse ex-bourbon oppure refill sherry, ma a giudicare dalle nostre note propenderemmo per la prima ipotesi.

l'etichetta della bottiglia, in una foto di qualità pessima...

N: senz’acqua risulta naturalmente un po’ alcolico, ma non per questo ostico. Infatti, ci si lascia catturare fin da subito da un interessate bouquet di odori, che col tempo va aprendosi molto: oltre a delle evidenti note di vaniglia, c’è tanta frutta: albicocca soprattutto, ananas. Abbastanza burroso, ricorda la torta paradiso (crema, vanillina, zucchero a velo…). Camomilla zuccherata. Note maltate.

P: in un primo momento abbiamo fiammate di frutta, frutta, frutta (pesca e albicocca, a spiccare, un po’ di mela). Anche tanta frutta secca ‘oleosa’ (noce e mandorla, anche nocciola?). Dopo un po’ la relativa gioventù del malto è tradita da una sensazione di amaro vegetale (fieno, erba), infuso d’erbe non zuccherato. Non c’è più il cremoso, sostituito appunto da una certa ‘erbosità’ che al naso non avevamo riscontrato.

F: va a terminare sull’amarognolo, erboso e vanigliato. Piuttosto lungo, molto godibile.

Questo Dailuaine non sarà un mostro di complessità, ma fa il suo dovere senza sbavature: il naso è tipico di certi giovani Speyside, e il profilo complessivamente fruttato viene solo leggermente temperato da un palato amarognolo. Molto godibile, la formula di “whisky da aperitivo” è forse abusata ma di certo cade a pennello su questo Dailuaine. Il nostro giudizio è di 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: cosa c’è di meglio di un sano e frizzante swing italiano? Ecco a voi i nostri amici Jazz Lag, con la versione di Tulipan estratta dal loro disco appena registrato. Venite a vederli dal vivo: i musicisti sono mostri di tecnica e savoir faire, cantante e coriste sono brave, sì, ok, ma soprattutto molto piacenti… Non saprete restare delusi!