Hazelburn 13 yo ‘Oloroso cask matured’ (2017, OB, 47,1%)

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Hazelburn, la distilleria che non c’è più

Hazelburn è il nome di una distilleria di Campbeltown rimasta aperta ed attiva per un centinaio d’anni, tra il 1825 e il 1925, quando fu chiusa dalla proprietà e col tempo smantellata e trasformata in un centro amministrativo (qui di fianco, una nostra foto della fu Hazelburn, da veri reporter d’assalto quali siamo). Springbank, nella sua operazione di valorizzazione del territorio, ha scelto proprio Hazelburn come nome per la sua terza ‘versione’, quella a tripla distillazione e senza torba, prodotta a partire dal 1997 e che occupa il 10% della produzione complessiva di Springbank. Oggi assaggiamo l’ultimo Hazelburn messo sul mercato, in primavera, un’edizione limitata di 12000 bottiglie a sola maturazione in barili ex-Oloroso. Non colorato, non filtrato a freddo e ovviamente a grado pieno (anche se piuttosto basso, bisogna dire).

hazelburn-_springbank_-13-year-old-olorosoN: già dal colore dorato antico si capiva che non è uno sherry monster, e il primo approccio olfattivo lo conferma, e però mostra delle caratteristiche inequivocabili: tanta uvetta e mela rossa, zucchero caramellato, torta alla marmellata di fragola, bella burrosa; créme caramel. Assieme a chiare zaffate di malto – sempre discreto, ma riconoscibile negli Hazelburn assaggiati finora – giunge inaspettata una lieve suggestione ‘sporca’, tra il minerale, il legno umido e un po’ di soffrittino invitante.

P: un bel corpo avvolgente, con una discreta pienezza. Prosegue sulla strada maestra tracciata dal naso, tra una dolcezza burrosa e fruttata e ancora una lieve sfumatura minerale/sulfurea. Riconosciamo note di una marmellata di fragole quasi bruciacchiata, ancora una torta burrosa; zucchero di canna e uvetta, ancora mele rosse (cotte, però). Poi di nuovo una sfumatura tostata, sporchina, qui più vicina al cerino. Una spruzzata di caffè.

F: abbastanza lungo e persistente, tutto giocato su burro, sull’uvetta, su una frutta secca nocciolosa.

Un naso facile, ordinato e gradevole, di una certa personalità pure, con un distillato maltoso ben accolto da un legno certo discreto e non sovrastante – certamente buono, per carità, forse un po’ meno Hazelburn rispetto all’idea, leggermente più ‘eterea’ e più succosa, che ne abbiamo noi. Ma questa vicenda, che accade solo nella nostra testa, non ci impedisce di riconoscere la qualità: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Roots – You Got Me.

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Glen Scotia Single Cask (2015, OB, distillery edition, 56,1%)

Recuperiamo i liquidi persi nella calura dei giorni scorsi, e lo facciamo non bevendo acqua (che banalità) bensì… whisky! Avevamo in sospeso l’ultimo Glen Scotia del lotto e non vogliamo certo farlo attendere troppo, quindi: single cask (età non dichiarata, ma chi ha organizzato il tasting ha parlato di una distillazione del 2002) ex sherry (non sappiamo se Oloroso o Pedro Ximenez: gli altri tre imbottigliamenti, però, erano tutti finiti proprio in PX…) a grado pieno, disponibile solo presso lo shop della distilleria. Se quest’estate passate da Campbeltown, ecco cosa vi troverete nel bicchiere:

Schermata 2015-07-10 alle 15.37.05N: rispetto al Victoriana, in effetti è decisamente più sherried… Spicca un nettissimo cacao / cioccolato fondente, ma reso piuttosto ‘sharp’ dalle solite (qui meno invasive) note ruginose (ricorda il profumo delle vecchie pentole in rame). Cioccolatini al rum. Ancora note di gin tonic!, di chinino… Scorza d’arancia. Tabacco (da sigaro? da pipa?). Buono e ‘difficile’. Ancora quelle note latamente vegetali, tipo bosco di conifere e un pelo di torba… Però qui lo sherry è tagliente, non ha la rotondità dell’altro in bourbon.

P: molto speziato (proprio cannella…), più dolce del previsto. Marron glacee, di brutto. Castagne calde; miele. Molto particolare, e però davvero convincente. Una nota di plumcake pucciato in una crema alla cannella, anzi, in un liquore alla cannella. Melone maturo? Un po’ legnosetto. Tabacco. Caramello salato, qui molto evidente.

F: maron glacee e castagne e cannella e pezzi di ferro.

Ci è piaciuto molto: ha quello stile lì dei whisky di Campbeltown, e di Glen Scotia in particolare (avete per caso sentito parlare di ruggine?), quindi probabilmente potrà risultare ostico per alcuni palati: rispetto al Victoriana è senz’altro più spigoloso e meno ruffiano, per quanto anche a proposito del V parlare di ruffianeria può sembrare un po’ forzato… Ma i nostri, di palati, sono andati in sollucchero, e non possiamo non premiare questo single cask (e con lui l’intero core range, davvero persuasivo nel suo complesso): 88/100 anche a lui, alla grande.

Sottofondo musicale consigliato: Nirvana – Paper cuts.