Lost in Caol Ila: una sessione di quattro

Ogni giorno, quando apriamo il mobile dei sample per cercare ispirazione, ce n’è un mucchietto che ci guarda sconsolato, triste, gemendo e chiedendo pietà. Noi lo abbiamo sempre ignorato, perché – lo sapete anche voi – questi sample sono dei viziati, frignano frignano continuamente e compito di un buon blogger, nelle sue funzioni di educatore, è di non assecondarne troppo i capricci. Oggi però, sentito il composto silenzio che giungeva dalle retrovie, abbiamo deciso di essere magnanimi e optare per un premio: abbiamo tirato fuori un gruppo di quattro Caol Ila, tra i 5 e i 13 anni, di quattro imbottigliatori indipendenti diversi, e ce li beviamo, adesso, davanti a voi, senza vergogna. Come di consueto in questi casi, si va di impressioni, di sentenze, lasciamo in bozza le noiose recensioni lunghe.

Caol Ila 5 yo (2008/2014, Hepburn’s Choice, 46%)

Un concentrato di mare e di torba, sbattuto in faccia per quel che è: un concentrato di mare e di torba. Evidente la nuda gioventù, con lieviti ed agrumi, e note erbacee e di alga. In bocca è salatissimo! Per i duri e puri: 85/100.

Caol Ila 10 yo (1995, Douglas Laing’s Provenance, 46%)

Al naso si presenta molto trattenuto, timido, e al tempo stesso morbido e invitante, con crema pasticciera e una leggera marinità. Al palato perde la dolcezza, rimane solo un erbaceo zuccherino, un po’ slegato e amaricante. 75/100.

Caol Ila 11 yo (1996/2008, Hart Brothers, 46%)

Ancora leggermente diverso: la torba è più inorganica, da tubo di scappamento, e al palato diventa anche più dolce grazie a un maggiore apporto del barile (crema, vaniglia). Oleoso. Formaggio. Poca marinità, poco agrume – anche se in crescita costante. 86/100.

Caol Ila 13 yo (1990/2003, Gordon & MacPhail, 58,2%)

Il Caol Ila più completo del lotto. Pieno e saporito, di certo qui la gradazione aiuta; ottimo equilibrio tra marinità, torba forte e contributo della botte – cremoso, oleoso (proprio olio d’oliva), con vaniglia, clorofilla, forse una banana giovane, non verde, non troppo matura. Banana, insomma, dai. 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Quentin40 – Giovane1.

Annunci

Mortlach 21 yo (1992/2013, Douglas Laing’s Director’s Cut, 56,7%)

Conosciamo tutti la vicenda di Mortlach: la distilleria lavora per decenni come fornitrice di bulk-whisky per i blended di casa Diageo, e intanto la sua reputazione cresce grazie ai numerosi imbottigliamenti indipendenti di alta qualità, con una particolare predilezione per pesanti invecchiamenti in sherry, i più adatti ad abbinarsi ad un distillato molto particolare, sporco in virtù di un processo di distillazione unico. Poi, pochi anni fa, Diageo decide di imbottigliarlo come single malt di fascia premium, in decanter da 50cl (come questo), con prezzi “da Macallan”, inserendo una buona quota di maturazioni ex-bourbon nella miscela. Gli appassionati storcono il naso e continuano a rifornirsi presso gli indipendenti: così facciamo anche noi, pescando questo ventunenne scurissimo selezionato da Douglas Laing e messo in vetro nel 2013, a grado pieno, nella serie Director’s Cut.

N: sherry monster prometteva d’essere e sherry monster è – così tanto da tarpare le ali perfino agli spigoli del distillato di Mortlach… L’impatto è di un whisky molto morbido, ‘dolcione’, tra traboccanti frutti rossi (sceglieteli voi: tanto ci sono tutti), brioche al burro, cioccolato al latte, magari caldo, quasi gianduia. Suggestioni di caffè, che promettono un palato forse un po’ astringente… E poi caramello, con qualche nota ‘bruciacchiata’ da creme brulée. Legno, tanto legno, con emersioni resinose molto evidenti, pur non entrando nei territori balsamici. Ti satura il naso… Solo alla fine, dopo un po’, emerge un piacevolissimo sentore di tabacco di sigaro caraibico.

P: un nettare, un succo di frutta e legno, straordinariamente privo di gradazione alcolica. Ce lo attendevamo astringente, e invece è lontano da questa dimensione: ancora frutta rossa (strabiliante, mostruosa nella sua succosa intensità), cioccolato al latte, crema, tanta uvetta… Un tripudio di pasticceria ‘pesante’: crema rappresa, poi nocciolato, confetture, fichi. 

F: lungo, intenso e persistente, ancora su frutta rossa e cioccolato

La selezione di Douglas Laing colpisce nel segno: è un whisky delizioso, per dirla con il Gerva “è un nettare”, uno sherry monster fatto e finito, pulito, succoso… Certo, le caratteristiche grasse e sporchine del distillato restano tarpate. Qualcuno potrebbe dire “è tutta botte!”: costui avrebbe ragione probabilmente, ma questo whisky è equilibrato, non si spinge mai nel ‘troppo legno’ astringente, ruffiano nel senso migliore, piacione: e in effetti a noi piace, 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: VNV Nation – Beloved.

Rosebank 27 yo (1975/2002, Douglas Laing ‘OMC’, 50%)

Di ieri è la notizia della riapertura imminente di Rosebank per mano di Ian Macleod (già proprietario di Glengoyne, Tamdhu – per adesso, per chiarire bene lo spirito, l’AD si fa fotografare con bicchiere pieno e bottiglia di Rosebank Flora e Fauna ben chiusa e sigillata: non la metafora migliore per introdurre la cosa, no?). Nei prossimi giorni arriveranno i nostri due centesimi sulla questione, intanto però ci è venuta voglia di assaggiare com’era il whisky di Rosebank, per vedere sostanzialmente “se ne valeva la pena”. Troviamo nel nostro armadietto un sample di Rosebank del 1975, nientemeno, un barile ex-sherry imbottigliato nel 2002 da Douglas Laing: come guanto di sfida al futuro può andar bene?

Schermata 2017-09-27 alle 20.02.57N: oh, da quanto tempo non mettevamo il naso su un Rosebank! Il primo impatto ci fa gridare al miracolo: è letteralmente un tripudio di frutta, fresca, deliziosa e succosa. C’è la frutta rossa innanzitutto, con tanta ciliegia, poi fragola concentratissima come se fosse un’iperfragola (anche confettura di iperfragola); mele gialle, fresche ma anche mele cotte al forno; albicocche disidratate. E la pasticceria: c’è un profumo di impasto per torte, di fagottini alla mela con crema, di pasticcini di frutta. Scorzetta d’agrume, poi, insieme ad una dimensione più minerale e maltosa… che, a dirla tutta, è forse la cosa che più ti colpisce quando annusi questo whisky: c’è infatti quella patina di cera, di mobili antichi (ci viene in mente un vecchio cassettino delle spezie…), che – se ci leggete, lo sapete – a noi fa impazzire, e che è solo dei whisky così vecchi.

P: la magia torna anche in questa fase, con una complessità e un’intensità veramente da urlo. Torta di mele gialle, una frutta rossa addirittura in crescita rispetto al naso (ancora fragole e ciliegie) a formare un profilo sì fruttato, ma allo stesso tempo molto ‘pesante’, molto piazzato, molto vecchio: legno speziato, tanta, tantissima cera, ancora un ricordo di legno impolverato, perfino un filo metallico, senza risultare un’off-note. Tamarindo, cioccolato, un poco di miele (di quelli non troppo dolci), scorza d’arancia rossa. Una punta di tabacco da sigaro? Una venatura di legnetti di liquirizia? Sì, a tutto. Spettacolare.

F: se il palato aveva la dicotomia frutta / cera a contendersi la gloria, senza però alternarsi, ma restando in scena assieme, qui le due componenti restano, con uguale intensità, ma in successione: prima un’esplosione fruttata clamorosa, poi, davvero all’infinito, una cera minerale da spavento.

Come c**** abbiamo fatto a tenere questo sample per degli anni nel nostro mobiletto? Come, eh? Ce lo sapete dire voi, senza insultarci magari? Un whisky francamente straordinario, intenso, complesso, esaltante: 94/100. Amici di Ian Macleod, questo è il benchmark: utilizzate bene l’eredità che avete comprato con il marchio, per favore. Dai. Per favore. La bottiglia vendita presso Lions’s Whisky a quasi 700€…

Sottofondo musicale consigliato: GraveyardHisingen Blues.

Glenturret 18 yo (1994/2012, Douglas Laing, 50%)

Tra le vecchie selezioni ‘Old Malt Cask’ di Douglas Laing che Monica ha portato con sé al Milano Whisky Festival (solo lei è finalmente riuscita a convincere l’importatore, Sarzi Amadè, a scendere nell’agone del festival!) c’era questo Glenturret scuro scuro, imbottigliato nel 2012: un single cask di 18 anni, evidentemente maturato in sherry, di una distilleria che mai ci ha deluso. Perché rinunciarvi?

glenturret-18-years-old-1994-the-old-malt-cask-douglas-laing-whiskyN: quant’è succoso! Sembra di pucciare il naso in un succo di frutta rossa (fragole, lamponi, ciliegia), il tutto ricoperto di miele… Come si possa ricoprire di miele un succo, bah, proprio non sapremmo. Uvetta, ciliegia sotto spirito; cioccolato, forse un cenno di chinotto; ai lati, si sentono lievi zaffate come di balsamico (olio di mandorle? cera per legno?), di resina. Mele gialle. Solo dopo un po’ cresce il senso di legno / tabacco aromatizzato (ricorda quello per narghilè da tanto è profumato). Albicocche, pesche sciroppate, perfino bacche di goji! Fichi freschi? Molto buono.

P: succosissimo come prometteva alle narici. Cioccolato ai frutti di bosco, poi frutti di bosco, in ogni forma: fresca, cotta, in marmellata… More e lamponi, soprattutto. Ancora cola e chinotto; fichi secchi. Si sente un po’ di più un malto gustosissimo (brioche), con punte di biscotti al burro; crostata alle fragole, uvetta. Col tempo si fa legnosetto, se pure sempre in equilibrio; miele a mestolate.

F: coerente con naso e palato, quindi miele a pacchi, cioccolato, frutti rossi; qui si sente tanto il legno (liquirizia, tannini).

Per l’intensità di aromi e sapori di marca ex-sherry, ci ha ricordato i nostri primissimi assaggi di whisky con simili invecchiamenti, pieni di sorpresa e di entusiasmo, quando ancora l’idea di aprire un blog sul tema era poco più che una risibile distopia in un qualche mondo parallelo. Dopo diversi anni, e dopo diversi assaggi, riconosciamo le qualità di un single cask piacione, ruffiano, fatto apposta per piacere: è tutto sommato semplice, se vogliamo, perché offre tutto il ventaglio topico dello sherry e nasconde le velleità del distillato, ma è una semplicità incantevole. 87/100, grazie Monica per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: Father John Misty – Holy shit.

Clynelish 17 yo ‘Old Particular’ (1996/2014, Douglas Laing, 48,4%)

Da qualche settimana ha riaperto, in via Piero della Francesca, Alcoliche Alchimie, enoteca e whiskyteca che negli anni si è guadagnata una discreta fama tra gli appassionati, grazie all’infaticabile verve della proprietaria, Monica. Il nuovo locale è vicino al precedente e ancora una volta ha una forte impronta whiskofila: questa volta Monica ha a disposizione buona parte del catalogo di Douglas Laing, storico imbottigliatore scozzese attivo dal 1949: oggi assaggiamo un Clynelish di 17 anni imbottigliato nella serie ‘Old Particular’, a grado pieno, anche se piuttosto basso (solo 48,4%).

Schermata 2015-10-14 alle 10.31.46N: molto pulito e delicato, ma certo non privo di personalità. C’è un senso di malto fresco ed erbaceo (erba fresca), poi scorza di limone grattugiata, susina gialla. L’ambiente sembra ‘acido’, ma non ci sono eccessi: quest’aspetto si riequilibra attraverso note di vaniglia calda da un lato, e di burro, in un certo senso ‘minerale’, dall’altro. Ci sono suggestioni vagamente tropicali (ci viene in mente la banana verde, la sua buccia; forse un che di kiwi) e di bella mela gialla. Solo dopo un po’ riusciamo a riconoscere delle note cerose, di candela, progressivamente in crescita.

P: di corpo medio, di media intensità: le note più agre ed acerbe del naso regrediscono rapidamente, per lasciare spazio a un palato più vaniglioso e tondo, con note dolci di pastafrolla, di torta; ancora mela gialla, crema pasticciera. Un velo di cera, ancora, accompagna verso il finale.

F: non lunghissimo ma intenso, torna bello pulito e minerale.

Un Clynelish a suo modo atipico, caratterizzato da un naso decisamente particolare (davvero ha 17 anni?) e un palato più caldo ma certamente meno… Particular! Mostra solo a tratti le caratteristiche peculiari di Clynelish, ma ciò non gli impedisce di lasciarsi affrontare e bere con grande piacevolezza. 86/100, e solo una domanda: Monica, ne hai una bottiglia in negozio? 🙂

Sottofondo musicale consigliato: Glen Hansard – Lowly Deserter.

Dufftown 18 yo ‘Old Particular’ (1995/2013, Douglas Laing, 48,4%)

Douglas Laing, è risaputo, è uno degli imbottigliatori indipendenti ‘storici’, lassù nelle terre d’Iscozia; nel 2013 i due fratelli, Stuart e Fred, hanno deciso che non si volevano più bene e si sono spartiti la torta familiare. Lo scettro di Douglas Laing (ovvero, il marchio) è rimasto nelle mani di Fred, che ha pensato bene di rinnovare le grafiche delle etichette e di lanciare qualche nuova serie, quorum la Old Particular: ma ne abbiamo già assaggiati in passato, quindi basta chiacchiere e via con questo Dufftown. Un milione di dollari per chi indovina in quale città scozzese si trova la distilleria…

eh no, una foto della bottiglia intera non l'abbiamo trovata

eh no, una foto della bottiglia intera non l’abbiamo trovata

N: uno stanco tripudio di normalità cerealosa. Si parte con una nota alcolica intensa, con suggestioni, a voler essere indulgenti, di lucido per legno; anche qualche nota sciroppata (un po’ pungente… forse uvetta, o vino fortificato?). Col tempo svela altro: roba gialla e tropicale (banana, ananas molto maturo), una moderata ‘dolcezza’ cerealosa e mandorlata. Un pit – forse – di limone. Non molto altro, temiamo: cerca di diventare cremoso, ma non ce la fa: rimane secco e cerealoso.

P: ha un attacco sgradevolmente dolciastro, diciamo un mix di caramello, nocciole e banana maturissimissima, per non dire altro. Se non altro ha un corpo pieno, d’intensità, ma – a parte il primo impatto di cui sopra – i sapori non sono entusiasmanti. Un sacco di toffee, ma proprio tanto; c’è anche qualcosa di tropicale un po’ stucchevole… forse mango dolcissimo? Mele cotte; un po’ di limone. Molto particolare, in ogni caso; a noi non sta piacendo, si capisce, ma ha una sua dimensione.

F: malto, cereali, frutta iperdolce quasi andata… Biscotti possi.

Con qualche imbarazzo decidiamo di dare 79/100; l’imbarazzo nasce dal fatto che, come già scritto, a noi non è piaciuto, ma ci rendiamo conto che è più una questione di gusto (naturalmente aureo, infallibile e insindacabile, quale tipicamente è il nostro gusto) che non di cattiva fattura del distillato – o almeno, così ci piace pensare in un sussulto di relativismo. Ah, la cosa del milione di dollari non era mica vera, giusto per chiarire.

Sottofondo musicale consigliato: Gigliola Cinquetti – Il condor.

Glen Grant 21 yo (1992/2013, Douglas Laing, 51,5%)

Avevamo ricevuto questo sample in occasione di uno stimolante twitter tasting offerto dall’imbottigliatore scozzese Douglas Laing per sostenere il lancio di un nuovo blended, lo Scallywag. Si tratta di un Glen Grant invecchiato in una botte refill sherry per 21 anni e imbottigliato per la serie ‘Old Particular’. Il colore è ramato.

glengrant_21opN: pare piuttosto alcolico, con una nota pungente minerale, di polvere da sparo. C’è un che di sporchino, comunque, tra l’arancia troppo matura, pelle, cuoio. Dietro, in ogni caso, si sviluppa una discreta dolcezza maltosa e nocciolosa; brioche all’albicocca e frutta caramellata (mele rosse). Uvetta, strudel. Non mancano suggestioni spezie (cannella). Onestamente non fa impazzire, è tutto un po’ trattenuto e dominato da quella nota sulfurea e minerale. Stranamente secco ma sherried. A tratti si sente anche odore d’alcol.

P: molto particolare e piuttosto alcolico. Parte piccantissimo, poi scoppia una nota dolciastra simile a certi rum dappoco, legnosissima, tra le noccioline tostate e lo strudel. Ancora uvetta. Ad ogni modo resta molto alcolico e, soprattutto, tanto metallico, ferroso, ruginoso. Si sprecano le ‘off notes’. Cuoio e tabacco da sigaretta, piccantino e legnoso.

F: nocciola, ferro, uvetta, sensazioni metalliche e ancora leggermente piccante.

Avevamo grandi speranze per questo Glen Grant, tuttavia siamo rimasti delusi. Al di là dei gusti personali, che non ci portano a prediligere profili sherried secchi e trattenuti, ci è parso di incontrare anche alcune sfumature poco potabili, soprattutto al palato per la verità. Forti anche dello scarso consenso riscosso presso Whisynotes, ci permettiamo sommessamente di bocciare, se pur con educazione: 77/100.

Sottofondo musicale consigliato: Guido e Maurizio De AngelisGoodbye my friend, dal capolavoro Il cittadino si ribella.

Scallywag (2013, Douglas Laing, 46%)

Il 27 di novembre avremmo dovuto partecipare a un tweet tasting organizzato da thewhiskywire e gentilmente offerto dallo storico e ultra prolifico imbottigliatore indipendente Douglas Laing. Si trattava di assaggiare assieme a uno sparuto gruppetto di appassionati in piena esaltazione internettiana un nuovo blended, dal nome Scallywag, che dall’inglese ci piace tradurre “birbante”. E in effetti Scallywag si è rivelato tale, facendoci lo scherzetto di arrivare il giorno dopo la twittata di gruppo. Nel pacchetto, a mo’ di consolazione, abbiamo trovato anche altri tre campioncini, che recensiremo a breve, ovvero dei single cask Douglas Laing appena imbottigliati: un Glen Grant, un Dailuaine e un Dufftown. Ma veniamo a noi: Scallywag è un blended interamente composto da whisky dello Speyside, tra cui Mortlach, Macallan e Glenrothes. Si tratta di un’edizione limitata.

scallywag-whiskyN: l’età non è dichiarata, ma sbilanciandoci diremmo che la maggior parte delle botti scelte non hanno superato i dieci anni d’invecchiamento; è semplice, ciononostante si lascia avvicinare piacevolmente. Infatti risulta molto caratterizzato, con inconfondibili note di agrume acido (pompelmo) e canditi vari. Più sullo sfondo a far da collante un senso diffuso di malto, un po’ di frutta secca (mandorla) e un quid di vanigliato (crema al limone?). A completare un leggero tocco di zenzero e fragole. In generale, nel mix pare prevalere la parte ex sherried.

P: paro paro al naso, con gli stessi identici attori solo combinati in modo diverso, dato che pare più rotondo, più liquoroso e leggermente più speziato. A un certo punto si palesa del cioccolato amaro.

F: è il passaggio forse più gradevole, maltoso, brioscioso, burroso e con l’influenza dello sherry in progressivo aumento.

Partiamo dalla nota dolente, che al di là di ogni considerazione qualitativa, è sicuramente il prezzo. Cinquanta euro per un blended di età non dichiarata (ma comunque giovane giovane) paiono onestamente troppi e sono solo in parte giustificati dal fatto che si tratta di uno small batch. Detto questo, Scallywag ha il pregio di avere una sua personalità e contorni ben definiti. Pochi elementi ma ben disegnati dal master blender, senza scadere mai nell’anonimato. Se lo trovate, assaggiatelo! Il voto è 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: Richard CheeseStar Wars Cantina

Laphroaig 8 yo ‘Premier Barrel’ (1998/2006, Douglas Laing, 46%)

Come probabilmente sapete, allo Spirit of Scotland abbiamo dato una mano a Davide e Claudio al banchetto congiunto Angel’s Share e I Love Laphroaig. Tra i torbati aperti in mescita – ovviamente… Laphroaig! – c’era una bottiglia, pardon, un decanter in ceramica, che ha attirato gli sguardi affascinati di molti avventori: si trattava di questo Laphroaig 8 anni imbottigliato da Douglas Laing nella serie Premier Barrel, serie caratterizzata appunto da bottiglie con un look vittoriano e dai 46% alcolici. Assaggiamolo… Il colore, come prevedibile per un whisky così giovane, è paglierino molto chiaro.

6078N: molto aperto nel bicchiere, fin da subito; esuberante nella sua giovane età ma per nulla spigoloso. Andiamo con ordine: il lato isolano è un manuale di Laphroaig: la torba potente è molto ‘marina’ (alghe secche, iodio) e medicinale (sciroppo per la tosse, nitido e intenso). L’affumicatura, che c’è, ed è forte, è però quasi coperta da quella marinità plateale. Accanto a ciò, si scatena una vaniglia cremosa, con note di marzapane molto intense e deliziose, e di zucchero a velo; suggestioni di frutta gialla. Una spruzzatina limonosa, che tende a ridursi col tempo e l’aria. Deliziose note di tè al bergamotto e di erbe aromatiche. Lato torbato e ‘dolce’ sono comunque perfettamente integrati e si compenetrano a fondo, regalando un’ottima suggestione di borotalco. Caramelle Valda.

P: un corpo bello cremoso e masticabile e pieno, a dispetto della gradazione. Domina forse la parte dolce, con magnifiche note di vaniglia, crema pasticciera, cedro candito, caramelle… Forse, diciamo caramelle alle erbe, perché ci sono note amare e vegetali, molto buone. Sullo sfondo, costante resta un’affumicatura possente ma – appunto – sullo sfondo, senza peccare di protagonismo. Ci sono note di formaggio dolce (diciamo Emmenthal), perfino di litchis, o uva bianca.

F: qui ritorna alla grande il fenolico, che offre cenere, alghe, sensazioni marine; ma senza dimenticare la dolcezza cremosa.

Non ci sono fuochi d’artificio: c’è solo Laphroaig, in tutta la sua nuda bellezza. Davvero, è un libro di testo su cui tanti imbottigliamenti ufficiali della distilleria degli ultimi tempi dovrebbero studiare un po’: bilanciato, tutte le anime sono integrate perfettamente e in armonia, senza eccessi da nessuna parte. Ah, te lo bevi come se niente fosse. Costava circa 150 euro, ci pare, ora naturalmente è esaurito; il nostro giudizio sarà di 90/100, perché è veramente godibilissimo. Come sempre, grazie a Claudio per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: 10 ccDreadlock love.

Ospitaletto Whisky Festival pt.4 – Ardbeg 10 yo (1993/2003, Douglas Laing OMC, 50%)

Dopo la piccola escursione culinaria (che ricetta! che video! che fighetti!), torniamo a occuparci dell’Ospitaletto Whisky Festival di sabato scorso: molto atteso (e sponsorizzato da GP, ospite dell’evento e noto feticista della distilleria) era questo Ardbeg di 10 anni, distillato nel 1993 e imbottigliato nel 2004 da Douglas Laing nella prestigiosa serie Old Malt Cask. Durante il tasting, sono stati avanzati dei dubbi sul tipo di botte, a causa di lievi note sulfuree al naso… Refill sherry o bourbon? Approfondiremo.

Schermata 2013-02-28 a 14.49.55N: molto Ardbeg… Ci sono forti note medicinali, si sente una torba intensa e molto ‘vegetale’, minerale, con una punta affumicata che si fa sempre più scoppiettante con il tempo. Vaniglia e cocco (e questo ci ha indirizzato verso una botte ex-bourbon), molto cremoso e ‘rotondo’, con note di fieno gradevolissime. Qua e là fa capolino una lieve nota sulfurea (Dameris è stata più esplicita e ha parlato di “cacca di mucca”) che ha instillato il dubbio… Sarà mica ex-sherry? Io, onestamente, l’ho percepita solo a tratti e molto debole. P: come al naso, grande coerenza; forse perfino più cremoso (gelato alla vaniglia, crema al toffee), poi note di liquirizia e di un limone che conferisce quella classica nota agrumata tipica di Ardbeg. Liquirizia. Il lato affumicato e torbato pende verso il fumo di un camino acceso. F: non lunghissimo: braci spente, iodio. Ancora liquirizia.

Come ha scritto Davide, un Ardbeg normale, senza infamia e senza lode: la qualità è alta ma così come mancano veri difetti, dobbiamo ammettere che non c’è neppure quella magia che talvolta ci fa perdere la testa per gli Ardbeg indipendenti. Il voto sarà dunque di 86/100, e l’interpretazione complessiva non è molto distante da quella di Serge.

Sottofondo musicale consigliato: The OffspringPay the Man.