Balvenie 12 ‘Single Barrel’ #4775 (2018, OB, 47,8%)

Da qualche anno Balvenie ha ampliato la sua offerta di single casks, allargando la serie ‘Single Barrel‘ anche al 12 anni, generalmente maturato in bourbon, oltre allo storico 15, generalmente maturato in sherry: oggi assaggiamo il frutto del barile #4775, una botte appunto ex-Bourbon che ha ospitato per 12 anni (ma va’!) il distillato di Balvenie (ma va’!). Messo sul mercato nel 2018.

Questa è un altro Single Barrel: la bottiglia vera, di cui google non serba traccia, è nell’altra foto in alto: è più grande, la dovresti trovare facilmente

N: burro e brioche, brioche e burro… Iper aromatico, avvolgente e piacente, ci ricorda pasticceria di vario genere: le Tenerezze al limone, le ricordate?, poi pastafrolla, frollini al burro. Ha un che di “fresco ma caldo”, che definiremmo come fieno. Limone candito, poi la ‘solita’ mela gialla. Ananas disidratato, in cubetti. Piccoli. Zenzero candito, in cubetti. Piccoli. Mandorle tostate?, frutta secca sicuramente.

P: più affilato di quanto promettesse il naso, pur se in un contesto di dolcezza diffusa. Limone, crema al limone, albedo; sa di burro, senza averne la consistenza. Tanto distillato. Ancora ananas disidratato. C’è molto legno, tende a chiudere proprio sulla nota tostata legnosa, leggermente amaricante, e pepe bianco.

F: legno, secco, poi dopo un po’ va verso il cioccolato bianco. Ancora pepatino.

Non è confortevole, dice Zucchetti, e noi gli crediamo: non si può dire che non sia buono, né che gli manchi personalità… È però un po’ più ‘verde’ del solito, con un naso piacione e, con incoerenza, decisamente più affilato e tagliente al palato, ma senza particolare equilibrio. E sempre senza equilibrio abbiamo nel bicchiere note di distillato e note di legno che non si sposano mai appieno e in armonia. Non è una cattiva bevuta, intendiamoci, e non è però neppure il miglior Balvenie di sempre: 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: David Riondino – Noi piedi.

Balvenie 15 yo ‘Single Barrel’ (2017, OB, 47,8%)

Ciao, sono Balvenie. E voi chi c**** siete?

Balvenie è una delle nostre distillerie del cuore: uno dei sette pilastri di Dufftown, uno dei whisky più rappresentativi dello stile ‘tradizionale’ (meglio: dello stereotipo dello stile tradizionale) dello Speyside, un whisky che difficilmente riuscirete a trovare deludente. L’enorme offerta ufficiale di Balvenie è nobilitata da diverse release di single cask: edizione standard, ma sempre diversa, spicca questo 15 anni ‘Single Barrel’ in sherry Oloroso. Oggi assaggiamo un barile imbottigliato nel 2017, ovvero il cask #11272, imbottigliato a 47,8%. Il colore, che colpevolmente citiamo di rado, è un rubino rubizzo rubacuori.

N: un barile ex-sherry molto scuro, schiacciante, polveroso… La prima patina è quasi di bacon, di certo di cuoio, cioccolato molto fondente, un po’ di polvere da sparo, tanto tabacco, spezie come cannella. Succo ai frutti rossi (quello artificiale, da supermercato), molto tamarindo. Come sempre espressivo, anche se scuro. More intense, frutta nera.

P: molto buono. Parte su note di liquirizia, alkermes, zuppa inglese, poi esplode una grande rotondità succosa, bilanciata da note di tannini molto equilibrate. La rotondità succosa è di more, succo di mirtilli, uva americana (l’acido dell’acino), ancora fave di cacao. Scompare il lato più sporco del naso, e va bene così.

F: molto lungo, godibilissimo, cioccolato fondente, amarene.

Molto buono, semplicemente, tutto quello che si può desiderare da un barile ex-sherry, il tutto supportato da un distillato sempre grasso e pieno, che non cede troppo spazio al legno. Equilibrio eccellente. Uno dei due però un po’ frigna, e dice che non è abbastanza Balvenie – ma solo perché era distratto da una fanciulla nel tavolo a fianco, cretedeci. 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: FKA Twigs – Cellophane.

The Speyside Files #3: That Boutique-y Whisky Company

 

Non sappiamo bene con quali forze e non ricordiamo bene dopo quali tappe in quali distillerie (…), ma a un certo punto ci siamo trovati a Dufftown, seduti in mezzo a tedeschi pelosi, grassi e sudati, di fronte a sei single cask imbottigliati dalla famosa That Boutique-y Whisky Company, marchio da imbottigliatore per il gruppo di Master of Malt. Etichette in stile graphic-novel, bocce da mezzo litro, prezzi alti e velleità da collezionabile: garanzia di successo, o no? A presentare il tutto c’era Dave Worthington, barbuto e competente Brand Ambassador. Ogni distilleria ha una sua etichetta, variata di volta in volta, e ogni imbottigliamento viene contrassegnato dal numero di batch – anche se si tratta di single cask, nella maggior parte dei casi con età differenti.



Glenallachie 8 yo batch #2 (2018, TBWC, 53,9%)
Note di cereali, di porridge, evidente il distillato; molto giovane e spiritoso. Barretta ai cereali e yogurt (con quella acidità lì). Anche al palato è buono, onesto, senza veri difetti ma piuttosto semplice. 81/100



Tormore 21 yo batch #3 (2018, TBWC, 46,8%)
Molto delicato e floreale, note di frutta gialla fresca, una suggestione agrumata (lime più che limone); al palato resta dolcino, floreale e fruttato. Leggermente cremoso, cioccolato bianco. Bella evoluzione, col tempo diventa sempre più tropicale al palato. Delizioso e delicato ma non delirante. Uno degli assaggi più piacevoli. 89/100



Glentauchers 17 yo batch #2 (2016, TBWC, 48,8%)
Un’ode al whisky che sa di whisky: nudo, avvolgente, erbaceo e burrosino, con una bella nota di cera d’api e miele al palato – e sapete che a noi questa nota di cera piace tanto tanto. Biscotto alla vaniglia. 87/100



Blend #3 19 yo (2017, TBWC, 50,2%)
Si tratta di un Glenfiddich teaspooned, presumibilmente con Balvenie ma ancora più presumibilmente con nulla. Dolce, tropicalissimo, sia al naso che al palato. Tantissimo cocco, sicuramente era un barile first-fill (tanta crema pasticciera, vaniglia, pasticcini, frutta gialla, mela). Aranciata zuccherata. Il finale è tutto cocco o mango alla thailandese, qualsiasi cosa questo voglia dire. Buono, forse tutto questo cocco lo rende un po’ noioso, alla lunga. 86/100



Mortlach 27 yo batch #2 (2016, TBWC, 52,6%)
Molto ‘grasso’, buono, anche lui con una grande presenza tropicale. Il naso è aromatico e affilato, con una nota di cera d’api deliziosa (nota che torna al palato, delicatamente). Al palato c’è anche una punta di propoli, poi diventa iper-tropicale con tanta guava evidente. Anche fieno, caldo. Complesso, pieno e soddisfacente. 92/100



Sottofondo musicale consigliato: Iron Maiden – No prayer for the dying.

‘Singleton of’ Dufftown 28 yo (1985/2013, OB, 52,5%)

dufftown, quando ci siamo stati noi
Dufftown, quando ci siamo stati noi

Non provate a dire che “Dufftown è una distilleria di Diageo molto grande ma che non produce single malt”, perché la serie Singleton of Dufftown vede ormai un core range abbastanza nutrito: 12, 15, 18 anni e anche due bei NAS dai nomi tanto evocativi quanto discutibili (Tailfire e Sunray). Noi abbiamo passato una bella serata a bere come se non ci fosse un dom… ehm, a fare birdwatching e a studiare ingegneria degli alambicchi, fuori dalla distilleria; oggi celebriamo quei momenti raffinati assaggiando la special release 2013,  un Singleton of Dufftown di 28 anni imbottigliato a grado pieno – appunto – nel 2013. Alla grande.

singleton_of_dufftown_28_year_old_special_release_2013b_12N: accogliente e rigoglioso, a tratti davvero molto ricco e bilanciato. Ha un ottimo equilibrio tra anime egualmente sfiziose: c’è infatti un lato di ‘frutta cremosa’ (pesche mature, pere belle dolci); ce n’è un altro di miele ai fiori (proprio un naso profumato e fresco!); ce n’è un terzo di frutta secca oleosa e non pesante (nocciole), a braccetto con legno ‘fresco’, appena tagliato. Fresco, abbiam detto, anche se – badate! – emergono bene note maltose, quasi dusty che tradiscono i quasi trent’anni.

P: in parte sorprende: ci aspettavamo un ribattimento sul tasto della cremosità fruttata, e invece si vira decisamente verso l’anima più secca ed amara. C’è ancora il miele a far da filo conduttore, ma si notano sicuramente di più quelle suggestioni di malto amarognolo, erbe (anche infusi), legno. Questo mix contribuisce a offrire l’immagine di un palato più ‘sobrio’ del previsto, certo particolare. Un pit d’arancia?

F: prosegue l’allontanamento dal profilo del naso, con malto frutta secca legno che sfociano in un amaro fin eccessivo; comunque lungo e pulito.

Si merita appieno lo status di ‘special’, perché ti conduce attraverso un percorso certo particolare; detto ciò, a un naso molto promettente seguono un palato e un finale decisamente sbilanciati verso il malto più amaro e meno piacione, senza però sfoderare armi particolarmente affilate. Senza tener conto del prezzo, dunque, il nostro giudizio è di 84/100: un buon prodotto, di buona qualità, ma senza guizzi. Decretammo.

Sottofondo musicale consigliato: Mastodon – White Walker, perché stasera la prima puntata di GOT non ce la leva nessuno.

Dufftown 18 yo ‘Old Particular’ (1995/2013, Douglas Laing, 48,4%)

Douglas Laing, è risaputo, è uno degli imbottigliatori indipendenti ‘storici’, lassù nelle terre d’Iscozia; nel 2013 i due fratelli, Stuart e Fred, hanno deciso che non si volevano più bene e si sono spartiti la torta familiare. Lo scettro di Douglas Laing (ovvero, il marchio) è rimasto nelle mani di Fred, che ha pensato bene di rinnovare le grafiche delle etichette e di lanciare qualche nuova serie, quorum la Old Particular: ma ne abbiamo già assaggiati in passato, quindi basta chiacchiere e via con questo Dufftown. Un milione di dollari per chi indovina in quale città scozzese si trova la distilleria…

eh no, una foto della bottiglia intera non l'abbiamo trovata
eh no, una foto della bottiglia intera non l’abbiamo trovata

N: uno stanco tripudio di normalità cerealosa. Si parte con una nota alcolica intensa, con suggestioni, a voler essere indulgenti, di lucido per legno; anche qualche nota sciroppata (un po’ pungente… forse uvetta, o vino fortificato?). Col tempo svela altro: roba gialla e tropicale (banana, ananas molto maturo), una moderata ‘dolcezza’ cerealosa e mandorlata. Un pit – forse – di limone. Non molto altro, temiamo: cerca di diventare cremoso, ma non ce la fa: rimane secco e cerealoso.

P: ha un attacco sgradevolmente dolciastro, diciamo un mix di caramello, nocciole e banana maturissimissima, per non dire altro. Se non altro ha un corpo pieno, d’intensità, ma – a parte il primo impatto di cui sopra – i sapori non sono entusiasmanti. Un sacco di toffee, ma proprio tanto; c’è anche qualcosa di tropicale un po’ stucchevole… forse mango dolcissimo? Mele cotte; un po’ di limone. Molto particolare, in ogni caso; a noi non sta piacendo, si capisce, ma ha una sua dimensione.

F: malto, cereali, frutta iperdolce quasi andata… Biscotti possi.

Con qualche imbarazzo decidiamo di dare 79/100; l’imbarazzo nasce dal fatto che, come già scritto, a noi non è piaciuto, ma ci rendiamo conto che è più una questione di gusto (naturalmente aureo, infallibile e insindacabile, quale tipicamente è il nostro gusto) che non di cattiva fattura del distillato – o almeno, così ci piace pensare in un sussulto di relativismo. Ah, la cosa del milione di dollari non era mica vera, giusto per chiarire.

Sottofondo musicale consigliato: Gigliola Cinquetti – Il condor.

Dufftown 28 yo (1983/2011, Silver Seal, 54,2%)

Il tour tra alcuni imbottigliatori italiani non può non passare da Formigine, casa madre di uno dei marchi storici del whisky de noantri, Silver Seal. Il prossimo 15 aprile Max Righi presenterà i nuovi imbottigliamenti – tra cui un vecchio Glenfarclas… estote parati – davanti a una selezione di menti eccelse (sì, noi ci saremo, ho detto menti eccelse, no?, è ovvio; e poi no, non c’è più posto, se volete sperare di imbucarvi prima di tutto registratevi al forum singlemaltwhisky.it e poi pregate che qualcuno si ammali all’ultimo momento – doveste riuscirci, non sperate di sfuggire alla nemesi); nel frattempo, assaggiamo un Dufftown del 1983, nostro coetaneo, invecchiato in una botte ex-bourbon e imbottigliato nel dicembre 2011. Colore, dorato scarico.

N: i 54% si fanno sentire, diamogli tempo; senz’acqua, ecco malto, mandorla, vaniglia, qualche frutta tropicale… Si diceva ex-bourbon, no? Intenso, complessivamente; costantemente fruttato (la nostra amata mela rossa fa capolino anche qua), ma qua e là col tempo si aggiungono note più profonde (legno, lieve speziatura di zenzero). Fragrante (profumo di brioche, anzi: proprio nastrine, belle calde…). Punte agrumate. Con acqua, la frutta tropicale, la mandorla e la vaniglia esplodono, letteralmente, insieme a una nota floreale che non sappiamo definire.

P: té, limone; punte mentolate, all’inizio. Albicocca. Un lato fruttato (tropicale) e dolce davvero delizioso e intenso. Questo, però, per i primi istanti: poi spunta lo zenzero candito, e non è che semplicemente “spunti”… Arriva un treno di zenzero candito a mille all’ora che sovrasta e travolge ogni altro sapore.

F: dolce (frutta gialla), piuttosto maltoso, non lunghissimo. Punte amarognole, soprattutto all’inizio.

Uh, questo è curioso. È un malto interessante, perché si mantiene fresco vista l’età, e al naso è uno Speyside regolare, da copione, molto buono soprattutto con acqua. Ci sono però al palato note ‘strane’ di zenzero candito (strane non per la presenza in sé, ma per l’intensità, davvero inusuale) che potranno soddisfare palati particolarmente esigenti. Onestamente, però, non è il profilo che ci sconfinfera, e nel nostro libretto si guadagna un (onestissimo) 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: non chiedeteci perché, non sapremmo rispondervi; ecco a voi CameriniRock n’ roll robot.