Intervista a Mark Watt, Campbeltown Whisky Company

Screenshot-2019-05-07-at-16.16.39[ENGLISH VERSION HERE] Dallo scorso novembre e dopo quasi 10 anni, Mark Watt non è più il General Manager di Cadenhead’s, in virtù di una separazione consensuale, affrontata con il consueto riserbo britannico. Noi abbiamo conosciuto Mark durante una sua calata italiana anni fa, quando fu presente al Milano Whisky Festival, e da lì varie volte l’abbiamo incontrato, per lo più a Campbeltown. Oltre ai magnifici – e offuscati – ricordi delle degustazioni in warehouse, siamo legati all’approccio di Mark, che pur essendo un professionista di altissimo livello si è sempre preso poco sul serio, e ha sempre affrontato le degustazioni e la comunicazione del suo lavoro con grande ironia e rilassatezza. Da poche settimane ha annunciato insieme alla moglie Kate la Campbeltown Whisky Company, che imbottiglierà whisky sotto il marchio Watt Whisky. La notizia ci ha stuzzicato, e abbiamo pensato di approfittare del tempo libero della quarantena per fare quattro chiacchiere con lui e farci raccontare che cosa bolle nel suo pentolone… Siccome ci pare che questa sia la prima intervista che rilascia negli ultimi mesi, abbiamo pubblicato anche la versione originale in inglese.

Ciao Mark, che bello risentirti. Dunque, tu hai avuto una bella carriera nel mondo del whisky, per circa dieci anni sei stato il “Whisky Man” di Cadenhead’s, il più antico imbottigliatore indipendente Scozzese. Se dovessi riassumere una carriera in tre concetti chiave, quali sarebbero?

Essere aperto e trasparente, fare le cose nel modo più naturale possibile (colore naturale, ecc.) e tenere i propri standard sempre alti. È una risposta sensata?

mark2Beh, sì! E senti, da un paio di mesi hai lanciato la Campbeltown Whisky Company, e hai appena annunciato il marchio Watt Whisky come imbottigliatore indipendente. Ti va di spiegarci quali sono i tuoi piani e i tuoi obiettivi con la tua nuova creatura?

Il piano è di iniziare a fare l’imbottigliatore indipendente col marchio Watt Whisky, sì; come sapete, le regole del 2009 stabiliscono che a meno che in una bottiglia di whisky ci sia esclusivamente whisky distillato a Campbeltown, non si può scrivere l’indicazione “Campbeltown” in etichetta. Non si può neanche fare un sito web!, e questo vale per tutti i nomi che coinvolgono una delle zone di produzione dello Scotch: per questo il marchio sarà Watt Whisky. Io e Kate speriamo di imbottigliare qualcosa come 15 barili all’anno: stando su numeri bassi possiamo permetterci di offrire sempre qualcosa di diverso in ogni release. Sempre unchillfiltered e a colore naturale; la maggior parte di quello che faremo saranno single casks a gradazione piena. Non abbiamo intenzione di stravolgere il mondo del whisky, ma solo di imbottigliare le cose migliori che ci capitano sotto tiro. All’inizio sarà solo whisky, poi pian piano ci apriremo anche al rum, e poi chissà!

Ci è sempre piaciuto di te l’approccio molto ‘rilassato’ al whisky, senza prendere né te né il whisky stesso troppo sul serio. In che modo porterai quest’approccio nella tua nuova compagnia?

Beh, non vedo ragioni per cambiare approccio… se non il fatto che beh, questa volta devo consultarmi con Kate! Io credo che se un whisky è buono, non c’è bisogno di essere troppo seri. Alla fine il whisky è una bevanda alcolica fatta per essere goduta – possibilmente con amici. Possiamo fare i nerd sul whisky quanto vogliamo, e a me per primo piace farlo, ma in generale una buona compagnia in un’atmosfera rilassata fa sempre sembrare il whisky più buono.

MarkWattQualche anno fa ci raccontavi del grande momento per gli imbottigliatori indipendenti: è ancora così? Qual è l’ostacolo maggiore per una start-up. in questo ambiente? E per quel che riguarda te: cercherai di essere più tradizionale o più sperimentale?

L’ostacolo maggiore è trovare i barili: comprarli è facile, trovare buone botti a un buon prezzo è la cosa senz’altro più difficile. Per me quest’avventura è una sfida: ho sempre lavorato per imbottigliatori con la propria linea di imbottigliamento, dunque questa sarà una direzione tutta nuova per me. L’altro grande ostacolo è il cashflow: come in ogni business, certo, ma le botti costano tanto e vanno comprate prima – per questo il successo del crowdfunding ci ha lasciato davvero a bocca aperta, perché davvero ci ha permesso di fare dei passi avanti molto più rapidamente del previsto. [A marzo è stato lanciato un crowdfunding per il primo imbottigliamento di Watt Whisky, che ha raggiunto e superato il target nel giro di meno di 24 ore, NdR]

Per quel che riguarda l’azienda, direi che saremo piuttosto tradizionalisti nel nostro approccio, quindi per lo più legni tradizionali e non molti finish strambi, etc. Detto ciò, se dovessimo trovare dei distillati bizzarri che ci piacciono, beh, li imbottiglieremo volentieri. Mettiamo letteralmente il nostro nome sulla bottiglia, quindi vogliamo essere sicuri che ci piaccia quel che ci mettiamo dentro.

Qual è il tuo approccio quando selezioni un barile? Cosa cerchi, cosa invece cerchi di evitare…?

Beh, è molto semplice: dev’essere buono! Non ogni botte prenderà 92 punti da Serge, e questo lo sappiamo, ma il whisky dev’essere un buon esempio di ciò che è. Mi piace anche essere sicuro che quando assaggi un whisky, il carattere della distilleria sia evidente e marcato, non coperto dalla botte. Detto ciò, non escludiamo nulla fintanto che sia qualcosa che noi stessi berremmo volentieri e che corrisponda alla filosofia colore naturale / non filtrato a freddo.

23376170_1877876352237339_6848510986637988645_n (1)Campbeltown è la più piccola regione di produzione del whisky in Scozia, anche se ha avuto un passato glorioso, ed è anche il luogo in cui hai deciso di vivere. Cosa c’è di così speciale a Campbeltown?

Adoro Campbeltown, e decisamente l’ho fatta diventare casa mia, scusami Speyside! È un luogo molto tranquillo in cui vivere e in cui far crescere dei bambini, tra l’altro sta per nascere il nostro secondo figlio in pochi giorni! Non abbiamo mai pensato di andare via. Mi piace il fatto che si respiri un’aria un po’ da isola, e il fatto che sia così isolata fa sì che ci siano più cose e servizi qui che in altre città simili Scozzesi. Detto ciò, se ci fosse un aereoporto più vicino non sarebbe male…

Hai visto diverse fasi del mercato del whisky. Come vedi il futuro? Ci sono minacce all’attuale boom, secondo te?

Ci sono molte minacce fuori dal nostro controllo – Covid-19, la Brexit, etc. Ormai sono 10 anni che tutti diciamo che la bolla sta per esplodere e non è successo, dunque è probabile che continui a crescere a lungo. Potremmo anche vedere più barili disponibili sul mercato. Penso che oggi il whisky sia sufficientemente forte per restare sempre sulla cresta dell’onda in alcuni mercati: la minaccia principale è la crescita costante dei prezzi dei whisky entry-level, che potrebbe rallentare l’ingresso di nuovi bevitori nella categoria del whisky. C’è anche un maggiore cross-over tra distillati per gli appassionati, sempre più persone bevono distillati diversi rispetto al passato, rum, cognac, mezcal, gin… Dunque in un certo senso il budget di un bevitore per l’acquisto di distillati è diviso in  categorie diverse.

69264349_2465506326803300_4390437942179397632_oSiamo tutti in lockdown, è un momento in cui l’intera industria del whisky e del beverage in generale sta preparando diversi scenari per colpa del Covid. Forse è troppo presto, ma come pensi che questa vicenda influenzerà il mondo del whisky?

Beh, se sapessi rispondere a questa domanda sarei un uomo molto più intelligente di quel che sono!

Nuove distillerie nascono come funghi. È una cosa positiva o negativa, secondo te? Ci sono alcune ‘nuove’ distillerie in cui riponi una particolare fiducia?

Penso che sia una cosa positiva per l’industria, senz’altro, perché nuove distillerie in giro per il mondo aiutano a rinforzare il whisky nel suo insieme. Mi preoccupa un po’ il fatto che potrebbero esserci troppe distillerie, se dovesse esserci un cambiamento nel mercato, ma gli auguro tutto il meglio. Ci sono molti progetti eccellenti da seguire, me ne sto dimenticando sicuramente alcuni ovvii ma alcuni nomi che secondo me saranno da seguire potrebbero essere, senza un ordine preciso: Milk & Honey, Yorkshire Distillery, Bimber, Wolfburn, Ballindaloch, Ardnamurchan e ovviamente i ragazzi di Dornoch.

 

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Interview – Mark Watt, Campbeltown Whisky Company

Screenshot-2019-05-07-at-16.16.39Hello Mark. You’ve had a pretty interesting career in the whisky industry, and for almost a decade years you’ve been “the whisky man” for Cadenhead’s, the oldest Scottish independent bottler. If you had to resume a career in three key concepts, or three ‘secrets’, which would they be?

Be open and transparent, do things as natural as possible, natural colour etc and keep your standards high.

It’s just a couple of months that you’ve founded the Campbeltown Whisky Company, and you just announced the Watt Whisky brand as an indie bottler. Would you like to explain us what are your plans and your goals with your own company?

The plan is to start a small independent bottler under the Watt Whisky Brand, due to 2009 regulations unless all whisky is from Campbeltown is from Campbeltown that is in the bottle the name Campbeltown can not appear on the label anywhere – not even as a website, this is true of all names that include one of the whisky regions hence why the whisky will be bottled under the Watt Whisky brand.  Myself and Kate hope to bottle somewhere in the region of 15 casks a year so by keeping it small we will be able to keep what we are offer changing with each release.  We will always be unchilfiltered an natural colour.  The majority of what we will bottle will be single cask and at cask strength.  We are not looking to take over the world just to bottle the best whisky that we can.  Initially whisky and then moving into rum and then who knows!

mark2We’ve always liked your ‘relaxed’ approach to the business, without taking yourself and whisky too seriously. How this approach will be expressed in your new company?

I see no need for anything to change other than obviously now I have to answer to Kate.  I always feel if your whisky is good you don’t need to be too serious.  At the end of the day whisky is an alcoholic drink that is made to be enjoyed – preferably with friends.  We can all geek out on whisky and I enjoy geeking out too, but good company in a relaxed atmosphere always makes whisky taste better to me.

In the past you talked about the great moment for IBs: is it still the same? What’s the biggest obstacle for a start-up in this world? And about your new company: are you going to be more traditionalist or more experimental?

Biggest obstacle is getting casks, buying casks is easy, getting good casks at a good price is the more difficult bit.  This company is also a challenge for me as I have always worked for companies who have had their own bottling halls so this will be a total change of direction for me.  The other big obstacle is cashflow, as with any business, but casks are expensive and casks need to be bought in advance – this is why the success of the crowdfunder has blown us away as it really has allowed us to move forward a lot more quickly than we would otherwise have been able to.

As for the company I would say we will probably be much more traditional in our approach to doing things, mainly standard wood options and not too many wacky finishes etc – that said if we try some outlandish spirit that we like we will happily bottle it.  We are literally putting our names on the bottle so we have to make sure we are happy with what we put inside it.

mark2Which is your approach in selecting a cask? What do you look for, what do you try to avoid…?

Fairly simple here it needs to be good!  Not every cask will get 92 points from Serge and we are aware of that, but the whisky needs to be a good example of what it is. I also like to make sure that you get to taste the whisky, the distillery character needs to shine through rather than being masked by the cask.  That said nothing is off the table as long as it is something that we would be happy to drink ourselves and fits in with the natural colour / non chillfiltered philosophy.

Campbeltown is the smallest whisky region in Scotland, even if it had a glorious past; and it’s also the place you decided to live in. What’s so special about Campbeltown?

I love Campbeltown and very much have adopted it as my home, sorry Speyside!  It is a very relaxed place to live and to bring up Children, we have our second child due in a few days!  There was never any thought of leaving here.  I like that it has an island feel to the place and there is actually more here than there would be in similar towns throughout Scotland due to the fact that it is so far away.  That said if it could be a little closer to a proper airport etc it would be nice.

23376170_1877876352237339_6848510986637988645_n (1)You’ve seen a few phases of whisky business. How do you see the future? Are there any potential threats to the current boom of the industry?

There are many threats outside our control – Covid-19, Brexit etc, I think we have all been saying for about 10 years now that the bubble is going to burst and it hasn’t so long may that continue.  I think we may see some more casks becoming available on the market also.  I think whisky is strong enough now that it will always do well in established markets, the main threat is with prices continuing to rise for entry level whiskies it may slow the rate of new whisky drinkers coming into the category.  I think there is a lot more cross over all for drinkers these days more and more people are also drinking other spirits, rum, cognac, mezcal, gin etc than perhaps in the past people were much more singularly minded – so peoples available spend on spirits is perhaps being shared amongst other categories a bit more.

69264349_2465506326803300_4390437942179397632_oWe’re all in lockdown, so it’s a moment in which the whole industry is trying to prepare to different scenarios due to covid. It’s maybe too early to know, but how do you think this will affect the whisky world?

If I knew that I would be a much cleverer man than I am!

New distilleries are popping up like mushrooms. Is it positive or negative, in your opinion? Are there some recent distilleries you particularly trust?

I think it is good for the industry, new distilleries all over the world just help to reinforce whisky as a whole.  I worry slightly that there may be too many new distilleries if there is a down turn but I wish them all the best.   There are many excellent new projects to follow and I will probably miss some obvious ones out here but ones to watch for me would be in no particular order, Milk and Honey, Yorkshire Distillery, Bimber, Wolfburn, Balindalloch, Ardnamurchan and obviously the guys up in Dornoch.

Black Bull Kyloe (2018, Duncan Taylor, 50%)

Ciao, sono Kyloe! Com’è umano lei…

Molti imbottigliatori indipendenti stanno riscoprendo, in questi ultimi anni, la nobile arte del blended: facile selezionare un single cask buono, lo annusi, ti piace, lo imbottigli, taaac. Tutt’altro problema è mescolare barili diversi: devi trovare equilibrio tra gli ingredienti, e soprattutto – come abbiamo scoperto noi stessi facendo alcune degustazioni dedicate proprio al blending grazie a Chivas – la miscela regala esiti inaspettati, ogni ingrediente cambia anche rispetto alle tue aspettative. Ma insomma, noi mica lo facciamo di mestiere, giusto? Torniamo dalla parte giusta del bancone e assaggiamo Black Bull “Kyloe”, blended di Duncan Taylor: che è un po’ come chiamare un blended “Alano Nero Chihuahua”, dato che Kyloe è il gaelico per la mucca pelosa tipica delle Highlands. Basta ciance, ché qua stiamo esagerando.

N: fresco, profumato, con tanto limone, ma anche con note più complesse, minerali, perfino con note di gesso. Potrebbe tendere verso un profilo semplice e giovincello, ma in realtà mantiene un che di intrigante, vagamente fruttato e con sentori di cereali, di pudding. Pera e fiori, nel contesto di un profilo discreto.

P: si apre ancora sulle note abbondanti dell’agrume, con tonalità dolci però: il che ci fa vagheggiare il cedro. La gradazione, dall’alto del suo volume alcolico a 50%, è davvero ben nascosta. Molto zuccherino, con una classica pera in evidenza! Per il resto però non ha moltissimo da offrire, al di là di un sentore di cereale, di panino al burro.

F: medio-corto, con spruzzate di limonata zuccherata e pera.

Bisogna riconoscergli una sua franchezza da onesto blended giovane, a suo modo timido, come solo una vacca pelosa delle Highlands sa essere: 80/100. Senza infamie e senza lodi, lo giudichiamo sì piacevole, ma se dobbiamo fare una previsione non rimarrà impresso nella nostra mente a lungo.

Sottofondo musicale consigliato: Danit Treubig – Guacamayo.

Glenugie 23 yo (1982/2005, Duncan Taylor, 61,9%)

Eccoci finalmente alle prese con un sample lungamente atteso: si tratta di un Glenugie (distilleria chiusa, come potete leggere qui) di 23 anni, una singola botte ex-sherry selezionata e imbottigliata da Duncan Taylor, un prolifico imbottigliatore scozzese. Abbiamo ricevuto il sample come gentile presente da parte di Giuseppe, e ringraziandolo vi rimandiamo già alla sua recensione (e a quella di Federico, e all’articolo di Francesco). Il colore è ramato scuro.

Glenugie-23-e1390908202642N: due personalità: entrambe molte ingombranti ma perfettamente integrate, in armonia. La prima si trasfigura in un ingresso in un negozio d’antiquario, tra vecchi mobili di legno, vecchi libri (avete presente quando la carta vecchia profuma di cacao, di cioccolato?); inoltre, da questa parte fa capolino anche un buon centerbe, profondo e balsamico (un velo di rabarbaro ed eucalipto). L’altra personalità rispecchia invece, per così dire, una più spensierata vivacità aromatica: chinotto succoso, arancia rossa molto matura; frutti di bosco in confettura (crostata?); cioccolato, fichi e datteri. Il tutto di un’intensità pazzesca, con anche molto tabacco da pipa a moltiplicare le nuances.

P: a 61% neat… #ciaoproprio, è bevibilissimo. Ha un impatto impressionante: scandalosa la botta di frutta rossa (mora, ciliegia, lampone) che investe l’ignaro bevitore, una frutta lavorata, in composta, che stupisce per la sua aderenza al reale: non ricorda il frutto: quasi, lo è (un trattatista di retorica cinquecentesco avrebbe scomodato l’ipotiposi, parlandone in termini di energia, di evidentia). Tutta sopra si stende poi una grassa, grossa coltre che satura la papilla: caramello, datteri, tabacco, cioccolato… Tutto clamorosamente compatto, l’intensità devastante spara continue fiammate, come il chitarrista di Mad Max. Con acqua, si accentua la componente balsamica, e torna quel senso di erbaceo del naso (rabarbaro, centerbe), e forse anche un pit di cera.

F: riecco a tratti botte di frutta rossa, viva, anche se soprattutto con acqua si richiude con magistrale garbo su note ancora erbacee e tabaccose.

A cose fatte, leggiamo le recensioni degli amici e siamo stupiti nel vedere valutazioni alte ma non altissime, buone ma non buonissime: sarà il caldo, ma noi siamo rimasti sbalorditi, estasiati dinnanzi a cotanta grandezza – che dunque premieremo con un 93/100, non un punto in meno. Buonissimo!

Sottofondo musicale consigliato: High on Fire – Serums of Liao.