Glenrothes 13 yo ‘Halloween Edition 2019’ (OB, 46,6%)

Persino momenti bucolici al Whisky Revolution Festival

Chiariamo subito una cosa: questa recensione e il suo incredibile tempismo sono il frutto del colpo di genio di un uomo e di una donna che, pur stremati al termine di due giorni di Whisky Revolution Festival in quel di Castelfranco, hanno gettato il cuore, il fegato e ogni altro organo vitale oltre l’ostacolo. La sala era ormai vuota, gli stand irrimediabilmente deserti, le bottiglie di whisky già tutte malinconicamente impilate a formare bancali, ma i prodi – il nostro Marco Zucchetti e Nadia Bastianon, che fino all’ultimo e oltre ha animato il banco di Velier – hanno realizzato all’unisono che Halloween era ormai alle porte e che proprio una distilleria in portfolio dell’importatore genovese aveva appena sfornato un’edizione limitata di 5000 bottiglie dedicata guarda caso a questa festa ammerigana. In un attimo il bancale era sbancalato, i due come furie ad aprire scatoloni, il sample riempito per la lieta ricorrenza.

9712_the_glenrothes_13_year_old_halloween_edition_2019N: riconosciamo subito una nota che ricorre nei whisky della distilleria, vale a dire un bel carico di frutta secca, soprattutto noci ma anche mandorle. Il profilo generale è di quelli umidi, tra la scatola di legno chiusa da tempo, il cartone bagnato e un filo di cera. Si sente anche la torba, ma abbastanza timida e dal fumo accennato. C’è poi tutto un lato che ricorda cose dolci molto cariche, tra il caramello, i fichi secchi, tanta scorza d’arancia candita e la mela rossa caramellata. Vaniglia, certamente, mentre la parte speziata la riassumiamo con una suggestione di pan dei morti.

P: attacca deciso, forte anche di una gradazione dignitosa. Le note agrumate dominano in lungo e in largo, con ancora arancia candita; dolce e ricco, avvolge il palato con note di vaniglia, creme caramel, uvetta sotto spirito, pesche succose e mele gialle. In effetti sembra fatto per riscaldare il cuore e accontentare i golosi che, con la scusa dei primi freddi novembrini, iniziano a divorare zuccheri a ogni ora del giorno. La torba è ancora un di più ed esce più che altro sulla distanza, regalando una suggestione di caldarroste e un filo di sapidità.

F: abbastanza lungo, su note di zucchero rappreso, cera e frutta secca. Vive la torba, ben integrata.

Chi segue questo spazio sa che su Glenrothes abbiamo spesso speso parole amare. Immaginatevi quanto potevamo partire prevenuti su un’edizione speciale di Halloween con un’extra maturazione in botti che hanno contenuto whisky torbato. E invece il magico mondo del whisky di malto è magnificente proprio perché sa stupirti a ogni assaggio, trasformare una sicura beffa in un whisky gradevole. In generale questo Glenrothes è ben congegnato, un malto moderno creato con uso spregiudicato dei legni per spingere forte su note zuccherine, sontuose, al limite dell’eccesso. Per chiuderla con un discutibilissimo gioco di parole, da cui d’altronde davvero non sappiamo esimerci, noi avremmo giurato fosse scherzetto, e invece era dolcetto: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato:  Tones And I – Dance Monkey (acoustic cover)

 

 

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Highland Park 17 yo ‘Full Volume’ (1999/2017, OB, 47,2%)

Da qualche tempo abbiamo fatto pace con Highland Park: un po’ nauseati dalle infinite serie pseudo-vichinghe, con prezzi sempre più alti e soddisfazione sempre più bassa, abbiamo iniziato a rivolgerci stabilmente agli imbottigliatori indipendenti, che in questi anni sono particolarmente ricchi di single casks di una innominabile distillerie delle Orcadi… Oggi diamo un’altra chance agli OB, e scegliamo un imbottigliamento inizialmente per il mercato americano e da qualche tempo sbarcato nel Vecchio Continente: Full Volume, maturato quasi 18 anni (vintage 1999, imbottigliato 2017) in barili ex-bourbon first fill. Se volete sapere di più, sul lato del (bellissimo) packaging c’è la fascetta che mettiamo qui a lato.

N: molto piacevole, si sente tanto il bourbon first fill e lo spirito HP resta forse un po’ in disparte. Quindi super cremoso, con crema pasticciera, gelato alla banana, buccia di mela, pasticcino alla frutta da cui è caduta la frutta. Succo d’ananas zuccherato. Un senso di frutta sudata, da marzapane. Resta viva una torbina leggera leggera, con un sentore minerale persistente molto piacevole.

P: l’ingresso è molto piacevole e d’impatto, per così dire: stante una dolcezza che rimane molto evidente, con altra crema pasticcera e pastafrolla burrosa e vaniglia, verso il finale cresce l’identità dell’Highland Park, con torba fumosina (fumosinina, diciamo) e cereale cerealoso e terra minerale, con una sapidità in aumento e pure pepe nero. Ancora fruttato, essenzialmente diciamo “mela gialla”.

F: salato, torbatino leggero e minerale (roccia calda bagnata, dice Angelo), con la mela gialla che ritorna alla fine del finale.

86/100: costa poco per gli standard degli Highland Park ufficiali (se pensate che il 18 anni ‘normale’ costa 140€… questo si trova anche sotto le 100), e soprattutto è proprio buono. Certo, non si può negare come l’apporto dei barili first-fill trattenga un po’ lo spirito più selvatico della distilleria di Kirkwall, ma a noi, in fondo, checcefrega?

Sottofondo musicale consigliato: obbligato, visto il packaging, è Manowar – Blow Your Speakers.

Highland Park Whisky Tasting – 20.03.2016

Schermata 2016-03-22 alle 18.51.56Lunedì pomeriggio una delegazione di Whiskyfacile ha pensato bene di affrontare le insidie dell’inizio settimana partecipando ad una degustazione di Highland Park nella splendida cornice del lussuosissimo Ceresio7. Grazie al gentile invito di Germano Pedota di Velier, infatti, ci siamo accomodati in una bellissima sala a bordo piscina sul tetto di un palazzo del centro di Milano, godendoci la presentazione tenuta da Martin Markvardsen, FullSizeRender-18global brand ambassador di Highland Park: vero mattatore, ha intrattenuto la platea con eloquio brillante e ricca aneddotica, introducendo il whisky scozzese e le Isole Orcadi e svelando “dettagli” non di poco conto sulle politiche aziendali del gruppo Edrington (ad esempio: sapete quanto spendono Highland Park e Macallan ogni anno solo per il legno? Più o meno il prezzo del cartellino di Kondogbia, per intenderci). D’altro canto, uno che è stato allievo di Jim McEwan prima a Bowmore e poi a Bruichladdich e che da anni ormai porta sulle enormi spalle il peso di rappresentare Highland Park nel mondo, beh: non poteva che essere bravissimo. E poi diciamolo: visti i bicipiti, avreste mai il coraggio di contraddirlo?

12376660_1131637113521279_9118129981086678732_nAbbiamo assaggiato cinque whisky, tre conosciuti e due in anteprima nazionale. Nell’ordine, abbiamo assaggiato il 10 anni Ambassador’s Choice, un vatting di botti tra i 10 e i 15 anni, tutti ex-bourbon first-fill; poi il Dark Origins; il terzo malto è stato l’Ice Edition, primo tassello della nuova serie a tema vichingo (e noi che abbiamo una solida formazione nel mondo del metal siamo particolarmente sensibili a certi temi), seguito a ruota dai sempre ottimi 18 e 25 anni. Quest’ultimo, in particolare, è veramente un gioiello, probabilmente la versione del core range che ci piace di più…

FullSizeRender-19Ringraziamo ancora Germano e Velier per l’invito: speriamo di poter partecipare ancora, in futuro, ad eventi del genere, perché sono occasioni uniche per assaggiare prodotti di difficile reperibilità e per aggiornarsi e imparare. Ci permettiamo una considerazione: purtroppo buona parte del pubblico pareva tendenzialmente digiuna di whisky – tant’è che insieme ai ragazzi del Milano Whisky Festival ci siamo visti costretti a finire anche i loro bicchieri!, d’altro canto qualcuno deve pur fare dei sacrifici… Ma insomma, ecco la considerazione: ogni appassionato di whisky pagherebbe oro per assistere ad una degustazione del genere.12247764_10208963647152663_2643045918432471274_o Oltre alla qualità dei prodotti, di livello molto alto, la fortuna di avere un brand ambassador competente e divertente come Martin è cosa rara. Perché la prossima volta non sfruttare la sua presenza per organizzare una degustazione pubblica, così da permettere a tante persone magari più ‘motivate’ dei presenti, disposte anche a pagare (l’evento di ieri era gratuito, ad invito), di assaggiare e imparare? Ai posteri l’ardua sentenza: a noi, nel frattempo, il duro onere di bere di nuovo quei due whisky…