Ardbeg Ar10 (2001/2018, Elements of Islay, 52,4%)

Sabato scorso, puntuale come la scadenza del bollo e come i titoloni sul calciomercato dell’Inter, c’è stato l’Ardbeg Day: una grande festa tropicale (?) per festeggiare il più furioso torbato di Islay. Nei prossimi giorni cercheremo di toglierci le fette di ananas rimaste incastrate nei capelli e i semi di papaya infilatisi nelle tasche, e vi proporremo i nostri due centesimi sull’ultima release ufficiale, Ardbeg Drum, finito in botti ex-rum appunto. Intanto, però, eccoci a celebrare la distilleria a modo nostro: e dunque ecco Ardbeg Ar10, imbottigliato da Speciality Drinks nella bellissima serie Elements of Islay, di cui già in passato abbiamo assaggiato perle vere. Questa è una miscela di due barili ex-bourbon first fill, distillati nel 2001 e imbottigliati l’anno scorso, nel 2018. Grazie a Marco Callegari per il sample.

N: un vero Ardbeg, che puzza di Ardbeg. Certo, le prime note che ci vengono a mente sono un po’ così: borotalco, lime… La torba è poco fumosa, ma molto… torbata, molto acre. C’è una persistente vena vegetale, chi dice mezcal, chi dice insalata; sentori balsamici, conifere, eucalipto. I barili giocano la loro partita, con vaniglia, una componente cremosa. Marinità trattenuta ma presente: ostriche. Eccellente.

P: molto buono, molto dolce ma altrettanto equilibrato. Zucchetti dice “arachide salata” con una convinzione tale che pare brutto contraddirlo. Cremoso, con vaniglia, burro… burro salato. Torba qui più compiutamente fumosa. Ancora molto agrumato: lime, decisamente. Un balsamico zuccherato, con liquirizia.

F: lungo, persistente, diventa qui estremamente marino: ostrica.

91/100. Ardbeg pulito, tagliente e perfetto come Ardbeg sa essere (SPOILER: quando non lo si infila in barili a caso per smarmellarlo di dolcezze bislacche). Bello, buono, bravi: davvero delizioso. Non serve dire di più.

Sottofondo musicale consigliato: The Chats – Smoko.

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Ardbeg Ar1(2008, ‘Elements of Islay, 58,7%)

Quando ci siamo presi la gravosa briga di affrontare l’Auriverdes, abbiamo pensato di affiancargli un altro NAS (no age statement, vale a dire che l’invecchiamento non è dichiarato) di Ardbeg; e abbiamo optato per un sample di Ar1, ovvero un whisky della serie Elements of Islay di Speciality Drinks (bottiglie da 50 cl, i torbati di Islay come elementi di una tavola periodica)… Ringraziamo Andrea per l’omaggio, la nostra bottiglina era lì ad aspettare i nostri nasi dallo Spirit of Scotland del 2013.

elem_ar1N: volendo prendere l’Auriverdes appena recensito come pietra di paragone, questo Ar1 è immediatamente più naked, più agrumato (qui c’è proprio limone); s’impone una piacevolissima torba vegetale e marina, che quasi ricorda alghe e pesce. La dolcezza si sente, è molto standard con un invecchiamento in botti ex-bourbon; e quindi vaniglia e pastafrolla calda. L’affumicatura poi è veramente intensa. Ardbeg, semplice e nervoso. Perfetto così. Con acqua si dischiude un po’, ma la musica non cambia.

P: che corpo, che intensità, che veemenza! Grande coerenza col naso e prosegue allora col giusto piglio lo schema di robusta sobrietà isolana. Limone, cenere, acqua di mare; poi, la torba, acre e vegetale, nervosamente giovane. C’è sì ancora un lato dolce, ma rimane un poco sotto al resto (limonata zuccherata, vaniglia semplice semplice ma che invita magistralmente alla bevuta). E con acqua l’effetto ‘bevimi’ si potenzia.

F: una secca arsura nutrita di braci esauste. Ancora una torba vegetale protagonista. Liquirizia.

A proposito dell’Auriverdes avevamo osservato come il palato rivelasse tutta la volontà di costruzione che sta dietro al progetto; e a dir la verità, pur apprezzando l’effetto complessivo, un po’ ce ne siamo lamentati… Il motivo sta in quest’altro bicchiere: un Ardbeg purissimo, onesto, cattivo al punto giusto e privo di orpelli (leggasi “privo di legni aggressivi in fase di maturazione”), anche se con una sua strutturata ‘dolcezza’. Come direbbero gli anglofoni, Ardbeg, simple as that: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Elton John – Belfast.

Bruichladdich Br2 (2012, Elements of Islay, 54,7%)

Concludiamo il nostro viaggio tra gli imbottigliamenti “Elements of Islay” proposti dal Milano Whisky Festival la scorsa settimana con l’unico non torbato del gruppo: la quarta espressione di Bruichaddich. E diciamo ‘non torbato’ a colpo sicuro perché di recente è uscito il primo Port Charlotte della serie, curiosamente chiamato Pl1. Non indugiamo oltre: il colore è paglierino.

elem_br4N: prepotente l’apporto di botti ex-bourbon, tra cui certamente non poche erano first-fill: tonnellate di vaniglia e intense note fruttate (frutta gialla: ananas maturo), poi camomilla zuccherata. Tracce marine (leggere, diciamo “una lieve brezza marina”), minerali e un po’ alcoliche. Pian piano esce il malto; si conferma lo stile E.o.I., discreto ed essenziale. Con un goccio d’acqua migliora, si attenuano le asperità alcoliche e il lato fruttato / vanigliato esplode, con anche note di erbe aromatiche ed anice.

P: grande coerenza: in più c’è una nota di succo di limone che si alterna molto gradevolmente alla dolcezza vanigliata e di cocco. Il malto esce alla grande, evolvendo verso suggestioni salmastre e marine, sapide, soprattutto prima del finale. Ottima la frutta intensa (tra tutto, ci sentiamo di far spiccare ancora l’ananas), esaltata poi dall’acqua, e poi ancora camomilla.

F: molto maltoso, biscottato (a tratti diventa un po’ amarognolo); non lunghissimo, a dirla tutta, né troppo intenso. Stupisce però con una inattesa nota di pompelmo.

Senz’acqua questo Mb4 non è privo di spigoli e ‘imperfezioni’ (vale a dire che la gradazione è un po’ invadente), ma con qualche goccia si apre e conferma il livello sempre alto di quel che esce dagli alambicchi di Bruichladdich: nel complesso, ci è piaciuto molto, tra note marine e minerali molto gradevoli e un mix di malto e agrume, e per questo gli daremo 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: la voce dell’eclettico poeta scozzese Ivor Cutler prestata a Neil Ardley per la sua The Dong with a Luminous Nose. Un capolavoro, leggete il testo, se potete.

Bowmore Bw1 (2012, Elements of Islay, 52,9%)

Quarto whisky assaggiato alla degustazione di lunedì scorso è la prima versione di Bowmore imbottigliata nella serie Elements of Islay, che attraversa le varie anime dell’isola torbata come se fosse una tavola degli elementi. Questo Bowmore ha certamente una quota di invecchiamento in sherry, e a quel che si dice è di media età, diciamo intorno ai quindici anni. Il colore è dorato.

elem_bw1N: una nota comune a questi vatting di Elements of Islay è la discrezione con cui vengono costruiti: non c’è alcuna ruffianeria. Questo Bowmore, tuttavia, esibisce una bella ‘dolcezza’ e una godibile rotondità fin da subito. Crema e frutta tropicale (maracuja e litchis). Molto speziato, con noce moscata e suggestioni di tè. La cremosità, unita a una certa sapida marinità, produce una suggestione di crema al pistacchio (chi era presente sa che il pistacchio era stato tirato fuori come boutade… però, a ripensarci…). Per il resto è sì isolano (torba, alghe, in crescita col tempo), ma l’affumicatura è molto composta. Il naso conferma l’impressione che questo Bw non debba essere giovanissimo… C’è un che di agrumato, a sbilanciarci diremmo pompelmo. Un buon naso, molto cangiante.

P: ancora molto fruttato e bello rotondo, lo sherry si sente più che al naso (marmellata di frutti rossi, mela). Un bel palato caldo e marino allo stesso tempo, con anche quella nota ‘floreale’ che ormai possiamo dire tipica dei Bowmore degli anni ’90. Latte zuccherato, vaniglia. Affumicatura crescente, assieme a successioni salate. Comunque, molto particolare, pur rispettando la ‘marca’ della distilleria. Ancora agrumi (arancia candita, chinotto), ancora tè.

F: buono, non infinito. Discreto, non fumoso ma con quella ‘marinità floreale’ che qui non diventa stucchevole. Un po’ di legno…

Come si può vedere sul sito del Milano Whisky Festival, questo whisky è stato il più apprezzato dai presenti, subito prima del Lagavulin di ieri. Noi non siamo degli strenui appassionati di Bowmore, onestamente, ma in questo caso non possiamo che trovarci d’accordo: buono, piuttosto complesso, molto godibile. Caldamente consigliato a chi voglia assaggiare un Bowmore molto tipico e al contempo piuttosto particolare. 88/100 è il nostro giudizio, Ruben l’ha assaggiato qui.

Sottofondo musicale consigliato: i nostri amici Jazz Lag si mostrano in tutta la loro bellezza (per lo meno, cantante e coriste…) suonandoci Il pinguino innamorato. Seguite le loro date live sul loro sito.

Degustazione ‘Elements of Islay’ – Lagavulin LG2 (2010, Elements of Islay, 58%)

Gli imbottigliamenti non ufficiali di Lagavulin sono di una certa rarità ed è sempre un piacere apprezzare le caratteristische della distilleria attraverso le scelte degli imbottigliatori indipendenti di single cask. Lagavulin ha infatti una politica molto ferrea a riguardo, basti pensare che il buon Serge ad oggi ne ha recensiti “solo” una trentina, a fronte di circa 8 mila schede amorevolmente compilate durante la vita di whiskyfun.  Questa seconda edizione di Speciality Drinks non ha età dichiarata, siamo molto curiosi…

elem_lg2N: l’alcol c’è ed è abbastanza pungente. Sembra ancora acerbo: vegetale, maltoso e ben torbato. Poi anche minerale (sassi di torrente) e iodato. Da quel che si è detto alla degustazione del Milano Whisky Festival abbiamo appreso che si tratta di una botte ex-bourbon first fill, ma francamente non l’avremmo intuito facilmente: dolcezza e zuccherinità stanno infatti molto sotto a un distillato che, forse anche per l’elevata gradazione, si presenta abbastanza “nudo”. Volendo fare un paragone si avvicina al 12 anni. Buone note di liquirizia e di vaniglia in stecchette. Rispetto ai caratteri soliti della distilleria, stupisce un’affumicatura così decisa, prepotente (gomma fusa). Una spruzzatina di fiori freschi e un po’ di scorzetta di limone “amara”. Aggiungendo acqua, il naso si fa ancora più isolano, marino. Per dirla con Serge, “wild”.

P: alcol ammorbidito, ben integrato. In realtà al palato, affianco a un’isolanità che si riconferma alla grande (tanto fumo di torba, marino), emerge il portato della botte first fill, con una cremosità molto, molto intensa. A colpire ancora è il legno bruciato, ancora la gomma fusa. Davvero poco convenzionali. Ci ritroviamo ancora una liquirizia legnosa e sentori di mandorle, oltre a suggestioni di radici amare.

F: tutto su legno bruciato e malto giovane; lungo e gradevole.

Riconfermiamo quanto detto in introduzione, vale davvero la pena di assaggiare barili singoli di una delle distillerie più talentuose di Scozia. Anche nel caso in questione, dove le variabili “distillato giovane” e “barile first fill” portano nel bicchiere un distillato abbastanza spiazzante. Buono, buono: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Soerba, I am happy

Degustazione ‘Elements of Islay’ – Bn4 e Cl4

Tempo fa abbiamo assaggiato un Port Ellen molto, molto buono, imbottigliato da Speciality Drinks (vale a dire da Sukinder Singh, collezionista e proprietario del negozio Whisky Exchange) nella serie Elements of Islay. Ieri sera, grazie al prode lavoro di Andrea Giannone e Giuseppe Gervasio Dolci, il Milano Whisky Festival ha organizzato un tasting di altre cinque espressioni della medesima serie: tutti malti di Islay, ovviamente, tutti senza età dichiarata, tutti non colorati e non filtrati a freddo, tutti in bottiglie (bellissime) da mezzo litro. Iniziamo dal quarto batch di Bunnahabhain e Caol Ila; nei prossimi giorni completeremo il quadro con il primo Bowmore, il quarto Bruichladdich e il secondo Lagavulin, e sveleremo una piccola chicca gentilmente offertaci da Andrea e Giuseppe… Un caloroso abbraccio, nel frattempo, agli amici che ogni volta ritroviamo alle degustazioni del MWF.

elem_bn4Bunnahabhain Bn4 (2012, Elements of Islay, 54,5%)

N: note torbate belle insistite; le note ex-bourbon sono evidenti (vaniglia, banana, qualche nota limonosa); suggestioni salmastre, iodate. Note di gomma fusa, poi erba fresca, terra (quella dei vasi di fiori, per capirci). Molto zuccherino (frutta candita un po’ astratta), dev’essere bello giovane. P: come al naso, pari pari, si fa apprezzare soprattutto quella nota torbata che evolve verso note pepate e speziate verso il finale. Resta molto erbaceo e quasi ‘balsamico’. F: medio lungo, tutto su cenere, un dolce zuccherino e note erbose.

Un Bunnahabhain inusuale, anche se ormai da tempo la distilleria insegue il senso del pubblico per la torba. Giovane e semplice, anche se piuttosto “massiccio” con quelle note erbacee e minerali: 83/100, diciamo.

elem_cl4Caol Ila Cl4 (2012, Elements of Islay, 58,7%)

N: molto torbato, con una bella affumicatura da ‘camino acceso’. Inchiostro; molto marino, con una dolcezza vanigliata e un po’ fruttata (cocco) che tende ad aumentare con tempo e acqua; note erbose, quasi floreali, mentre dopo un po’ cresce la classica nota agrumata, di limone. Gradevole. P: buono, affumicatura torbata intensa ma che va scemando e si trasforma in spezie, erbe aromatiche. Limonata zuccherata intensa, poi vaniglia, ancora, forse una nota di liquirizia con acqua. F: lungo, dolciastro (vaniglia pesante) e molto fumoso.

Un Caol Ila perfettamente ‘standard’: come dire, “Caol Ila, e sai cosa bevi”. Senza fiammate in positivo né in negativo, si guadagna un 84/100 di tutto rispetto. Anche questo dev’essere giovane, di età media (se dovessimo scommettere) intorno ai dieci anni.

Sottofondo musicale consigliato: Antonio MaggioMi piacerebbe sapere.

Port Ellen pe5 (2012, Elements of Islay, 57,9%)

La Elements of Islay è una serie di imbottigliamenti indipendenti (per la compagnia Speciality Drinks) di soli malti di Islay, organizzati come se le distillerie componessero una torbatissima tavola degli elementi… Le bottiglie sono molto belle, o per lo meno a noi piacciono, e hanno il pregio di essere da 50 cl: insomma, costano relativamente poco. Oggi assaggiamo il quinto Port Ellen della serie, dal colore (ramato) presumibilmente invecchiato in sherry. Non è dichiarata l’età (si tratta di un vatting di un paio di botti, probabilmente), ma siccome la distilleria ha chiuso nel 1983…

N: a dispetto della gradazione, di grande snasabilità. Elements of Islay: qui pare che ci siano tutti. Senz’acqua, spicca un carattere inedito per i Port Ellen che abbiamo recensito fino ad ora: innanzitutto, una torba molto decisa; poi, forti sentori di catrame e marini (corda del molo…), a tratti quasi medicinale. Al di là dell’intensità (davvero ‘violenta’), ci preme sottolineare che è la qualità complessiva di questi aromi che ci fa sorridere compiaciuti. Avviso ai naviganti: lo spirito di Port Ellen vive in questo dram, con note vegetali e maltate (da fiori recisi a delicate note di banana). Nette note agrumate (limone, scorza d’arancia), affianco a note dolciastre che paiono venire dallo sherry: tabacco da sigaro, frutti rossi, mela, stecchette di vaniglia. L’acqua non cambia molto, soprattutto apre sul legno, sulla mela e sul tabacco.

P: mamma mia! a un attacco molto marino (veramente salato, sapido) segue una dolcezza avvolgente, davvero da capogiro. Dunque, in perfetta continuità col naso: la marinità è a braccetto con un’affumicatura decisa, ma che non prevale sul lato salato e su quello dolce. Appunto, ecco la dolcezza un po’ sherried: mela, frutti rossi, agrumi, un po’ di vaniglia. Un delizioso apporto del legno. Liquirizia, ancora tabacco. Con acqua, acquistano maggiore intensità i frutti rossi e il cioccolato: il tabacco la fa sempre più da padrone. Ci sono poi note di tè, a ricordarci il lato ‘vegetale’ dei P.E.; al contempo, tende a diminuire la marinità.

F: scatola di tabacco vuota; posacenere con fette di limone e catrame. Lunghissimo, infinito. Sale, legno.

Molto intenso, molto bilanciato, con una discreta complessità: tutte le possibili anime di Islay sono presenti in questo dram, mescolandosi perfettamente. Insomma, un whisky buono, buonissimo. 92/100 è la nostra valutazione, qui ecco quel che ne pensa Serge.

Sottofondo musicale consigliato: ProbotShake your blood, con il sommo Lemmy alla voce.