Spey ‘Chairman’s Choice’ (2015, OB, 40%)

Alla distilleria Speyside – narra la leggenda tramandata da pelosi scozzesi e baffuti brand ambassador – il proprietario aveva l’usanza di scegliere le migliori botti per farne un imbottigliamento ‘privato’ da scolarsi, lui coi suoi familiari e qualche dipendente, sotto Natale. La tradizione continua ancora!, dice il marketing, e però il capo è diventato così magnanimo da voler condividere le sue migliori botti (attenzione: le migliori, eh!, non qualcuna così a caso) con tutto il globo terracqueo – previo pagamento di una mazzetta di banconote da euri settanta, circa, ché il capo ci tiene alle tradizioni ma ancor più al danaro che, appunto, capo lo rende. Grazie, capo!

spsob.non7N: del 12 anni ripropone quella franca sensazione di cereale, di “materia prima”, se ci concedete, e di arancia (tanta arancia) e un po’ di mela verde: qui però troviamo anche del pane nero, a dare conto di una certa aumentata ‘acidità’ (tacendo di una qualche nota di vernice) – rispetto al 12 sembra infatti più giovane, meno caldo, con note di lieviti e di distillato ‘fresco’. A lato, c’è anche un misto di frutta rossa, un po’ indistinto e che se ne sta un po’ per i fatti suoi… Caramello.

P: a grado così ridotto, svela un corpo deboluccio. Nel complesso, il profilo è coerente con quanto emerso al naso: dunque una forte acidità, tra pane, lieviti, cereali ‘freschi’, un po’ di latte, mela verde; e dall’altro lato una dolcezza un po’ troppo marcata, non bene integrata col resto, tra la caramella gommosa ai frutti di bosco e la pastiglia leone alla violetta. Mh.

F: medio, si trattiene sul lato dolce (caramello, frutti rossi).

Se decidete di fare uno stage da Speyside, cercate di evitare di andarci sotto Natale. Un paio di gradini sotto al 12 anni, a nostro gusto, perché è ugualmente cerealoso (forse lo è ancora di più, scommetteremmo su botti più giovani) ma prova a mascherare questa dimensione con uno sherry che, francamente, non ci convince. Il risultato è dignitoso, nulla più: 76/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Nutcracker – Dance of the Sugar Plum Fairy.

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Glengoyne Cask Strength (2015, OB, batch #3, 58,2%)

Passata la tempesta di caldo, arriva Caronte con i giorni più caldi della storia; seguirà il ciclone Circe. E quindi? E quindi beviamoci su un whisky, suvvia: cosa c’è di più estivo e rinfrescante di un Glengoyne a grado pieno? Pare aiuti anche a sconfiggere il panico collettivo da eccessiva esposizione a tg4 e Studio Aperto, quindi lo consigliamo (caldamente, ca va sans dire). Come abbiamo già avuto modo di dire da poco, Glengoyne è una distilleria che amiamo e che ci piace seguire da vicino: questo, ad esempio, è il terzo batch della versione Cask Strength, nessuna età dichiarata, grado pieno e invecchiamento in sherry – comme d’habitude.

glengoyne-cask-strength-batch-3-whiskyN: aperto ed aromatico, nonostante la gradazione bella alta (certo, l’alcol è pungente e si fa sentire, però non risulta mai sgradevole). Come già nel batch #2, si sentono delle note giovani (proprio di malto, ricorda quasi il profumo dei mash tun); note gradevolissime di legno caldo e arancia disidratata. A proposito d’arancia: suggestioni di liquore all’arancia, appunto… Frutta rossa disidratata: uvetta, ma anche quei mix di frutta secca e prugne. Emerge anche una certa cremosità, di crema al limone; perfino qualche punta di panettone, di pane al latte? Con acqua, aumentano le note di caramello e toffee; l’uvetta e la frutta rossa (ciliegia, se non ci s’inganna) crescono esponenzialmente, senza che svaniscano le suggestioni più ‘giovini’.

P: a sorpresa, l’alcol non è così invasivo. C’è una bella esplosione sherried di frutti rossi, con bombette di uvetta, di fragola (a tratti ricorda una crostata alla fragola); marmellata d’arancia e cornetti caldi (quelli integrali, al miele); belle note di malto, caldo e croccante (a qualcuno viene perfino in mente: farro!, non salato ovviamente). Ancora frutta secca (nocciola), qui e là con punte ‘legnose’ lievemente speziate (cannella? non ci giureremmo) che aumentano con acqua.

F: abbastanza lungo e persistente; frutta secca, frutta rossa, ancora quelle note di cereali che chiudono il cerchio del malto.

Il batch #2 ci era piaciuto ma ci era parso un passo indietro rispetto al #1, davvero splendido, complesso e maturo; qui ripartiamo dalle retrovie per fare un saltino in avanti, senza tornare ai primi fasti ma confermando la costanza della qualità media degli imbottigliamenti di distilleria. 85/100, attendiamo il quarto batch…

Sottofondo musicale consigliato: Wally Badarou – Hi Life.

Inchgower 19 yo (1995/2014, First Edition, 56,7%)

Mr Corbetta, in buona compagnia

Mr Corbetta, in buona compagnia

Come alcuni di voi senz’altro sapranno, la prossima settimana terremo una degustazione (la prima di un breve ciclo) presso l’Harp Pub Guinness di Piazza Leonardo a Milano, regno della famiglia Corbetta: negli anni, i prodi proprietari del Pub di fronte al Politecnico hanno accumulato un gran patrimonio di bottiglie, che ora vogliono condividere con gli appassionati. Le informazioni sull’evento sono tutte disponibili qui; come vedete, si tratta di una degustazione di introduzione al mondo del whisky, attraversato in lungo e in largo, da un continente all’altro, grazie a bottiglie ‘normali’ di tempi ‘speciali’: ovvero di quando anche gli imbottigliamenti di fascia base contenevano prodotti straordinari. Per il single malt scozzese, oltre a un Bowmore (distilleria nota ai più), apriremo un favoloso Inchgower di 12 anni che arriva direttamente dalla metà degli anni ’80, le cui note di degustazione, per invogliarvi alla presenza, arriveranno lunedì; intanto assaggiamo, per metterci in clima con la distilleria, un prodotto moderno… Un single cask di 19 anni, ex-sherry, imbottigliato a grado pieno da First Edition, marchio presente sul suolo italiano grazie agli attenti baffi del grande Fabio Ermoli. Il colore è ramato intenso.

Schermata 2015-02-20 alle 14.29.06N: 56 gradi, sì, ma scopertamente aromatico. È un bel naso sherried come non ce ne capitavano da un po’, con note vinose, di botti impregnate, di legno umido, macerato: però non è un malto pesante, greve… Ci sono decise zaffate di uvetta (pane alle uvette, o seguendo la fuga analogica, strudel); mele e prugne cotte, un po’ di fichi secchi; l’immagine complessiva è quella di una sfoglia glassata (anzi: non glassa, zucchero bruciato) alla marmellata; poi, più in secondo piano, marmellata d’arancia e cioccolato al latte. Una punta di pepe. Molto buono, complesso. Forse solo qualche suggestione metallica, lievemente solforosa?, comunque non disturbante…

P: …e in un palato particolarmente espressivo e privo di alcol, ripartiamo proprio da queste note ‘metalliche’, in lieve aumento. Poi però c’è tutta un’esplosione di dolcezza (anche quasi vanigliosa… quercia americana?), di pasticceria e mele; agrumi (arance dolci e chinotto), ancora cioccolato e frutta rossa in espansione. Che bella sorpresa! Ancora fresco, maltoso, ma con una personalità sherried davvero marcata. Una punta di legno amaricante, a contrappuntare.

F: lungo e intenso, una bella dolcezza di pasticceria; note tostate. Uvetta.

Tempo fa avevamo bevuto, con soddisfazione, un Inchgower Rare Malts di 27 anni, e dobbiamo ammettere che, mutatis mutandis (che in gaelico vuol dire “cambiati le mutande ché puzzano”), ci sono belle analogie, e c’è una coerenza che (anticipando qualcosa sul 12 anni degli anni ’80 che pubblicheremo lunedì) porta ad apprezzare la consistenza della distilleria attraverso gli anni, con età e invecchiamenti diversi. Questo è un perfetto sherried maturo lievemente ‘sporco’, indomito e indomabile, in cui all’apporto massiccio della botte si unisce un distillato kalòs kai agathòs. Insomma, la pagella si chiude con un gioioso 88/100: vedremo lunedì come andrà l’esame di maturità.

Sottofondo musicale consigliato: Opeth – Moon Above, Sun Below, appassionatevi anche voi a questo gioiellino del prog rock d’oggidì.