Glen Garry (anni ’70, OB, Essevi Import, 40%)

noi e Angelo mentre discutiamo delle critiche di Hegel al fideismo di Jacobi

Ogni volta che andiamo a trovare Angelo Corbetta all’Harp Pub a un certo punto ci troviamo a parlare di quanto fossero buoni i blended di una volta – e regolarmente, dato che è un signore, Angelo tira fuori una delle sue bottiglie per dimostrarci che è vero (cit.). Un paio di mesi fa è stato il turno di questo Glen Garry, costruito dalla John Hopkins’ e da Oban – sì, proprio lei, dunque siamo portati ad aspettarci una quota proprio del single malt di Oban nella miscela. Importato da Essevi, era imbottigliato a 40%. Avrà retto le ingiurie del tempo?

N: una dolcezza polverosa da torta sbrisolona, miele impastato con noci e nocciole. Frutta gialla e arancia in quantità generose. Maestoso e davvero profondo, con abbondanti richiami di cera. Cereale con venature minerali e leggermente torbate. Cioccolato al latte. Naso pazzesco, scalfito solo da un leggero senso metallico probabilmente dovuto ai tanti anni passati in bottiglia.

P: a primo impatto si sente ancora una leggera ossidazione e l’alcol va un po’ per i fatti suoi, però i contenuti sono ancora una volta superbi: cera e cereali, un filo di torba e tanta tanta frutta secca legata al miele. Stranamente sapido (Oban anyone?), ripete gli stessi sentori agrumati e fruttati del naso.

F: medio lungo, pare di succhiare un favo e la melata. Miele di castagno; beh, comunque che goduria!

Non sappiamo se sia migliorato con l’invecchiamento in bottiglia o se Angelo ci abbia versato dell’Oban di 40 anni fa a tradimento prima di sbicchierarlo… ma questo è un signor blended, complesso e godibilissimo: 86/100. Consigliamo caldamente l’assaggio, di questo e di tanti altri colleghi del tempo.

Sottofondo musicale consigliato: Tash Sultana – Free Mind.

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Oban 12 yo (fine anni ’70, Essevi Import, OB, 43%)

Sabato pomeriggio, come abbiamo già avuto modo di raccontare, all’Harp Pub di piazza Leonardo a Milano gli appassionati di whisky (e noi per primi) avranno il piacere di assaggiare quattro malti pressoché introvabili, rarissimi e generalmente, quando presenti in asta, proibitivi da aggiudicarsi date le quotazioni stellari. Occasione imperdibile dunque, e – volendo – ci sono ancora dei posti a disposizione… Chi ha orecchie per intendere, intenda. Il parterre, che prevede Macallan 1959/1973, Bowmore Bicentenary (1979) e Port Ellen 20 yo Rare Malts (1978/1998), vedrà in avvio questo Oban 12 anni, versione ufficiale di distilleria messa in commercio tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80: fino alla prima metà dei ’70, infatti, la bottiglia non aveva questa caratteristica forma ‘a pera squadrata’, ma era più regolare e appariva come un decanter lavorato. La versione importata da Essevi era a 43%, ma ne circolano, per il mercato inglese, anche a 40%. Bando alle ciance, assaggiamolo come piccola anticipazione…

711887NVBNDN: inizialmente si mostra abbastanza schermato, con una sorprendente coltre torbata (no fumo), minerale (cera, nitida) e quasi costiera (aria di mare): terra bagnata. Assieme a quest’austerità spicca una robusta presenza di cereale, molto pulito e invitante (ma anche un po’ verde, erbaceo, a tratti). Ossigenando, si scopre però anche molto altro: c’è tutta una sorta di acidità di contorno, a base di scorza di limone e pompelmo, che fa da preludio a una festa fruttata (pesche bianche, ananas, albicocche, fors’anche un po’ di frutta rossa). Caramello; fa ricordare a tratti anche la marmellata. Prima parlavamo di suggestione erbacea: forse sono quegli stessi elementi a spingere verso lidi quasi mentolati… Poi, stecchette di vaniglia.

P: mantiene ancora un tappetone torbato che in imbocco monopolizza; dà una sensazione di grande masticabilità e fa venire in mente ancora suggestioni terrose, minerali e quasi marine. Ancora no fumo. Rispetto al naso, pare subito più maltato che fruttato; in un contesto di grande pulizia (no spezie, no legno) la fanno da padrone generose note di cereale, piacevolmente erbose. Si riconferma, in calo, un po’ di frutta gialla, che col malto ci fa pensare alle brioche all’albicocca. Fette biscottate. Ancora un po’ di mentolato… Schiuma da barba, un accenno?

F: molto pulito, ma non debole o gentile. Di durata medio-lunga, è scisso tra la torba, minerale e cerosa (e, qui, forse anche leggermente fumosa) e ancora un cereale spaventoso.

C’è veramente poco da dire… Come tanti altri malti restati in bottiglia ad aspettare le nostre narici e le nostre papille per lustri e lustri, sviluppa una gamma di aromi terziari davvero seducenti, che riescono a complicare ulteriormente un profilo che senz’altro doveva unire fin da subito austerità cerealosa e costiera e rotondità fruttate. 90/100 è il voto: se la degustazione inizia così…

Sottofondo musicale consigliato: Ornette Coleman – Ramblin.