Westport 12 yo (2004/2016, Wilson & Morgan, 54,3%)

Westport, chi è costui? Non stiamo parlando di una sconosciutissima distilleria dispersa in qualche valle della Scozia, ma di un marchio usato per imbottigliare quello che tecnicamente potremmo definire come un vatted whisky, ovvero sia una miscela di più single malt. Nel caso del Westport si tratta di fatto di Glenmorangie con una minuscola aggiunta (teaspooning) di Glen Moray, che fino al 2008 apparteneva guarda caso alla più famosa ‘Morangie: nulla accade mai per caso nell’intricata mappa commerciale dello Scotch whisky. La distilleria delle Highlands di proprietà del gruppo francese del lusso Louis Vuitton Moët Hennessey non concede mai a terzi il diritto di imbottigliare barili con il proprio nome in etichetta, ma ha adottato questo metodo oramai da una ventina di anni, il metodo del segreto di Pulcinella, diremmo noi. In Italia il nostro imbottigliatore Wilson & Morgan è già al quarto imbottigliamento e questo dodicenne invecchiato in uno sherry butt è l’ultimo nato.

357N: molto aromatico ed aperto, l’alcol si sente appena. Molto fruttato: ci coglie subito una suggestione generale di torta alle mele appena sfornata… Pesche sciroppate, prugne secche; pere. Brioche con marmellata di frutta; un misto di frutta cotta raffreddata (le solite mele uvette e prugne). Leggermente agrumato (soprattutto scorza di arancia), quasi a riferirici una eco di quello stile minerale delle distillerie del nord. Semplice, regolare come profilo, ma non sgarra di un millimetro. Lo sherry c’è, ma educato, non copre lo stile di casa.

P: ottimo impatto, anche qui non si sente praticamente la gradazione. Appare molto caldo e compatto, e al contempo beverino. Riconosciamo tanta brioche all’albicocca, un bel malto caldo, biscottoso (ancora torte appena sfornate); agrumi in aumento rispetto al naso (soprattutto arancia), con ancora quella sfumatura minerale. Miele. Molto pulito, dopo un po’ butta fuori note di cacao, e svela una sobria legnosità.

F: medio lungo, con miele ancora e un senso di brioche.

Ottimo esempio di come Glenmorangie – ehm, no: Westport, pardon – regali sempre all’appassionato delle grandi soddisfazioni. Come talora ci piace dire, è un whisky “che sa di whisky”, ordinato, pulito, senza eccessi, senza punti esclamativi certo, ma senza alcun possibile difetto. Bevibilissimo, rappresenta esattamente quel che per noi deve avere un whisky da 85/100. Ah, lo portate a casa con una settantina di euro.

Sottofondo musicale consigliato: Jula De Palma – A.A.A. Adorabile cercasi

Caol Ila 30 yo (1984/2014, Wilson & Morgan, cask #3130, 54,6%)

Avevamo promesso un secondo Caol Ila ‘italiano’, ed eccolo qui: si tratta di una botte trentenne, la numero #3130; è un whisky nato un anno dopo di noi, imbottigliato da pochi mesi da Wilson&Morgan, prestigioso imbottigliatore trevigiano (e ricordiamo che ad aiutare il prode Fabio Rossi nella selezione c’è uno dei Malt Maniacs, Luca Chichizola…). Vediamo come si comporta questo prodotto della distilleria più prolifica di Islay… Il colore è paglierino.

Schermata 2014-12-22 alle 12.10.45N: subito molto meno piacione del Silver Seal, molto meno aperto, ma non certo per un difetto del distillato o un eccesso d’alcol, anzi. Qui sondiamo l’altra anima dei Caol Ila, quella più ‘oscura’: anche qui infatti c’è un lato dolce, rotondo, diciamo tra la pastafrolla, i biscotti ai cereali, il miele; ma è un lato che resta in sordina, come trattenuto nelle maglie di una isolanità molto pronunciata-seppure anch’essa delicata, nel complesso. Qui c’è molto più mare, si sente lo iodio, si trovano note di olive, di salamoia, molto molto chiare. Poi una coltre di fumo di diesel, ma non di bocciato… È un fumo deciso ma spento, molto più, come effetto, tipo formaggio affumicato. L’acqua rende tutto più espressivo, soprattutto palesa una bella dolcezza vanigliato e zuccherina.

P: ha una parabola ondulata: può essere ondulata, una parabola? Boh. Comunque, attacca deciso sul sale e sul marino, con una torba ancora nervosa; poi, c’è una botta dolce, tra la vaniglia, lo zucchero di canna, le mele disidratate. Ci sono, qui e là, emersioni erbacee, mentolate, forse d’eucalipto. Formaggio dolce (emmenthal). Qualcosa di bruciato. Anche qui, l’acqua porta il tutto su territori molto più dolci e vanigliosi: crema caramella?
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F: molto fresco e vegetale, da un lato; ma dall’altro registriamo anche la rivincita della torba (gomma bruciata, fumo acre), e un solo puntino zuccherino.
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Come abbiamo già detto, si tratta di un’anima diversa rispetto al Caol Ila di Silver Seal: la botte è senz’altro meno attiva, e il distillato risalta nella sua pulita marinità e nella sua lucente torbatura, ancora vivissime nonostante le tre decadi in botte. Con Caol Ila non si sbaglia, mai; e neppure con Wilson & Morgan, pare! 89/100 e applausi da parte nostra.
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Sottofondo musicale consigliato: Divine comedy – Becoming more like Alfie.