Feis Ile 2019 Tasting – cinque su sei

Come l’anno scorso (e come l’anno primaaaaa), un’eroica brigata capitanata da Claudio Riva è andata a Campbeltown e su Islay per festeggiare gli open day delle distillerie in occasione del Campbeltown Malts Festival e del Feis Ile – ma l’eroismo non sta nell’esserci andati, con ogni evidenza… Quella è la parte brutta e da invidiare rosicando, senza concessioni. L’eroismo sta piuttosto nell’aver riportato in Italia una selezione dei sei migliori imbottigliamenti esclusivi per il Festival apposta per aprirli con il pubblico di appassionati di Whisky Club Italia – tra cui noialtri, ovviamente. Dunque, bando alle ciance e diamoci dentro con cinque dei sei malti bevuti – manca Laphroaig, arriverà nei prossimi giorni, purtat’ pacienza.

Springbank 8 yo ‘Open Day 2019’ (2011/2019, OB, 56,8%)

1100 bottiglie, maturazione in “fresh sherry casks”. N: non spigolosissimo anche se in stile springy, rimane abbastanza pulito e molto sherroso. La nota di cera c’è eccome però, assieme a olive nere e sentori vinilici. In realtà col tempo si apre ed esce anche un cerino sulfureo che dona profondità. P: molto grasso ed oleoso con un bel contributo della torba. Anche lo sherry è bello appiccoso e profondo (caramello e marmellate). Cioccolato e un tocco costiero molto piacevole. F: bacon e pepe e ancora tanto sherry dolce e opulento. Con acqua merita, tra cera e marmellata bruciacchiata a gogò. Sicuramente tanto carico ma anche tanto bilanciato tra la grassezza del distillato e la dolcezza di botte. 8 anni e tanta tanta personalità: 89/100

Longrow 15 yo ‘Open Day 2019’ (2004/2019, OB, 52,4%)

911 bottiglie, maturazione in “fresh rum casks”. N: inizialmente è stranamente chiuso, anche se la botte si manifesta sotto forma di frutta gialla zuccherosissima (banana), molto costiero. Note chimiche da rum… La torba è sicuramente meno pronunciata rispetto allo springbank. P: si fa più sporco anche se il fumo è davvero in disparte. Chimico e sulfureo con accanto, comunque ben integrate, note di crema al limone e banana. Agrumi. Un filo di cera. F: medio, di spiccata dolcezza e decisamente sapido. Il rum si sente parecchio, anche perché gli anni si sono portati via gli spigoli della casa, ma non è affatto sgradevole, anzi, resta molto affilato: patisce forse la degustazione dopo lo Springbank, che è una pialla. 85/100

Lagavulin 19 yo ‘Feis Ile 2019’ (2019, OB, 53,8%)

6000 bottiglie, maturazione in “sherry treated american oak casks”. N: paradossalmente fresco e succoso, pur se torba e mare sono ancora lì cazzuti dopo quasi 20 anni. Addirittura ricorda il pout-pourri di fiori secchi, quando si affacciano le note più delicate. Torta di mele appena sfornata. Truciolo bruciato. P: la tendenza alla freschezza si accentua ed è molto beverino, non ha un grosso impatto in bocca. Non dimostra sicuramente l’età. Sentiamo marmellata d’arancia, castagne. F: salmastro, legno e zucchero bruciati. È davvero beverino, non un mostro di complessità, però. Forse si poteva fare di più? E comunque, se questo è un Lagavulin quasi deludente… Chapeau. 87/100

Caol Ila 22 yo ‘Feis Ile 2019’ (2019, OB, 58,4%)

3000 bottiglie, maturazione in “sherry treated american oak casks” (gli piace ‘sta formula, a Diageo, eh). N: un raffinato galantuomo nel fiore degli anni. Tutto molto integrato, con note incantevoli vegetali di foglia e di torba dolce. Torta di mele, pesche sciroppate. P: tripudio di frutta (pesche, fichi freschi), con un kick iniziale molto deciso. Saporito anche se l’alcol si nasconde in maniera incredibile (58,4 dove?). Sentiamo anche il mare a far da sfondo. Esibisce già le note levigate e setose che si possono apprezzare in alcuni caol Ila ultratrentenni. F: si riverbera la dolcezza fruttata ma la torba non molla un colpa e rimane bella smoggosa, viva. 91/100. Aggiungete acqua e godete.

Bowmore 15 yo ‘Feis Ile 2019’ (2019, OB, 51,7%)

3000 bottiglie, maturazione in “first-fill ex-bourbon casks”. N: proseguiamo con l’eleganza, con botte di clorofilla, di cera, di foglia sudata (vabbè, diciamo umida, dai), di olio d’oliva (focaccia!?!?!?!?) ma anche di burro. Poi limonata dolce e poi poi poi… arriva il tropicale! P: delicato ma deciso, frutta tropicale impastata di cera, acidità agrumata (limone e lime) a braccetto con la vaniglia e il miele. Si sente bene anche il cereale. Il fumo è discreto, molto in secondo piano, ma è una coccola. F: si ricompone con grande garbo su note vegetali, di cioccolato amaro. Un whisky dipinto col pennellino che berresti sempre: 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Blues Brothers – Everybody Needs Somebody (To Love).

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Bowmore 19 yo (1997/2017, Adelphi, 56,8%)

La gente che sa cosa fare della propria esistenza in questi giorni non è in Italia (e incredibilmente non vogliamo fare allusioni politiche), ma in Scozia; e non in un angolo qualsiasi della terra di Alex Ferguson e Sean Connery, vicino a un castello qualsiasi, accanto a un Loch qualsiasi, sorseggiando una birra qualsiasi e sgagnando un panino al bacon qualsiasi. No: la gente che sa cosa fare della propria esistenza in questi giorni è su Islay, perché c’è il Feis Ile! In mancanza dell’originale, noi che notoriamente siamo delle banderuole al vento del destino e che dunque decisamente non siamo su Islay, proviamo a sentirci vicini agli amici che fanno bagordi lassù: e dunque oggi ci beviamo un bel single cask di Bowmore, un barile ex-sherry a secondo riempimento (cask #2412) – il colore è molto scuro, se non l’avessimo saputo avremmo scommesso su un first-fill. Ringraziamo Samuel Cesana, gattone di Pellegrini, per il campione.

N: urca, com’è carico! La prima cosa che ci suggestiona sono le costine glassate all’americana, oltre a un senso di barbecue, di carne affumicata con salsa barbecue. C’è anche quella nota fruttata ‘alta’, da Bowmore in sherry, con more e mirtilli molto dolci e freschi. Viene in mente un che di pasticceria turca, da gelatina al melograno… Cuoio. La torba si sente molto, mescolandosi con questo legno così carico: l’effetto è di un legno bruciacchiato. L’acqua aumenta la quota di barbecue. Foglia di tabacco, ci illumina Zucchetti.

P: l’imbocco è punchy, ma è soprattutto molto dolce: marmellata di mora. Poi liquirizia pura, tanta liquirizia, legno, molto tanto troppo tannino. Resta molto bruciato, molto intenso, molto appiccicoso. Attimi fruttati, ma è questione di istanti. Zucchero bruciato, marmellata bruciata ai lati della torta dimenticata in forno. Vegetale e bruciatissimo, con una nota di inchiostro anche, forse tempera, dice Angelo. Tende pesantemente verso l’amaricante man mano che ci si avvia al finale (caffè, astringente, rabarbaro). Caldarrosta. Con acqua, è meno contratto e migliora, diventando più dolce, più morbido.

F: molto lungo, persistente, con note di fogliame (foglia di tabacco). Resta amaro e umido, con una vaga frutta nera molto lunga.

Bevuto a grado pieno appare piuttosto ostico: il naso è molto ‘sporco’, con sensazioni di barbecue che non troviamo spesso nei Bowmore in sherry, mentre il palato è molto poco fruttato e dominano note amare e bruciate. Con acqua diventa un’altra cosa, decisamente, e guadagna in piacevolezza soprattutto al palato: nel complesso, assegnamo un 87/100 ‘con riserva’, sperando di trovare un altro campione e di poterlo riassaggiare con più acqua. Capito?, Samuel, stiamo parlando con te.

Sottofondo musicale consigliato: In Flames – Behind Space ’99.