Highland Park 18 yo (1956/1974, OB, ‘Ferraretto Import’, 43%)

Ferraretto è un nome che agli appassionati di whisky fa venire in mente una cosa sola: gli Highland Park degli anni ’70 e ’80. Noi siamo dei privilegiati, e oggi abbiamo la fortuna di assaggiare il secondo HP di quest’era, dopo un vintage del 1958 davvero entusiasmante (93 punti nel nostro archivio): grazie a Luca Bellia, appassionato pavese già citato su queste pagine, mettiamo naso e papille su un 1956, imbottigliato nel 1974 a 43%.

N: da subito molto complesso, ricco di cambiamenti: dopo un sonno lungo 40 anni, si stiracchia nel bicchiere man mano. Una discreta mineralità ci accoglie, assieme ad una ancor più discreta cera, contribuendo a delineare un profilo setoso, con richiami a vecchi mobili, propoli, vecchia carta, legno antico… Anche un filo di torba, con venature acri e ‘sudate’. Detto ciò, resta molto vivo nel bicchiere, con succose note di agrumi (mandarino e arancia, anche scorzette), con frutta di Martorana (quella di pasta di mandorle, laccata), fichi secchi. E poi ancora, sentori di torta di mele sfornata da poco. Forse frutto di una lieve ossidazione, ha sviluppato note di ‘dopobarba’, presenti solo a tratti per la verità.

P: qui purtroppo dobbiamo registrare una evidente perdita di gradazione, sicuramente sotto ai 40%, che restituisce un profilo depotenziato, sia come kick palatale (questa è bella, eh) che a livello di complessità dei sapori. Ad essere appiattita è soprattutto la quota minerale, purtroppo. Restano vive delle note dolcine, tra il biscotto al cereale, l’albicocca, una mela gialla cotta al forno… Miele? Vive una spezia, forse del pepe bianco, e poi sentori un po’ distanti di cera, di ‘whisky vecchio’. Ancora agrume – scorza d’arancia.

F: non lunghissimo, cera e albicocca piuttosto evidenti. Miele, pure.

Imbottigliato 44 anni fa, non è che possiamo prendercela con lui per aver perso un po’ di vivacità e di corpo – resta d’altro canto tutta l’eleganza di un naso spettacolare, che da solo giustifica il prezzo del biglietto. Vi risparmiamo il pippone sul “si stava meglio quando si stava peggio” e “com’erano buoni i whisky di una volta”, perché sono tutte cose che sapete già: 88/100. Luca: grazie infinite, davvero.

Sottofondo musicale consigliato: Afrika Bambaata & UB40 – Reckless.

Annunci

Highland Park 17 yo (1958/1975, OB, ‘Ferraretto Import’, 43%)

Ah, i bei tempi andati… Grazie alla gentilezza di uno dei più importanti collezionisti italiani, Franco Di Lillo, abbiamo il privilegio di assaggiare un Highland Park ufficiale distillato nel 1958, messo in una bottiglia verde e tozza diciassette anni dopo, nel 1975, importato in Italia da Ferraretto. Pare superfluo sottolineare che si tratta di un bel pezzo di storia e che trovare bottiglie del genere è sempre più raro… Per fortuna c’è il Milano Whisky Festival, per fortuna ci sono i suoi espositori. E per fortuna che noi ci portiamo sempre dietro le boccette…

N: che fascino. Tutto molto compatto ed estremamente ‘vivo’, vivace, per nulla appesantito dal tempo. Ci piace partire dagli spigoli, che pure – lo ribadiamo – non si ergono a distanza, ‘sopra’ gli altri aromi, ma ne sono perfettamente paritari: e dunque la torba, lieve e cerosa, senza fumo, con note costiere e marine molto evidenti; pure suggestioni di legno umido, di cantina. Immediatamente poi si scala sull’agrume, sia scorza (d’arancia) che polpa (d’arancia). Un grande senso fruttato, incredibile, in grandissima crescita, con un sacco di frutta gialla, fresca (pesche molto succose, perfino un tocco di mango!); ma anche, più adulte, mele cotte e torta di mele. Orzata, mandorle e latte di mandorle (e perché non marzapane?). ‘ccezzzzionale. Col tempo si fanno strada anche note ‘ulteriormente torbate’, quasi fino a percepire un velo di fumo; poi anche tabacco e scatola di pipe; forse cuoio.

P: il corpo è medio, ma resta ben oleoso e masticabile; inizialmente si fa sentire una leggera torba terrosa, ancora bella costiera, e stupisce una certa lievissima ‘amarezza’ che forse è il portato di una qualche ossidazione in bottiglia durante gli oltre quarant’anni di invecchiamento in vetro (ne scrive anche Serge sul sito dei Malt Maniacs, qui). Pur senza deflagrare, si spandono intense note fruttate, coerenti col naso: quindi pesche gialle, mele, torta di mele; succo d’arancia (e scorzetta amara); ancora un malto da panico, brioche e pasta di mandorle e cereali. Un velo di fumo.

F: lungo e persistente, oscilla a lungo tra le sue tre anime: frutta, torba, cera/vecchio mobile, per la nostra gioia. Buonissimo.

Straordinaria complessità, e intensità aromatica incredibile, dopo tutto questo tempo. Pur avendo un dubbio sull’impatto dell’invecchiamento in bottiglia, ci ha stupito al palato la timidezza di una frutta che invece, al naso, si preannunciava epica. Se dunque il naso era da 95 punti e passa, il palato paga dazio e si attesta ‘solo’ sui 90: e dunque la nostra media personalissima è di 93/100. Grazie a Franco (e a Giorgio, e a Riccardo) per il sample, grazie davvero. 

Sottofondo musicale consigliato: Roger Waters – The Last Refugee.