Glen Moray 18 yo (2018, OB, 47,2%)

“per me si va nella warehouse dolente”

Il nostro giretto per lo Spirit of Speyside dell’anno scorso ci aveva lasciato sensazioni contrastanti sulle sorte magnifiche e progressive dello scotch, ma di sicuro avevamo molto apprezzato l’atteggiamento di Glen Moray, distilleria (francamente bruttarella, ma non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace, lo sapete) di Elgin: ospitalità, piacere di accogliere i turisti, bacon a profusione ad ogni ora del giorno, whisky flights e single cask hand-filled a prezzi ragionevoli… Insomma, tanto cuore. Oggi assaggiamo il 18 anni ufficiale, maturato esclusivamente in American Oak First fill.

N: mela rossa glassata, brioche alla marmellata (marmellata di fragole, se dovessimo sbilanciarci – e in fondo è il nostro sito, se non ci sbilanciamo qui), zucchero bruciato, un po’ di frutta cotta (mela soprattutto) poi timidi sentori di frutta rossa (in crescita per la verità, fragoline di bosco, diremmo). Pastafrolla, biscotti al burro. Note di lucido per legno, con sentori forti ma molto moderni.

P: molto coerente, si sente forse un po’ più la vaniglia rispetto al naso, ma come profilo resta molto fruttato. Mela in ogni sua forma, ancora frutta cotta, uvetta. Resta un senso di ‘molto semplice e costruito’. Non sgradevole, intendiamoci, ma un po’ pesantino alla lunga.

F: si raccoglie un po’ a sorpresa su una nota leggermente amarognola e speziata, di legno tostato e cannella. Per il resto ancora tanta tanta mela.

È ben fatto, nulla si può dire di male: rotondo, morbido, piacione e senza dubbio molto carico. Resta la sensazione di monodimensionalità, non ha evoluzione, e a dirla tutta alla lunga probabilmente finisce per stufare un poco… Ma sia chiaro, a 80€ è un diciottenne più che competitivo, piacerà alla gente cui piacerà: con questa criptica e insensata chiusa, ci avviamo al voto che sarà 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Wu-Tang Clan – Bells of War.

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Caol Ila 2011 (2018, Wilson&Morgan, 48%)

Quando si parla di imbottigliatori indipendenti italiani, uno dei nomi certamente più conosciuti e più solidi nel panorama attuale è quello di Wilson & Morgan, incarnazione esotica della storica azienda trevigiana Rossi & Rossi. Abbiamo assaggiato molte selezioni di W&M nel corso degli anni, e ora, grazie alla gentilezza di Marina Del Puppo, abbiamo messo le nostre avide mani su questo imbottigliamento del 2018: un Caol Ila giovane, di sette anni, maturato in dieci barili ex-bourbon first-fill e imbottigliato a 48%.

N: Caol Ila da manuale, come dev’essere. Dunque il tutto sarebbe riassumibile nella sacra triade caolilesca: vaniglia, mare, limone. Giovane, certo, e bene impattato (?) da legni certamente molto attivi, che si sposano alla perfezione con lo stile del distillato. Lo sentiamo fresco e frizzante, e promette un palato molto zuccherino. Sette anni son pochi ma l’invecchiamento ha già nascosto la faccia più ingenua ed erbacea, costruendo un equilibrio convincente tra isolanità e bourbonosità.

P: anche qui stiamo sfogliando il manuale di Caolilicità, con le classiche note della distilleria in evidenza: liquirizia e inchiostro, in primissimo piano. La torba ha le parvenze di un falò in spiaggia, e sono decisamente delle belle parvenze. Molto sapido, con tanta tanta vaniglia: dolci al limone, anzi siamo ancora più specifici: torta paradiso artigianale, fatta a in Strada Nuova a Pavia.

F: di media durata, ricalca le stesse tonalità ma si percepiscono alcune reminiscenze vegetali, tra l’erba e il pepe bianco. Delizioso.

Siamo quasi in imbarazzo: Caol Ila è così, ha una coerenza e una costanza veramente uniche, inconfondibili. Come spesso accade soprattutto con i torbati, anche da giovani e giovanissimi questi Caol Ila riescono a mostrare una maturità e una piacevolezza di bevuta davvero invidiabili. Non si sbaglia, insomma: sono tutti molto simili, sono tutti molto buoni – questo, peraltro, si trova online intorno alle 50€, il che ce lo rende ancora più simpatico. 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Pino D’Angiò – Che idea.