Botti da orbi – Rum United Drinking Club

l’illuminato Marco Zucchetti che verga queste righe

[Rieccolo: mister Marco Zucchetti inaugura il ritiro estivo di Whisky Facile per la preparazione estiva, un ritiro blindato come neppure quello di Conte all’Inter, e siccome è un visionario, un esteta del calcio, convoca addirittura undici rum!]

Nazionale maggiore, under 20, under 21, perfino la nazionale femminile. C’era un tale ingorgo di squadre per cui tifare in questo inizio d’estate che sembrava di stare a piazzale Loreto alle sei di sera. Però dato che a ciascuno il suo, come diceva quell’ultrà di Sciascia, qui si pensava a quale squadra donare il nostro cuore in questo giugno finalmente torrido. Ci sarebbe la Real Tiki, tutta ombrellini e coppe (di frutta); ci sarebbe la Gin Tonic FC, dal gioco frizzante; oppure il Deportivo Bollicine, espressione perfetta del calcio champagne. Ma noi il calcio moderno – pardon, il beverage moderno – lo apprezziamo con moderazione. E da bravi veterospiritisti riempiamo la curva del Rum United, a costo di schiattare di caldo al primo sorso. Undici campioni tosti, ognuno con il suo stile. Un famoso presidente di calcio parecchio vincente preferisce giocatori senza barba e senza tatuaggi. Noi preferiamo i rum che sudano e danno l’anima, non i veneziani tutti veroniche e svolazzi dolciastri. Undici, undici / undici rummoni / Noi vogliamo / undici rummoni!

Skeldon 18 yo (Guyana, 2000/2018, El Dorado ‘rare collection’, 58,3%)

Portiere

La Demerara distilleries fa rivivere il mark della distilleria chiusa nel 1960, prodotto poi da Uitvlugt e ora da Diamond. Al naso è muscolare ma piacevole, dà sicurezza. C’è un che di cantina umida che subito si dissolve in una golosità da tiramisù e torcetti al burro. Prugne Sunsweet, lamponi, vaniglia e noci chiudono il cerchio, dove gli esteri non fanno capolino. Nessuna distrazione, né fra i pali né in uscita. Il tiramisù (o tiratisù dopo aver parato un rigore) rimane e di fatto il palato è coerente all’olfatto. È potente, piccante, con cacao, frutta secca e vino rosso fortificato, forse strudel. Qualcosa di cuoio e legno che un po’ allappa. Finale lungo e speziato, cannella, uvetta e cioccolato. Buono, da leccarsi i baffi, la dolcezza è ben integrata. Il legno invece è un filo troppo marcato, ma d’altronde al portiere non si richiedono piedi sopraffini, ma reattività e affidabilità. Come si dice a Milano, “inscì aveghen”, ad avercene! 89/100

Savanna ‘Indian Ocean Stills’ 6 y (Réunion, 2012/2018, Velier, 61%)

Terzino destro

Vero e proprio talento in erba: un rhum agricole dall’Oceano Indiano, quindi non sorprende il naso minerale. Si va dalla melissa al limone candito, dal gesso ad una nota balsamica quasi di Vix Sinex e Brooklyn alla clorofilla: è freschissimo, va su e giù sulla fascia e non (si) stanca mai. Cacao in polvere e una nota quasi affumicata a dare una prospettiva diversa: olfatto eccellente. In difesa però sa essere un mastino. Palato coerente e molto affilato, alcol poderoso; la prima sensazione è ancora erbacea (succo di canna fresco, curry verde e molta anice, quella del ghiacciolo che non a tutti piace). Poi evolve, si fa più zuccherino tra litchies e un che di latte di soia che lega i sapori. Diciamo che manca un po’ di senso tattico e malizia. Finale dolciastro, banana verde grigliata e un tocco amaro di mandorla che con l’acqua svanisce. Eccentrico, per solutori più che abili, unisce un naso da togliere il fiato a un palato in cui l’erbaceo cede al dolciastro. Proprio come quelle promesse della Coppa d’Africa che fanno sognare ma ogni tanto si dimenticano di difendere. 86/100

Royal Navy Tiger Shark (2019, Velier, 57,18%)

Difensore centrale

In mezzo non si può sbagliare, occorre un Baresi, un Beckenbauer. Qui c’è a guidare la difesa c’è un blend di tre rum 100% pot still da due distillerie differenti non specificate, invecchiati ai caraibi per una media di 14 anni. Due polpacci così, due polmoni così e anche altre due cose così. Gli esteri parlano di Giamaica, ma qui stanno sotto un lenzuolo di caramello, caffè e cioccolato fondente. Tackle duro e poi imposta a testa alta. Caldarroste, arancia e diesel, ma non sgradevole. Un olfatto con due anime, una agonistica e una tecnica. L’esperienza si fa sentire al palato, dove salgono di tono le note legnose (liquirizia, vaniglia del Madagascar, cacao e mandorle). Balenano dell’ananas e delle note floreali che si alternano al diesel. Caffè espresso e un tocco curiosamente salato a sottolineare il carattere del leader. Finale di nuovo di liquirizia e gasolio. Niente di addomesticato nello squalo. Riesce nell’impresa di tenere insieme due vie, quella degli esteri spinti e quella speziata/cremosa. Un osso duro. 88/100

Bellevue 21 yo (Guadalupa, 1998/2019, Milano Rum Festival, 57%)

Terzino sinistro

Ogni squadra ha il suo idolo un po’ pazzo. Noi abbiamo questo single cask selezionato da Andrea e Giuseppe, che al naso è un bel rebelòt: legno smaltato, cola, prugne secche, con cacao e banana flambé. Si aggiunge una nota balsamica di muschio e vetiver. Insomma, il ragazzo fa un po’ di tutto, sombrero, tiro al volo, autorete, zuffe: una testa matta. Al palato è un po’ alcolico e si fa secco, quasi rissoso: melassa, noci, zenzero e un tocco floreale (zagara?). Non sta fermo un attimo, si agita ma nel finale si rilassa e si fa più dolce, cioccolato al latte e caramello. Non è Gigi Meroni che si portava al guinzaglio una gallina, ma poco ci manca. Non del tutto equilibrato e di beva non agile, ma emozionale. Un barile alla Gascoigne. 84/100

Rhum Rhum Liberation Integral 6 yo (Marie Galante, 2015, OB, 58,4%)

Mediano

Uno dei gioiellini del maestro Capovilla, invecchiato ai Tropici in un tonneau ex Sauternes. E del vino francese ha la classe cristallina. Il naso è invaso dai profumi: macedonia esotica, pasticcino all’albicocca, ciliegie sotto spirito, resina dolce: Pirlo che esce dalla sua area con una finta e un lancio di esterno. C’è il vino, c’è la cannella e il tabacco dolce. I piedi buoni ci sono. Ma anche la grinta, eh. Perché in bocca si fa speziato: pepe, chili e angostura. Piccante, legnoso e dolce/amaro (zucchero di canna, china e caffè in polvere), lascia il segno anche coi tacchetti. Non dà il meglio sotto il diluvio, perché con l’acqua si slega un po’, anche se diminuisce l’amaro. Finale di legno, buccia di mela rossa grigliata e mandorla. Esperimento unico, grande intensità aromatica. Un po’ strabico fra olfatto fruttato e palato, visione di gioco e foga da incontrista puro. 85/100 

Diplomatico Distillery collection N.3 Pot still 8 yo (Venezuela, OB, 47%)

Ala sinistra

Non a grado pieno, quindi il confronto col resto della squadra è arduo. È uno di quei rum (pardon, calciatori) che avrebbero fatto impazzire il buon Moratti. Perché è farfarello e fiabesco, magari incostante ma da coccolare. Vogliamo chiamarlo il Recoba della squadra? Dopo alambicco Kettle e colonna Barbet, Diplomatico continua la sua serie Distillery collection con un Pot still. Non stupisce dunque la densità di tamarindo e cola al naso. Molta pasticceria, dal panettone alle mandorle tostate. Cioccolato al latte e mango. Pastoso. Non molla il pallone, lo vezzeggia, ne dribbla uno e lo ridribbla, mentre metà pubblico lo osanna e l’altra metà impreca. Poi a conti fatti è molto meno fru fru di quanto gli piace mostrarsi. In bocca infatti è meno dolce del previsto, il caramello bruciato prende note di fumo e il cioccolato si fa fondente. Cannella, albicocca secca e banana. Chiusura sul legno (bastoncino di liquirizia) e datteri, se ha un difetto è quello di non sapersi imporre. Piacevole e senza stucchevolezze spagnoleggianti, ma non emerge per personalità. Insomma, se ci fosse un altro rigore contro l’Helsingborg, non guardatelo bevendo questo rum. 83/100

Versailles 14 yo (Guyana, 2004/2018, Milano Rum Festival, 57%)

Ala destra

Il coraggio, come sa bene Don Abbondio, chi non ce l’ha non se lo può dare. L’altro barile dei milanesi A&G è un Demerara bello tosto color oro zecchino a cui il coraggio non manca. Sfrontato come un Cantona, estroso e imprevedibile. Le note olfattive sono quasi fermentate: smalto, kirsch e kiwi. Gli esteri per un attimo sconfinano quasi nell’acciuga sotto sale. Trucchi, giochini, finte e doppi passi, Garrincha che parte lasciando lì il pallone. Niente paura, poi arrivano marzapane, cedro e pasticcino alla frutta. Col tempo legno affumicato, con acqua più erbaceo (nocciole verdi). Oltre ai fuochi d’artificio c’è la sostanza, i cross per le punte arrivano da lui. Certo, deve uscire dalla nebbia in cui ogni tanto si va a ficcare. Perché l’affumicatura è una suggestione anche al gusto, dove i tannini non si nascondono (chiodi di garofano). Di nuovo marzapane, cioccolato bianco e il mix ananas maturo/banana flambé. Una goduria il finale burroso e di mousse di frutta, come un pallonetto sotto il sette. Molto nudo e crudo, non dimostra mai i suoi anni e mostra tre facce diverse: naso strano, palato affilato e finale equilibrato. Multiforme ed eclettico, uno nessuno e centomila. 85/100

Hampden 23 yo (Giamaica, 1992/2016, Silver Seal, 50%)

Regista

Il perno del sistema di gioco ha l’equilibrio e la leadership come virtù cardinali. La creazione di Max Righi ha un naso da volare via in cui gli esteri si uniscono a note di frutta cerosa ed erbe fermentate. Il che si traduce in profumi di paraffina e vernice, melone bianco, melissa e platano. Ma anche lievito di birra e acqua ragia, erba tagliata che fermenta e caramelle menta e anice. Complicatissimo, da perdercisi. D’altronde tutti i grandi pensatori del centrocampo sanno farsi volpe e leone, far partire bolidi da fuori e smarcare le punte con un passaggio no-look. Il palato accoglie la frutta cerosa (ananas flambé, ciliegie, perfino olive), ma la parte “sporca” non demorde: gomma bruciata, caffè tostato e una impressionante nota di peperoni gialli. Guizza ancora dell’acidità di succo di pompelmo. È un rum che fa reparto da solo, non si tira indietro e dà la carica, anche a costo di prendere qualche cartellino giallo dagli arbitri più fighetti. Non molla mai, con un finale infinito di nuovo di peperoni, menta, cera e polvere di caffè. Niente, è un capolavoro multistrati, un capitano nato. Cose tra loro estranee che interagiscono alla perfezione. Bandiera. 91/100

Cachaça Magnifica Single cask 13 yo (Brasile, 2005/2018, Milano rum festival, 43°)

Trequartista

Ogni brasiliano è un mondo a sé, ma questo lo è ancor di più: un single cask di cachaça pescato dai ragazzi del MRF. Accompagnato da un po’ di scetticismo generale (tipo quando sbarcò Kakà), quindi si assaggia con curiosità doppia. A occhi chiusi diresti rhum agricole. D’altronde la materia è la stessa. Dai brasiliani sappiamo cosa attenderci, tecnica sopraffina, ma saprà incidere? Dominano note erbacee ma sui toni della verdura (cetriolo aromatizzato, sedano). Poi ananas e papaya e gelato alla crema, perfino del gianduia. Perbacco, il carioca se la cava bene. Emergono anche dei lieviti, note di pennarelli Pelikan. Sa anche essere pericoloso, perché in bocca è beverino assai. L’erbaceo si attenua in note di caramella alla mela. Si gonfia la parte più di pasticceria: cioccolato al latte, babà, alchermes, uva passa. Torta di banana. Assist sfornati come bon bon. La dolcezza di tocco resiste nel finale, tra cioccolato e gommose alla frutta. Suggestione di limoncello, ma forse sono traveggole da carnevale di Rio, o forse l’ha appena comprato il Napoli. Sorpresa vera, il legno Ipe suona melodie un po’ esotiche ma l’effetto è di una cremosità golosa oltre l’anima vegetale della materia prima. Missão cumprida, la torcida esulta. 87/100

Foursquare 11 yo (Barbados, 2004/2015, OB, 59%)

Seconda punta

Un Massaro, un Ganz, un rapinatore d’area di rigore che fa vincere gli scudetti in silenzio. Rum da pot still e da colonna invecchiato in botti ex bourbon e distribuito da Ghilardi. Alle prime sembra un rye whiskey (no beh, diciamo un parente): paprika, pesca sciroppata, miele di castagno. Naso zuccherino, vaniglia e mango essiccato, madeira liquoroso. Entra facile nel cuore degli appassionati, sai che non è da Pallone d’Oro ma tutti lo vorrebbero nella loro squadra/vetrinetta dei liquori. Al palato rimane sul lato dolce della forza: croccante di mandorle, datteri dragée e miele grezzo. Cremoso e con alcol quasi a zero nonostante i 59°. Liquore al caffè e biscotti di zenzero. Un dessert, nel senso che arriva alla fine e ti lascia in bocca il sapore di vittoria. Finale piacevole, fra caramello, fichi secchi e albicocca. Profilo gentilmente e piacevolmente cioccolatoso anche se estraneo agli eccessi dei ron spagnoli. Magica la sparizione dell’alcol, tipo Inzaghi che per un’ora sembrava essere rimasto negli spogliatoi e quando spuntava sul filo del fuorigioco era già gol. 87/100

Port Mourant 36 yo (Guyana, 1972/2008, Velier, 47,8%)

Bomber

Quando si parla degli dei, occorre reverenza. La stessa che si deve a certi attaccanti di esperienza che hanno più classe che anni sulla carta d’identità. Questa è una bottiglia epica di Luca Gargano che all’asta va a 3mila sterline, quindi òcio, parliamo di un Pallone d’Oro. Il primo naso è di mela Stark matura, poi si scende in profondità: fichi secchi, legno palissandro e uvetta. Non basta segnare tanto, bisogna anche segnare in un certo modo. Come Van Basten, come Cruyff. C’è un che di biblioteca e una patina di cera calda. Frutti neri, tabacco aromatico, zabaione e dopo 36 anni agrume ancora vivido. Non sembra neppure rum, spunta perfino un che di salsa di soia: sontuoso. La stessa mascella che cade estasiata per la rovesciata di CR7, o lo stacco di testa di Pelé. In bocca è tutto giocato sul caffè e le spezie (cannella/vaniglia). Scuro, cremoso, ancora marmellata di more, violetta, cioccolata, legno antico. Che cos’è la sapienza? L’arte di fare le cose perfettamente senza sforzo. Il retrogusto è di mirtilli e uva rossa, il finale è vibrante, con fichi secchi e cioccolato grasso, quasi alla panna. Non c’è molto da dire, mostra un’opulenza e una molteplicità di sfaccettature impressionante. Sfavillante, da Hall of Fame. 94/100

Foursquare ‘Triptych’ (2016, Velier, 56%)

Sei mesi fa abbiamo compiuto quello che è senz’altro un passo piccolo per l’umanità, ma per whiskyfacile è grandissimo: organizzando il Freak Show abbiamo aperto al mondo del sottoprodotto caraibico (citazione da attribuirsi rigorosamente al sommo Terziotti), cioè al rum. Il punto di partenza è stata la constatazione di come l’assenza di un disciplinare per il rum sia un problema per la percezione dell’intera categoria: facendola più semplice di come è, se è tutto permesso chi lavora bene non ha modo di distinguersi da chi lavora male, perché in etichetta è rum il primo ed è rum il secondo – per intenderci, proprio la rigidità del disciplinare dello scotch whisky ne ha permesso la crescita e l’affermazione. Consci del problema, alcuni distillatori di rum hanno deciso di provare a cambiare le cose: in particolare, Luca Gargano di Velier (proprietario di Rhum Rhum a Marie Galante, oltreché ovviamente importatore in Italia) e Richard Seale di Foursquare Distillery, su Barbados,  hanno deciso di lanciare una nuova proposta per un disciplinare del rum modellata proprio su quello del whisky scozzese, su cui potete leggere qualche impressione qui, qui e qui. Ora, stimolati dalla riflessione abbiamo voluto aprire proprio un Foursquare “Triptych”, un single blended rum (cioè un rum di singola distilleria ma frutto di miscela di distillato da pot still e da column still), miscela di barili di tre annate (2004, 2005, 2007) e di tre tipologie diverse (bourbon, madeira, quercia americana vergine) selezionato e imbottigliato da Velier due anni fa. Ah, non dimentichiamo che la maturazione è avvenuta alle Barbados. Presenta diffusamente distilleria e imbottigliamento il buon Steven.

N: incredibilmente aperto e accogliente pur se a 56%, da subito – da profani quali siamo – ci sembra predominante l’apporto dei legni rispetto al distillato in sé. Al di là di una nota vinilica, molto evidente e frequente in questo tipo di distillato, il bouquet aromatico si dipana poi su note di caramello, di miele; c’è una componente molto fruttata, che ci regala l’epifania delle pesche sciroppate. Biscotti cannella e zenzero, a dimostrare la presenza di spezie molto strutturate. Non si dimentichi la scorza d’arancia (o l’arancia candita). Un che di chimico, insondabile e sfuggente alla nostra parola, che forse definiremmo Coccoina.

P: anche qui i 56% sono in sordina, e lasciano spazio a un rum davvero pieno e soddisfacente: esplode in bombe di sapore ‘appiccicose’, dal caramello alla frutta sciroppata. Forse un che di barretta con caramello e arachidi? Burroso, grasso. Ciliegie sotto spirito. Si fa ancora più evidente un lato tostato e speziato di grande complessità: abbiamo ancora cannella (dolcetti alla cannella, o i chewing-gum alla cannella che c’erano in commercio anni fa…) e chiodi di garofano. Come dimenticare però l’agrume?, soprattutto chinotto, arancia rossa. Tende all’amarino, dopo un po’.

F: si riverbera a lungo, tra una dolcezza intensa e un che di amaricante, con tante spezie. Nel finale del finale, a sorpresa, un che di curiosamente catramoso e di cherosene, tipo – ma solo “tipo”.

Non vogliamo dare voti numerici ai rum, lo sapete, perché siamo gente di straordinaria umiltà e ineguagliata coscienza: ma se volete la nostra opinione, e se siete su questo sito forse vi interessa, beh: ci piace veramente tanto tanto. Molto buono, complesso, con molti strati aromatici portati dai barili, certamente attivi, ma anche con piacevolissime emersioni del distillato, uno dei più interessanti attualmente prodotti. Insomma, trattasi di un rum sicuramente costruito, ma costruito bene bene. Bravo Richard, bravo Luca. Qui le opinioni di Serge, che un voto lo dà e ci trova d’accordo, e del grasso pirata, il nostro punto di riferimento in materia di distillato caraibico. Esaurito dovunque, aspettatevi di comprarlo in asta a un prezzo decisamente più alto di quello d’uscita.

Sottofondo musicale consigliato: Kamasi Washington – Street Fighter Mas.