Dufftown 11 yo ‘Diamond Cask Finish’ (2008/2019, A&G, 48%)

Dopo aver assaggiato il Dufftown di Valinch & Mallet finito per due anni in Faraon Oloroso, ci è tornata voglia di assaggiare un altro Dufftown, più o meno della stessa età, imbottigliato dal Milano Whisky Festival dopo un passaggio finale, guarda un po’, di circa due anni in un barile ex-Rum Diamond, già imbottigliato in occasione di un Rum Festival. Anche qui, se volete farvi raccontare la storia di questo imbottigliamento, vi rimandiamo al canale youtube dell’Online Whisky Show – l’idea era quella di dare “un po’ di cattiveria” a un giovane speysider. Ci piace assaggiarlo oggi per vedere quanto, a parità di distillato di partenza, una seconda maturazione possa incidere sul carattere – perché se c’è una cosa che ricordiamo nitidamente, è che non c’entra niente con il Dufftown in Oloroso…

N: molto aperto e molto piacevole; ha un naso molto ‘verde’, se vogliamo, profuma di erba fresca (sentore), di estate (suggestione); ha decise note floreali, purtroppo non siamo tanto ferrati in materia e non vi sappiamo dire il petalo su due piedi. Ha un lato agrumato molto piacevole: lime forse, sicuramente cedrata Tassoni. Pera acerba. Si direbbe che è un Dufftown finito in rum, alla cieca? No, non si direbbe.

P: esplosivo e inaspettato, qui più che al naso vien fuori l’apporto, anche speziato, della botte ex-Rum. La frutta si fa immediatamente più rummosa, con frutta ipermacerata, ananas soprattutto; ci sono spezie intense, anche queste più da rum, con anice, chiodi di garofano. Cioccolato bianco e – cogliamo la suggestione da un commento fatto durante la degustazione – platano.

F: prosegue il platano qui, frutta gialla (mele Pink Lady).

Incoerente, a suo modo, confermando quel “funky twist” che già prometteva la bellissima etichetta (se volete complimentarvi col grafico, fatelo pure scrivendo ai ragazzi del Milano Whisky Festival): è due whisky diversi, con un naso fresco e gentile, quasi inattaccato dal barile d’affinamento, e un palato esplosivo, mobile, quasi psichedelico. Due whisky diversi, ma entrambi molto piacevoli, entrambi da 85/100. Non ha nulla a che vedere con il Dufftown in Oloroso: dobbiamo dunque biasimare la distilleria per un distillato non abbastanza di carattere? E perché dovremmo?

Sottofondo musicale consigliato: Bob Marley – Natural Mystic.

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L’alchimia del whisky “a ruota libera”: Giorgio D’Ambrosio e il MWF al 1930…

Dopo il secondo viaggio in Scozia dello scorso settembre (qui e qui i resoconti del primo), il progetto “L’alchimia del whisky” si arricchisce di un nuovo capitolo. Come sapete, da tre anni i due Marchi (Maltagliati e Russo) hanno deciso di lavorare con i clienti del 1930 cocktail bar per approfondire il mondo dello scotch whisky, andando a studiare alcuni tra i produttori più interessanti e affrontando la sfida di miscelare il single malt, e non solo quello più ‘semplice’, esplicitamente votato a quella dimensione. Fare cultura seriamente attorno allo scotch, spiegarne la struttura, la genesi, la produzione, la geografia… senza perdere l’approccio di un cocktail bar, e dunque avvicinarsi al whisky attraverso un drink, che diventa il punto di partenza per il pubblico e non un punto d’arrivo. Che l’obiettivo sia stato raggiunto appieno è testimoniato ad esempio dal recente articolo di un sito prestigioso come scotchwhisky.com che annovera il ’30 tra i migliori whisky bar di Milano…

Il bilancio è stato finora positivo, con crescente interesse e ottima partecipazione di pubblico, perfino con l’esportazione del format anche in altri contesti: ora Marco&Marco hanno deciso di fare un passo ulteriore, di non fermarsi e riproporre la stessa formula ma di puntare ancora più in alto nell’approfondimento del mondo del whisky. La prima serata di questa stagione di degustazioni, dunque, vedrà ospiti e protagonisti Giorgio D’Ambrosio, collezionista mostruoso e proprietario del leggendario Bar Metro, e Giuseppe Gervasio Dolci, per tutti ‘il Gerva’, una delle due metà del Milano Whisky Festival: l’obiettivo è quello di parlare della storia del whisky a Milano, del mondo del collezionismo, della crescita dello stesso MWF… Insomma, un appuntamento ambizioso e certamente degno di interesse: noi naturalmente ci saremo (grazie a Marco e Marco per l’invito, anzi!), e crediamo proprio che, a una settimana dal festival, sia l’evento più adatto per prepararsi… Non vorremmo però dimenticare il parterre: si assaggeranno tre selezioni di Giorgio e del Milano Whisky Festival, tra cui spiccano un Glenfarclas imbottigliato dal MWF nel 2014 e che avevamo assaggiato qui, un Lochindaal (e voi sapete cosa nasconde l’oscuro nome, vero? no? venite e scopritelo!) di Giorgio e un Caol Ila scelto e imbottigliato da GDA e MWF nel 2016… La serata sarà condotta da Marco Maltagliati, che però lascerà parlare Giorgio e il Gerva “a ruota libera“; in più, aspettatevi una variazione sul drink preferito di Giorgio – quale? chiedeteglielo – e una sorpresina… Insomma, che ne dite: ci vediamo là?

Glenfarclas 2006 (2014, OB for Milano Whisky Festival, 49,5%)

Andrea Giannone e Giuseppe Gervasio Dolci sono gli organizzatori del Milano Whisky Festival, e questo lo sapete; quest’anno, giunti alla nona edizione della ‘creatura’, hanno deciso di fare le cose in grande e hanno proposto ben tre imbottigliamenti speciali per celebrare l’evento (e se l’andazzo è questo.. chissà cosa imbottiglieranno l’anno prossimo!). Oggi assaggiamo una vera chicca, ovvero un giovane Glenfarclas (distilleria tra le più quotate in Scozia e tra le più ambite per ogni imbottigliatore – e, se non andiamo errati, tra le preferite di Andrea), risultato dell’unione di due barili ‘gemelli’ (#749 e #750). La gradazione, non sappiamo se naturale o leggermente ridotta, è di 49,5%. Via!

Schermata 2014-11-21 alle 10.48.39N: a farla da padrone, qui, nell’ambito di un whisky bello aperto e poco alcolico, è il malto: un malto che non nasconde la propria gioventù, ma la esibisce anzi fieramente: e fa bene!, perché non c’è la solita nota sdolcinata di canditi, ma note più profonde di malto fermentato, di washback… Par di stare in distilleria! Poi, nocciole e mandorle; arancia rossa; sfumature di frutta rossa, di bosco. Botte umida, e come spezie zenzero e un pelo di pepe. Tuorlo d’uovo. A riprova della già solida struttura, l’acqua (pur superflua per impatto alcolico) apre e spalanca il lato più succoso e fruttato. Ah, ne avessimo ancora un po’…

P: molto pulito e piacevole, con un corpo fresco ma avvolgente, quasi oleoso. L’agrume è ribadito in primo piano, assieme – ancora – al vero protagonista, il malto: questo però si presenta qui più ‘vegetale’ che al naso, meno da ‘distilleria’: ha una dolcezza erbacea davvero piacevolissima. Orzo! Zuccherino e pericolosamente beverino. Infuso d’erbe; miele. Rimane semplice, se vogliamo, ma una semplicità davvero sorprendente, piena e a suo modo matura. Una bella suggestione di zabaione. L’acqua fa la stessa magia che al naso, aprendo su un pelo di caramello e ancora sulla frutta.

F: pulito e delicato, e indovina un po? Il malto vincit omnia.

Un’ode al malto fatto bene, da una distilleria impeccabile che non ha bisogno di badilate di legno per dare sapore al proprio prodotto, se pure così giovane, per l’orizzonte d’attesa attuale (anche se, su questa questione, date un’occhiata all’articolo di Davide…). Diretto, sincero, al top. Complimenti ad Andrea e Giuseppe, la scelta di un malto così… maltoso e così poco ruffiano non era affatto scontata: e una goccia d’acqua, tenete presente, ve ne farà finire una bottiglia in mezz’ora! Noi purtroppo l’abbiamo aggiunta solo quando il nostro malto era agli sgoccioli, altrimenti avremmo esplorato molto di più quel lato… 87/100 è il giudizio provvisorio, ma ci riserviamo di assaggiarlo con più calma (e con più… whisky!) non appena ne avremo occasione.

Sottofondo musicale consigliato: The police – Wrapped around your finger.