Glen Grant ‘Five Decades’ (2013, OB, 46%)

Restiamo sul luogo del delitto e, come promesso, assaggiamo un altro Glen Grant; e dobbiamo ringraziare Pino Perrone (mastermind dello Spirit of Scotland, bibliofilo, censore dei pubblici vizi del mondo del whisky e futuro gestore di quello che si prospetta essere il tempio del single malt naa Capitale – ma di questo parleremo a tempo debito) per il sample. Il whisky che abbiamo nel bicchiere è un GG ‘Five Decades’, ovvero un vatting senza età dichiarata contenente botti delle cinque decadi in cui il distillery manager Dennis Malcolm è stato impiegato tra le stanze di Glen Grant. Il colore è paglierino chiaro chiaro.

Schermata 2015-01-16 alle 11.39.37N: rispetto all’altro, risulta più chiuso, più pungente, con una fisionomia forse ancora più semplice ma – certo – decisamente diversa. A dominare, infatti, qui è una marcata ‘acidità’ (ma! al naso, acidità? bestie!), che si divide tra yogurt bianco e limone, in tutte le forme. In generale, pare emergere di più la decade più giovane, con lieviti e canditi sempre in agguato. Qua e là, note di malto e mandorle che ci richiamano il 5 anni… Non molto espressivo, a dirla tutta.

P: anche questo è coerente, ma per fortuna con qualche variazione sul tema, soprattutto per quanto riguarda impressione generale e struttura. Intendiamoci: lieviti, acidità e canditi ci sono, ma non restano gli unici strumenti dell’orchestra; che anzi si arricchisce con note fruttate più mature, dolci, tra tante mele gialle e un pizzico di caramello. Questo mix di sapori è sostenuto dal corpo, che li rende percussivi e più piacevoli. Ok le note di malto Glen Grant.

F: acidino e biscottoso al contempo; pulito ma non molto lungo.

Il naso sarebbe da stroncatura piena, senza riserve; il palato è senz’altro più buono, anche se restiamo nella norma di quello che blind definiremmo un giovanissimo Speysider; la media tra le due impressioni è sintetizzata in un 77/100, e un po’ ci dispiace perché avevamo aspettative più alte: pensavamo che il 10 anni ‘normale’ sarebbe stato ancella di un imbottigliamento esclusivo e limitato, ma il rapporto è inverso – e anche questo serva da lezione. Non ha influito sul voto, ma a onor del vero il prezzo (circa 140 euri) è da galera (la nostra valutazione è la stessa del 5 anni, che costa un decimo…). Per fortuna che ce l’hanno regalato…

Sottofondo musicale consigliato: Leonard Cohen – Slow.

Glen Grant 10 yo (fine ’90, OB, 40%)

Tempo fa assaggiammo il Glen Grant 5 anni, non ci dispiacque a sufficienza e qualcuno si risentì. A noi, sarà che non sappiamo tagliare il cordone ombelicale che ci lega ad un approccio tardo-adolescenziale all’alcol e ai tappini di Ballantines nei parcheggi, sarà che la distilleria è davvero molto quotata tra i non prevenuti (tiè); dicevamo, sarà quel che sarà, ma a noi Glen Grant piace. Decidiamo dunque di berne due ufficiali, un imbottigliamento recente, di fascia alta, ed uno di qualche tempo fa, di fascia bassa: partiamo con quest’ultimo, ovvero un 10 anni di fine anni ’90; quelli con il bordo etichetta marrone – etichetta splendida, peraltro.

Schermata 2015-01-14 alle 11.59.43N: apertissimo e avvolgente, è relativamente semplice ma non acerbo. È infatti un bel naso caldo, con importanti note di crema, di toffee e caramello, di biscotti al burro e crema pasticciera. Più in disparte un po’ di frutta gialla aperta (albicocca, anche disidratata parentesi e di una gradevole aranciata. Malto e nocciola completano questo naso choccante, pienamente aromatico.

P: il corpo per essere a 40% è ampiamente super aspettative. Assistiamo a un calco magistrale del profilo aromatico del naso, con note maltate e burrose e agrumate in grande ripresa, e la straripante cremosità caramellosa del naso che è sì presente, ma certo in quoto in quota minore. Va giù che è un piacere.

F: lungo; belle escursioni di malto tostato, agrumi dolci e un ricordo di caramella mou.

Non giriamoci attorno: è un whisky semplice, ed è un whisky buono. È un corso di single malt scotch whisky, è un manuale di Speyside, è un esempio perfetto di come anche i whisky più apparentemente banali potessero essere, non più di 15 anni fa, di grande qualità, e – cosa da non sottovalutare – sapere di malto. 86/100 è il giudizio in numero, perché semplicità, qui, rima con qualità e intensità; e non ci vuole molta esperienza per sapere che non sempre, con bottiglie di questa fascia, ci si confronta con un simile risultato.

Sottofondo musicale consigliato: Joe Strummer and The Mescaleros – Get Down Moses, bomba!

Glen Grant 21 yo (1992/2013, Douglas Laing, 51,5%)

Avevamo ricevuto questo sample in occasione di uno stimolante twitter tasting offerto dall’imbottigliatore scozzese Douglas Laing per sostenere il lancio di un nuovo blended, lo Scallywag. Si tratta di un Glen Grant invecchiato in una botte refill sherry per 21 anni e imbottigliato per la serie ‘Old Particular’. Il colore è ramato.

glengrant_21opN: pare piuttosto alcolico, con una nota pungente minerale, di polvere da sparo. C’è un che di sporchino, comunque, tra l’arancia troppo matura, pelle, cuoio. Dietro, in ogni caso, si sviluppa una discreta dolcezza maltosa e nocciolosa; brioche all’albicocca e frutta caramellata (mele rosse). Uvetta, strudel. Non mancano suggestioni spezie (cannella). Onestamente non fa impazzire, è tutto un po’ trattenuto e dominato da quella nota sulfurea e minerale. Stranamente secco ma sherried. A tratti si sente anche odore d’alcol.

P: molto particolare e piuttosto alcolico. Parte piccantissimo, poi scoppia una nota dolciastra simile a certi rum dappoco, legnosissima, tra le noccioline tostate e lo strudel. Ancora uvetta. Ad ogni modo resta molto alcolico e, soprattutto, tanto metallico, ferroso, ruginoso. Si sprecano le ‘off notes’. Cuoio e tabacco da sigaretta, piccantino e legnoso.

F: nocciola, ferro, uvetta, sensazioni metalliche e ancora leggermente piccante.

Avevamo grandi speranze per questo Glen Grant, tuttavia siamo rimasti delusi. Al di là dei gusti personali, che non ci portano a prediligere profili sherried secchi e trattenuti, ci è parso di incontrare anche alcune sfumature poco potabili, soprattutto al palato per la verità. Forti anche dello scarso consenso riscosso presso Whisynotes, ci permettiamo sommessamente di bocciare, se pur con educazione: 77/100.

Sottofondo musicale consigliato: Guido e Maurizio De AngelisGoodbye my friend, dal capolavoro Il cittadino si ribella.

Glen Grant 5 yo (2013, OB, 40%)

Spesso alcuni amici ci chiedono: “ma perché recensite solo whisky introvabili?” oppure “per voi tutti i whisky sono buoni, tutti i voti che date sono sempre sopra l’80!”. Ora, quanto a quest’ultima obiezione, beh, non possiamo che rimandare i nostri disattenti amici alla pagina in cui spieghiamo in soldoni qual è il nostro metodo di valutazione (cioè, qui); e poi ricordare ai più che siccome i samples ce li andiamo a scegliere noi e per lo più li paghiamo, legittimamente tendiamo a scegliere prodotti che – almeno sulla carta – potrebbero potenzialmente piacerci: siccome questo per noi è un divertimento e nessuno ci farcisce il conto corrente, così è. Se a questo unite il fatto che il whisky moderno è livellato verso l’alto (si parla di media, eh!, e sì, livellamento può voler dire standardizzazione), comprenderete bene che sì, i voti con ogni probabilità saranno mediamente alti. Se poi il vostro sogno è leggere le tasting notes di whisky facilmente reperibili, eccoci qui, per servirvi: Glen Grant 5 anni, sì, proprio lui, proprio quel whisky che i più credono essere un blended, proprio quel whisky che vi ha tagliuzzato finemente le meningi con quelle campagne pubblicitarie ossessive e ormai leggendarie (“ah, com’erano belle le pubblicità di una volta…” NO, NON E’ VERO, FACEVANO PENA!) in cui un pedante uomo d’affari, compiaciuto del suo cosmopolitismo e della sua mascella, stupiva amici, amanti, ex amanti e future amanti con la sua abilità nel riconoscere il colore chiaro e il gusto pulito di Glen Grant.

Con ogni probabilità, un semiologo con il vizio della sociologia potrebbe prendere di peso questa pubblicità e spiegarci in pochi minuti perché avremmo tutti dovuto capire già allora, davanti alla televisione, che questo paese sarebbe stato destinato al declino, rapido e inesorabile. In ogni caso, un rapido sguardo ai commenti su youtube a quello stesso video potrà dirvi molto di quanto Michele sia diventato un’istituzione italiana e di quanto Glen Grant goda di cattiva fama. Altro tormentone era questo, in cui Michele, dimostrando di essere un vero esperto, riconosceva il suo whisky preferito nonostante l’uso di bicchieri che avrebbero trasformato qualsiasi distillato di malto in un informe concentrato d’alcol:

Poi, negli anni ’90, la svolta mistica, sull’onda di filmoni tipo Braveheart e Balla coi lupi: Michele era chiuso da ore in bagno con la hostess dell’aereo che aveva appena sedotto parlando di whisky (a chi non è capitato, suvvia?!?) e i creativi della Ramazzotti devono aver pensato che qualche immagine evocativa e una colonnasonora-qualsiasi-basta-che-ricordi-Enya-e-un-film-che-si-svolge-in-un-passato-indefinito-ma-affascinante (ndr: erano i Capercaillie, per lo meno scozzesi) sarebbero stati sufficienti per evocare sommovimenti celtici nel pubblico televisivo. Non so come siano andate le vendite in quegli anni, ma di certo il celtico tirava, tant’è che un raffinato perito elettrotecnico in canottiera della provincia varesotta più o meno con lo stesso stratagemma poteva conquistare per sé e i brillantissimi figli un futuro luminoso grazie a quel passatempo facile facile che è la politica.

Poi, sempre aspettando che Michele uscisse dal bagno, i creativi di cui sopra devono aver detto: “sai che c’è? ci mettiamo Gassman figlio, al posto di Michele!”. Così accadde, gli spot nuovi sono pietosi forse perfino più di quelli del passato, insomma: meglio lasciar perdere. Ad ogni modo, quel che è indubbio è che la distilleria di Rothes, unica di proprietà italiana (Campari), è sempre stata presente nelle case e nell’immaginario collettivo degli italiani: a dispetto di una popolarità inversamente proporzionale alla stima di cui gode, i suoi whisky sanno essere magnifici, come sappiamo anche noi. Ma assaggiamolo, suvvia, e col bicchiere giusto. Il colore: chiaro. Il gusto: pulito. Ma è Glen Grant! Ops, scusate… Colore: paglierino chiaro.

N: spensierata gioventù, leggerezza che combacia con semplicità. Al di là di una nota maltosa davvero predominante, emerge una sensazione di frutta candita (pera candita su tutto), di mele, di frutta gialla (pesca bianca? ma non hai detto gialla? sì, ma…). Un velo di miele e vaniglia. Tutto molto zuccherino, tenue, profumato; sentori di mandorla e fiori freschi. Un lieve limone, un che di bergamotto. Non male, semplice e scopertamente giovane, ma gradevole.

5anniP: il corpo è molto acquosetto, forse troppo? Si esalta ancora di più il lato newmake-ish, con note di lieviti e frutta candita. Ancora mandorla, la frutta secca pare più presente che non al naso; malto, malto, malto. Non troppo dolce, con leggere note – però – di vaniglia. Semplice, ancora, e certamente non di intensità memorabile; molto beverino, però, e d’altro canto è il suo scopo…

F: malto e frutta secca, ancora un po’ di note ‘grappose’ (canditi). Pulito pulito (un senso di erba fresca), non molto intenso.

Costa 10 euro, che volete di più? Di certo, è un whisky giovane e semplice, leggero, da bere come aperitivo, magari ricordando i tempi spensierati degli spot spacconi ed esibendo bene bene l’italica mascellona: 77/100.

Sottofondo musicale consigliato: SandraIn The Heat Of The Night

Glen Grant 1970 (2001, Samaroli, cask #1043, 45%)

Se siete delle persone per bene sapete che – a dispetto della percezione comune – Glen Grant è un malto che sa sedurre gli esperti; e, soprattutto, i Glen Grant di prima del primo aumento degli alambicchi (vale a dire, prima del 1973) sono particolarmente ambiti dai più esigenti connaisseurs del globo terracqueo. Siccome noi ce la meniamo un sacco, assaggiamo oggi un single cask (ex-sherry Oloroso) del 1970, di proprietà di Antonio Bleve, invecchiato per trentuno anni prima che Samaroli (o chi per lui) decidesse che sì, era arrivato il momento giusto per finire in bottiglia. Il colore è ramato scuro.

Schermata 2013-08-27 alle 16.44.06N: bello aperto e profondo, offre subito una sensazione di grande complessità. Ci stupisce una lieve nota ‘carnosa’/sulfurea ben integrata, però, con una trafila di dolcezze: mon cheri, frutta rossa sotto spirito, albicocche moooolto mature, cola, tamarindo in gran quantità. Resta un profilo ‘sporco’, di certo non dolciastro, con note di cuoio, vecchie scatole di legno, olive nere. Anche cannella e rabarbaro, a tratti. Di grande intensità, delicato e multiforme. Richiami di arancia candita e zucchero di canna. Cioccolato fuso; zucchero bruciato. Buonissimo.

P: un attacco sussurrato, con netta prevalenza di frutti rossi, in un contesto apparentemente ‘rarefatto’. Note ancora di tamarindo, di chinotto; particolare, decisamente, anche se è delicato, con escursioni tropicali; mix di frutta secca, avete presente? Cannella, liquirizia. Note erbacee, che donano vivacità: eucalipto. Cioccolato amaro (fave di cacao, meglio) e legno, verso il finale si fa leggermente allappante, con anche tracce, mai eccessive, di propoli e rabarbaro…

F: ciliegia e legno. Molto asciutto, ma lungo e persistente. Cannella, liquirizia, ancora chinotto.

Che maestro, questo Glen Grant… Messo in bottiglia all’ultimo momento utile, secondo noi (la sensazione è che le note erbacee/di propoli siano lì lì per prendersi tutto il palato, ma ancora un avamposto fruttato resiste), questo single cask ci affascina, ci offre in un bicchiere quel mondo perduto di ‘vecchi sherry’ di cui tanto sentiamo parlare i nostri amici vecc… ehm, esperti. Complimenti a Bleve e Samaroli, dunque, per la seleziona di una botte davvero di qualità molto alta. Costa quasi 500 euro, v’avvertiamo, siamo in piena zona luxury premium top dassògno etc.; ma ignorando questo dettaglio (e ricordando anzi che questa bottiglia era in degustazione gratuita per gli amici del forum lo scorso aprile…!) non possiamo dare meno di 91/100.

Sottofondo musicale consigliato: John GrantGlacier.

Glen Grant 25 yo (2011, OB, Rare collection, 43%)

Il Glen Grant è un whisky molto familiare per noi italiani: sarà per quelle, ehm, discutibili pubblicità che per anni abbiamo visto in televisione, sarà perché in fondo la Glen Grant è di proprietà italiana (Campari), sarà perché il 5 anni è l’unico single malt che trovi in ogni supermercato. Proprio quest’ultimo aspetto, ovvero la grande diffusione della versione ‘base’, getta spesso una luce oscura su questo malto, che generalmente viene percepito dal bevitore medio come una mezza schifezza: in realtà non è così, perché a dispetto di pubblicità e diffusione nel belpaese la Glen Grant è una distilleria in grado di produrre vere e proprio gemme, ed è da sempre molto ben considerata tra i connoisseurs. Oggi assaggiamo un imbottigliamento dell’anno scorso, il 25 anni (qui potete leggere il comunicato stampa di presentazione): le 800 bottiglie prodotte contengono un whisky invecchiato in botti ex-Oloroso sherry. Il colore è ramato chiaro.

N: c’è subito una curiosa nota alcolica che ricorda molto l’aceto balsamico; soprattutto all’inizio, ci sono note di cera (senso di chiuso). A dominare, comunque, sono la frutta molto matura (mela, soprattutto) e una certa vinosità: frutta sotto spirito, albicocca magari? In alcuni momenti sbucano fuori anche frutti rossi, non troppo definibili (no, dai, proviamo: ribes rosso, o mirtillo). Sprazzi di cioccolato dolce, miele. Col tempo esce un buon legno.

P: buono, molto particolare. Ancora frutta matura (sì, sempre mela) e frutti rossi, più presenti che non al naso. Frutta secca con guscio (nocciola, soprattutto); a tratti oleoso e amaro. Buone note maltate. Un po’ di menta.

F: ancora malto, menta, mandorla; uva bianca matura; piuttosto persistente, tende però un po’ all’amarognolo.

Onestamente, dobbiamo dire che è proprio un buon whisky: molto particolare, si sente una sorta di ‘vecchio sherry’, soprattutto al naso con quelle deliziose note di cera e con alcune – inattese – note balsamiche. Tutto sommato, anche se non l’abbiamo naturalmente potuto assaggiare a gradazione piena, crediamo che la riduzione a 43% sia stata una buona scelta, nel senso che il risultato è molto elegante e rotondo e paiono essere messi in primo piano l’affinamento in botte e la quercia. Il nostro giudizio è 87/100, avvertendo però che il prezzo consigliato (300 euro circa) è assolutamente delirante. Serge la pensa così.

Sottofondo musicale consigliato: Diana KrallA case of you, cover di una splendida canzone di Joni Mitchell eseguita dal vivo in Live in Paris.