Ghibinet 8 yo (2016, Gluglu 2000, 51,7%)

Mauro Leoni, animatore dello storico club Gluglu 2000, una ne fa e cento ne pensa. Ad esempio è già da qualche mese che la Single Malt Whisky Society è tornata in italia, manco a dirlo grazie al suo impegno; quasi due anni fa, invece, vedeva la luce quello che lo stesso Glen Maur definì “il primo single malt italiano”: distillato a partire da orzo maltato inglese e tedesco nella distilleria bormiese Peloni (la stessa che produce il Braulio, per interderci), il Ghibinet ha trascorso otto anni in una botte che aveva contenuto in precedenza Caol Ila. E poi, e poi… eccolo sbucare come se nulla fosse da un banchetto del Milano Whisky Festival, quasi a voler richiamare la genesi del nome che porta: Ghibinet, la notte dei doni, dal tedesco “gaben nacht”. In Alta Valtellina, nelle vigilie di Natale, Capodanno ed Epifania, i bambini passano nottetempo casa per casa chiedendo doni, secondo un’antica usanza. E noi ci siamo sentiti tanto dei pargoli a ricevere inaspettatamente un campione omaggio di questa strana creatura…
Ne esistono 180 bottiglie da 70 cl e 200 da 20 cl, se vi venisse voglia di un assaggio.

Ghibinet_2008_V1aN: molto aromatico: spiccano sulle prime note profondamente erbacee, con rabarbaro, eucalipto, erbe di montagna… ci ricorda le caramelle svizzere tanto celebri di questi tempi. Il legno, impregnato di fumo di Caol Ila, ha effettivamente ceduto molto del carattere del distillato originale al nipotino italico: note di posacenere, per la verità più robuste del consueto stile di Caol Ila, e un’accennata marinità (salamoia, olive nere). Per il resto, oltre ad una leggera vaniglia, troviamo non tanto una dolcezza fruttata, ma nitidi sentori di cereale zuccherino (porridge).

P: l’impatto è massiccio, anche se a tratti l’alcol pare emergere fin troppo, restando un po’ slegato. Il distillato si sente molto, anche se non nell’accezione di molti new make scozzesi, che pur se erbacei riportano alla mente canditi e lieviti; piuttosto si sente nitido il sapore del cereale dolcino, molto secco. Ancora iper-erbaceo, con infinite note di eucalipto, infusi di erbe… Glen Maur parla di un velo di vaniglia, poi pare proprio di addentare un chicco di grano. Per il resto, domina la scena il fumo, ancora molto intenso, forte e ‘sigarettoso’, con note marine (ancora sale e salamoia). 

F: erba fresca e fumo, lungo, lunghissimo e persistente; ricorda decisamente certi mezcal, erbacei e fumosissimi.

Per certi versi il Ghininet sa essere più scozzese di uno scozzese, super secco e nitido. Ci è sembrato di bere un malternative, a dir la verità, a metà tra un mezcal, un whisky isolano e una grappa nostrana secchissima. Esperimento approvato, ma per dargli solidità bisognerebbe continuare a distillare, sperimentare. Noi attendiamo fiduciosi e incoraggiamo con un 78/100.

Sottofondo editoriale consigliato: non potevamo non rilanciare un’intervista a Telemonteve Livigno di Mauro Leoni, che tra tante cose spiega da dove viene il nome del club Gluglu, che richiama il “rumore tipico di una Samsonite rigida con dieci bottiglie di whisky all’interno”. Beh, capolavoro!

SMWS Italia @Mulligan’s – 26.3.2018

Con un paio di settimane di ritardo diamo conto di una degustazione molto importante appena tenutasi a Milano – molto importante non tanto, o non solo, per la qualità delle bottiglie aperte, che commenteremo tra poco, quanto piuttosto per l’imbottigliatore coinvolto: da pochi mesi, infatti, è tornata in Italia la Scotch Malt Whisky Society, quella società che – per intenderci – imbottiglia whisky senza dichiarare la distilleria, o meglio nascondendola dietro ad un codice e legando ad ogni codice un aforisma. Si tratta di una realtà storica, anche se è stata fondata ‘solo’ nel 1983, perché ha avuto il merito di essere tra i principali responsabili della fase moderna del mercato del whisky: fin dall’inizio ha puntato sull’imbottigliamento di single cask, a gradazione piena… Dopo la prima fase, iniziata come pionieristica e quasi dilettantesca e culminata con un grande successo globale, la SMWS è passata nel 2004 al gruppo Glenmorangie, che l’ha gestita fino al 2015, quando è stata acquisita da un gruppo di investitori privati, che ha deciso di rilanciare completamente il prestigioso marchio.

Tra le novità spicca la volontà di trovare dei brand ambassador nei vari paesi, che si assumano onere ed onore di tenere una degustazione nei locali affiliati per presentare ogni nuovo lotto di imbottigliamenti: dopo qualche anno di delusioni tricolori legate alla SMWS, finalmente in Italia la Society è tornata, e per farlo si è affidata al grande Mauro Leoni, già animatore del Gluglu Whisky Club come Glen Maur, collezionista e straordinario appassionato dell’amata acquavite di cereali. Prossimamente abbiamo in programma un incontro con Mauro, Brand Ambassador italico, per farci raccontare nel dettaglio le novità della SMWS, sia a livello aziendale che grafico, i progetti suoi e dell’azienda-madre – quindi, come si suol dire, stay tuned. A Milano sono due i locali-embassy della Society, il Mulligan’s e l’Octavius @The Stage, per quanto molto diversi entrambi iconici della Milano-da-bere. Noi siamo stati proprio al Mulligans per la presentazione dell’ultimo batch di imbottigliamenti, per i quali riportiamo le nostre impressioni qui sotto; segnaliamo come si tratti dei single cask più ‘giovani’ del lotto, dato che il BA non ha modo di scegliere le bottiglie da aprire, ma dipende in questo dalle scelte verticali della proprietà – questo è probabilmente un aspetto su cui lavorare per il futuro, ma sappiamo che Mauro è animato da grande volontà in questo senso. Per acquistare le bottiglie, in ogni caso, bisogna registrarsi al sito inglese ed effettuare gli ordini direttamente da lì: non si può comprare direttamente nei locali-embassy.

Ora le tasting notes, in forma di sentenza, di tre dei cinque assaggi – che ci volete fare, la compagnia era piacevole e mica abbiamo scritto tutto. I voti, come sempre in questo caso, sono ancor più aleatori del solito, segnati per ricordare la classifica di gradimento, diciamo.

foto random pescata ‘dal web’ – ma le nuove bottiglie sono così

39.159 A whale of a time

Tanta pera al naso, piuttosto zesty; una nota di polish e un velo di cera d’api; pasta di mandorla e pandoro. Complessivamente la gradazione è molto coprente, resta alcolico anche al palato. Giovane e onesto, era un Linkwood di 9 anni. 83/100

107.2 Bloodshed at the old sawmill…

Anch’esso ‘spiritoso’ ma buono, soprattutto al palato (per la cronaca e per i supergeek, i barili di bourbon usati dalla distilleria sono quasi tutti di Heaven hill, ci dice Fabio Ermoli) – al naso note segheria, poi note zesty, limone; al palato, più morbido e convincente, anche un sentore inaspettato di datteri. Siamo lì con il primo, forse ci ha convinto un po’ di più quello, ma non ci sbilanciamo sulla valutazione. La distilleria è Glenallachie, 9 anni di maturazione. 83/100

68.14 An Old Fashioned on a roller coaster

Molto diverso dagli altri, si sente l’apporto aggressivo del legno (un hogshead re-charred, presumibilmente sherry): sciroppo d’acero, aceto di mele; tabacco da pipa, anzi quel profumo dei contenitori di legno del tabacco da pipa. Complessivamente è piaciuto poco (“puzza”, diceva qualcuno), a mio gusto è rimasto piacevole ma con un po’ troppe note di aceto di mele. Molto particolare, però, e per questo non scenderemmo sotto al 80/100. Trattavasi di Blair Athol, 8 anni.

In tutta onestà, gli imbottigliamenti assaggiati non sono stati travolgenti, anche i due (tre, compreso il piacevolissimo secondo batch di Exotic Mango, un blended malt di casa SMWS che ha avuto davvero grande successo) – ma d’altro canto si trattava per lo più di single casks piuttosto giovani, dai prezzi comunque coerenti col mercato (intorno alle 60€). Come detto sopra, sappiamo che lo stesso Mauro spera di convincere la proprietà a farsi inviare anche bottiglie di fascia più alta – bottiglie che comunque saranno sempre disponibili all’assaggio nelle ambasciate della Society. Qui a fianco la locandina del prossimo evento: noi non ci saremo perché saremo in Scozia per lo Spirit of Speyside, ma a chi può consigliamo caldamente la presenza: verrano presentati gli imbottigliamenti celebrativi dei festival dello Speyside, appunto, e di Islay…

Bruichladdich 12 yo (2003/2015, Gluglu 2000 Whisky Club, 50%)

Ci stiamo avvicinando ad ampie falcate al Milano Whisky Festival (è il prossimo weekend ragazzi!), e dunque oggi assaggiamo un imbottigliamento di uno degli espositori storici del festival, Gluglu 2000 Whisky Club, vale a dire la creatura di Mauro Leoni – per tutti Glen Maur. Solo un matto come lui poteva fare un imbottigliamento del genere: è un Bruichladdich di 12 anni, distillato nel 2003 che negli ultimi sei mesi ha fatto prima un passaggio in Octaves (botti piccole) refill sherry, sia Oloroso che PX, e poi si è fatto altri 15 giorni di marriage in uno sherry butt. Carta d’identità complessa, mettiamolo alla prova del bicchiere.

N: la prima impressione è quella di un malto sia griffato dallo sherry che fiero su una certa purezza maltata minerale. Come descrittori abbiamo un mondo di pasticceria calda: crostata di pesche, un chiaro sentore di frollini alla marmellata di mela, magari un po’ bruciacchiata… e scriviamo così solo per non citare i “cuor di mela”; poi marmellata di fichi. Molto scuro, pesante, con qualcosa di tostato e con una agrumatura da arancia candita; frutta di Martorana (marzapane). Chiudiamo con quella splendida venatura lievemente torbata, minerale, sporchna, in pieno stile Laddie.

P: primo impatto, prima sorpresa!, con un’inattesa nota di zolfo, molto sporca ma allo stesso tempo intrigante. Questa nota (anche cuoio, diciamo) si integra con un profilo molto interessante, appiccicoso e bruciacchiato di liquore all’arancia, di crostata alla frutta, tarte tatin, miele… il tutto sempre tenuto assieme da quel filo di zolfo, come di una candela appena spenta. Ancora arancia.

F: paraffina e fiammifero spento si stagliano nettamente sull’agrume (arancia essenzialmente).

Sicuramente un po’ disarmonico tra naso e palato, si gioca questa relativa incoerenza per stupire il bevitore e, alla fine, vince lui. Lo scotch ci piace perché è imperfetto, e questo Bruichladdich esibisce la sua l’imperfezione con orgoglio: quelle note sulfuree non coprono e non cancellano la lussiorosa dolcezza fruttata, e il risultato è pienamente soddisfacente. 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Bangles – Walk like an Egyptian.

Springbank 1965 ‘Flowers’ (1990, Samaroli, 46%)

A fine ottobre abbiamo compiuto quattro anni, come blog: eravamo dei ragazzetti alle primissime armi, ci orientavamo appena nel mondo del whisky e tentavamo l’avventura di aprire il primo blog di recensioni di single malt in italiano. Oggi non ci perderemo in altre parole autocelebrative, ma festeggiamo l’evento con un sample che da mesi teniamo lì, in serbo per le serate importanti: si tratta di uno Springbank del 1965 selezionato e imbottigliato nel 1990 da Samaroli nella serie ‘Flowers’. Voi sapete che dire Springbank e Samaroli nella stessa frase evoca scenari idilliaci, al limite della mitologia: noi dobbiamo ringraziare Glen Maur dello storico whiskyclub Gluglu, che in una serata di primavera ci ha omaggiato con un campione di questo malto, altrimenti pressoché introvabile (solo 480 bottiglie messe sul mercato, ormai 25 anni fa). Una postilla, questa autoreferenziale (piccolo spazio pubblicità): domani inizia il Milano Whisky Festival, noi ci saremo e avremo in degustazione molti dei nuovi imbottigliamenti di Springbank. Chissà che gli antichi fasti non possano rivivere anche oggidì…

ws0184627-51_IM193563N: la straordinaria compattezza, immediatamente percepibile, fa subito capire che ci si trova davanti a un naso ‘difficile’, in continua evoluzione, che ti metterà alla prova per scindere le varie anime e verbalizzarle in descrittori. Certi di perdere la sfida, iniziamo a rilevare l’apertura e la totale assenza di note alcoliche; poi ci viene in mente una gran mix di frutta: pesche, succose; mele, uvette e prugne cotte; arance (anche un po’ di arancia rossa troppo matura, a donare profondità minerale). Si distingue poi un malto-Springbank poderoso, con le sue nuances ‘sporche’, minerali e cerose: quindi una nota lieve ‘meaty’, di dado di carne; candela spenta, cera. Note floreali, anche di fiori recisi. Toffee, biscotti al burro; plumcake!, ed anche un qualcosa di tarte tatin; torta di carote. E si ripete, almeno in parte, la magia di quel 21 anni ‘Archibald Mitchell’, grazie ad uno schermo maltoso d’antan, anche se in un contesto di maggiore freschezza complessiva.

P: l’eleganza e l’austera raffinatezza sono incredibili. L’attacco mostra in primo piano la cera, una nota minerale, lievemente fumosa, di carta antica; ed anche una sfumatura floreale, sempre crescente, che poi si trasfigura in una bomba fruttata davvero stupefacente. Ancora c’è frutta varia, fresca ma forse soprattutto cotta (ancora mele e prugne, ancora pesche); confettura d’albicocca. Una punta d’eucalipto, ai margini; e, se non ci inganniamo, riconosciamo anche una punta sapida, salina. Dolciumi, anche, nuovamente tra plumcake e biscotti al burro. Il percorso si richiude su delle note lievemente torbate…

F:…che qui al finale si rivelano in tutta la loro minerale evidenza, accompagnando assieme ad una cera delicatissima le splendide note di frutta cotta, di frutta gialla (albicocca); e ancora, sarà la suggestione data dalla serie?, delle note floreali incantevoli.

Che queste bottiglie abbiano fatto la storia e oggi siano in vendita a prezzi stratosferici, beh, non ci può proprio stupire: siamo di fronte a un magnifico esempio di equilibrio e complessità, con fiori, frutta, fumo, cera, sale, brodo, dolci… Tutto perfettamente fuso assieme, con una freschezza che non può che conquistare palati abituati ai whisky moderni. Springbank si conferma tra le distillerie meglio in grado di preservare il proprio carattere negli anni (alcune di queste note sono ancora percepibili nei whisky odierni), e la selezione di Samaroli ne esalta la mitologica qualità: 94/100 è il voto, per intenderci. Grazie infinite a Glen Maur per un dono davvero senza tempo.

Sottofondo musicale consigliato: R.E.M. – So. Central Rain.

Littlemill 21 yo (1992/2013, High Spirits for Gluglu, 46%)

All’ultimo Milano Whisky Festival– a proposito, anche quest’anno il lieto evento s’approssima ad ampie falcate- questo Littlemill imbottigliato dallo storico whisky club comasco Gluglu aveva vinto a mani basse il premio “malto particolare”. Certo, nel putiferio organolettico del festival non si può e non si dovrebbe mai dire l’ultima parola, e infatti ci permettiamo di riaffacciarci su questo dram con molta più calma ora. Per dovere di cronaca, ricordiamo che Littlemill ha chiuso i battenti oramai venti anni fa ed è da molti indicata come una prossima distilleria di culto, vista la piacevolezza dimostrata da molti single cask con invecchiamenti consistenti imbottigliati in questi ultimi anni.

Schermata 2015-08-19 alle 11.32.15N: è delicato ma non timido, si lascia annusare con lascivia. Si conferma molto particolare, con uno stile Lowland: non ci sono orpelli cremosi o altre diavolerie, si distingue invece un’interazione educata tra distillato e botte; ne esce così un profilo raramente così erbaceo e vegetale, con tutto un tripudio di campi di grano, fiori di camomilla, infusi d’erbe; alloro e artemisia, ma anche olio d’oliva, erba limoncina, insalata verde. Una spruzzatina di biscotti ai cereali e miele arriva a conferire una qualche forma di dolcezza.

P: si conferma un whisky dal carattere raro, tutto spostato su una vegetale austerità. L’attacco, in particolare, è talmente erbaceo da parere quasi amaro. Poi tanti biscotti ai cereali, tanto mais e tanto miele ai fiori. Non è esplosivo ma si lascia bere con facilità. Erbe infuse e nocciolo di limone.

F: abbastanza lungo e pulito; anche qui c’è una dimensione erbacea e amara molto particolare e piacevole.

E dunque, che dire? Ricordavamo bene, dal momento che questo Littlemill uscito dalla bisaccia ricolma di delizie di Nadi Fiori e sapientemente colto da Mauro Leoni, alias Glen Maur, è sicuramente di uno dei malti più bizzarri assaggiati in questi anni di whiskyfacile. Il che ci ricorda anche perché dopo quasi un lustro non ci siamo ancora stancati di tenere un diario delle recensioni: lo spettro di odori e sapori offerto da un dram è incredibilmente ampio ed è popolato da una miriade di sfumature ed è così che anche di fronte al particolarissimo Littlemill di oggi possiamo dire: “Ehi, ma questo è Scotch, e che Scotch!”: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Police So lonely

Arran Machrie Moor (2014, OB, 46%)

Questo Arran aprirà la verticale della distilleria organizzata dal whisky club Gluglu per il prossimo giovedì. Ogni whisky sarà abbinato a un piatto preparato dallo chef del Ristorante ‘Teatro‘ di Como e a questo Machrie Moor è toccata una bella marinata di salmone all’aneto, proprio in apertura di cena. Si tratta di uno degli imbottigliamenti più particolari sfornati a Lochranza, l’unico torbato di Arran, il cui gran successo di pubblico lo ha portato fino alla quinta edizione. E da questa release si è persino pensato di aumentare il livello della torbatura da 14 a 20 ppm. Le botti selezionate sono tutte ex bourbon.

arran-machrie-moor-5th-edition-46-70cl-9001301-0-1425489746000N: al primo impatto si nota un’affumicatura non così dimessa, che- a voler esser eretici- ricorda un po’ certi giovani Bowmore, tolta la marinità. Ci accoglie una nota di gomma bruciata, non troppo affumicata, che prelude a un profilo acerbo, diviso tra agrumi (lime, cedro candito) e un poco di vaniglia gentile. Poi pian piano si scalda un po’, con note di legna al sole e sandalo. Erbaceo nel complesso.

P: la parola chiave è equilibrio: tra un’affumicatura gentile ma non insulsa e ancora di plastica bruciata, e una dolcezza viva ma non ruffiana. Quest’ultima è tutta giocata su spunti semplici ma gradevoli: lychees, zucchero liquido, agrumi canditi.

F: abbastanza lungo, soprattutto sull’affumicato e sulla vaniglia.

Questo whisky non sembra avere dei difetti, ma una discreta serie di piccoli pregi: si lascia bere con facilità, è molto equilibrato e anche delicato; inoltre il fumo non manca di stuzzicare i sensi. Un ultimo pregio sta anche nel prezzo: lo si trova a 35-40 euro, quando potrebbe tranquillamente costare un paio di decine di euro in più senza andare fuori mercato. Per noi è 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Mozart – Papagena/Papageno Duet – Montserrat Caballé y Thomas Quasthoff

Bowmore 13 yo (2000/2014, High Spirits for Gluglu, 46%)

Affianco al buon Darkest abbiamo assaggiato un single cask, stavolta ex-bourbon, selezionato da Mauro Leoni per il suo attivissimo Whisky Club Gluglu (nella serie ‘The Roots’; questa è la bottiglia dedicata a The Sixties Welfare) tramite l’ineffabile intermediazione del grande Nadi Fiori, l’uomo più elegante del whisky biz italiano. Non ci perdiamo in chiacchiere, siamo in produttiva terra lombarda: chini sul fatturato, rileviamo il colore paglierino chiaro e passiamo alla degustazione.

Schermata 2015-04-11 alle 16.58.45N: un Bowmore splendidamente standard, e nudo il giusto, così da permettere al distillato di dispiegare tutte le sue peculiarità. Un agrume pieno di verve, tra un poderoso lime ed un limone spremuto… Canditi, anche? Cacao amaro. L’acqua di mare spumeggia sull’orlo del bicchiere, e spumeggia salmastra su una una ‘dolcezza’ tropicale leggermente asprina (carambola; ananas acerbo). Poi la torba, l’affumicatura lieve ma profonda, tipica di Bowmore. Un filo di zucchero a velo.

P: che bella intensità, quasi inattesa. Si conferma un agrumissimo, e a questa dimensione si abbina uno show di acqua di mare davvero integrato e piacevole. Cresce l’affumicatura (cenere, proprio), ma cresce anche una dolcezza molto ‘classica’ per questo tipo di Islay: tra lo zucchero e la frutta tropicale (cocco, ananas). Si richiude compostamente sull’amaro della torba, acre e vegetale…

F: …e al finale stramazza su un tappeto di cenere infinita e acqua di mare, con solo suggestioni fruttate.

Bowmore nella sua anima più limipida, nuda come un’attrice di Brazzers ma complessivamente più seducente di un’attrice di Brazzers. I Bowmore di questi anni (diciamo dal ’98 in poi) sono decisamente migliorati rispetto al periodo immediatamente precedente, con un tripudio marino e tropicale che qui viene perfettamente confermato. 87/100, e via verso una nuova avventura. Magari, con un’attrice di Brazzers.

Sottofondo musicale consigliato: finivano gli anni ’60 con Sergio Endrigo e la sua Lontano dagli occhi.

Cena Gluglu – Grain Whiskies, 26/2/15

FullSizeRenderGiovedì scorso abbiamo avuto il piacere di partecipare per la prima volta ad un evento organizzato dallo storico Whisky Club Gluglu, attivo da quindici anni grazie soprattutto alla voglia e all’entusiasmo di Glen Maur, mattatore e mastermind del club. Il format è stato quello della cena-degustazione: sei (in realtà sette, in realtà otto…) whisky abbinati ad altrettante portate, raffinatissime, preparate dallo chef Mario Pozzi della Trattoria del Glicine di Cernobbio. Il tema era il grain whisky, genere solitamente sottostimato (“pff, roba da blended”) ma che sa regalare guizzi di genio: abbiamo assaggiato l’Haig Club (quello di Beckham); uno Strathclyde 12 anni (2001/2013) della serie Cask Strength di Chivas, a 62,1%; un Invergordon 21 di Cadenhead’s (1991/2013, 46%); un North British di Wilson & Morgan (1991/2014, cask #3325); un Girvan ancora di Cadenhead’s di 33 anni (1979/2013) a 46%; un Port Dundas ufficiale (Special Release di Diageo 2011) a 57,4%. Tra questi grain, che onestamente ci hanno complessivamente sorpreso positivamente (alla faccia di tutti i pregiudizi…), una menzione d’onore la diamo all’Invergordon, che ci ha stupito perché inusuale, meno dolce degli altri e più particolare, con note quasi torbate ed erbacee al palato; ma eccellenti erano anche il Girvan, molto complesso e strutturato, così come il North British; e lo Strathclyde, pure così giovane, aveva un’intensità al palato molto piacevole. Non ci spingiamo a dare valutazioni numeriche, ma di certo ora possiamo dirci anche appassionati di grain!

FullSizeRender-3Ma oltre a questi sei, abbiamo avuto il privilegio di assaggiare in anteprima un Tomatin 8 anni, selezionato da Gluglu nella neonata serie “Travel Adventures” (per cui si preannunciano confezioni speciali…): un gradevolissimo refill sherry butt, giovane e maltoso ma non privo di guizzi e di qualche nota ‘sporca’, come piace a noi. Presto lo recensiremo con calma, così come recensiremo la vera sorpresa della serata, per cui saremo sempre grati a Mauro: uno Springbank 1965/1990 selezionato e imbottigliato da Samaroli. Un whisky magnifico, semplicemente, con un naso veramente incantevole, di quelli che continuano a mutare, passando da note di cera e libri vecchi a frutta secca, frutta cotta, frutta fresca, tabacco… E si potrebbe andare avanti all’infinito – ma come detto, lo recensiremo presto con calma.

FullSizeRender-2Insomma, un ingresso nel mondo Gluglu veramente ‘in pompa magna’: speriamo davvero di riuscire a organizzare qualcosa assieme, e, se non altro, possiamo assicurare che non sarà certo l’ultima riunione del club cui avremo partecipato… Slàinte!