Roba nuova, roba strana, roba da ricchi

Proseguiamo nel nostro imprescindibile servizio di aggiornamento sulle nuove uscite di questi giorni, o meglio di queste settimane. Partiamo dal nuovo Ardbeg, perché quando esce un nuovo Ardbeg la curiosità dei più si fa spasmodica prima, patologica poi – e pensare che in questi tempi le novità sono addirittura due! Innanzitutto, c’è Ardbeg An Oa, nuovo NAS aggiunto al core range: non filtrato a freddo e imbottigliato a 46,6%, si tratta di una miscela di barili di legno vergine, di ex-Pedro Ximenez ed ex-bourbon – la particolarità è che il vatting è avvenuto nel nuovo “Gathering Vat”, un ‘barilone’ di quercia francese atto appunto ad ospitare il periodo in cui i vari barili vengono messi insieme perché si conoscano, facciano amicizia, diventino una cosa sola. Soprassediamo sull’ennesimo nome gaelico che allude a qualche angolo sperduto di Islay, tanto potete fare il copia-incolla mentale con mille altri. Ci aspettiamo di assaggiarlo al Milano Whisky Festival, sempre che Moet Hennessy ritenga strategico portare qualcosa di diverso, ogni tanto, dai soliti tre imbottigliamenti. In giro online costa intorno ai 50€, chissà quando arriverà in Italia.

Ma si diceva di un altro Ardbeg, questo ancor più buffo: Ardbeg Grooves, quello che presumibilmente sarà l’imbottigliamento per l’Ardbeg Day 2018. D’altro canto, se per trovare un nuovo concept hai finito i promontori di Islay, miti saghe e leggende del luogo, l’eroico e illegale passato dei whisky makers, le astronavi… perché non fare un bel tributo al funk anni ’70? A giudicare dall’etichetta che circola online, si tratta dei loro “grooviest casks”, barili di vino intensamente charred. Tremiamo al solo pensiero, onestamente, ma faranno uno splendido evento in cui bere gratis, quindi bene così. Siamo persone semplici, ci accontentiamo di poco per regalare un sorriso a noi stessi.

Restiamo ancora un istante in casa LVMH: Glenmorangie ha messo sul mercato una bicicletta – ehm – fatta di legno – ehm – di sole doghe di barili di whisky – ehm – per la gioia di tutti gli hipster feticisti della distilleria di Tain. L’anno scorso un’idea simile aveva portato a occhiali da sole di legno di barile di whisky Glenmorangie, e costavano 300 sterle: immaginate quale potrà essere il prezzo di una bicicletta! Ma, fortunatamente, a Glenmorangie fanno anche del whisky, talvolta: appena annunciato è il lancio di un 19 anni, esclusivamente maturato in barili ex-bourbon, esclusivamente disponibile per il travel-retail. Secondo il comunicato stampa, questo imbottigliamento porta a sorprendenti livelli di inedita intensità la morbidezza dello stile Glenmorangie: da questo momento in poi non accettiamo più critiche sul nostro uso sperticato dell’aggettivazione, perché i poveretti che lavorano all’ufficio stampa di Glenmorangie ci battono, ogni giorno. Di questo non conosciamo il prezzo ma senz’altro ci piacerebbe mettere il naso su questo whisky molto più di quanto vorremmo poggiare il culo su quella bici.

Talvolta, il pretesto per un nuovo imbottigliamento arriva dalla caleidoscopica settima arte, il cinema. Così almeno sembrano aver pensato Johnnie Walker, che ha dedicato una tamarrissima edizione Director’s Cut del proprio Black Label all’imminente (e attesissimo, per lo meno da noi) Blade Runner 2046. Edizione limitata a sole (!) 39000 bottiglie, è imbottigliato a 49% e contiene malti di oltre 30 distillerie di proprietà Diageo; costerà circa 70€. Il film lo vedremo senz’altro, speriamo anche di assaggiare questo blended. La forma della bottiglia è ovviamente un riferimento al Black Label che già compariva nel Blade Runner del 1982, per chi si chiedesse “che c’azzecca“.

Ben altra attesa invece è rivolta al secondo episodio di Kingsman, dimenticabile film in uscita in questi giorni: decisamente più interessante sembra essere invece il GlenDronach Kingsman Edition, un 25 anni (vintage 1991, gradi 48,2%) in sherry che solletica la nostra attenzione perché di fatto è la primissima release della nuova proprietà americana interamente curata dalla nuova master distiller Rachel Barrie. Voci di corridoio dicono che l’importatore italiano abbia già esaurito quasi del tutto la sua assegnazione: un’anima pia che se ne compri una boccia per farcene assaggiare un sample? Sappiamo che sei là fuori, contattaci!

Non possiamo non dar conto del nuovo Kilchoman vintage 2009, già protagonista di una piccola (e sterile, con ogni probabilità) polemica sul gruppo facebook dei Malt Maniacs: il comunicato stampa annuncia che si tratta di barili ex-bourbon del 2009 e di tre barili ex-Pedro Ximenez del 2008, “per aggiungere ulteriore complessità”. Eh, ma se ci sono botti del 2008, come fa ad esserci scritto in etichetta “vintage 2009”? Non sappiamo dire, ma conoscendo Anthony Wills dubitiamo che avrebbe messo a rischio la reputazione di un suo imbottigliamento solo per pigrizia o distrazione, e dunque prendiamo atto e aspettiamo di stappare la nostra bottiglia. Ormai Kilchoman inizia ad avere una certa età, eh?, siamo curiosi di mettere alla prova questo whisky di otto anni.

E lì di fronte all’isola, che succede? Succede che Springbank ha messo sul mercato un 14 anni Bourbon Wood, edizione limitata a sole 9000 bottiglie, grado pieno di 55,8%, niente filtraggio a freddo, niente colori – ma siamo a Campbeltown, queste cose son così scontate che manco dovremmo scriverle. Praticamente già sold-out in tutti i negozi online: anche in questo caso attendiamo fiduciosi la magnanimità di qualche appassionato che di bottiglie è riuscito a comprarne due: una da bere, una per la collezione, e quella da bere, per favore, faccela passare davanti.

foto (ovviamente) di scotchtrooper

Quanto agli imbottigliamenti che, a prima vista, mettono un po’ di inquietudine, ecco due parole su Balvenie 14 Peat Week. Dovrebbe costare intorno ai 65€: si tratta di un’edizione limitata (strano, eh?), frutto di una distillazione di orzo intensamente torbato (30 ppm) che avviene a Balvenie ogni anno, per una sola settimana, dal 2001. Anche in questo caso però ci piace deporre i pregiudizi e far prevalere la curiosità: David Stewart, malt master della distilleria (ci lavora dal 1962…!) dichiara che si tratta di un tipo di torba delle Highlands poco fenolica, che dovrebbe dare note decisamente più minerali e terrose che marine. E di David Stewart noi ci fidiamo.

Chiudiamo su una nota di colore: spesso diciamo che quello del whisky è un business strano, prevede investimenti a lungo, lunghissimo termine, perché dal momento in cui inizi a distillare a quello in cui inizi a vendere, beh, può passare tanto tempo – almeno tre anni, diciamo. In questo caso, qualcuno si è davvero superato: fondata nel 1957 e silente dal 1980, North of Scotland è (era) una distilleria di grain whisky, e oggi la figlia del fondatore si è ricomprata uno stock di barili del 1965, gli unici rimasti, e ha deciso di imbottigliarle in un’edizione limitata di 1500 esemplari, il North of Scotland 50 years old. Singolare il fatto che questo sia il primo imbottigliamento ufficiale della distilleria, a soli 37 anni dalla chiusura. Quando si dice prendersela con calma. Collezionisti, comprate!

Alla prossima puntata per qualche altra novità, magari pescando anche dagli imbottigliatori indipendenti…

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Tasting Facile 2017

Come ogni anno, dopo l’estate ci piace ricominciare la stagione con un pomeriggio in compagnia davanti a bottiglie di un certo livello. I più smaliziati le definirebbero bottiglie “da collezionismo”. Lo facciamo per vedere gli ultimi pallidi ricordi della vostra abbronzatura che se ne va, digerire il fastidio dei primi venticelli freddi e per iniziare a pregustare le degustazioni che ci accompagneranno durante l’autunno e l’inverno. Non possiamo farci nulla, è più forte di noi.

Questo sarà il quinto tasting facile e volevamo festeggiare la ricorrenza in modo speciale. Speriamo di esserci riusciti con questa line-up:

  • Glendronach ‘Revival’ 15 yo (OB, 46%)
  • Bruichladdich ‘Cuvee E’ 16 yo(OB, 46%)
  • Tomintoul 1967-2000 (Gordon & MacPhail, 40%)
  • Macallan 18 yo (1971, OB, 43%)

La degustazione si terrà sabato 30 settembre dalle 16.00 all’Harp Pub Guinness di Milano (zona Piola). Costo: 35 euro. Per prenotare scrivete una mail a info.whiskyfacile@gmail.com e incrociate le dita affinché nessun impegno dell’ultima ora vi impedisca di esserci.

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GlenDronach 21 yo (1994/2016, OB for Silver Seal & Lion’s Whisky, 54,1%)

Abbiamo deciso di dedicare parte delle settimane agostane a delle piccole monografie: assaggeremo infatti solo whisky di selezionatori e imbottigliatori indipendenti. Già la scorsa settimana abbiamo assaggiato due selezioni di Max Righi per Silver Seal: nel fine settimana ci ha punto vaghezza di tornare su quei passi, e abbiamo scelto un GlenDronach ventunenne maturato in Pedro Ximenez. Questo, come ormai tutti i GD acquistati da indipendenti, ha etichetta ufficiale ed è selezionato da Max e da Diego Sandrin, collezionista e proprietario di Lion’s Whisky (qui una sua bella intervista concessa ad Angus). Diego ci perdonerà se però qui ci soffermiamo sul nuovo Whisky Antique di Formigine: negozio – uno dei più forniti al mondo! -, ristorante, spazio esterno per degustazioni con sigari. Il progetto è di fare col whisky qualcosa di mai visto prima in Italia, e se c’era qualcuno in grado di ambire a tanto, quello è proprio Max…

N: molto compatto, intenso ed elegante. Un caso ‘caldo’, e andando in ordine sparso diremmo: marron glacé, caffelatte, cioccolato ai frutti rossi, pan di Spagna, cola, biscotti (azzardiamo: krumiri), marmellata di arancia, crostata alla frutta, toffee, miele. Vi basta? A noi, francamente, sì. È molto buono, denso, grasso: piuttosto old-school.

P: beh, però, che qualità, e che corpo. Il PX si fa sentire tanto, portando una dolcezza molto pronunciata e zuccherina. C’è innanzitutto un tripudio di cioccolato al latte, poi prugne cotte, ancora marron glacé, cola, un pit di caffè (anzi, il solito rimasuglio di cappuccino zuccherato), arancia dolce. Un vago senso di frutta rossa indefinita. Col tempo esce una nota di tabacco di pipa eccellente. Con acqua, diventa più succoso, di una dolcezza più fresca.

F: lungo e persistente, qui torna prepotente la frutta rossa con il suo seguito di cioccolato al latte, un po’ di arancia.

Impressiona come un whisky di 21 anni non dia segni degli acciacchi del tempo, risultando grasso, grosso e godibilissimo. Certo, l’apporto del PX è massiccio, e tende ad addolcire il profilo complessivo – per questo l’aggiunta di acqua, che rende tutto più succoso e screziato, pare a nostro gusto consigliabile. Qualità sempre, immancabilmente alta con GlenDronach; qualità sempre, immancabilmente alta con Silver Seal: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Quantic & Flowering Inferno – Cumbia Sobre el Mar.

GlenDronach 2004 (2016, OB for Beija Flor & Whiskyclub.it, 51,1%)

schermata-2016-11-11-alle-11-49-59GlenDronach è da molti considerata una delle migliori realtà nel mondo dei produttori di whisky di malto scozzese: ne abbiamo bevuti tanti, ne abbiamo parlato a lungo, non ci ripeteremo. Voi di certo sapete che la peculiarità della distilleria, soprattutto negli ultimi anni, è l’ottimo lavoro con le botti ex-sherry. Oggi assaggiamo un single cask ex-Pedro Ximenez, selezionato da un panel di soci di whiskyclub.it per il club stesso, ovviamente, e per l’importatore italiano Beija-Flor. Ne parliamo oggi anche perché questa domenica daremo una mano a Claudio e Davide di whiskyclub.it al whiskyday, organizzato da Bartender: sarà l’occasione per chiacchierare con professionisti e per proporre la Guida completa al whisky di malto di Micheal Jackson, appena pubblicata per LSWR con lo zampino proprio di Claudio Riva ed anche il ruinoso apporto dei vostri amati blogger: noi.

glendronach_12_2004_1-570x572N: l’alcol sta a zero, in un’atmosfera esplosiva e di grande cremosità. Davvero carico, da sbattere direttamente sulla tavola di Natale: noce pekan, pandoro, banana matura, cioccolato al latte e toffee. La frutta rossa arriva in un secondo momento, con delle belle zaffate di ciliegia e uvetta. Tisana arancia e cannella. Che ricchezza!

P: corpo pieno, molto saporito. Ripartiamo da dove avevamo finito, perché qui le arance sono davvero sugli scudi, dolci e fresche ma anche in marmellata. E poi, in grande coerenza col naso, ritroviamo uvetta, panettone, cioccolato al latte. Torta di carote. Insomma, tanta dolcezza invade la bocca, con un senso finanche burroso (da pasticceria, scrive gentaglia che di dolci se ne intende), che noi sintetizziamo nuovamente in una noce pekan.

F: …e questo senso di burrosità zuccherata accompagna a lungo, con ancora pesanti note di arancia.

Difetti? Neanche a parlarne, a meno che il fascino non sia un difetto. Intensità e gradevolezza? Pazzesche. Molti single casks ex- Pedro Ximenez esibiscono muscolari note dolciarie, molto rotonde e ruffiane, da dentro o fuori, e questa selezione certo non fa eccezione: i più golosi impazziscono dunque, noi riconosciamo la qualità ma forse, alla fine della cena natalizia, ci limiteremmo a un paio dram. Oddio, forse tre o quattro… Insomma, se ci invitate a casa e avete questa bottiglia aperta, ve la finiamo comunque. E dunque la valutazione non schizza, ma la goduria resta: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Walter Wanderley – Summer Samba (So Nice).

Glendronach 1990/2001 (Cadenhead’s, 57,9%)

Il primo malto del Tasting Facile di sabato pomeriggio era un single cask di Glendronach, imbottigliato nel 2001, quando la distilleria era chiusa (è rimasta silent tra il 1998 e il 2005). Si tratta di una singola botte refill-sherry, e – lo anticipiamo già – è stata la bottiglia meno apprezzata dai presenti: facile da prevedere, forse, vista la qualità del parterre…!

a0ni1iNiCFK6zgs1V-LOZnjy8bvkMT9wDHc7wvwFiVgN: nonostante la gradazione, non si nasconde, restando bello aromatico e svelando una certa maturità: il grande accordo tra botte e distillato trova un primo risultato in una pienezza più matura del previsto. Questo connubio unisce tante diverse sfumature di frutta, mai ruffiane: da note di frutta cotta (mela/prugna) a suggestioni eteree di frutti rossi (anzi: more, confettura di fragole); perfino arancia candita. Il malto, zuccherino e brioscioso, si accompagna a piacevolissime note di warehouse, di legno di botte, che ci pare a tratti dare note leggermente sporchine e tabaccose.

P: semplice ma intenso, ha la peculiarità di colpire in modo regolare, compatto, senza fiammate di sapore. Come al naso, attacca sullo zuccherino deciso e pesante, ma non eccessivo: qui le suggestioni sono di pesca sciroppata, zucchero di canna e caramello; ci pare di sentire frutta rossa un po’ in disparte, e invece ancora note di malto e legno, che ci rappresentiamo con una bella frutta secca (nocciola). Purtroppo sono presenti, avulsi da tutto ciò, anche pesanti ritorni alcolici che rovinano un quadretto altrimenti piacevole. L’acqua, da sconsigliarsi, sembra accentuare l’alcol e qualche sua connotazione vagamente metallica.

F: buccettina della mandorla. Amaro e maltosissimo.

Diciamolo senza scrupoli di sorta: il problema di questo Glendronach è il palato, lì l’alcol resta slegato dal resto, si sente molto più che al naso e l’acqua, invece di migliorare la situazione, la peggiora. Detto ciò, siamo di fronte a un whisky discreto, didattico, con un distillato più maturo della sua età grazie all’educato apporto di una botte per niente eccessiva, certo di buona qualità. Da annusare, soprattutto: 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: Mogwai – Hardcore will never die, but you will.

Glendronach 11 yo (1990/2001, Dun Eideann, 46%)

All’ultimo Spirit of Scotland abbiamo assaggiato un Glendronach indipendente messo in bottiglia quattordici anni fa; siccome quattordici è il doppio di sette, e sette è il doppio di tre e mezzo, oggi lo beviamo qui, davanti a voi. Non cogliete la logica stringente? Neanche noi: questo è il bello. Si tratta di una botte ex-bourbon che ha lasciato maturare nel suo ventre il distillato per 11 anni, prima di espellerlo in bottiglia al grado ridotto di 46 gradi, non centigradi.

Schermata 2015-10-02 alle 17.39.44N: siamo di fronte a un tripudio di nudità, e a parte una tenue sensazione di vaniglia e zucchero bianco, risulta poi tutto spostato in una dimensione erbacea: mandorle amare, erba fresca e umida, erba limonosa. Una susina gialla, asprina; note di distillato giovane, pulito, qualche timida suggestione di aceto di mele. E come trascurare il limone, vero mattatore? Solvente. Floreale. Il primo non era un aggettivo.

P: al palato è ancora più naked: resta un vago senso di dolcezza pulita, ma nemmeno più fruttata (zucchero?). È la dolcezza del malto! Dominano invece note ancora erbacee (proprio fieno, infusi; anche verdura cruda a foglie verdi) e limonose (semini e buccia). La nota maltosa porta con sé quella che ad alcuni parrà un’off-note di stoppino, ma che a noi non dispiace affatto, anzi.

F: pulito molto, abbastanza breve, vagamente mandorlato e molto erbaceo.

La nudità più nuda che c’è: un whisky ‘didattico’, perché spiega perfettamente cosa sia il whisky di per sé, privo di legni attivi e con un fianco lasciato aperto ai colpi delle erbe e del malto più pulito e vegetale. Detto ciò, e riconosciuta al distillato una parola sicura e priva di screziature negative, forse in questo caso la nudità è per il nostro gusto un po’ eccessiva, e nel complesso ci fermeremo a un 79/100, ma sappiate che la community di whiskybase è più indulgente. Grazie a Davide per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Naked eyes – When the lights go out.

Piove whisky vol. III

C’abbiamo preso gusto e ci divertiamo anche oggi a smitragliare una  raffica di sentenze al limite del buon senso. Complice la giornata uggiosa, facciamo volentieri piovere all’unisono malto e pioggia…

Glen Avon 15 yo (2009, Gordon & Macphail, 57,3%)

I single cask della Glenfarclas spesso regalano emozioni. Qui abbiamo un bel sherry monster. 89/100

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Glendronach 12 yo “Original” (2010, OB, 43%)

Forse il miglior whisky “base” tra quelli full sherried: puro godimento a buon mercato, intorno ai 35 euro.85/100

Glen Grant 13 yo (2009, Duthies, 46%)

Cos’avete fatto al mio Glen Grant? Michele…   Micheleee! Purtroppo Cadenhead’s ha abbandonato la serie Duthies, che spesso regalava imbottigliamenti di buona qualità a prezzi onesti. Ma non in questo caso: 77/100

Glenmorangie “Nectar d’Or” (2010, OB, Sauternes finish, 46%)

Il più raffinato esperimento di wine finishing dell’esuberante distilleria.Un malto da pochette. 84/100

Balblair 1975 (2012, 2nd release, 46%)blbob.1975v1

Un bel Balblair: tanta frutta, tanta mineralità e il suo bel malto in evidenza. Che eleganza questa distilleria. 87/100

GlenDronach 12 yo ‘Sauternes cask finish’ (2015, OB, 46%)

Acchiappate una delle distillerie più quotate di Scozia, una di quelle che meglio lavorano con le botti ex-sherry… Prendete un po’ di whisky invecchiato in queste botti per quasi 12 anni, e poi mettetelo tutto in altre botti, che però avevano contenuto in precedenza del Sauternes: fate tutto ciò, e avrete in mano una bottiglia del nuovo GlenDronach 12 anni Sauternes cask finish, versione (con etichetta in stile Milka) che sostituisce il precedente 14 anni. Lo assaggiamo con curiosità.

grnob.12yov22N: aperto e abbastanza caldo… Oltre ad una zuccherosità molto marcata, fatta di zucchero filato, crema, vaniglia e pasta di mandorle, c’è poi una frutta più discreta, tra albicocche disidratate, pere caramellate e buccia di mandarino. Miele; croissant all’albicocca; tanta frutta secca, ed un senso di legnosità. In questo bailamme, trova spazio anche un buon profumo di malto, di cereale, caldo.

P: corpo bello masticabile. Parte un po’ debole, ma poi attacca una gran botta di sapore – pur rimanendo sostanzialmente piatto e poco sfaccettato. Si nota un grumo zuccherino, una gran dolcezza di zucchero liquido, miele e brioche all’albicocca. Questo blocco non è però cremoso, come avremmo atteso ed auspicato fin dal naso, ma anzi è tutto secco, pungente; arrivano inoltre vere bordate di legno, francamente un po’ eccessive…

F: …che nel finale diventano assolutamente eccessive, con una nota alcolica un po’ slegata decisamente inattesa in questa fase. Attorno, un astratto alone dolciastro.

Un whisky finito in Sauternes, per definizione, deve essere “costruito”, deve svelare l’apporto delle botti elette a ultimo utero per il distillato: qui ciò accade, e se al naso le promesse sono seducenti, tra palato e finale il sogno si infrange contro la più prevedibile delle pareti, quella del legno. Onestamente: capiamo tutto, ma se fossimo GlenDronach non ci sogneremmo mai di fare un’operazione del genere. Non siamo GlenDronach, però, e dunque abbiamo torto: il nostro risentimento per l’impossibilità di incidere sul reale e la nostra insoddisfazione per un malto un po’ troppo dolce e legnoso si racchiudono in un 78/100.

Sottofondo musicale consigliato: Moostroo – Il prezzo del maiale. Grande band!

GlenDronach 12 yo (inizio 2000, OB, 40%)

Domani sera l’Harp Pub di Piazza Leonardo, Milano, ospiterà la seconda degustazione del ciclo “whisky… e sei in pole position”, di cui abbiamo avuto modo di scrivere in passato; dopo una prima dedicata al whisky nel mondo, restringiamo l’orizzonte con gesto forte e ci concentriamo sulle sole terre scozzesi. Come al solito, si tratta di bottiglie non proprio recentissime, e in questo caso restiamo sulla fine anni ‘90/inizio 2000; il percorso attraverso lo Speyside inizia con uno Strathisla 12 anni, per poi passare sul coetaneo di casa Glendronach. E su quest’ultimo ci concentriamo oggi…

glendronach_12_original2N: molto ‘standard’, ma piacevolmente tale. Ha note di malto brioscioso e biscottoso (fette biscottate, pane caldo); marzapane in quantità industriale; uvetta. Bilanciato tra il malto caldo e lo sherry (da cui, oltre all’uvetta, pesche sciroppate e un po’ di frutta essiccata: prugne e albicocche). Semplice, si diceva, ma gradevole, con anche note deliziose d’agrume, soprattutto arancia, anche candita. Col tempo si apre, e si fa sempre più ‘caldo’, più legnosetto ed anche speziato.

P: bella intensità, complessivamente la qualità è ottima e il corpo è bello oleoso. Ha generose note dolci che recuperano e sviluppano quelle del naso: quindi malto tostato / biscottato, lievemente amarino; uvetta (quasi pan di Spagna, a tratti); frutta secca (mandorle, nocciola: ricorda un croccante al miele e frutta secca…). Un pelo di frutta rossa; cioccolato bianco? Marmellata d’arancia?

F: come sopra. Non lunghissimo, abbastanza intenso, su brioche / agrumi / sherry (uvetta uber alles). Va richiudendosi su una punta maltosa e legnosa, vegetale, leggermente amarina.

Non è un caso che Glendronach sia una distilleria di culto tra gli appassionati di succo di malto: se questo è il malto-base, l’entry level, immaginate gli altri (e se non volete immaginare, provate a scrollare almeno questa pagina). 84/100, e bella li. Vi aspettiamo in pole position…

Sottofondo musicale consigliato: Roberto Vecchioni – Dentro gli occhi.

GlenDronach 1991 (2010, cask #3182, OB, 51,7%)

Glen per Glen, restiamo nelle Highlands ma saliamo per tanti chilometri: dopo Glengoyne passiamo a GlenDronach. Abbiamo da un anno e mezzo un sample di un single cask in Pedro Ximenez donatoci dal prode Federico, e non possiamo più attendere oltre; non attendiamo, quindi.

16919N: apertissimo, niente alcol; pare un po’ scarico, non sembra neppure a grado pieno, tantomeno a 60%… Davvero molto fruttato, comunque, con notevolissime note supersuccose di fragole e more e lamponi e mirtilli. Qualche nota ‘profumata’ (quasi floreale… intensa, però), di frutta secca (fichi a gogo) ma non solo (prugne succose). Zero note sporche. Marmellata bruciacchiata. Qualche punta di caramello, qualcosa di tostato. Dopo un po’ esce un che di aceto balsamico. Cremoso (creme caramel), a testimoniare la botte PX.

P: il palato, con un attacco poco intenso, è molto meno fruttato: tanta liquirizia, tanto toffee, creme caramel. C’è una nota dolce un po’ strana, forse carruba? Nocciole tostate. La frutta c’è, chiaro, con marmellata di lampone; una intensa uvetta (quasi siropposa, se possibile). Ha un che di panettone marsalato e di mandorle. Legno, a tratti amaro. Buono, ma non pare a grado pieno… Già emergeva il tremendo dubbio al naso, ma forse il sample non era chiuso bene e ha perso in gradazione? Boh. Se anche così fosse, l’effetto complessivo resta buono.

F: tutto sul panettone, uvetta, marsala. Ancora fragola. Cose caramellate (che so, noccioline?).

Particolare: naso iperfruttato, palato e finale più su pasticceria e pasta di mandorle. Ce lo aspettavamo senz’altro più intenso, ma francamente abbiamo la nettissima impressione che il sample abbia lasciato agli angeli (?) qualcosina… In ogni caso, a dispetto dei nostri dubbi abbiamo deciso di pubblicare lo stesso le nostre note perché l’effetto, se pure un po’ scaricato rispetto a ciò che forse sarebbe potuto essere in origine, resta comunque molto piacevole; a dimostrazione, se vogliamo, che GlenDronach spacca. 84/100 è il voto, che però – vi preghiamo – prendete con delle pinze ancor più grandi di quelle che dovete usare di solito (e non solo con noi, con tutti! fidatevi solo di voi stessi! eccetera).

Sottofondo musicale consigliato: Laibach – Sympathy for the Devil, non foss’altro che per il video.