Benromach lancia ‘Triple Distilled’

Da quest’anno cercheremo di ampliare un poco i contenuti del sito, compatibilmente con la nostra pigrizia, con l’obiettivo di dare maggiore spazio alle news, soprattutto su eventi e nuovi imbottigliamenti (per ora generalmente affidate solo a sporadici interventi sulla nostra pagina Facebook), ma anche ad incursioni in mondi alcolici diversi, a interviste ed editoriali d’opinione – purtroppo, generalmente, la nostra.

Non è certo una novità, per chi ci legge, il fatto che Benromach sia una delle nostre distillerie preferite per il suo carattere indipendente e controcorrente: acquistata da Gordon&MacPhail nel 1993, rivoltata in cinque anni e inaugurata nuovamente da quella faccia intelligente del principe Carlo nel 1998, Benromach è stata rimessa in moto con l’esplicito obiettivo di proporre whisky ispirati ai malti dello Speyside di prima degli anni ’60.  Il 10 e il 15 anni, ad esempio, sono effettivamente dei whisky eccellenti, molto diversi dall’immagine dello Speysider rotondo che generalmente si ha.

Oggi annunciamo il lancio di un nuovo imbottigliamento, il Triple Distilled: si tratta di un vintage del 2009 composto da whisky – appunto – a tripla distillazione maturato esclusivamente in botti ex-bourbon a primo riempimento, e arriva in bottiglia alla gradazione di 50%. Riportiamo le dichiarazioni del distillery mangager Keith Cruickshanck: “this new whisky is distilled in a wash still once and twice in a spirit still, before it is matured in first fill bourbon barrels, resulting in its light, fruity character with a fantastic delicate smokiness. The Benromach Triple Distilled is an exceptional addition to our Benromach family and we think that whisky lovers and Benromach fans will be eager to experience it for themselves […] We handcraft all our whiskies, giving us flexibility to experiment with different distilling and maturation techniques and our new Benromach Triple Distilled is testament to this”. Ci sarà quella torba ‘sporca’ che tanto ci seduce nei Benromach, o la tripla distillazione si porterà via tutto? Una possibile pietra di paragone potrebbe essere Hazelburn, versione triple distilled di Springbank, ma quello è un marchio stabile, questo solo un progetto: chissà.

Ovviamente siamo molto curiosi di assaggiare quest’imbottigliamento, perché sì, certo, i comunicati stampa vanno bene – ma solo il bicchiere conta. E quindi, ehm, chi è che ce ne manda una bottiglia “a scopo recensivo” (cit.)?

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Dallas Dhu 34 yo (1980/2014, Gordon & Macphail, 43%)

Oltre al già leggendario Glen Grant 52 anni, il postino ci ha portato altri tre sample dalle cantine di Gordon & MacPhail: uno che fin da subito ci ha particolarmente attirato è stato questo Dallas Dhu di 34 anni, e ci ha attirato perché ancora risuona nella nostra memoria la voce di Andrea Giannone, una delle menti del Milano Whisky Festival, che ci magnificava le doti di una distilleria chiusa come altre più celebri ma, rispetto a quelle, decisamente sottovalutata. Pochi sono i Dallas Dhu in cui ci si imbatte, e per questo gioiamo davvero: un single cask ex-refill sherry (ma il colore è paglierino chiaro chiaro!) di 34 anni, messo in bottiglia a 43%.

ddug!m1980v1N: apertissimo e molto intenso, con alcol inesistente. Se già il colore risultava inatesso, al naso forse nessuno indovinerebbe la botte in sherry e tanto meno l’invecchiamento monstre: si presenta infatti ancora molto ‘fresco’, con poderose note di malto in distilleria (mashtun ma anche warehouse) e anche richiami molto erbacei, come foglie fresche e menta. A questa maltosità si legano anche suggestioni minerali e vagamente cerose. Poi però non si può tralasciare una gran quantità di frutta bella profumata. Pesche sciroppate, mele, albicocche e banane secche. Miele e cioccolato bianco, a rendere il tutto ancora più goloso. Infine aromi di legno impregnato.

P: ancora molto pieno e sull’attacco splendidamente minerale, ceroso e mentolato. Poi, mentre il malto non arretra di un millimetro, si fanno avanti anche note zuccherine di mela, zucchero bianco, pane dolce al latte. Si mantiene comunque su una dolcezza molto trattenuta e gradevole, costantemente venata di suggestioni erbacee e vagamente legnose e speziate (pepe bianco).

F: si richiude elegantemente su mele, malto, menta e foglie fresche. Molto minerale.

Saremo stringati. I pregi: un’intensità veramente straordinaria a questa gradazione e un naso davvero particolare e raffinato. I difetti: non ne ha per davvero, forse un limite è che al palato a ogni sorso si fa sempre più vegetale e mentolato, perdendo forse quell’equilibrio d’aromi della parte olfattiva. In totale, un gran bel whisky da 89/100 a un prezzo per portafogli all’ingrasso ma che, visto il mercato, pare quasi economico (300 euro).

Sottofondo musicale consigliato: Paolo Frescura – Non serve a niente

 

Glen Grant 52 yo (1956/2008, Gordon&MacPhail, 40%)

Nel 1956 i carri armati sovietici entravano in Ungheria tarpandone la rivolta, provocando il disilluso sdegno di quanti riponevano speranze nell’utopia comunista; nel 1956 Elvis Presley entrava per la prima volta nelle classifiche di vendita americane, e poco dopo scandalizzava i puritani Stati Uniti con movimenti pelvici in diretta televisiva; nel 1956 Nasser nazionalizzava il canale di Suez, aprendo una crisi epocale, che avrebbe messo in luce i limiti della NATO e cambiato i rapporti di forza internazionali; nel 1956 l’Inghilterra aboliva la pena di morte; nel 1956, a Rothes, Speyside, nella distilleria Glen Grant venivano riempite, tra le tante, due botti ex-sherry appena arrivate, belle fresche, a primo riempimento. Quelle due botti sarebbero rimaste a riposare per 52 anni, fino a quando, nel 2008, l’imbottigliatore Gordon & MacPhail decise che era tempo di svegliarne il distillato racchiuso, per la gioia dei più. Tra questi “più”, inaspettatamente ci siamo anche noi: abbiamo infatti avuto il piacere di ricevere un sample di questo Glen Grant, dalla serie “Rare Vintage” – G&M ha da anni la licenza per imbottigliare botti di diverse distillerie con etichette particolari, che in passato costituivano di fatto degli imbottigliamenti ‘ufficiali’, con partnership tra imbottigliatore e distilleria: queste etichette hanno fatto la storia, e ogni collezionista o appassionato le conosce bene. Oggi queste etichette sono ancora usate da G&M, a dimostrazione del rapporto di fiducia che lega il marchio all’industria dello scotch. Detto ciò, assaggiamo.

ggtg!m1956N: fermi tutti! Se avvistate la brigata “antimaltoporn” evocata da Serge nei momenti più concitati delle sue degustazioni, mandatecela subito qui. Gli aromi si dispiegano con picchi  d’intensità che abbiamo sentito davvero di rado. Per quanto riguarda il solo lato fruttato, troviamo quella stessa vivacità sfrontata e fresca che ci aveva stregato nel Bowmore Bicentenary: frutta rossa e nera a pacchi (succo e cioccolato ai frutti di bosco), gelée alla ciliegia e uva nera. Fichi freschi, e vira quasi sul tropicale. Poi a espandere uno spettro già largo, arrivano chinotto, tamarindo e uvetta; una scatola da tabacco da pipa, cuoio, vecchia carta e mobili di legno d’una volta. Incantevoli sono infine i richiami erbacei e mentolati. Anche del sedano? Ebbene sì.

P: un gran bel corpo e zero alcolicità, pare più un nettare che un superalcolico. Comprensibilmente qui emerge di più il mezzo secolo in botte, e si va un po’ a perdere quella frutta rossa/nera succosa del naso; frutta che comunque è presente nel ricco banchetto, tra ciliegie, uva e lamponi. La portata principale è il legno, con ricchi tannini astringenti sì, ma senza eccessi. Ci vengono in mente ancora il tabacco da pipa, foglie di menta, ma anche sciroppo d’acero, liquirizia in legnetti e rabarbaro. Cioccolato fondente. Il tutto vive di un equilibrio precario ma grandioso, basterebbe un passo per crollare ma la magia sta tutta qui.

F: rimane un legno immenso, quasi con un leggero filo di fumo. Freschezza mentolata, ciliegie, chinotto e caramelle al rabarbaro. Cioccolato amaro.

Le botti, indifferenti alla storia, sono rimaste a dormicchiare per mezzo secolo, e il peso di questa indifferenza si percepisce tutto, nel bicchiere. Il naso è qualcosa di spettacolare, la freschezza dello sherry impressiona, rivelando una complessità davvero inusitata, almeno per noi che non frequentiamo spesso invecchiamenti di questa portata; il palato resta un pelo indietro, con il legno che ovviamente guadagna qualcosa, anche se non diventa mai eccessivo, ed anzi mostra una pienezza e una qualità inaspettata: e lasciano stupefatti la potenza e l’intensità di un nettare imbottigliato a soli 40%. Questo whisky ci è piaciuto tantissimo: in calce a questa esperienza, scriviamo un bel 93/100.

Sottofondo musicale consigliato: Elvis Presley – Hound dog.