Ichiro’s Malt ‘Mizunara Wood Reserve’ (2013, OB, 46%)

1421086586014

Come al solito, il caro Ichiro Akuto dimostra di essere un visionario (altri direbbero “un pazzo squinternato”) blendando sotto il marchio Ichiro’s Malt del whisky di Hanyu, distilleria ormai chiusa da quasi vent’anni, e di Chichibu, distilleria molto giovane ma già di culto tra gli appassionati e i collezionisti. Ichiro sa come si lavora, la qualità di Chichibu è lì a dimostrarlo; al contempo, sa pure come si blenda, dato che gli Ichiro’s Malt sono sempre una garanzia in termini qualitativi. Oggi, grazie alla gentilezza di Marco Callegari e di Alessandro Coggi, assaggiamo la versione ‘MWR’, Mizunara Wood reserve, finita per qualche mese in barili di legno Mizunara, ovvero di quercia autoctona giapponese.

japan_ich2N: l’impatto è straordinariamente accogliente, caldo, morbido e fruttatissimo. Volete sapere di cosa profuma un whisky ‘classico’ e ricco, che sa di whisky? Annusate questo: pesche sciroppate, mele rosse, albicocche mature e succose; poi brioche all’albicocca, caramello, ma con suggestioni anche più ‘legnose’ e profumate, tipo ‘legno di sandalo’; pian piano si apre anche una dimensione più calda, che ricorda nitidamente il tuorlo d’uovo. Molto rotondo, incredibilmente privo di spigoli.

P: ancora rotondissimo e piacione, non si può dire che sia un whisky scarico: tutto sommato coerente col naso, in più si sente una nota di cereale, anzi di pane dolce – ma la variazione più rilevante è di proporzioni, si fa un po’ meno fruttato (per quanto pesche e albicocche, fresche ma anche disidratate restino ben presenti) a tutto vantaggio di quelle note di tuorlo d’uovo. Succo d’arancia.

F: di media durata; oltre ad una bella frutta piacevole, resta un sentore tra il floreale e lo speziato, che sviluppa il sandalo del naso e si ferma appena prima del chiodo di garofano; ci intendiamo?

Piacevole e ‘rotondone’, semplice ed esuberante, come vorremmo fossero tutti i no age… L’apporto del legno Mizunara si sente, con quelle note speziate e legnosine, ma riesce a restare educato, senza stravolgere il tema di fondo dell’imbottigliamento con etichetta a foglia. Certo, ad acquistarlo qui non costa poco (circa 120€), ma è un malto indispensabile per ogni bottigliera attenta al whisky con gli occhi a mandorla – anche perché per metterci Hanyu e Chichibu bisognerebbe comunque spendere molto di più, e dunque… 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Steven Wilson – People who eat darkness.

Annunci

Piove whisky (anche d’estate)

Schermata 2016-07-27 alle 11.40.22Clynelish 13 yo (1992/2005, Ian McLeod’s Dun Bheagan, 46%)

La nostra cara Clynelish tradisce raramente: e infatti il naso è un bel lecca lecca di fragola e cera, al palato esplodono burro e panna cotta… E cera e frutti rossi sono ancora lì. Davvero un bel sogno burroso, che si merita tutto il suo 86/100.

Schermata 2016-07-27 alle 11.36.59Bladnoch 20 yo Cask Strength (1993/2013, OB, 55%)

Burro, erba tagliata, frutta gialla, limone… Al palato riesce ad essere sia cremoso che molto vegetale, paradossalmente nudo e davvero molto intenso. Sembra di stare su un prato, con la spiga in bocca, una torta paradiso e una bella donna. Cosa volete di più dalla vita? Beh, magari non quest’etichetta… 88/100

Schermata 2016-07-27 alle 11.41.20Ichiro’s Malt Double Distilleries (2015, OB, 46%)

Miscela di Hanyu e Chichibu: spaventosamente intenso, mirabilmente fruttato… Mostra benissimo la qualità dei malti di partenza, in un panorama che, a livello di descrittori, ricorda un tripudio di botti ex-bourbon: banana, frutta gialla, vaniglia, note di burro. Buono buonissimo. 87/100

tobermory19_drumlanrigTobermory 19 yo (1994/2013, Douglas of Drumlanrig, 46%)

Sporco sporco, non troppo carico ma pieno di spigoli, esibisce tutte le asperità dell’Isola di Mull e del suo distillato; sia al naso che al palato resiste una nota metallica molto peculiare che talora pare prendersi fin troppo spazio; per il resto, molto erbaceo e maltoso, con un’anima di uvetta. Non la vorreste anche voi un’anima di uvetta? 82/100

Hanyu 22 yo (1986/2008, Part des Anges, 58,4%)

anche a cartman piace il giappone

anche a cartman piace il giappone

Il penultimo whisky che ci ha presentato Salvatore Mannino la scorsa settimana era un Hanyu di 22 anni, un single cask (#2812) imbottigliato da Part des Anges, importatore e imbottigliatore francese, nella serie ‘Closed Distilleries’. Quest’ultima nota, se siete dei ragazzi svegli, vi farà capire che Hanyu è una distilleria che non c’è più: la storia dettagliata la potete leggere sul sito che è la vera bibbia del whisky giapponese, ovvero Nonjatta; per ora vi basti sapere che Hanyu ha una “nipotina” (Chichibu, di cui assaggeremo ben due espressioni nei prossimi giorni)… Ma su questo torneremo. La bottiglia è molto bella, e l’etichetta – per quanti si dilettano in tali amenità – è in carta di riso.

3N: Salvatore Mannino ce l’ha presentato come un malto in continua evoluzione, e in effetti è così: alterna profonde note di confettura d’albicocche e miele a escursioni nella terra da fiori, passa da suggestioni di spezie (noce moscata, ci pare) a liquirizia e vaniglia, poi si sposta su zone ancora ‘minerali’ (e ci viene in mente, chissà perché, la matita temperata…, ma anche suggestioni di funghi) e poi torna su note liquorose (Salvatore parlava di Cynar, e in effetti…), poi si trovano anche punte di zucchero di canna, di frutti rossi… Molto particolare; a dispetto della gradazione si fa annusare serenamente (l’acqua ‘ammoscia’ il tutto, senza mutare troppo), e presenta spigoli per lo più gradevoli ma che – a tratti – feriscono un po’.

P: quella sensazione minerale resta ben nitida, e a tratti forse pare predominante (ok, non mangiamo le matite, però le avrete ‘masticate’, una volta nella vita, dietro ai banchi di scuola, no? ecco…), con note ‘terrose’ e leggermente metalliche (soprattutto verso il finale, dobbiamo dire); dietro però c’è una buona dolcezza, con note ancora di albicocche disidratate e forse fichi freschi? Oppure forse uvetta? Ci pare di riconoscere una lieve affumicatura… Chissà. Con acqua, a contraddire chi si aspettava una bella apertura, si intensificano ulteriormente le suggestioni di terra.

F: non molto lungo né intenso, dobbiamo dire, e quasi tutto su quelle note metalliche di cui sopra. Punte di un’astratta dolcezza fruttata.

Senza dubbio è un whisky molto particolare, lo ripetiamo: non è un whisky semplice, a un naso davvero molto buono segue un’evoluzione forse un po’ negativa – a nostro gusto -, con quella componente minerale e terrosa che prende un po’ troppo il sopravvento. Detto ciò, interessante e davvero divertente; Serge lo stronca, noi saremo più indulgenti e gli daremo lo stesso voto che al Nikka, perché quello era semplice ma molto buono, questo è complesso ma un po’ troppo spigoloso. 83/100, dunque, e avanti un altro.

Sottofondo musicale consigliato: The lonely shepherd, dalla colonna sonora di Kill Bill.