Glen Garry (anni ’70, OB, Essevi Import, 40%)

noi e Angelo mentre discutiamo delle critiche di Hegel al fideismo di Jacobi

Ogni volta che andiamo a trovare Angelo Corbetta all’Harp Pub a un certo punto ci troviamo a parlare di quanto fossero buoni i blended di una volta – e regolarmente, dato che è un signore, Angelo tira fuori una delle sue bottiglie per dimostrarci che è vero (cit.). Un paio di mesi fa è stato il turno di questo Glen Garry, costruito dalla John Hopkins’ e da Oban – sì, proprio lei, dunque siamo portati ad aspettarci una quota proprio del single malt di Oban nella miscela. Importato da Essevi, era imbottigliato a 40%. Avrà retto le ingiurie del tempo?

N: una dolcezza polverosa da torta sbrisolona, miele impastato con noci e nocciole. Frutta gialla e arancia in quantità generose. Maestoso e davvero profondo, con abbondanti richiami di cera. Cereale con venature minerali e leggermente torbate. Cioccolato al latte. Naso pazzesco, scalfito solo da un leggero senso metallico probabilmente dovuto ai tanti anni passati in bottiglia.

P: a primo impatto si sente ancora una leggera ossidazione e l’alcol va un po’ per i fatti suoi, però i contenuti sono ancora una volta superbi: cera e cereali, un filo di torba e tanta tanta frutta secca legata al miele. Stranamente sapido (Oban anyone?), ripete gli stessi sentori agrumati e fruttati del naso.

F: medio lungo, pare di succhiare un favo e la melata. Miele di castagno; beh, comunque che goduria!

Non sappiamo se sia migliorato con l’invecchiamento in bottiglia o se Angelo ci abbia versato dell’Oban di 40 anni fa a tradimento prima di sbicchierarlo… ma questo è un signor blended, complesso e godibilissimo: 86/100. Consigliamo caldamente l’assaggio, di questo e di tanti altri colleghi del tempo.

Sottofondo musicale consigliato: Tash Sultana – Free Mind.

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Degustazione “Classic Malts da sogno” (Harp Pub Milano, 27.5.17)

Nell’ormai lontano 1987 la United Distillers, antesignana dell’attuale colosso Diageo, lanciò una serie di sei whisky scelti tra quelli presenti nel suo portafoglio. Questi malti dovevano provenire ciascuno da una zona diversa della Scozia ed essere degni rappresentanti delle sue specificità. Insomma, terroir comes first, come direbbero oggi i sovranisti di ogni dove. Negli ultimi 30 anni i Classic Malts hanno largamente contribuito a far conoscere a un numero sempre crescente di persone il mondo straordinariamente variegato del whisky di malto e ancora oggi sono uno dei cavalli di battaglia di Diageo; tuttora vengono considerati come una delle più importanti strategie commerciali di ‘educazione del bevitore’ mai messe in atto su così larga scala. Sabato 27 maggio, grazie al paziente lavoro di raccolta di Angelo Corbetta, che da 40 anni colleziona whisky da dietro il bancone dell’Harp Pub Guinnes, avremo la rara opportunità di assaggiare gli imbottigliamenti che hanno segnato l’alba della mitica serie, ovvero le primissime release ancora a 75cl, importate da BEMA. 

Come se non bastasse, alla degustazione sarà presente il Maestro Franco Gasparri, Master Ambassador Reserve di Diageo Italia e Keeper of The Quaich, massima onorificenza dell’industria del whisky a lui conferita proprio per l’incessante lavoro di divulgazione del re dei distillati portato avanti negli ultimi decenni. A lui il compito di raccontarci qualche segreto e qualche aneddoto sulla nascita della serie… Ad affiancarlo e a dialogare con lui ci saremo noi, Giacomo e Jacopo, ma soprattutto ci sarà una settima bottiglia, che arriva direttamente dal pantheon del whisky scozzese: un Lagavulin White Horse 12 anni imbottigliato negli anni ’80. Serve altro?

Line up:

– Glenkinchie 10

– Cragganmore 12

– Dalwhinnie 15

– Oban 14

– Talisker 10

– Lagavulin 16

– Lagavulin 12 White Horse

La degustazione si terrà sabato 27 maggio alle 16, e avrà un costo di 80 euro. Per ulteriori info e iscrizioni scrivete a rickyguinness@gmail.com. Ci vediamo là?