Tasting Facile 2017

Come ogni anno, dopo l’estate ci piace ricominciare la stagione con un pomeriggio in compagnia davanti a bottiglie di un certo livello. I più smaliziati le definirebbero bottiglie “da collezionismo”. Lo facciamo per vedere gli ultimi pallidi ricordi della vostra abbronzatura che se ne va, digerire il fastidio dei primi venticelli freddi e per iniziare a pregustare le degustazioni che ci accompagneranno durante l’autunno e l’inverno. Non possiamo farci nulla, è più forte di noi.

Questo sarà il quinto tasting facile e volevamo festeggiare la ricorrenza in modo speciale. Speriamo di esserci riusciti con questa line-up:

  • Glendronach ‘Revival’ 15 yo (OB, 46%)
  • Bruichladdich ‘Cuvee E’ 16 yo(OB, 46%)
  • Tomintoul 1967-2000 (Gordon & MacPhail, 40%)
  • Macallan 18 yo (1971, OB, 43%)

La degustazione si terrà sabato 30 settembre dalle 16.00 all’Harp Pub Guinness di Milano (zona Piola). Costo: 35 euro. Per prenotare scrivete una mail a info.whiskyfacile@gmail.com e incrociate le dita affinché nessun impegno dell’ultima ora vi impedisca di esserci.

IMG-20170909-WA0005

Annunci

Bowmore 12 yo (anni ’90, OB, 43%)

Anni ’90, etichetta stampata su vetro: la bottiglia di questo Bowmore è bellissima, certo, ma abbiamo imparato ad essere diffidenti con questa fase di produzione della distilleria. Problemi nel processo di distillazione nei gloriosi anni Ottanta, probabilmente, novità mal digerite dall’alambicco? Chissà, di certo c’è che i Bowmore imbottigliati nel decennio successivo sono spesso armi a doppio taglio… Vediamo come si comportava il dodicenne entry-level.

bowmore-12-year-old-screen-printed-label-with-tube-and-miniature-3920-pN: delicato, quasi timido… L’aspetto immediatamente più evidente pare la marinità, con una bella brezza marina marcata, certo, ma non travolgente. La torba, già delicata in casa Bowmore, è per questo imbottigliamento particolarmente smorzata: un filo di fumo e un poco di smog, nulla più. Affiorano poi fiori freschi, un po’ di vaniglia e – toh! – la buccia di una mela gialla.

P: ha un corpo solido, anche se certo non molto imponente; come al naso si conferma salato, marino, e contemporaneamente d’una dolcezza zuccherosa forse un po’ indistinta… Le migliori metafore che ci sovvengono sono nuovamente di fiori recisi, di caramelle zuccherine, di violetta, perfino di caramelle Rossana! E la torba? Risulta annacquata, incarnata solo da un’accennata mineralità. Rileggendo la recensione che fa Serge, ci pare colpevole non aver segnalato l’ovvia nota di liquirizia salata.

F: l’avevamo data per morta troppo presto: guarda un po’ chi ti ritorna, quel filo di fumo di torba. Labbra salate.

Se non fosse un Bowmore, se fosse una bevanda qualsiasi diremmo “ah però, che buono” – ma pur non avendo veri difetti, non ha nulla di quel che ha reso Bowmore grande. La marinità è timida, la frutta è accennata, insomma… 78/100, non di più, non di meno.

Sottofondo musicale consigliato: Jose Gonzalez – Far Away.

“Smoky Honey” – Harp Pub Guinness, Milano

Davanti alla storica Università del Politecnico di Milano, nel quartiere di Piola, c’è un locale che da quarant’anni (eh già, quest’anno si festeggeranno i primi quattro decenni d’attività!) sfama e disseta gli aspiranti laureati. L’Harp Guinness Pub è però anche luogo di aggregazione per una gens milanese d’altri tempi, animata da una compassata operosità lavorativa ma pronta all’ironia tagliente e allo scherzo greve non appena appoggia il gomito sullo spesso bancone in legno dell’Harp. Da qualche anno dietro a quel bancone è entrata in scena la terza generazione di Corbetta e il barman Riccardo ha spiccato il volo verso una miscelazione sempre in movimento, alla ricerca continua. I grandi classici del bartending nel cuore, ma con la voglia di stupire e di perdersi in infinite variazioni. E anche per questa ricetta “regalata” a WhiskyFacile partiremo dal classicissimo “Rusty Nail” per finire chissadove…

Ingredienti

  • Jameson Irish Whiskey
  • Lagavulin 16 yo Scotch Whisky
  • Drambuie
  • Bitter al cioccolato

FullSizeRenderIl “Rusty Nail” è un grande classico, molto semplice: Scotch Whisky e Drambuie, un liquore scozzese con whisky, miele e una miscela di erbe e spezie. Ma lasciamo la parola al bartender…

Nello “Smoky Honey” ho deciso di valorizzare ancor di più le tante diversità nel whisky, miscelando anche un’espressione irlandese e modernizzando un po’ con l’aggiunta di un torbato, che gli dà quella punta di fumo che ultimamente piace tanto.
Il contributo del Lagavulin si riduce a un paio di spoon perché, dopo aver mescolato gli ingredienti nel mixing glass e aggiunto la miscela nel bicchiere con ghiaccio, andrò a fare un’affumicatura in campana con chips di legno di faggio, proprio per irrobustire questo lato per così dire ‘bruciato’ e acre. Per quanto riguarda il Jameson invece mi dà quella secchezza necessaria a contrastare il dolce del Drambuie, la cui speziatura assieme al bitter al cioccolato aggiunge complessità e pienezza a questo drink.

FullSizeRender

 

Oban 12 yo (fine anni ’70, Essevi Import, OB, 43%)

Sabato pomeriggio, come abbiamo già avuto modo di raccontare, all’Harp Pub di piazza Leonardo a Milano gli appassionati di whisky (e noi per primi) avranno il piacere di assaggiare quattro malti pressoché introvabili, rarissimi e generalmente, quando presenti in asta, proibitivi da aggiudicarsi date le quotazioni stellari. Occasione imperdibile dunque, e – volendo – ci sono ancora dei posti a disposizione… Chi ha orecchie per intendere, intenda. Il parterre, che prevede Macallan 1959/1973, Bowmore Bicentenary (1979) e Port Ellen 20 yo Rare Malts (1978/1998), vedrà in avvio questo Oban 12 anni, versione ufficiale di distilleria messa in commercio tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80: fino alla prima metà dei ’70, infatti, la bottiglia non aveva questa caratteristica forma ‘a pera squadrata’, ma era più regolare e appariva come un decanter lavorato. La versione importata da Essevi era a 43%, ma ne circolano, per il mercato inglese, anche a 40%. Bando alle ciance, assaggiamolo come piccola anticipazione…

711887NVBNDN: inizialmente si mostra abbastanza schermato, con una sorprendente coltre torbata (no fumo), minerale (cera, nitida) e quasi costiera (aria di mare): terra bagnata. Assieme a quest’austerità spicca una robusta presenza di cereale, molto pulito e invitante (ma anche un po’ verde, erbaceo, a tratti). Ossigenando, si scopre però anche molto altro: c’è tutta una sorta di acidità di contorno, a base di scorza di limone e pompelmo, che fa da preludio a una festa fruttata (pesche bianche, ananas, albicocche, fors’anche un po’ di frutta rossa). Caramello; fa ricordare a tratti anche la marmellata. Prima parlavamo di suggestione erbacea: forse sono quegli stessi elementi a spingere verso lidi quasi mentolati… Poi, stecchette di vaniglia.

P: mantiene ancora un tappetone torbato che in imbocco monopolizza; dà una sensazione di grande masticabilità e fa venire in mente ancora suggestioni terrose, minerali e quasi marine. Ancora no fumo. Rispetto al naso, pare subito più maltato che fruttato; in un contesto di grande pulizia (no spezie, no legno) la fanno da padrone generose note di cereale, piacevolmente erbose. Si riconferma, in calo, un po’ di frutta gialla, che col malto ci fa pensare alle brioche all’albicocca. Fette biscottate. Ancora un po’ di mentolato… Schiuma da barba, un accenno?

F: molto pulito, ma non debole o gentile. Di durata medio-lunga, è scisso tra la torba, minerale e cerosa (e, qui, forse anche leggermente fumosa) e ancora un cereale spaventoso.

C’è veramente poco da dire… Come tanti altri malti restati in bottiglia ad aspettare le nostre narici e le nostre papille per lustri e lustri, sviluppa una gamma di aromi terziari davvero seducenti, che riescono a complicare ulteriormente un profilo che senz’altro doveva unire fin da subito austerità cerealosa e costiera e rotondità fruttate. 90/100 è il voto: se la degustazione inizia così…

Sottofondo musicale consigliato: Ornette Coleman – Ramblin.

Mac Corby Sandwich

Angelo Corbetta, vulcanico proprietario dell’Harp Pub di Piazza Leonardo da Vinci, qua nell’amata Milano, ci ha svelato la ricetta di un suo vecchio cavallo di battaglia. Vista la raffinata bottigliera in mostra al locale, ci auguriamo che non gli siano mai saltati i cinque minuti e non abbia impreziosito la ricetta del panino con questo o con quest’altro malto…

IMG-20150605-WA0003Ingredienti

  • pane tipo francesino
  • cipolla rossa
  • mezzo caprino fresco
  • uova di lompo a piacere
  • whisky non torbato saporito (1-2 cl)
  • filetto d’aringa

La ricetta

Tagliare a metà il pane e tostarlo. Nel frattempo, mescolando caprino, uova di lompo e whisky, preparare una farcitura da spalmare su uno dei due lati del sandwich. Adagiare poi il filetto d’aringa sulla farcitura e sopra una generosa quantità di sottili anelli di cipolla rossa. Richiudere questo scrigno zeppo di sapori e gustare a pane ancora caldo.

IMG-20150605-WA0002Il whisky

Il Mac Corby è una guerra all’ultimo sangue tra cibi tutti tostissimi e dal gusto ultra persistente, che si compongono però come per magia in un equilibrio superiore. Assicuratevi solo di non scegliere un whisky troppo leggerino (anche un bel Chivas Regal andrà bene) e vedrete che bel momento…

Sottofondo musicale consigliato (durante la degustazione): un pezzo decisamente maschio del compianto Daniele PaceOrgasmo

Wild Turkey (anni ’90, OB, 43,4%)

1620410_860154254009158_917928229540478603_n

tipico amante del Wild Turkey

Frequentiamo di rado gli Stati Uniti, e senz’altro sbagliamo: soprattutto negli ultimi anni, infatti, la produzione del nostro amato distillato nelle terre d’oltreoceano ha avuto un vero boom, quantitativo (soprattutto grazie al fenomeno delle microdistillerie) e qualitativo (soprattutto grazie al fenomeno delle microdistillerie, ehm…). Oggi non assaggiamo un prodotto d’oggidì, ma facciamo un tuffo all’indietro e diamo le nostre tasting notes di un Wild Turkey Kentucky Straight Bourbon Whiskey (cosa voglia dire lo lasciamo spiegare a Davide, che è più bravo) degli anni ’90, prodotto a Lawrenceburg, Kentucky. L’azienda definisce il suo prodotto “super-premium”, e noi, seppur con qualche dubbio, ci crediamo, anche se la percezione del brand è stata per anni quella di un whiskey da degrado sociale (non lo diciamo noi, lo dice wikipedia: “its prior reputatione for being an inexpensive, highly-alcoholic product had the bourbon showing up in popular culture often, usually to suggest a rough, macho persona; a person who has fallen on hard times; or even a person with “white trash” traits”); abbiamo aperto la bottiglia mercoledì, alla degustazione tenuta all’Harp Pub – a proposito, grazie a tutti i partecipanti, speriamo vi siate divertiti!

Schermata 2015-02-27 alle 12.45.53N: in generale, è apertissimo e per nulla alcolico. Quel che spicca rispetto ai nostri amati scotch è una ‘dolcezza’ molto marcata. Siamo nel regno della banana, molto matura e molto intensa; toffee super-dolce; stecchette di vaniglia e legno fresco; noce di Pecan, per chi la frequenta. Biscotti al miele. Semplice semplice, diretto, in perfetto stile Stati Uniti del Sud.

P: dolce, ma non così tanto come ci saremmo aspettati dal naso. Fa addirittura capolino un che di ‘grafite’, di matita (l’avrete pur masticata una matita, o no?), che con note proprio di legno (e perfino un velino di rabarbaro ed eucalipto) vanno a controbilanciare quei sapori brutalmente zuccherati di miele e di toffee, di banana e di sciroppo d’acero.

F: insistente, più che persistente. La botta di dolcezza evapora in fretta lasciando spazio a fette biscottate e frutta secca (ancora noce di Pecan).

Dobbiamo ammettere che, a dispetto dei pregiudizi nostri e di Wikipedia, non è male; certo è semplice (ma d’altro canto è un bourbon entry-level), ma lascia intravedere guizzi di qualità. Chiaro che mais e segale, abbinati a botti rigorosamente vergini e charred, portano ad una complessità ben diversa da quella cui siamo abituati: ma il 78/100 che si porta a casa non è affatto malvagio, via.

Sottofondo musicale consigliato: ZZ Top – Gimme all your lovin’.