Glentauchers 20 yo (1996/2017, Hidden Spirits, 55,3%)

Ultimamente compaiono molti Glentauchers sul mercato: è l’ennesima distilleria dello Speyside poco conosciuta, con una ricca storia di lavoro nell’ombra, per il mercato dei blended, ma che sa regalare piccole perle a chi ha voglia di cercarle. Uno di questi esploratori è il caro Andrea Ferrari, ex-blogger ed ora imbottigliatore indipendente (lui sì che ha fatto carriera, mica come noi!) con il marchio Hidden Spirits, sempre più presente sugli scaffali dei negozi specializzati in giro per il mondo. Si tratta di un barile ex-bourbon maturato per 20 anni.

N: poco alcolico, per nulla pungente, molto ricco ed espressivo ma non per questo bonaccione e alla mano. Si notano infatti delle sfumature ‘da cucina’, leggermente sporche: ci viene in mente un soffritto, ed anche una suggestione molto persuasiva (siamo bravi, eh? ci persuadiamo da soli) di tortello di zucca, con il portato di zucca, d’amaretto, di qualche nota di noce moscata. Poi scorza d’arancia, barrette ciocciolato e miele, frutta gialla, un poco di vaniglia. Qui e là – non sappiamo se sia merito del distillato, che sappiamo essere piuttosto erbaceo, o di questo cask in particolare – troviamo una nota ‘pesante’, oleosa, al limite della cera, forse sostenuto da una leggerissima torbatura.

P: buon corpo; quella cera non ce l’eravamo sognati, perché ci accoglie, delicata, anche al palato. C’è poi una bella nota fruttata, intensa, tra l’agrumato (arancia senz’altro) e la frutta gialla (pesca e, se vogliamo, un poco di cocco da botte, magari quello disidratato a scaglie…), ci sono piacevoli sentori di fieno, di cereale… Miele. Verso il finale diventa erbaceo, leggermente amaro…

F:…come al finale, che è prima erbaceo e poi dolce, confermando questa piacevolissima dicotomia.

Molto buono, davvero piacevole e convincente: un whisky come ce ne sono tanti, nello Speyside, poco conosciuti ma meritevoli di un’attenzione che tolga la polvere dall’insegna e porti nuova gloria… Il lato erbaceo è molto buono e ben integrato al profilo complessivo; soprattutto al naso non appare così semplice come qualcuno potrebbe pensare a primo assaggio. Complimenti ad Andrea!, e 87/100 al whisky.

Sottofondo musicale consigliato: Jonathan Wilson – Living with myself.

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Ben Nevis 13 yo (2004/2017, Hidden Spirits, 57,5%)

Dopo troppo tempo torniamo ad assaggiare una creatura di Andrea Ferrari, mastermind di Hidden Spirits che conosciamo dai tempi bui in cui era “solo” un blogger come noi. Nel 2004 a Ben Nevis, distilleria di Fort Williams, ha iniziato a distillare i primi batch di whisky torbato nel 2004, e Andrea, felino e rapace allo stesso tempo come solo un mostro mitologico medievale, se ne è accaparrata una botte e l’ha messa in vetro da pochissimo, senza colorare e senza filtraggio a freddo: presentata a Spirit of Scotland, per adesso online si trova solo su ebay (ma non sappiamo a che prezzo sarà venduta da HS).

N: Andrea di solito vuole whisky che spiazzino, e questo non fa eccezione: l’alcol assente nonostante la gradazione svela infatti un bel profilo aromatico… Da dove partire? Beh, dall’affumicatura, molto vicina a certi formaggi affumicati (una mozzarella di bufala affumicata l’avete mai assaggiata?); e poi anche un che di più chimico, di inchiostro – per intenderci, non ci sono legno bruciato o cenere. Molto particolare, e a rendere il tutto più spiazzante, c’è un lato dolceacido fruttato, tra lime, kiwi, cedro candito. Liquirizia dolce, un velo di vaniglia, un po’ di frutta matura (banana, forse) e torta paradiso.

P: vogliamo sezionarlo in tre stadi ben distinti, che ne rispecchiano l’evoluzione in bocca. Si iniza con una torba chimica, da plastica bruciata, molto acre, con inchiostro e un che di legno bruciato. Poi esplode il bourbon, con note di vaniglia e torta (ma senza essere un whisky ‘cremoso’). E in terza fase ecco una dolcezza più particolare, tra lime zuccherato, limone, ancora un kiwi non perfettamente maturo… Ma forse questa terza fase è più rappresentata di un paradossale emmenthal affumicato. 

F: bruciato, gomma e plastica; acre e acidino, lime.

Paradossalmente non cremoso, non caricato dalla botte, lascia una forte sensazione di “acidità positiva”, cosa che al di fuori del nostro inconscio significa 87/100. Un freaky tricky whisky con una torba chimica e “inorganica” ben affiancata da dolcezza sobria e acidità , cosa chiedere di più a un mercoledì mattina?

Sottofondo musicale consigliato: Earth, Wind and Fire – Fall in love with me.

Laphroaig 14 yo (2000/2015, Hidden Spirits, 48%)

Andrea Ferrari è proprietario di Hidden Spirits, una piccola e bellissima realtà nel nutrito italico mondo dell’imbottigliamento indipendente di whisky; se vi capita di passare da Ferrara, varrà la pena di fare un salto nel suo negozio… Vi consigliamo di leggere questa bella intervista di Andrea concessa ai microfoni di FerraraItalia, intervista che racchiude bene le ragioni e la mentalità che stanno dietro all’esperienza Hidden Spirits. In passato abbiamo già assaggiato qualcosa, ora mettiamo il naso su un Laphroaig di quattordici anni, 180 bottiglie, ridotto a 48%. Forza!

wl0574i2332-25_im273143N: Andrea ama selezionare botti che lascino cantare il distillato, senza coprirlo con sverniciate di legno: anche questo Laphroaig non fa eccezione, svelando la sua anima più marina e indulgendo in una ‘dolcezza’ composta. Ma andiamo con ordine: innanzitutto il mare, con generose zaffate di acqua salata e molluschi (ostriche uber alles). La torba pare più tendere al vegetale e al minerale che non all’affumicato, rivelandosi quasi ‘gentile’ visto lo stile di casa – stile di casa che riemerge evidente con note medicinali, di garze. Poi, una piccola teoria di agrumi canditi, dolci e delicati (limone, cedro); ancora, cristalli di zenzero. Erbe aromatiche da cucina (salvia). Un naso delicato e molto, molto buono.

P: di nuovo si nota subito il mare, con ondate di acqua salata a frangersi sul palato, mareggiata dopo mareggiata. C’è una dolcezza astratta e molto piacevole, trattenuta, tutta giocata tra lo zucchero liquido, una lievissima vaniglia e un qualcosa di fruttato (kiwi, forse?). Tanto, tanto legno bruciato; una bella suggestione erbacea (ancora erbe aromatiche, salvia e rosmarino).

F: molto, molto salato e marino; poi, un senso di bruciato (legno, o anzi: prato bruciato?).

Un Laphroaig apparentemente delicato, certo nudo, pulito e tutto incentrato sulla qualità del distillato – e il distillato di Laphroaig, si sa, di qualità ne ha tanta, più o meno come l’attacco della Juve dell’anno prossimo (purtroppo). Insomma, un imbottigliamento eccellente, per chi non ha timore di sperimentare fino in fondo l’anima di Laphroaig – e al solito, meno male che ci sono gli indipendenti! 88/100, avanti con un altro Laphroaig italiano…

Sottofondo musicale consigliato: Fever Ray – If I had a heart.

Auchentoshan 17 yo (1995/2013, Hidden Spirits, 56,1%)

Torniamo tra le mura della tasting room di Andrea Ferrari, valente blogger e da quasi un anno anche imbottigliatore indipendente; dopo aver assaggiato in anteprima il suo ottimo Caol Ila, abbiamo bevuto un Auchroisk molto particolare, forse perfino troppo per i nostri noiosi gusti. Ma oggi mettiamo il naso su un Auchentoshan (distilleria delle Lowlands, tripla distillazione) di 17 anni, selezione limitatissima (solo 60 bottiglie) di un single cask ex-bourbon con un passaggio in sherry Oloroso per qualche mese. Il colore è dorato chiaro.

Schermata 2014-05-12 alle 10.50.15N: qualche istante è d’uopo per superare l’aggressività dell’alcol, che pure poi svanisce. Riesce ad essere al contempo intenso e delicato: molto cerealoso e maltato (proprio cereali, muesli), tanto profumo d’erba fresca… Insomma, un omaggio allo stile Lowland! Poi, accanto, note di frutta gialla cotta (pera soprattutto), una spruzzatina di ananas, mentre del finish in sherry resta una rotondità di fondo, con un che, forse, di confettura di fragola. Comunque abbastanza ‘secco’ al naso, se è lecito dirlo. e davvero gradevole e aromatico.

P: intenso, ancora secco e con un bel corpo. Molto lineare e costante nell’inviare segnali alle papille. Molta coerenza col naso: lo sherry è ancora meno presente a livello di descrittori, ma contribuisce ad arrotondare. Come suggestioni, notiamo soprattutto generose note maltose / erbose, uvetta; Andrea parla di “maliziose note agrumate”, forse soprattutto d’arancia. Davvero buono e godibile. Frutta secca (mandorle, forse un pit di nocciole).

F: pulito, sulla frutta secca (mandorla); a lungo resta proprio un bel sapore di malto delicato.

Che sorpresa! Auchentoshan è distilleria che solitamente certo non brilla per complessità e intensità, ma qui Andrea è riuscito ad acchiappare una botte che rappresenta – a nostro gusto – quanto di meglio lo stile di casa riesce ad esprimere. Regge benissimo l’acqua, che anzi consigliamo per attenuare qualche asperità alcolica e che non inficia l’intensità dell’esperienza. 87/100 è il verdetto, complimenti a Hidden Spirits per la selezione. In vendita qui a 73 euro.

Sottofondo musicale consigliato: Blind Willie McTell – Searching the Desert for the Blues.

Auchroisk 1991/2013 (Hidden Spirits, 45,0%)

Dopo un eccellente Caol Ila, la seconda selezione di Andrea Ferrari per la neonata serie di imbottigliamenti ‘Hidden Spirits’ è questo Auchroisk di 21 anni, distillato nel 1991 e imbottigliato pochi mesi fa (presentato in esclusiva al Milano Whisky Festival): si tratta di un malto invecchiato in una botte di bourbon per 21 anni, appunto, e finito per 90 giorni in un barile ex-sherry. Quale sarà il risultato? Di certo, il colore è chiarissimo.

Schermata 2014-01-20 alle 12.04.01N: Andrea l’aveva anticipato: non è un whisky ‘facile’… E in effetti ha un profilo inusuale, molto poco ‘costruito’, mostrando – crediamo – un invecchiamento in una botte ex-bourbon certo non al primo riempimento. Dominano note che solitamente troviamo in malti più giovani: canditi a valanghe, agrumi pungenti (pompelmo, limone), zenzero candito, forse qualche nota ‘uvettosa’ tipo zuppa inglese, una punta di prugna secca… Il tutto, a onor del vero, molto silenzioso, su un tappetino alcolico intenso e inatteso, vista la bassa gradazione. Costanti suggestioni floreali e  – per la gioia di Davide – di erba fresca appena tagliata…

P: prosegue la delicatezza anche al palato, che tende qui a privilegiare note erbacee, floreali sulle prime (con le note ufficiali, diremmo tè verde), pare evolvere verso un timido fruttato agrumato (pompelmo, cedro) con continue suggestioni di cioccolato bianco, di malto. C’è un qualcosa di astratto, diremmo un ricordo di confettura di fragola, qui e là.

F: medio, di discreta intensità, bello maltoso e fruttato (arriviamo ultimi a dirlo, ma è una dolcezza vinosa… potrebbe essere Porto bianco?)

E insomma, Andrea ci aveva avvertiti: non è un whisky ruffiano, per tutti i palati, e senza dubbio dobbiamo applaudire al tentativo di immettere sul mercato whisky così nudi, rispettosi del distillato a dispetto di un finish in sherry che – in effetti – conferisce qualche nota rotonda in più a un profilo molto tagliente. Complessivamente, però, le note alcoliche ci paiono un po’ eccessive, e a nostro gusto la semplicità del naso resta penalizzante: intendiamoci, la tipologia del profilo ci piace assai, un po’ di complessità in più lo avrebbe spinto più in alto nella nostra ‘classifica’ (classifica? ma che è, una gara?); ci fermiamo a 81/100; grazie ad Andrea per il sample e mi raccomando, continua così! La bottiglia è in vendita sul suo sito, qui. Segnaliamo anche la recensione del grande Bevitore Raffinato, Giuseppe.

Sottofondo musicale consigliato: George Ezra – Did you hear the rain.

Caol Ila 14 yo (1999/2013, Hidden Spirits, 48%)

Nel nostro tour di preparazione al Milano Whisky Festival, non potevamo non passare per Ferrara… Come certamente saprete, Andrea Ferrari, fino all’altro ieri semplicemente “stimato blogger di whisky”, ha deciso di lanciarsi nel mondo dei selezionatori e imbottigliatori indipendenti, lanciando il suo marchio “Hidden Spirits“. Il suo primo pargolo, che verrà presentato proprio al festival, è un Caol Ila di 14 anni, un single cask (#303317) distillato nel 1999 e imbottigliato a gradazione ridotta a 48%, con lo zampino di Nadi Fiori… Andrea ci ha chiesto di scrivere le tasting notes, che già potete leggere sul suo sito in una versione ridotta: qui, ecco tutte le nostre impressioni.

IMGN: la parola d’ordine è: eleganza. Invano si cercheranno ruffianerie o eccessi di botte: questo Caol Ila dall’affumicatura gentile e non molto aggressiva è infatti condotto dal distillato. Spiccano ampie suggestioni ‘vegetali’ (mandorla, fiori di campo, camomilla) associate alle tipiche note di inchiostro e liquirizia, così peculiari della distilleria di Port Askaig. Un’austerità gradevole, completata da limonata (l’agrume c’è anche in scorzetta candita) e da punte speziate (noce moscata). Infine, menzione speciale per la marinità isolana (aria di mare, iodata, salmastra).

P: in bocca rivela subito un’anima più dolce e zuccherina, per poi riassestarsi sulla stessa elegante severità del naso. Anzi, la torba esce alla grande, con una intensa, acre affumicatura, e con sentori marini davvero piacevoli. Ancora suggestioni vegetali (di nuovo, l’immagine che abbiamo è di un’infuso, una camomilla zuccherata), ancora una nota di liquirizia amara in legnetti.

F: lungo e abbastanza persistente, ancora su legno ed erba bruciata, con lievi capatine di limone e zucchero.

Un Caol Ila gentile, come sono i Caol Ila quando non incontrano sulla propria strada botti troppo esuberanti e con manie di protagonismo; un Caol Ila austero, composto, senza trucco pesante ma proprio per questo capace di regalare la sua più onesta bellezza. Non saremo ruffiani con l’amico Andrea, non avremmo esitato ad avanzare critiche o a manifestare disappunto, se la sua bottiglia ci avesse deluso: ma au contraire, ciò che è giusto è giusto, diamo a Hidden Spirits quel che è di Hidden Spirits, bisogna proprio dirlo: complimenti, Andrea!, chi ben comincia… 87/100 sarà il nostro verdetto.

Sottofondo musicale consigliato: Pearl JamSirens.