Highland Park 10 yo ‘Viking Scars’ (2019, OB, 40%)

Restiamo sulle Orcadi per tornare, per una volta, al core range di Highland Park: come sapete, siccome sulle Isole sono presenti resti di insediamenti vichinghi, il dipartimento di marketing del gruppo Edrington deve aver pensato – ormai un po’ di anni fa – che fosse una splendida idea usare questa eredità per caratterizzare packaging e comunicazione di Highland Park. La cosa a noi piaceva; piace ancora in realtà, diciamo che forse ne stanno un po’ abusando, ed è diventato un po’ stucchevole. Per fortuna che il whisky è sempre molto buono, come dimostrano sempre gli imbottigliamenti indipendenti: oggi proviamo il 10 anni ‘Viking Scars‘, uno dei 15 imbottigliamenti entry-level in un core range sterminato e indominabile.

N: molto Highland Park, in senso positivo. Parte molto aromatico, con note ‘dolci’ di vaniglia, cioccolato bianco, mela gialla, biscotti al burro… Poi pian piano si apre decisa una prima nota minerale ed erbacea, diciamo di clorofilla e di distillato giovane, e poi scorzetta d’arancia (olio essenziale di?), insieme ad un tripudio di quella torba sottile tipica di HP: un lieve fumo, acre, piuttosto minerale, in crescita.

P: setoso e burroso, ci piace molto. La bassa gradazione lo rende pressoché analcolico, e resta un succo di orzo torbato aromatizzato alla vaniglia. Meno fruttato del naso, la fanno da padrone aromi di corn flake, biscotti al burro, burro fuso, poi fumo acre, un po’ di cenere. Si chiude su una bella sapidità…

F: …che prosegue al finale, accanto a un mantello di torba e burro. Molto buono.

Se dobbiamo trovare una pecca, al palato è fin troppo beverino: ne apri una bottiglia e la finisci senza aver neppure scelto quale nuova serie iniziare su Netflix. Diciamo che, nel complesso, abbiamo trovato problemi maggiori… Il naso promette più di quanto poi il palato mantenga, ma alla fine della fiera il voto sarà 85/100 (buono eh, ma vista da qui forse Serge ha esagerato).

Sottofondo musicale consigliato: per dimostrare che per noi i Vichinghi sono roba seria, ecco Windir – Arntor, A Warrior.

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Highland Park 26 yo (1989/2016, Rest & Be Thankful, 48,4%)

Nelle scorse settimane abbiamo celebrato alcune selezioni di Rest & Be Thankful, giovane imbottigliatore indipendente scozzese, così come la gran copia di barili di Highland Park in circolazione presso gli indipendenti negli ultimi tempi. Basta fare due più due e l’assaggio di oggi pare obbligato, no? Single cask ex-bourbon di Highland Park, distillato 1989 e imbottigliato 2016 proprio da R&BT al grado di botte di 48,4%.

N: ti avvicini al bicchiere e trovi una macedonia dimenticata lì per un paio di giorni, qualcuno direbbe “polimerizzata”, con quel senso compatto di frutta maturissima, perfettamente omogenea, invitante. Pesche o fragole con vino e zucchero. Frutta vecchia, con una patina un po’ cerosa, un po’ polverosa… Un che di cacao. Elegante e (s’era capito?) fruttatissimo. Invita decisamente all’assaggio…

P: …e noi assaggiamo. Quanta bellezza, quanta coerenza: ancora molto fruttato, di quella frutta maturissima e quasi andata già celebrata al naso, ma solo dopo aver pagato pedaggio a un casello di cera in ingresso. Note agrumate, anzi ad essere precisi: arancia essiccata (scorza di). Già qui fa, finalmente, capolino l’isolanità di HP, tra una torbina acre, note sapide e un fumetto crescente.

F: lungo e persistente, molto piacevole – in realtà perdura a lungo, ma la parte più dolce resta spazzata da mare e torba fumosa. Ancora agrume – anzi, mandarino.

Molto buono, molto elegante, molto equilibrato. La frutta esuberante resta il trait d’union tra le tre fasi, ma l’isolanità tipica di Highland Park cresce passo passo: non percepita al naso, qualche saltello al palato, un tappetone al finale. Non ce n’è, l’eleganza mossa di Highland Park ci piace sempre un sacco: 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Aurora – Running with the wolves.