Laphroaig 19 yo ‘Pagoda’ (1995/2014, I Love Laphroaig, 57,8%)

Quando si assaggia un Laphroaig e si vuol fare un confronto, non si può non scegliere una selezione dell’uomo che in Italia rappresenta l’amore massimo per quella distilleria: Claudio Riva. Prima di imbarcarsi nel magnifico e ambizioso progetto Whisky Club Italia, Claudio era presidente e animatore del club I Love Laphroaig – a quei tempi eroici si devono alcune sue selezioni memorabili, di cui serbiamo memoria digitale anche su questo blog (ad esempio questo, o questo). Quinto e ultimo della serie dedicata allo stile di Laphroaig e ai suoi simboli è La Pagoda, presentato al Milano Whisky Festival del 2014 ed esaurito non molto tempo dopo (qui il link, con scheda). Single cask di 19 anni, distillato nel 1995, barile ex-bourbon ma presumibilmente – leggiamo Claudio – di secondo o terzo riempimento. Apriamo le danze.

141112_laphroaig_lapagodaN: pieno, intenso, armonico. Rispetto al 10 anni la torba è più chiusa, sia per l’età che per la gradazione alta che ‘spegne’ un po’ i fumi torbosi. Meno medicinale del 10. Poi un cuore di dolcezza (fatta di dolciumi burrosi, brioche di brutto, alla marmellata, poi impasto per torte, crostata, crema). Fruttato, con note della polpa di pesca gialla; tanta mela gialla, anche, molto matura (vengono in mente le pesche con gli amaretti). Aghi di pino. Poi una grossa marinità, quasi di pesce, senz’altro di ostriche – non è ‘solo’ aria di mare. Con acqua, diventa decisamente più zuccherino, ed anche il fumo si riprende un poco di spazio.

P: piuttosto coerente col naso… esplosivo: il primissimo impatto è molto giocato sul dolce, tra pasticceria, torte burrose, crema pasticcera, ancora pesche e mele gialle molto mature (frutta grattugiata in purea, se l’avete presente). Pepe bianco, in gran quantità, verso il finale. Tabacco dolce da pipa. Di nuovo il fumo resta in disparte, con una torba tagliente che si prende solo qualche momento di gloria.

F: qui sì che cenere e cera e mare si prendono lo spazio, ma senza toglierne ad una pesca incredibile, intensissima. Anche un poco di pera, un semplice velo.

Un bel ricordo di un’età che non c’è più, un’età in cui potevi trovare un onesto e glorioso Laphroaig di quasi vent’anni a un prezzo ragionevole – ed erano solo tre anni fa! Claudio a voce lo presentava come un buon whisky, ma certo non il più complesso delle sue selezioni; noi non possiamo confrontarli uno affianco all’altro, ma su questo possiamo esclamare: che qualità, e che intensità!, e possiamo serenamente “perdonare” (wtf???) un lato isolano meno esuberante rispetto ad altri imbottigliamenti più wild90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Jethro Tull – Life is a long song.

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Laphroaig 14 yo ‘La Pala’ (1999/2013, I Love Laphroaig, 58,2%)

Come forse sapete, a Claudio Riva piace Laphroaig, e gli piace così tanto che qualche anno fa ha ben pensato di fondare il fan club italiano (I Love Laphroaig). L’ultimo imbottigliamento selezionato da Claudio è, indovinate?, un Laphroaig: dopo “L’ostrica”, “Il medicinale”, “La torba”, questa è la volta de “La pala”, un single cask del 1999 (condiviso, dato che le bottiglie sono solo 96 – il che lo rende ancora più speciale) di 14 anni, imbottigliato appena prima del Milano Whisky Festival dello scorso novembre. Cosa porterà Claudio a Roma? Venite e lo scoprirete… Intanto, mettiamo il naso sulla pala.

Schermata 2014-03-03 alle 14.32.51N: beh, la gradazione non si nasconde: forti sono i sentori d’alcol, e bisogna avere un po’ di pazienza prima di poterlo affrontare con profitto. Pian piano, si mostra un fumo vivo, acre e acceso (punte di posacenere), in cui si innestano note di fave di cacao e di caffè. Accanto, si intravede (con gli occhi del naso) una certa cremosità vanigliata (pastafrolla, crema pasticciera). Per lo meno cask strength, il lato marino e quello medicinale tipici di Laphroaig restano in disparte. L’acqua acuisce la ‘dolcezza’ e offre note limonose che prima erano assenti.

P: ancora alcolico (ovvio!), inizia con una torba acre e (qui sì) più scopertamente marino, ma presto rivela una dolcezza marcata ma non sfacciata, tra cioccolato fondente, vaniglia, note un po’ agrumate. Nel complesso, non ha lingua di sapore, ma un sapore diffuso come di zucchero e cenere. Assieme ad una bella liquirizia cremosa, le suggestioni di limone ci fanno venire in mente i Liuk… Note balsamiche (eucalipto). L’aggiunta di acqua addolcisce e incenerisce, su un tappetone di limone.

F: qui è tutto fumo e cenere… Immaginatevi un falò di torba e liquirizia, insomma, è proprio così!

Con Laphroaig non si sbaglia, questo è certo: anche se negli ultimi tempi la distilleria ha talvolta deluso persino i suoi più accesi sostenitori (qualcuno ha detto Cairdeas 2013?), questo Laphroaig ben rappresenta l’anima più aggressiva di Islay, con tanto alcol, tanto zucchero, tanta cenere. Se pure certo questo è uno stile chiaro, semplice e diretto come una pala in testa, a noi mancano un po’ le note marine e medicinali, e quindi nel commentare questo Laffy ci fermeremo oltre la soglia di 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: tutto il contrario del whisky, ovvero Scarlett Johansson e Joaqim PhoenixThe Moon Song.