Highland Park 17 yo ‘Ice Edition’ (2016, OB, 53,9%)

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Il grande protagonista della degustazione di lunedì scorso era lui: Highland Park ‘Ice Edition’, ispirato al ruolo degli elementi nella mitologia nordica – mitologia che, come sapete bene, ormai da anni occupa le menti dei responsabili del marketing di Highland Park. C’è della legittimità in questa operazione: le Orcadi sono terra vichinga, passata alla Scozia come dote in un matrimonio tra una principessa danese e un principe scozzese: o meglio, diciamo che il buon Cristiano I di Danimarca era momentaneamente a corto di contanti e ha detto: “beh, sapete che c’è? avremmo due isolette dalle vostre parti, niente niente magari vi servono…”. Senza stare a entrare nel dettaglio di Nifelheim, Jotunn e altre amenità (che comunque, da vecchi metallari quali siamo, vi invitiamo caldamente ad approfondire), diciamo che l’immagine del ghiaccio è ben replicata in una bottiglia suggestiva, che farà certo storcere il naso ai puristi ma che – obiettivamente – ha un suo fascino. Si tratta di una miscela di botti di 17 anni, tutte ex-bourbon first fill.

Schermata 2016-03-24 alle 20.48.42N: Martin, presentandolo, insisteva sull’apporto delle botti ex-bourbon: ed effettivamente il legno è il grande protagonista, portando una ‘dolcezza’ molto pronunciata, tutta di vaniglia, marshmellow, torta paradiso (zucchero a velo e un leggero sentore limonoso); anche un po’ di cocco, e questo sentore porta a considerare l’altro grande lato: la frutta tropicale è in evidenza, tra mango, carambola e cocco. Decisamente in disparte, solo a tratti, ci sono sentori minerali, tra la cera e un qualcosa di ‘verde’, di vegetale (foglie, fiori freschi).

P: coerente con il naso; potente, assale il palato con grande, grandissima intensità, e lo irretisce con una grande compattezza di suggestioni. Domina un senso di acidità dolce, che ci rimanda direttamente alla frutta tropicale: ananas un po’ acidino, ancora carambola; poi si apre una dolcezza più vanigliosa, tra cocco e banana gialla. La curva vede chiudersi il palato su note (anche qui, delicate) leggermente minerali, tra un filo di torba, un poco di cera; ci sono anche note di spezie evidenti, di zenzero candito.

F: ancora tropicalia, vaniglia e un velo di fumo di torba, molto leggero.

Rispetto alla sensazione avuta in diretta durante la degustazione, assaggiandolo con calma lo abbiamo trovato complessivamente più ‘Highland Park’, con l’apporto della botte evidentemente in primo piano ma con quelle note più ‘sporche’, di quella torba leggera che vive solo in questa distilleria delle Orcadi. Più tropicale del previsto, complessivamente ci ha dato molta soddisfazione: tralasciando ogni considerazione sul prezzo (altino, per essere sì un’edizione limitata, ma pur sempre da 30000 esemplari), il nostro giudizio sarà di 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: LA canzone, quella che meglio rappresenta un genere, l’epic viking black metal: Bathory – One Rode to Asa Bay.

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Highland Park Whisky Tasting – 20.03.2016

Schermata 2016-03-22 alle 18.51.56Lunedì pomeriggio una delegazione di Whiskyfacile ha pensato bene di affrontare le insidie dell’inizio settimana partecipando ad una degustazione di Highland Park nella splendida cornice del lussuosissimo Ceresio7. Grazie al gentile invito di Germano Pedota di Velier, infatti, ci siamo accomodati in una bellissima sala a bordo piscina sul tetto di un palazzo del centro di Milano, godendoci la presentazione tenuta da Martin Markvardsen, FullSizeRender-18global brand ambassador di Highland Park: vero mattatore, ha intrattenuto la platea con eloquio brillante e ricca aneddotica, introducendo il whisky scozzese e le Isole Orcadi e svelando “dettagli” non di poco conto sulle politiche aziendali del gruppo Edrington (ad esempio: sapete quanto spendono Highland Park e Macallan ogni anno solo per il legno? Più o meno il prezzo del cartellino di Kondogbia, per intenderci). D’altro canto, uno che è stato allievo di Jim McEwan prima a Bowmore e poi a Bruichladdich e che da anni ormai porta sulle enormi spalle il peso di rappresentare Highland Park nel mondo, beh: non poteva che essere bravissimo. E poi diciamolo: visti i bicipiti, avreste mai il coraggio di contraddirlo?

12376660_1131637113521279_9118129981086678732_nAbbiamo assaggiato cinque whisky, tre conosciuti e due in anteprima nazionale. Nell’ordine, abbiamo assaggiato il 10 anni Ambassador’s Choice, un vatting di botti tra i 10 e i 15 anni, tutti ex-bourbon first-fill; poi il Dark Origins; il terzo malto è stato l’Ice Edition, primo tassello della nuova serie a tema vichingo (e noi che abbiamo una solida formazione nel mondo del metal siamo particolarmente sensibili a certi temi), seguito a ruota dai sempre ottimi 18 e 25 anni. Quest’ultimo, in particolare, è veramente un gioiello, probabilmente la versione del core range che ci piace di più…

FullSizeRender-19Ringraziamo ancora Germano e Velier per l’invito: speriamo di poter partecipare ancora, in futuro, ad eventi del genere, perché sono occasioni uniche per assaggiare prodotti di difficile reperibilità e per aggiornarsi e imparare. Ci permettiamo una considerazione: purtroppo buona parte del pubblico pareva tendenzialmente digiuna di whisky – tant’è che insieme ai ragazzi del Milano Whisky Festival ci siamo visti costretti a finire anche i loro bicchieri!, d’altro canto qualcuno deve pur fare dei sacrifici… Ma insomma, ecco la considerazione: ogni appassionato di whisky pagherebbe oro per assistere ad una degustazione del genere.12247764_10208963647152663_2643045918432471274_o Oltre alla qualità dei prodotti, di livello molto alto, la fortuna di avere un brand ambassador competente e divertente come Martin è cosa rara. Perché la prossima volta non sfruttare la sua presenza per organizzare una degustazione pubblica, così da permettere a tante persone magari più ‘motivate’ dei presenti, disposte anche a pagare (l’evento di ieri era gratuito, ad invito), di assaggiare e imparare? Ai posteri l’ardua sentenza: a noi, nel frattempo, il duro onere di bere di nuovo quei due whisky…