Blair Athol 30 yo ‘Fighting Fish’ (1988/2018, Jack Wiebers, 47,8%)

Al Milano Whisky festival dell’anno scorso girava un losco figuro con pochi capelli e bottiglie sotto al cappotto, bottiglie che proponeva agli amici con fare carbonaro e vagamente criminale – insomma, come potete uno che ci piace. Questo figuro ci ha omaggiato di un sample di un Blair Athol di 30 anni di Jack Wiebers: potevamo forse rifiutare? Potevamo forse esimerci dall’assaggiarlo? Giammai. E dunque eccoci qui.

N: uh, che pienezza, che profondità, che bontà. Impattiamo subito su un monumento di favo di miele, poi arriva un bastimento carico carico di… frutta tropicale ipermatura, papaya e maracuja quasi passate. Chinotto, un sentore di scorza di agrume; c’è un mentolato zuccherino, molto denso e particolare. Aghi di pino. Marmellata di pesca, o forse di albicocca. Eccellente.

P: esplosivo, molto buono, anche se vista la gradazione l’alcol punge fin troppo, appare un slegato. È un succo di frutta tropicale zuccherino e dolce, con infuse delle erbe, eucalipto e genziana – a dispetto della bontà di questo whisky, speriamo che nessuno lo faccia davvero. Ancora chinotto. Caramelle al rabarbaro.

F: lungo e persistente, ancora tropical, dolceamaro, molto erbaceo e balsamico.

91/100, senza indugi. Peccato solo per quel palato così alcolico in impatto, saremmo stati ancora più alti con il voto probabilmente – ma intendiamoci, siamo di fronte a un campionissimo e la colpa è nostra che non abbiamo avuto cuore di diluire con acqua. Grazie Riccardo, aspettiamo che tu ci stupisca anche quest’anno.

Sottofondo musicale consigliato: Clarence Carter – Snatching it back.

Jack’s Pirate Whisky XI (2017, Jack Wiebers, 53,7%)

Jack Wiebers è imbottigliatore indipendente crucco, da più di un anno presente in Italia grazie al prodigo intervento di Lost Drams Selection, vale a dire: i baffi di Fabio Ermoli. In passato avevamo assaggiato (e consumato ardentemente) un Lagavulin non dichiarato in sherry, imbottigliamento notevole anche perché particolarmente economico a fronte dell’alta qualità. Oggi assaggiamo il Whisky del Pirata di Jack, nel suo undecimo batch: si tratta anche in questo caso di un single malt isolano senza età dichiarata, finito per 30 mesi in “Petro Ximenez” (sic – schiavi dello stereotipo, eh?, ci mancava solo che ci fosse scritto “finiten per trenta mese in petro…”). Alte aspettative, ci accompagna Angelo Corbetta nell’assaggio.

N: imponente e aggressivo, molto torbato (i rumors dicono Lagavulin, noi non diremmo nulla di diverso) e piuttosto dolce per l’apporto del PX. Si inizia col dado, con un che di sporchino (glutammato) e un ricordo del rancidino del grasso di maiale. Caramello salato, uvetta, zucchero di canna. Eh beh, siamo su Islay, quindi non dimentichiamo una certa inequivocabile marinità e pure un fumo molto alto, aggressivo.

P: molto coerente, qui a dirla tutta la dolcezza del PX diventa ancora più evidente e invasiva. Caramello salato, pop corn caramellati, caramella mou e zucchero di canna. Anche al palato quel lato tra umami, grasso di maiale e un qualcosa di sulfureo – deve piacere ma mmm.

F: lungo, umami, tutto su grasso di maiale, rancidino, fumo e acqua di mare.

Buono, ovviamente, ma un po’ divisivo: deve piacere questo senso così intenso di dolcissimo e sporchissimo, tutto è sparato a mille e l’umami è il vero protagonista dello show. Ad uno di noi piace molto, all’altro pesa questa dolcezza così carica, e la media tra le due valutazioni è di 84/100. Vorremmo chiudere segnalando il sottofondo musicale, perché in questo caso è curiosamente appropriato: si tratta di un gruppo di scozzesi vestiti da pirati, che fanno un metal disimpegnato e ignorante come solo in Germania alla fine degli anni ’90, e il ritornello della canzone recita “We are here to drink your beer / and steal your rum at a point of a gun / your alcohol to us will fall / ‘cause we are here to drink your beer”. Magnifico, quanta bella umanità, abbracciamoci tutti.

Sottofondo musicale consigliato: Alestorm – Drink.

Classic of Islay (2015, Jack Wiebers, 55%)

Talvolta il nostro amico Ghido, emigrato in Germania ormai da tanti, troppi anni, ci scrive per chiederci consigli per gli acquisti maltati, e noi siamo ben felici di dargli le nostre opinioni; qualche mese fa l’abbiamo spinto all’acquisto di questa bottiglia, “Classic of Islay” dell’imbottigliatore tedesco Jack Wiebers, perché avevamo scoperto che si trattava di un Lagavulin, presumibilmente ex-sherry (i feticisti potranno approfondire sapendo che si tratta del cask #2888, anche se non sappiamo l’anno di distillazione) – e si sa, con Lagavulin si cade sempre in piedi. Lo stesso Ghido ci ha omaggiato di un grasso sample, che andiamo ora a svuotare senza pietà; gli avremo dato un buon suggerimento?

schermata-2016-09-19-alle-12-39-10N: a 55% l’alcol sembra rimasto a Berlino, insieme ai neuroni di tante delle migliori menti della nostra generazione. A proposito: andiamo a Berlino, Beppe! Da subito si percepisce la ricchezza dei grandi imbottigliamenti: c’è tutto il mare di Islay, c’è la spuma del mare, c’è l’aria sferzante e salata; ci sono note terrose, minerali che si spingono oltre al limite del medicinale, tra la garza e la canfora (sfodera anche punticine balsamiche), c’è un bacon invitante. Come se non fosse abbastanza ‘organico’, ha anche un lato gradevolmente sulfureo (al limite della carne di maiale), che pare sfociare nell’arancia troppo matura. Verosimilmente si tratta di un single cask ex-sherry, e questo lato si manifesta con note di maron glacée, di sciroppo d’acero.

P: un attacco deciso, molto scuro e con le palle quadrate. La triade d’ingresso è caffè / caramello / arancia quasi andata e sulfurea: l’effetto, incredibilmente punchy, è di un paradossale e incantevole dolceamaro salato, con ancora fortissima la presenza dell’acqua di mare, qui perfino del pesce, dei molluschi; c’è anche una dolcezza ‘zuccherina’ e scura, forse di arancia rossa (marmellata di), poi di uvetta e marron glacée. Il fumo è definitivo, acre, profondo e massacrante: ci si ritrova la bocca impastata di cenere di sigaro, di smog. Perfetto.

F: incredibilmente intenso e persistente: un po’ come addormentarsi a fine serata, sul molo, ubriachi, con la faccia in un posacenere.

Con Lagavulin si cade sempre in piedi, si diceva, e spesso – volendo a tutti i costi seguire la metafora – si cade in piedi in un prato morbido pieno di donne nude, banconote, champagne e crudi di pesce. Questo è appunto il caso: complesso, intenso, equilibrato e violento al contempo, questo Classic of Islay è già un instant classic. Costava circa 55/60€, ci teniamo a dirlo: che sia di ispirazione a tanti imbottigliatori più esosi. 92/100, avanti un altro, se ha il coraggio. Ghido: grazie, ti abbiamo riservato un paio di sample che attendono il tuo ritorno nella madrepatria.

Sottofondo musicale consigliato: Paul Kalkbrenner – Bengang.

Sacile whisky contest pt.2 – Macallan 1989 (2010, Jack Wiebers’ Cross Hill, 52,4%)

Il quinto whisky assaggiato a Sacile è stato un Macallan del 1989, invecchiato in una botte di sherry e imbottigliato nel 2010 da Jack Wiebers nella serie Cross Hill. Dietro a questo imbottigliatore tedesco, con base a Berlino, c’è Lars-Goran Wiebers, personaggio – tra le altre cose – celebre per una polemica con Serge Valentin (il naso e i baffi che stanno dietro a whiskyfun), in seguito a una recensione non particolarmente positiva di un suo Ben Nevis. Qui, se la cosa vi può interessare, potete trovare una rapida ricostruzione della buffa querelle, a base di topi morti, rane ed etichette minacciose. Tornando al nostro Macallan, il colore è dorato pieno.

potevo anche fotografarla tutta, eh?

N: senz’acqua, è forse un po’ troppo pungente, e resta piuttosto chiuso (ma capita spesso con gli sherried). C’è comunque una gran messe di frutta secca, con la nocciola che domina letteralmente la scena; poi datteri, banana matura; cioccolato. Lo sherry porta anche il suo carico di frutti rossi (sullo sfondo, però); c’è anche un che di ‘caramelloso’ e burroso molto intenso, tra panna cotta, toffee, burro… L’acqua aggiunge un legno speziato (cannella) e note di malto, bello biscottato. Crostata di ciliegia?

P: molto cremoso; l’alcol disturba meno che al naso, anche senz’acqua. Siamo su amarene (proprio il sapore di amarena dei gelati) e frutti rossi, molto intensi; al contempo, tanta dolcezza vanigliata e pannosa (creme caramel). Ancora nocciola, a pacchi, e ancora note di malto (fette biscottate).

F: non molto lungo, ma tutto sulla nocciola, ancora; i frutti rossi fanno capolino qua e là, ma con grande discrezione.

Un Macallan molto elegante; un vero tripudio di frutta secca, con quella nocciola costantemente in primo piano, con i frutti rossi sempre attorno. Non straordinariamente complesso, ma molto equilibrato e – ripeto – elegante. Dargli meno di 87/100 sarebbe un delitto, e noi non siamo assassini.

Sottofondo musicale consigliato: Angelo Debarre e i suoi amici che suonano Gitan Swing.