Diageo Special Release 2017 (MWF tasting – 15.5.18)

Ieri sera grazie a Diageo Italia e al Milano Whisky Festival c’è stata una delle degustazioni più attese dell’anno: cinque Special Release del 2017 sono state aperte per la gioia di una quarantina di appassionati e professionisti – nel pubblico c’erano tanti giocatori del whisky game italiano, ed è stato molto piacevole salutare tanti amici. Il parterre prevedeva il Collectivum XXVIII, il Blair Athol 23, il Lagavulin 12, il The Cally 40 (SR del 2015, da noi già recensito qui) e… il Brora 34! Ogni volta che ne assaggiamo uno, ci diciamo che probabilmente è l’ultimo Brora che berremo nella nostra vita… e dunque abbiamo deciso di rimandare l’esperienza: abbiamo fatto un sorso infinitesimale, ci siamo presi un sample e nei prossimi giorni ce lo beviamo con calma. Partiamo con le solite tre ‘sentenze’, mini-recensioni prese sul momento.

Collectivum XXVIII (2017, OB, 57,3%)
Un Blendend Malt senza età dichiarata, frutto dell’unione di tutte le distillerie di malto di Diageo: “Diageo in un bicchiere”, diceva il grande Franco Gasparri. Note di frutta gialla, morbido, mite; bel naso aperto nonostante l’alta gradazione, al palato un po’ troppo ‘frizzantino’ (pepe e zenzero), un po’ troppo presente l’alcol. Oleoso comunque; cremoso (zabaione). L’acqua giova ma non troppo, rendendo meno espressivo il naso e aprendo invece il palato. Una cassetta di mele gialle, vere protagoniste. 85/100

Blair Athol 23 yo (1993/2017, OB, 58,4%)
Solo maturazione in barili ex-sherry. Una bella mela rossa, qualcosa di floreale al naso (con acqua si fa più dolce, con note di torta di mele, di miele); al palato appare alcolico e un po’ debole rispetto alle attese, con sentori chiari di aceto di mela. Con acqua si fa decisamente più fruttato (ancora mela rossa), poi castagna e caramelle Rossana. Una venatura mentolata al palato. L’acqua è fondamentale. 86/100

Lagavulin 12 yo (2017, OB, 56,5%)
La sedicesima release del Lagavulin 12. Da subito, è lui: molto costiero e marino, poi frutta bianca; aria di mare, fumosissimo. Lagavulin sarebbe riconoscibile in mezzo a mille! Anche al palato c’è tanto sale, tanto mare, fumo, una dolcezza leggera (uva e zucchero a velo). Come sempre, Laga mantiene una solidità e una qualità da spavento. 90/100

Sottofondo musicale consigliato: Fantastic Negrito – Plastic Hamburgers, così, a caso.

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Lagavulin 16 yo ‘Feis Ile 2017’ (2017, OB, 56,1%)

Novelli Zapotec e Marlin, abbiamo creato una macchina del tempo che ci ha riportati al Feis Ile del 2017: assaggiato con temperata soddisfazione il Bunnahabhain ventenne in Virgin Oak, ora ci spostiamo dall’altra parte dell’isola, mettendoci pazientemente in coda fuori da Lagavulin… Naturalmente, quando si parla di Open day di Lagavulin 2017 non si può non ricordare l’immagine qui sopra, un pezzo di italianità imperitura impresso a caldo nella mente di ciascuno di noi. Detto ciò, passiamo al whisky: si tratta di un sedicenne finito in barili di Moscatel, imbottigliato a grado pieno, non colorato non filtrato. Moscatel, già.

N: si sente, delicato ma netto, l’apporto del Moscatel, con note delicate di ciliegie, di uvetta, di torta calda, pasta frolla con uvetta forse. Liquirizia e caramello. Per il resto, è un eccellente Lagavulin ‘normale’, con torba tagliente, acre, odore di porto, di pesce e salamoia, di fumo di sigaro, di cenere; poi ha note agrumate, di arancia amara, magari essiccata.

P: molto presente e ‘grasso’ in bocca. Il primo impatto è ancora sulla dolcezza, con note di pasticceria (sul momento ci viene in mente un buon cannoncino ripieno di crema), di uva passa, di kranz. Ancora caramello, liquirizia dolce. Poi esplode la torba, ancora cenerosa e marina. Che bella sapidità, a tratti incontenibile.

F: sale e uvette sotto spirito. Cenere e crema. Molto lungo…

Molto buono e abbastanza complesso, come quasi sempre accade con Lagavulin: ci è piaciuta molto questa dolcezza compatta ma screziata, da caramello salato e pasticceria, con il lato più sharp di Lagavulin che resta indomito e non addomesticabile. Non il migliore dei Laga possibili, forse, ma di certo una bevuta che lascia tanta soddisfazione: a noi, almeno, forse non al pescatore di Islay che ci ha insultato quando abbiamo scelto di spendere 18 soldi per ordinarlo al pub di Port Ellen, al grido di “ma come fai a bere quella roba, ti brucia nello stomaco, puzza di fumo, il whisky dev’essere morbido, tipo White&Mackay” – tutto questo, naturalmente, in un inglese gutturale pressoché incomprensibile, e dopo una sessione di Tennent’s sicuramente serrata, a giudicare da fiato e viso rubizzo. A dimostrare il nostro spirito libero e l’autonomo pensiero, non ci lasciamo influenzare dal villico e stampiamo 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: P.F.M. – Oniro.

Lagavulin Distiller’s Edition (2001/2017, OB, 43%)

Prima di Natale abbiamo assaggiato un buon Talisker Distiller’s Edition: poco dopo, per mero spirito analogico, abbiamo pensato di berci anche il Lagavulin DE del 2017, anch’esso caratterizzato da una extra-maturation in sherry Pedro Ximenez. Lo ricordiamo come il migliore della collezione Diageo Distiller’s Edition…

N: facciamoci prendere dalla suggestione del paragone, rispetto all’omologo Talisker DE bevuto poco prima il profilo cambia – e cambia a livello qualitativo, perché gli ingredienti, in qualche modo, sono simili. Anche qui la marinità è in evidenza, ma in modo ancora più spiccato: iodio e salmastro, alghe, ostriche – tagliente, sferzante. In più, aumenta un senso di torba terrosa, minerale, con un fumo acre ancora molto forte. La vera differenza, se ha senso paragonare distillerie e invecchiamenti diversi, è nella qualità degli aromi ‘dolci’ e zuccherini: troviamo qui liquirizia, uvetta; ciambellone e, più speziato, pan dei morti. Arancia rossa. Molto carico, eppure molto elegante.

P: inizialmente paga un po’ dazio ad una gradazione così ridotta, che ne penalizza l’esplosività – anche se bisogna riconoscere che il corpo ha una sua pienezza, non delude affatto. L’attacco è di mare: alghe e acqua di mare, poi ancora un fumo smoggoso e acre di torba. Poi, arrivano bordate dolci: caffè zuccherato, liquirizia, arancia rossa; caramello. Viene in mente il bacon, il grasso di maiale in cottura sulla brace. Le due anime (isolanità torbata e dolcezza sherried) si mitigano a vicenda, raggiungendo un ottimo equilibrio, non perdendo in intensità.

F: caffè zuccherato, ancora tanta arancia, poi liquirizia. Molto molto bruciato, poi bacon, poi ancora iodio.

87/100. Proprio buono, davvero molto elegante. Se vogliamo dirla tutta, non è lo stile di Lagavulin che preferiamo, ci piacciono di più quelli nudi, quelli con più quota in bourbon, con legni meno attivi – e però è buono, porcaccia la miseria, non possiamo che ripetere il commento che facemmo assaggiandone una vecchia versione: il distillato di Lagavulin non lo azzittisci, manco con il Pedro Ximenez.

Sottofondo musicale consigliato: Tears for Fears – Break it down again.