Great King St. ‘Artist’s Blend’ (2016, Compass Box, 43%)

Schermata 2017-07-31 alle 11.54.52Il blender più cool del mondo dello scotch, quella realtà che sta costringendo l’industria a ridefinire i propri confini e le proprie regole, o per lo meno sta spingendo tanti players sulla strada della trasparenza: Compass Box, ancora tu! Oggi assaggiamo una delle edizioni base, ovvero il Great King Street ‘Artist’s Blend’: come di consueto la ricetta è dichiarata, e la trovate nell’immagine qui a fianco. C’è tanto grain, qui, dato che un 46% è Cameronbridge: e ci sono anche componenti bizzarre, dato che il 17% della miscela è a sua volta una miscela di Teaninich, Clynelish e Dailuaine finita per due anni in quercia francese. Ma insomma, lasciamo perdere la teoria, passiamo alla pratica…

blend_gre1N: apertissimo e di grande morbidezza, è tutto improntato a una dolcezza immediata, facile. Pasticcino alla frutta, miele e fiori freschi sono le prime suggestioni che ci colgono: c’è un bel pizzico di vaniglia, un vago senso di frutta gialla indistinta, ma sono soprattutto due descrittori a farla da padrone – la pera, onnipresente e pervasiva, e un cereale caldo, proprio la spiga di grano!

P: semplice, certo, ma piuttosto intenso e sorprendentemente cremoso. Questa cremosità si materializza ancora sotto forma di purea di pera, pasticcino alla crema (pastafrolla a go go, vaniglia), cioccolato bianco. Un che di zucchero filato. C’è anche una sfumatura vegetale, erbosa o erbacea: note di fogliame, tiè.

F: non lunghissimo, tutto su una piacevole pastafrolla burrosa.

Semplice, certo, ma buono, senza quei grossi difetti che spesso prodotti di questa fascia presentano. È un blend senza età dichiarata, giovane, in cui la gioventù non è troppo ‘aspra’ ed evidente; la composizione è elaborata e complessa ma non risulta troppo artefatto nel bicchiere (è dolce, non dolciastro) e in definitiva rimane equilibrato nella sua semplicità: 84/100. Come al solito, ottimo lavoro.

Sottofondo musicale consigliato: Calvin Harris feat. Pharrel, Katy Perry – Feels.

Whisky de Table (2017, Compass Box for La Maison du Whisky, 40%)

Se La Maison du Whisky, storico négociant di whisky francese, e Compass Box, visionario blender scozzese, uniscono le menti i risultati non possono non essere provocatori e degni del più attento interesse. Per celebrare i 60 anni dell’azienda francese, Compass Box ha ideato il “Whisky de table”, cioè whisky da tavola: il concept è quello di un whisky da bere durante il pasto, magari con ghiaccio, e la bottiglia richiama ovviamente quelle del bianco novello francese… Si tratta di quattro single malts, invecchiati singolarmente per tre anni in barili di Buffalo Trace (di solito particolarmente ‘dolce’, ci spiegava un cooper la scorsa settimana, rispetto ad altri barili ex-bourbon): la composizione è 48,1% Clynelish, 10% Caol Ila, mentre la quota di Benrinnes e Linkwood ci sfugge.

m51719N: ovviamente giovane, vien da dire, e onesto nel mostrarlo. Molto fresco ma con una venatura di torba, un lieve filo di fumo che conferisce spessore al profilo generale: e iniziamo proprio da qui, dalle note torbatine e minerali, che si abbarbicano su una freschezza agrumata (limone, lime) e su una frutta gialla, soprattutto candita (e viene in mente anche una mousse di pera). A proposito di canditi: zenzero. Una note erbacea, anzi proprio erbosa: lemongrass.

P: grande coerenza, riassumendo diremmo “come al naso, ma più caldo e più amarino” – ma perché riassumere. Ha un’ottima intensità, se paragonata a un corpo non esplosivo; l’agrume resta presente, ma molto meno, spostandosi più sul pompelmo. Ancora pere (mousse di), forse una dolcezza più caldina.

F: generosi rabbocchi di fumo, ostriche e una mineralità diffusa – il tutto su un tappetino di pere.

Ora, noi dobbiamo dichiarare un problema con il whisky: a noi piace tanto anche il new make, abbiamo scoperto, quindi di questi tempi non consideriamo la gioventù, anche estrema, come un problema per forza. Questo WdT ci pare di grande complessità, o per lo meno varietà, anche se ovviamente si tratta di un imbottigliamento piuttosto semplice. Il profilo corrisponde al nostro gusto, e si fa bere con una facilità estrema: gli diamo 84/100 perché ci piace, non è un giudizio strettamente tecnico (se lo assaggiassimo blind cosa diremmo?) ma – come dire – emozionale. Buono buono, bravi tutti.

Sottofondo musicale consigliato: Joss Stone & Nneka – Babylon.

Linkwood 26 yo (1989/2015, Valinch & Mallet, 53,1%)

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c’è qualcosa di edipico in questa foto…

Davide Romano, una delle due anime di Valinch & Mallet insieme al baffuto Fabio Ermoli, ci ha sempre detto grandi cose su questo single cask di Linkwood messo in vetro l’anno scorso; noi l’assaggiamo solo oggi, sapendo che i due ci hanno abituati molto bene con le loro selezioni… Si tratta di un ex-bourbon del 1989, imbottigliato ovviamente a grado pieno e senza colorazioni, proveniente da una distilleria dello Speyside che ha la sfortuna di vedere pochi imbottigliamenti ufficiali a fronte di una produzione per lo più destinata ai blended di casa Diageo.

linkwood26_valinch__mallet_single_malt_scotch_whiskyN: incredibilmente fresco dopo 26 anni di botte, ben poco appesantito da legno e spezie, Ciononostante risulta di grande struttura ed esibisce un muro di frutta parecchio spesso. Dominano la frutta gialla (pere e albicocche succose) e gli agrumi (arancia ma anche cedro). Sulle note ufficiali del sito di Valinch ci sembra particolarmente felice l’intuizione del mirtillo, a cui ci piace aggiungere fragole fresche. Che ricchezza! Il senso di compattezza di questo naso è poi persino aumentato da una nota maltosa davvero pronunciata, di cereale caldo, di biscotto secco. Zenzero e un filo di tabacco.

P: davvero solido e con un alcol tutto sommato trascurabile. Rispetto al naso, si fa un poco più dolce e più ‘scuro’. C’è ancora la frutta gialla, con pere e mele, ma diventa più calda, quasi in marmellata. Si sente bene una tostatura che assieme alle note dolci ricorda lo zucchero caramellizzato o la torta bruciacchiata appena tolta dal forno. Di nuovo piacevolmente maltoso. Una sorpresa finale in un neologismo: eucaliptico.

F: lungo, maltoso e fruttato e ci pare persino di recuperare una nota minerale.

Eccellente. Offre tutto quello che si desidera da una distilleria dello Speyside, note fruttate intense e cereali croccanti (…) sempre in primo piano; la nota deliziosa leggermente minerale al finish offre un seppur minimo twist sul tema principale, e noi apprezziamo tanto. 89/100, bravissimi ragazzi.

Sottofondo musicale consigliato: De La Soul feat. Estelle – Memory of… (US).

Linkwood 24 yo (1990/2014, Adelphi, 57,5%)

Adelphi è uno tra gli imbottigliatori indipendenti che maggiormente, negli ultimi anni, ci hanno stupito per l’alta qualità delle loro selezioni: a questo abbinate prezzi onesti e un distributore italiano, Pellegrini, sempre rappresentato da persone esperte, appassionate e cordiali (fate un salto al loro banchetto, all’ormai imminente festival milanese), e il mix perfetto è praticamente pronto. Assaggiamo oggi un Linkwood di 24 anni, invecchiato in una botte ex-sherry fino all’anno scorso, quando finì in bottiglia, per la gioia di grandi e piccini, alla gradazione di 57 virgola 5. La parola ‘virgola’ è sottovalutata.

Linkwood1014N: davvero molto ricco e aperto, anche a più di 55%. Troviamo una carrellata di frutta gialla, bella matura: pesche (fresche e succose, ma anche sciroppate), susine, mele rosse e marmellate varie (fichi, fragole); albicocca. Un po’ di tropicale (ananas e maracuja, con una nota asprigna in sottofondo, che ci ricorda l’agrume: un velo di pompelmo). Poi c’è anche un qualcosa di torte a base di pasta frolla (una punta di vaniglia, sogniamo o siam desti?), anche se non è propriamente cremoso; sentiamo comunque forti venature di legno caldo e resinoso (note balsamiche?) molto gradevoli. Dà un’impressione di grande compattezza, di qualcosa che, potenzialmente, potrebbe deflagrare in bocca.

P: come previsto, in bocca è una botta allucinante di sapore, che pare rinnovare la sorpresa di quando assaggiavamo certi single cask, anni fa, agli inizi… Si sente molto bene la botte, con un legno morbido che accarezza il palato, ma c’è una frutta calda zuccherina a dominare il tutto. Qui l’invecchiamento in sherry è molto più evidente, con note di frutta rossa e mela rossa ‘croccante’. Anche burroso, brioscioso, crostata alla marmellata di frutti rossi. Ancora una nota di aspro tropicale (maracuja). Rivela qualche nota leggermente tostata, tra la fetta biscottata bruciacchiata e, ancora, un legno appena brasato. L’acqua lo rende ancora più pericolosamente bevibile, non intacca la struttura ma ne esalta i sapori.

F: rimane forte la mela rossa, con note dolciastre e vagamente vanigliose molto insistenti.

Pur non essendo magari un mostro di complessità, è splendido, perfetto nel suo genere di whisky: un single cask dello Speyside, di invecchiamento già importante, succoso e fruttato ma che si porta appresso l’affinamento di 24 anni sotto forma di legni arrotondati e tostatini. 89/100, perché è un single cask fatto apposta per chi ama la frutta e i sapori esplosivi, compatti. In più, frugando nei meandri della nostra memoria (e, con maggiore affidabilità, nelle vecchie recensioni pubblicate), ci piace riconoscere alcuni tratti tipicamente Linkwood, se ci è concesso.

Sottofondo musicale consigliato: Jethro Tull – Songs from the Woods.

Linkwood 40yo (1946/1986, Gordon&MacPhail for Sestante, 40%)

Ed ecco il secondo matusalemme del Tasting Facile: si tratta di un Linkwood del 1946, imbottigliato 40 anni dopo (!) ancora da Gordon & MacPhail per Sestante (leggi Ernesto Mainardi). Sappiamo che Linkwood è stata una delle prime distillerie ad avere rapporti commerciali con G&M (entrambe di Elgin), tant’è che l’azienda della famiglia Urquhart ha imbottigliato, negli anni, perfino un Linkwood del 1938. Sestante negli anni ’80 seleziona vari malti della distilleria (almeno 12 diversi) tramite G&M, e sono sempre etichettati con l’immagine della distilleria e il bordino viola; a cambiare è solo il colore della banda dietro la scritta ‘Linkwood’. C’è un altro 40 anni imbottigliato negli anni ’80, ma senza vintage dichiarato. Questo, invece, lo reca bello in evidenza su un’etichetta sotto al collo. Basta parole adesso; il colore è ramato.

Schermata 2014-10-16 alle 11.37.58N: di una forza quasi commovente, di una vivacità, intensità e ricchezza che quasi ti piegano le gambe. Il tempo sembra non aver rubato nulla. C’è in primo piano tutto lo splendore di una frutta maestosa e odorosa, soprattutto tropicale: maracuja, kiwi e lime; ma anche fragole profumate, frutta sciroppata pesca, ananas. Questo lato è ulteriormente sviluppato da una cremosità fragrante, tra la crema pasticciera, la crema al limone; torta alla frutta, avete presente? Molto borioso posò e caldo, in un contesto di grande generosità, molto zuccherino. Brioscine calde. C’è anche dell’altro, forse a testimoniare l’invecchiamento quarantennale: una patina di legno caldo, molto aromatica, e un pit di mentolato. Non è assente neppure un senso di affumicato, anzi piuttosto di tostato. Ma c’è un lato profumato e inusuale che non sapremmo definire: carta d’Eritrea? Ma poi uvetta, marron glacé (avete presente quella zaffata aromatica che ci investe in apertura di sacchetto?).

P: ok, rispetto al Talisker questo è intatto: il corpo è perfetto, non pare aver perso niente né come compattezza anni come intensità. Rispetto al naso, perde solo un po’ di quella cremosità avvolgente, conservando invece -e riproponendole con insistenza- le note più acidule e fruttate, assieme a una maltosità vegetale notevole. Quindi, dopo un attacco impreziosito da una delicata ma fantastica sfumatura di cera, inaspettata, ecco dispiegarsi una tropicalità dolce e asprina assieme (ancora maracuja come suggestione principe), con note ditte zuccherato, di frutta gialla a piacere: albicocca acerba? Una lieve nota quasi metallica, ma meno di quanto registri Serge, che noi interpretiamo piuttosto come un lieve eccesso alcolico, una sfumatura graffiante in più.
F: solo apparentemente cotto: in realtà prosegue lungo e in sordina, quasi nascosto, su note maltose pulitissime e vegetali, con sfumature tostate.
Fantastico, ancor più convincente del Talisker, se possibile; a impressionare sono la roboante cremosità e la gioia immensa della frutta… I 40 anni in botte e gli altri 30 in bottiglia non ne hanno scalfito la vivacità, non hanno neppure iniziato a graffiarne la fiancata: ma non è solo la carrozzeria ad essere intatta, anche il motore gira a pieno e ruggendo aggredisce la strada della degustazione tagliando il traguardo, ma con un’eleganza che al giorno d’oggi è cosa rara. È la qualità del malto a fare la differenza, un malto distillato mentre l’Europa si andava risvegliando dall’incubo del nazismo: si svegliava avendo sete, pare. Eccoci al dunque: 91/100 è il giusto compromesso tra un naso da panico e un palato ‘semplicemente’ molto buono. Mamma mia, che Tasting!
Sottofondo musicale consigliato: Mike Oldfield – Foreign Affair.

Linkwood 12 yo ‘Flora & Fauna’ (2012, OB, 43%)

Va bene la Guyana, va bene il Rum, va bene Port Morant… Siccome su facebook c’è già chi grida al tradimento e ci accusa di esserci venduti al nemico, torniamo coi piedi per terra, nello specifico terra scozzese: e andiamo nel cuore dello Speyside, alla Linkwood Distillery, che produce un whisky generalmente molto ‘standard’, fruttato e delicato. Vediamo se l’unica versione del core range corrisponde alle nostre aspettative (scherziamo, ne abbiamo bevuto tanto, sappiamo a cosa andiamo incontro!): almeno 12 anni di invecchiamento per la serie “Flora & Fauna” di Diageo, belle bottiglie come sempre.

01_142954_5735477_LI1200004300OBN: una bella freschezza speysider, con ampie zaffate di malto zuccherino (miele, anche un po’ di caramello). Ben strutturato, di personalità, pur senza avere alle spalle un invecchiamento lunghissimo: scorzetta d’arancia, mele rosse. Abbastanza ‘cremoso’: note di latte zuccherato, di cioccolato bianco, ma anche di pere caramellate. A tratti rivela suggestioni tropicali (ananas? sì). Buono, semplice ma buono.

P: ha un buon corpo, per quanto non ecceda in masticabilità. Bello saporito, piuttosto cremoso e intenso: il calco perfetto del naso, dall’arancia ad un malto biscottato e fragrante. Note nitide di mele, qualche punta di frutti rossi, qui e là. Crema catalana; toffee. Leggermente pepatino verso il finale.

F: pulito e maltoso. Resta una dolcezza caramellata, indistinta ma gradevole, ancora – diremmo – di toffee.

Quando si pensa al classico whisky agile, per tutte le occasioni, quando si pensa ad un everyday dram, insomma, si pensa a un profilo che combacia perfettamente con questo Linkwood: molto easy ma non banale, senza ‘cadute di stile’ in intensità o in qualità dei sapori. Peccato che non ci siano più versioni ufficiali di questi Linkwood; che dire, ci accontenteremo degli indipendenti…! Intanto, a questo F&F daremo un meritato 84/100. Serge la pensa così, ma a leggere le tasting notes sembra tutt’un altro whisky!

Sottofondo musicale consigliato: Xavier RuddFortune teller.

Linkwood 30 yo (1975/2005, OB, Rare Malts, 54,9%)

Torniamo nello Speyside, ed eccoci alle prese con una bottiglia a suo modo storica: questo Linkwood, infatti, è l’imbottigliamento ufficiale più vecchio della distilleria, ed è parte della prestigiosa serie dei “Rare Malts” della Diageo. Il colore è dorato.

106443N: già aperto a 54,9%; profumatissimo e di grande intensità, probabilmente da sole botti ex-bourbon: c’è infatti una eccezionale vaniglia cremosa e burrosa (brioche), poi molta pasta di mandorle. Toffee. Si nota poi un misto di frutta davvero buono: albicocca, pera, caramelle gelée ai frutti rossi, scorzette d’arancia candita. Anche note di frutta tropicale (ananas) e di melone. I 30 anni hanno anche portato qualche richiamo legnoso, non invadente ma caratterizzante; resta comunque molto fresco.

P: ribadisce l’intensità già apprezzata al naso, se possibile aumentandola in un loop papillare (ma checcazz…?) di lunga durata. In bocca questo malto vive di più fiammate, diviso tra bombe di frutta (pesche, albicocca, pere, cocco) e una vaniglia davvero massiccia. C’è poi un lato agrumato più intenso che al naso a portare punte leggermente amare. Il legno fa la sua parte, e certo non è un comprimario, assieme a una maltosità davvero invitante; il tutto tende ad essere un po’ amaro, soprattutto verso il finale. Comincia ad emergere un po’ di frutta secca…

F: …che al finale si prolunga indefinitamente, confondendosi con il legno e un malto di buona personalità.

Sembra imbottigliato al momento giusto, con un legno imponente col suo apporto amaro ma non ancora dittatore, ed una frutta matura ben definita. L’acqua è superflua, anche se tende a rendere soprattutto il palato un po’ più cremoso. Semplice ma intenso: il voto di 88/100 è legittimato proprio da questa intensità, soprattutto al naso. Qui le opinioni di Serge, cui è piaciuto un po’ meno. Non costava moltissimo, all’epoca (circa 130 euro) ma adesso tutti i Rare Malts hanno subito un’impennata.

Sottofondo musicale consigliato: Blue MinkGood morning freedom.

Linkwood 12 yo Douglas of Drumlanrig (1997/2010, Douglas Laing, 46%)

La Linkwood si trova sulla riva sinistra del fiume Lossie, in quel labirinto di distillerie che è lo Speyside. La Diageo ne è proprietaria, e se pure gran parte della produzione annuale è destinata a rimpolpare i numerosi blended della casa madre, circa un terzo viene venduta ad imbottigliatori indipendenti. Abbiamo assaggiato con grande curiosità questo Linkwood 12 anni (per tre mesi non è arrivato ai 13) selezionato dalla Douglas Laing per la linea Douglas of Drumlanrig, contraddistinta da imbottigliamenti single barrell uncoloured e unchillfiltered, con un numero di bottiglie limitato; nel nostro caso 343 pezzi. Prossimamente assaggeremo il 12 anni Flora & Fauna ufficiale, così da provare a fare un confronto. Il colore, intanto è di un giallo pallido.

N: Alcuni imbottigliamenti Linkwood sono contraddistinti da un’affumicatura del malto piuttosto decisa, anche rispetto al tradizionale carattere dei distillati prodotti in questa regione. Questo Douglas of Drumlanrig stupisce da principio proprio per questa marcata particolarità, sulla quale però si innesta armoniosamente la dolcezza rassicurante degli Speysiders, rotonda e priva di inserti agrumati. Le note biscottate, di zucchero di canna e di un fruttato francamente poco definito si stringono all’affumicatura in un balletto aggraziato.

P: Come forse era prevedibile, la personalità complessiva di questo giovane malto è caratterizzata da un palato dai sapori tenui. Al di là delle piacevoli note maltate, la frutta si definisce con l’albicocca in primo piano e, più sfumati, sentori di succo di frutta tropicale. A stretto giro queste sensazioni sono sostituite da un’affumicatura legnosa, forse troppo generosa. Pare quasi che il gusto tenda verso l’amaro.

F: Piuttosto breve ma gradevole, con ritorni di albicocca e un fumo che si fa tenue, svanendo assieme al legno discreto della botte ex bourbon.

Nel dare un giudizio generale, bisogna dire che questo Linkwood raggiunge in pieno il suo scopo: un malto estivo, fresco, dolce e fruttato che non mancherà di compiacere gli amanti dello Speyside, e pure reso più “profondo” da un’affumicatura intrigante. Degno di nota anche il prezzo, assolutamente onesto, di circa 40 euro. Il nostro giudizio è dunque 82/100. Per il campione che abbiamo assaggiato vogliamo ringraziare Davide di angelshare, che ha proposto questo Linkwood all’ultimo Milano Whisky Festival.

Sottofondo musicale consigliato: Amy Winehouse – Girl from Ipanema, dall’album postumo, appena uscito, Lioness: hidden treasures.