Loch Lomond

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Su Whiskyclub.it tutte le specifiche della distilleria, qui sotto tutte le espressioni che abbiamo bevuto:

IB

Loch Lomond 13 yo (2005/2019, Claxton’s, 57,5%) – 74/100

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Loch Lomond 13 yo (2005/2019, Claxton’s, 57,5%)

Loch Lomond, ovvero sia la distilleria più bizzarra di Scozia. Negli edifici di Lomond Estate, per la verità tra i meno graziosi di tutta la Scozia e dediti alla produzione del whisky solo dal 1965, succede un po’ di tutto: sono in funzione 6 alambicchi in grado di sfornare 4 mln di litri di whisky di malto ogni anno, ma non si può omettere la presenza di un gigante buono, un patent still che vomita 18 mln di whisky di grano annui. A Loch Lomond si producono dunque single grain e tanto blended whisky; ma per rendere più lineari le cose, il single malt è commercializzato sia come Loch Lomond che come Inchmurrin, oltre ad almeno altri 5 nomi diversi per i whisky torbati. Se mai faremo il sito whiskydifficile.com, promettiamo di recensire solo questa pazzerella distilleria delle Highlands. Per ora ci limitiamo a bere un single cask di Claxton’s, l’ex bourbon hogshead numero #1962-113.

lp10184-loch-lomond---claxton's-single-cask---2005-13-year-oldN: urca, che zozzeria! In senso tecnico, beninteso: note di emmenthal, di pastone per bestiame, punte metalliche e balsamiche insieme – un profilo veramente stranissimo. Si sente il distillato, molto evidente, si sente il wash, con lieviti, un’acidità peculiare, da yogurt agli agrumi. L’acqua non sposta nulla.

P: purtroppo abbastanza coerente, con cose sporche, sollevato da una zuccherinità molto più dignitosa – ma è zucchero bianco, neutro. Ancora emmenthal, ancora wash, ancora lieviti e distillato giovane e sporchetto e metallico. Senza voler essere sgradevoli, beninteso, ma proprio ci pare un imbottigliamento sbagliato. L’acqua porta una dolcezza più strutturata, diciamo di cedro candito.

F: per fortuna.

Al di là di una sfrenata attitudine enciclopedica, capace di spingere il bevitore a esplorare ogni sfaccettatura della miriade di whisky prodotti a Loch Lomond, francamente vediamo poche ragioni per rapportarsi a questo single cask. Il naso è a tratti inquietante, mentre il palato diventa decente se si opta per l’aggiunta di acqua. Siamo sui 74/100.

Sottofondo musicale consigliato: Whitehorse – Sweet Disaster

Glen Scotia 15 yo (2015, OB, 46%)

Proseguiamo con piacere il nostro giretto nella tasting room di Glen Scotia assaggiando il 15 anni ufficiale; e lo assaggiamo con particolare curiosità, dato che per la prima volta nella nostra carriera mettiamo le mani su un GS maturato interamente in botti di quercia americana (ex-bourbon? non necessariamente…). Come reagirà questo distillato così nervoso e ‘sporco’ con il legno che più sa arrotondare?

Schermata 2015-07-03 alle 15.01.59N: si sente immediatamente una decisa nota ‘sporca’, appunto, con qualcosa di nettamente sulfureo (bacon, verdure cotte) che si alterna ad una frutta rossa anche abbastanza profonda. Mele rosse e marmellata di fragole. Si impreziosisce sul marron glace, su un cioccolato al latte e alla nocciola goloso e ruffiano. Si fa quasi cremoso, ma mantiene note ‘vegetali’ e maltose fino alla fine.

P: corpo leggero, beverino ma molto saporito. Ribadisce l’ondata sulfurea, ma c’è di più: speziato (legno e pepe, chiodi di garofano), bergamotto, frutta rossa disidratata. Agrumi (arancia, buccia) Pare secco, vegetale, quasi pulito, nel suo essere così sporco. Scivola via bene in bocca. Particolare ma mai sgradevole; particolarissimo.

F: lungo e speziato. Su note di legno, pepe, tamarindo, arancia e frutta rossa. Pancetta.

Questo secondo imbottigliamento ci ha persuasi decisamente di più rispetto al pur onesto Double Cask. L’apporto del legno effettivamente leviga un po’ certi spigoli (probabilmente più legati all’immaturità relativa del distillato che non alle sue peculiarità, altrimenti intatte) che però restano bene in vista, esibiti come dei trofei. Tutte quelle note di frutta rossa ci fanno pensare a una quota di botti magari solo stagionate con sherry. Ad ogni modo,  85/100 per un whisky che forse non piacerà a tutti, ma che saprà regalare soddisfazioni a chi avrà cuore di dedicargli qualche minuto. Lisergico, a suo modo, come il video che segue: supportate La Suerte, la band che ha raccolto il testimone dei Bluvertigo nella staffetta del cantautorato monzese.

Sottofondo musicale consigliato: La Suerte – L’origine del mondo.