St. Magdalene 1981 (1997, Gordon & MacPhail, 40%)

Da tanto, troppo tempo non scendiamo nelle Lowlands per assaggiare i malti più delicati di Scozia; oddio, delicati, non vorremo mica farci noi stessi schiavi dello stereotipo? No, infatti, a maggior ragione se pensiamo che tra i nostri lowlander preferiti ci sono tanti whisky che di certo non difettano in personalità… Ma comunque, eccoci alle prese con una coppia di St. Magdalene, o Linlithgow se preferite; distilleria chiusa, da tanto tempo ahinoi e senza speranza di riapertura, dato che ora al posto della distilleria c’è un bel condominio. Il primo è un imbottigliamento di Gordon&MacPhail, distillato nel 1981 e imbottigliato sedici anni dopo, cioè diciotto anni fa, cioè tredici anni dopo la pubblicazione di Kill’em all dei Metallica. Confusi? Nel dubbio, lecchiamoci i baffi e passiamo ai fatti.

Schermata 2014-11-03 alle 13.29.18N: molto espressivo e annusabile; ma di un’espressività composta ed austera. Su tutto spicca un agrumato davvero pungente: limone, lime, cedro candito. C’è anche altra frutta (ananas, mela verde, canditi generici), ma soprattutto emerge il malto: ed è un malto Lowland, fragrante, vegetale, perfino un po’ minerale; invano si cercherebbero note cremose, in questo whisky. Una punta d’anice; del miele; note di terra bagnata.

P: un attacco quasi di cera, certamente molto maltoso e vegetale, e non patisce il grado ridotto. Il corpo ha una buona consistenza e si fa più rotondo, quasi cremoso. Come sapori privilegiamo senza dubbio le mele, oltre a note verdi e tanto miele; una dolcezza maltosa, ma non da brioche, quanto piuttosto ancora vegetale. Ancora un pit d’agrume, leggermente più caldo che al naso. Ma sbagliamo o c’è della torba?
F: miele, torba, un pit di cera, vegetale maltoso; mela verde.

Davvero un malto interessante ed istruttivo, paradossalmente coerente nella sua incoerenza; un whisky particolare che rivela uno stile che difficilmente si ritrova nelle distillerie standardizzate di oggi (e che palle con la nostalgia dei tempi andati! Basta!), unendo eleganti note di frutta ‘verde’ a inattese emersioni di una torba vegetale e seducente. 87/100 sia il verdetto, e grazie infinite al team di blogger romani (occhio ché sono due link distinti, uno per “blogger” e uno per “romani”!) per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Django django – Zumm zumm.
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Rosebank 20 yo Sestante (1990/2011, Silver Seal, 56,7%)

Dopo i 5 Caol Ila, decidiamo di fuggire da Islay in cerca di aromi differenti: il primo approdo sono le Lowlands, e che Lowlands! Assaggiamo infatti un recentissimo Rosebank di 20 anni, distillato nel 1990 e imbottigliato quest’anno dallo storico marchio italiano Silver Seal, collezione Sestante. La distilleria (di cui trovate una descrizione introduttiva qui) è chiusa dal 1993, e a lungo si sono rincorsi rumors di una possibile riapertura, per la gioia di molti appassionati – su tutti Jim Murray, che lega la lieta eventualità a qualche riflessione metafisica sull’esistenza di Dio… Sfortunatamente nel 2010 buona parte dei macchinari ancora presenti sono stati trafugati, e quindi bye bye Rosebank; peccato che la Diageo, proprietaria del marchio, non ci abbia creduto di più. Ad ogni modo, il colore: giallino pallidissimo.

N: senz’acqua, spiccano subito forti note di anice, di ginepro, di alcune erbe del genere Artemisia (non vogliamo essere cialtroni: ricorda molto, mutatis mutandis, un amaro valdostano, il Genepy, fatto proprio con alcune specie di queste erbe. Uhm, non vogliamo essere cialtroni e scriviamo detti latini? Ok; mettiamola così: avete mai passeggiato in un bosco di conifere ubriachi di Genepy?). Pian piano si apre su un dolce difficile da decifrare; si sente il malto, fresco, ma resta piuttosto chiuso e pungente, seppur molto profumato. Con acqua, resta soft ma la dolcezza si fa più accessibile: si distinguono note di mandorla (pasta di mandorla, è dolce), fichi secchi sullo sfondo, foglie di tè. Grande complessità.

P: senz’acqua, è ostico: squisito, ma come al naso difficile da penetrare nell’immediato, nelle sue note dolci. Con acqua, si spalanca ed è goduria pura: è davvero succoso, fruttato, floreale, di straordinaria complessità. C’è di tutto, miele, fichi secchi, prugne dolci, qualche nota agrumata, raffinatissima; la dimensione erbosa, di fieno fresco, fa da sottofondo a tutti questi aromi, in continua evoluzione.

F: finale persistente, lungo, ma molto delicato, quasi sfumato. Manca del tutto il legno, ed è tutto giocato sull’erba, il fieno, la mandorla, mele… Buonissimo, fresco ed elegante.

Davvero squisito. In un certo senso, questo whisky compie una curva: all’inizio è delicato e chiuso, molto erboso; al palato si apre, è ricchissimo di aromi sempre molto difficili da interpretare, si potrebbe star lì per delle ore ad ammirarne le sfumature (purtroppo ne avevamo solo un paio di samples); poi nel finish si richiude, risultando complessivamente quanto di meglio, a nostro giudizio, un malto delle Lowlands può offrire. Per questo il nostro giudizio entusiastico è di 91/100. Complimenti a Max Righi e ad Ernesto Mainardi per l’eccellente selezione.

Sottofondo musicale consigliato: Katie MeluaTwo bare feet, dalla raccolta The Katie Melua Collection.

Auchentoshan 16 yo Duthies – Cadenhead’s (2010, 46%, american oak cask)

bello, eh?

La Cadenhead’s ha rilanciato negli ultimi anni la serie dei Duthies e, tra i vari imbottigliamenti, ha proposto diversi Auchentoshan (oltre a questo 16 anni, ci sono un 11 e un 19 – nella foto qui a fianco, potete ammirare l’ameno panorama di cui si, ehm, gode uscendo dalla distilleria: abbiamo accuratamente evitato di inserire nella foto l’autostrada, che avrebbe ulteriormente nobilitato il bucolico quadretto). Ad essere onesti, i Duthies ci hanno spesso lasciato un po’ delusi: ricordiamo un Longrow 9 yo invecchiato in botti di sherry veramente pessimo a nostro gusto (sembrava di addentare un prosciutto marcio), così come un Glen Grant 13 yo piuttosto scialbo… Chissà che questo whisky delle Lowlands non riabiliti un po’ questa serie ai nostri occhi.

N: fresco, floreale; la vaniglia portata dalle botti di bourbon esce dopo un po’ e resta molto lieve, ma aggiunge una godibilissima dolcezza a un profilo che è tipico dei lowlanders e di Auchetoshan in particolar modo; non campo minato, ma prato fiorito; olio fresco, leggero.

P: fresco anche al palato; cedro? Scorza d’agrume? I sapori sono complessivamente molto sfumati e poco intensi, ma ci pare molto bevibile e molto gradevole. Ancora dominano le note floreali ed erbose, si sente fieno fresco, forse un po’ di miele sullo sfondo. Sfumature di vaniglia.

F: leggero, dolce; tenui note floreali. Nel bicchiere vuoto non si sente la quercia, come accade di solito, ma un vero tripudo di erba fresca, umida.

Il miglior pregio di questo whisky è il naso; è molto delicato, forse troppo, è vero, ma la gamma floreale degli odori è molto, molto piacevole. Rispetto al 12 anni ufficiale è meno dolce, ma la cosa non è per niente dannosa ed anzi, ci piace di più proprio perché valorizza la dimensione più vegetale della delicatezza delle Lowlands. 81/100 è il nostro verdetto, ma non possiamo non segnalare la recensione fatta da Mark Dermul, collezionista belga e a tal punto appassionato di questa distilleria da soprannominarsi “a ‘toshan man” (questo il suo sito e queste le sue confessioni). Di certo, lui ne sa di più.

Sottofondo musicale consigliato: Petra Magoni e Ferruccio Spinetti Like a virgin, cover di Madonna contenuta nel loro splendido album Musica Nuda 2; proponiamo una bella versione dal vivo, come sempre solo voce e contrabbasso.