Macallan Extravaganza – tre assaggi e Macallan ‘Estate’

Ieri pomeriggio due illustri rappresentanti del collettivo qui dedicato alla degustazione compulsiva di molti malti (Jacopo e Zucchetti) hanno partecipato alla presentazione del nuovo Macallan Estate – ci piace chiarire subito che non si tratta della prima bottiglia di una serie dedicata alle Quattro Stagioni di Vivaldi, deponete il sovranismo linguistico e sappiate che Estate in inglese si legge “Istèit” e vuol dire “tenuta”. L’imbottigliamento, dunque, è dedicato alla tenuta in cui sorge Macallan, e nella quale si coltiva anche dell’orzo, tutto destinato alla produzione di questa bottiglia.

Invitati da Velier, che non possiamo che ringraziare per l’ennesima puntata di “alcolismo pomeridiano in contesti esclusivi”, i nostri prodi bevitori hanno partecipato a una sobria degustazione di due drink e quattro malti. I cocktail, d’apertura e chiusura, preparati da Guglielmo Miriello e dallo staff del Ceresio 7, erano – onestamente – eccellenti: in particolar modo il primo, l’Easy Rider, ci ha veramente sedotto.

Nicola Riske, deliziosa Brand Ambassador di Macallan che già in passato avevamo avuto modo di conoscere e ascoltare, era presente a raccontarci alcuni imbottigliamenti della gamma ‘normale’, prima di passare al pezzo grosso, l’Estate (Istèit). Senza perdere altro tempo, ecco le nostre sobrie note di degustazione.

Macallan 12 yo ‘Double cask’ (2019, OB, 40%) 

N: molto dolce e pesante, carico. Caramello e sticky toffee pudding (siamo gente che ha visto il mondo, che credete). Caramelle alla banana. Marmellata di arancia, cioccolato all’arancia – l’agrume è molto presente. Nocciole, poi bordate di noce moscata, sentori chiari di lieviti e distillato (si sente tanto la gioventù, cosa che stupisce vista la presenza netta dei legni). P: oleoso, poi cannella, gianduia… Ancora caramello, ancora buccia d’arancia, poi pepe nero, pane tostato col cioccolato, un tocco di sale e (tremate) salsa di soia, infine legno e caffè. F: breve, dal dolciastro iniziale vira al secco con arancia, spezie e (tremate) angostura.

Nel complesso, ci è parso piuttosto sgraziato: al naso è enfatico, con gioventù esibita e dolcezza gonfiata. Il finale secco stona col resto, e la gradazione contribuisce a dargli una sensazione di anonimato un po’ deludente. Non male, intendiamoci, ma comunque non oltre gli 81/100.

Macallan 15 yo ‘Triple cask’ (2019, OB, 40%)
N: fin da subito molto più elegante, con nocciole a iosa, mandarini, cioccolato bianco (il Ritter sport bianco col ripieno di frutta), crosta di pane… Lo sherry è più evidente ma resta molto pulito ed equilibrato; c’è anche un evidente e assai piacevole tocco floreale di acqua di rose. Solo dopo un po’ emergono le spezie e il legno. Bellissimo naso. P: un po’ deludente rispetto al naso, complice senz’altro una gradazione depotenziante. È piuttosto dolce, con cioccolato al latte e ananas in prima fila. Buccia di pompelmo, a confermare il ruolo che l’agrume ha nella palette aromatica di Macallan, e pepe bianco – ma nel complesso un po’ piatto. Vira al secco verso il finale. F: dolce, frutta mista (ananas) e ancora nocciola.
Ha un carattere differente dagli altri, e certamente dimostra un’eleganza superiore e apprezzabile. Il bilanciamento fra spezie, dolcezza e frutta è buono, soprattutto al naso: peccato, infatti, per la sensazione di un palato un po’ monocorde. Ciononostante, 85/100.
Macallan 18 yo ‘Triple cask’ (2019, OB, 40%)
N: ancora frutta secca molto esibita: la sensazione è di oleosità, poi noci e mandorle. Non manca un lato più compiutamente fruttato, al limite di un tropicale trattenuto ed elegante, con mango, ananas caramellato; poi cannella, tabacco, cioccolato e fichi secchi a go go – lo sherry è con noi. P: molto tropicale anche qui, poi tanta mela. Seguono a ruota le spezie (peperoncino e zenzero, a sottolineare la piccantezza). Cacao amaro e ancora frutta secca (mandorle). Poi il toffee cremoso e una nota di caramello, che richiama il croccante. F: mandarino, toffee, noce moscata e pepe.
Non è affatto un cattivo whisky, è nel complesso molto incentrato sulla frutta secca e il toffee. In franca onestà, ci pare un peccato che manchi di quel quid in grado di farlo emergere sui suoi coetanei 18enni, sempre più agguerriti. Tra le altre cose, anche se nella valutazione noi non teniamo mai conto del prezzo, questa è una boccia da 240€… 84/100.
Macallan ‘Estate’ (2019, OB, 43%)
N: improvvisamente una nota di All Stars sudate, di gomma umida e chiusa: ma non temete, il whisky è stato servito un pelo troppo freddo e occorre aspettare. Pian piano si passa al fieno umido e infine, miracolosamente, si apre. Quando succede, esce subito l’arancia (olio essenziale), poi spezie varie fra cui la cannella e curiosamente… il curry. Poi note più attese, come la banana, il mango, l’arancia matura e un tocco evidente di ciliegia/amarena. P: si apre con liquirizia e caramello, seguite da scorza di arancia e cacao amaro. Curiosa nota distinta di curry, che anche al naso aveva fatto capolino. Mela cotogna cotta, prima di un retrogusto speziato fra zenzero, pepe rosa e noce moscata. F: cacao amaro e cioccolato fondente, cacao amaro, castagna dolce.
Ha bisogno di parecchio tempo per aprirsi, occorrono il giusto distacco e la giusta pazienza. Quando succede, però, si scopre un whisky molto equilibrato e piuttosto energico, con note agrumate spiccate e una coerente cremosità cioccolatosa. 87/100.

Macallan ‘Rare Cask’ N.3 (2018, OB, 43%)

In vacanza a Dubai e non sai come spendere quei fastidiosi ultimi 5k di spiccioli? Passa da noi!

È oggettivamente buffo sapere che tanti appassionati di soldi (non di whisky: di soldi, avete letto bene) si gettano a capofitto su ogni nuovo Macallan che Iddio getta in terra, ed è particolarmente buffo che lo facciano per la serie Rare Cask. Senza voler essere sgarbati, sia chiaro, ma quanto può essere scorretto e disonesto intellettualmente mettere sul mercato ad almeno 260€ un imbottigliamento senza età dichiarata, con una tiratura da decine di migliaia di bottiglie, chiamandolo “Rare Cask“, facendo una serie il cui numero di batch riparte da 1 ogni anno? Dai, sembra una roba tipo “mandato zero“, quelle supercazzole francamente offensive per l’intelligenza umana, ma tant’è: queste versioni sono sold out dovunque, quindi chi ha ragione, chi le produce e le vende o chi semplicemente ne scrive? Insomma, pieni del torto che ci confà andiamo a recensire il batch #3 della serie Rare Cask di Macallan, composto da barili sia di quercia americana che europea. Buono a sapersi, eh.

N: molto profumato, molto aperto e aromatico, piuttosto ruffianone. C’è uno sherry molto succoso, molto fruttato, tra note di arancia rossa, di pesca (di tè alla pesca), di buccia di mela rossa. Uvetta. C’è pure la quota di ex-bourbon, con vaniglia evidente ma integrata: panettone? Caramella mou.

P: buono, l’ingresso è un po’ in punta di piedi, inizia beverino ed evolve verso la profondità. Crosta di panettone, arancia rossa, gelato Malaga. Crostata bruciacchiata. Non si può non menzionare il legno, con qualche punta speziata, forse chiodi di garofano. Tanto cioccolato al latte.

F: cacao, tè troppo infuso, uvetta; rivela una quota di artificiosità, virando sul secco e sul legnoso.

Facile, godereccio, piacione, il finale svela che qui c’è stata una bella operazione di ingegneria dei legni. Tutto bene, tutto legittimo, il whisky è obiettivamente piacevole, diciamo da 86/100. Tenendo conto di ciò, ne compreremmo mai una bottiglia? No.

Sottofondo musicale consigliato: Nick Cave – Leviathan.

Macallan 18 yo 1971 (1989, OB, 43%)

Tra meno di una settimana ci troveremo per il settimo anno consecutivo ad aprire qualche bottiglia speciale e dei tempi che furono sotto le benevolenti insegne del Tasting Facile. La degustazione è sold out, ma siccome siamo sadici vi mettiamo comunque qui il link con le bottiglie in degustazione. Quest’anno purtroppo e stranamente rimarremo orfani di Macallan, una distilleria che siamo quasi sempre riusciti a inserire nel parterre, e quindi per aiutarci a elaborare il lutto, abbiamo pescato un campione superstite proprio da un Tasting Facile di qualche annetto fa. Quando ancora un 18 anni del 1971 non costava quanto un motorino. L’import è di Giovinetti.

de6f223c-8e37-11e6-8e32-2c08811f9246N: mamma mia, che spettacolo. Il profilo è quello dei vecchi Macallan, e fin qui siamo al pleonasmo. La cosa che più stupisce è una freschezza balsamica incredibile, profonda (eucalipto); poi per suggestione verbale, aceto balsamico, aceto di more. Si apre il quaderno della frutta rossa, con more, lamponi, cioccolato fondente alla frutta rossa; anche ciliegia sotto spirito, molto intensa. Escono, col tempo, note profonde di legno, di mobili vecchi, di tabacco da pipa.

P: eccellente, come previsto. Il corpo è pieno ma dalla la bevuta è molto facile. Sbalordisce l’intensità della frutta rossa, anzi: della frutta nera, con more in evidenza e una quantità inimmaginabile di marmellata di mirtilli. Uvetta, cioccolato fondente, scorza d’arancia rossa essiccata. Chinotto. C’è anche una nota evidente di nocino – sia detto con rispetto, eh. Resta ancora balsamico, con erbe aromatiche secche (timo forse?). Sopratutto verso il finale arriva una nota polverosa, da legno vecchio…

F: eccellente, lungo, infinito anzi: parte avvolgente e dolce, con marmellata di mirtilli e cioccolato, torna poi quella nota balsamica ed erbacea, qui più amara, che ci fa venire in mente addirittura un cenno di propoli.

Abbiamo sentito una volta un saggio decano del mondo del malto lamentarsi della serie dei 18 anni di Macallan perché, esclusi quelli più recenti, molti vintage tendono ad assomigliarsi e quindi, pur essendo tutti di qualità molto alta, alla fine non sorprendono. Ecco, quanto vorremmo anche noi aver perso quello stupore fanciullino, vedendolo evaporare dopo aver tracannato decine di questi vecchi Macallan. E invece a noi non resta che meravigliarci e inchinarci di fronte a un profilo unico per davvero: 93/100. Noi promettiamo che Macallan l’anno prossimo tornerà nel Tasting Facile: ma se vi capita sotto mano, spendeteli questi soldini per un dram, perchè ne vale la pena.

Sottofondo musicale consigliato: Diodato – Non ti amo più

Macallan Edition No.4 (2018, OB, 48,4%)

Ormai è francamente difficile star dietro alla gran messe di imbottigliamenti senza età dichiarata messi sul mercato da Macallan: non ci sarebbe niente di male, se non fosse che generalmente, dato che The Macallan è “brand di lusso” e non più (o non più solo) “grande distilleria di whisky”, queste bottiglie escono a prezzi obiettivamente insensati e restano ostaggio dei flippers, che le rivendono ad altri flippers, eccetera eccetera. Niente di male, niente di illegittimo, per carità: la tendenza delle aste recenti però mostra bene come il mercato si stia iniziando a stufare di questi atteggiamenti, e insomma, staremo a vedere. Oggi assaggiamo una versione tra le più ‘accessibili’, l’Edition n.4: si tratta di un’edizione limitata, limitatissima anzi, a sole 300.000 bottiglie (…), ed è maturata in… tenetevi forte, sedetevi, fate un respirone… European/American Oak refill butts, European/American Oak refill hogsheads, American Oak first fill Vasyma hogsheads, European Oak first fill Diego Martin Rosado butts, European Oak first fill Jose Y Miguel Martin butts, European Oak first fill Tevasa butts/puncheons e infine European Oak first fill Tevasa hogsheads. Ok, grazie per la trasparenza, Macallan. L’intera linea delle Editions verte proprio sull’importanza del legno per Macallan: avevamo assaggiato l’Edition n.2 e ci era piaciuta molto, nonostante tutto, quindi stiamo a vedere. Come quell’altra volta, ringraziamo Marco Callegari e Velier per il campione.

N: è un profilo molto ‘marrone’, e con questo non siate maliziosi nel trarre conclusioni affrettate. C’è qualcosa di molto appiccicoso, bruciato: caramello, crosta di torta di mele bruciacchiata, melassa. Si spinge poi ancora più un profondità con carruba e foglia di tabacco, fichi secchi, e a tratti si fa torrido (oh, l’avevamo scritto così in bozza, abbiate pietà, qualsiasi cosa voglia dire). Banoffie pie, se conoscete questa aberrazione britannica. Noce di Pecan, a restituire come una densità da bourbon. Arancia rossa un poco rancida: un’arancida?

P: il corpo è buono, la gradazione sostenuta si svela inavvertita, e l’attacco è dominato da sapori molto intensi: ancora caramello, carruba, marmellata di arancia amara (un’arancida amarcia, forse, a questo punto?), crostata bruciacchiata, banana caramellata, ancora forse qualcosa di tabaccoso. Si sente il legno, con spezie varie e foglie di tabacco. C’è però un qualcosa di strano, con un’acidità quasi da salsa agrodolce.

F: non lunghissimo, intenso però, con legno, carruba e arancia.

Il discorso, purtroppo, è il solito: se mi scrivi 7 anni e me lo fai pagare 40€, lo apprezzo; se me lo fai pagare 130, non mi dici l’età e te la meni, mi trovo costretto a penalizzarlo. Il rapporto qualità/prezzo non è certo dei migliori, ma comunque, intendiamoci, si lascia bere piacevolmente: e in fondo se sei miliardario, una bottiglia da 130€ è fascia da entry-level, con i whisky da 40€ ci fai lavare i cessi alla servitù, probabilmente. Fossimo in Macallan staremmo a meditare un po’ sul futuro: come insegna quel tale “la reputazione di oggi sono le vendite di domani”, e come insegna quell’altro “la reputazione di un brand è quel che la gente dice quando non sei nella stanza”. Comunque, 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Sfera Ebbasta – Ricchi x sempre.

Tasting Facile 2018

Per il sesto anno consecutivo si terrà a Milano il Tasting Facile: una degustazione in cui apriamo bottiglie speciali, che vogliamo condividere con altri appassionati di whisky perché si sa, certe emozioni sono troppo grandi per essere serbate nel proprio intimo. Spinti dalla curiosità, abbiamo guardato al passato e siamo andati a cercare le bottiglie che abbiamo aperto nel corso dei cinque appuntamenti degli scorsi anni: Springbank 21 Archibald Mitchell, Rosebank 12 Zenith Import, Talisker 1947/1982 Gordon&Macphail, Linkwood 1946/1986 Sestante, Macallan 7 anni Giovinetti e Maxxxium, Macallan 18 anni 1971, Macallan 12 yo Giovinetti, Mortlach 1984/1996 Wilson&Morgan, Mortlach 16 Flora & Fauna, Ardbeg 1979/1991 G&M, Glendronach 1990/2001 Cadenheads, Glendronach 1990/2013 Silver Seal, Glendronach 15 Revival, Octomore Comus, Highland Park 25, Talisker 25 ed.2004, Kilchoman 2007/2013 Sherry Cask, Clynelish 14 Flora & Fauna, Clynelish 15 Tartan Collection, Port Ellen 1971/1990 G&M, Lagavulin 12 yo 2013, Tomintoul 1967/2000 G&M, Bruichladdich 16 “Cuvee E”.

Nessuna degustazione è mai costata più di 35 euro. Quest’anno, purtroppo, ci vediamo costretti ad alzare l’asticella del prezzo, che salirà a 50€: e però, francamente, speriamo che il parterre possa farvi accettare questo gettone con serenità – anche perché, come dire, c’è un Macallan del 1958 (anche se la banda col vintage è caduta, le caratteristiche dell’etichetta sono molto precise) qua in mezzo.

  • Bell’s 12 yo (anni ’70)
  • Glen Grant 10 yo (anni ’80)
  • Macallan 1958 Rinaldi (imbott. 1971)
  • Longrow 19 Cadenhead’s ‘Warehouse Tasting’ Single Cask
  • Lagavulin Jazz Festival 2017

Il Tasting Facile sarà il 15 dicembre, la sede è quella ormai consueta dell’Harp Pub Guinness a Milano, e il costo – come detto – sarà di 50€. La degustazione è riservata a 30 persone, e si prenota esclusivamente mandando una mail a info.whiskyfacile@gmail.com – per cortesia, se ci avete dato adesione a voce rimandateci la mail, perché se fate affidamento sulla nostra memoria cascate male.

Non dovremmo bere male, dai…

Botti da orbi – recensioni dal Whisky revolution festival

Torna la rubrica di recensioni di Marco Zucchetti, che ritroviamo ispirato come un trequartista brasiliano nelle giornate di grazia. Questa settimana lui e la sua folta barba tornano a Castelfranco Veneto, per la seconda parte del florilegio dal Whisky Revolution Festival (qui la prima, per chi se la fosse persa).

Clynelish 12 yo (2005/2018, Gordon&MacPhail, 55,1%)

Così come ti aspetti di finire con la bocca incendiata a pietire acqua e pane quando assaggi il chili messicano, ormai ti aspetti di immergerti nella cera appena ti avvicini a un Clynelish. Ma qui no, i refill sherry butt e l’alta gradazione funzionano da carta da regalo. Bisogna scartarlo. Senz’acqua al naso se la giocano note di miele d’erica e burro, con noce moscata e vaniglia. C’è della frutta (mango?) e dell’agrume, più arancia che limone. Forse un tocco acidino, non si sa bene se fruttato (mela renetta) o il burro che si fa rancidino. In bocca è dolce, malto fruttato, ananas, nocciole e di nuovo miele, ma stavolta biscotto al miele. Cioccolato al latte e un retrogusto di arancia amara. Bon, adesso però dato che per il 70% siamo fatti d’acqua, mettiamone una goccia. Sortilegio. Al naso ecco la cera, aromatica, con fiori di campo e una suggestione zuccherina di uva bianca. E in bocca, che miglioramento. Anche qui fiori, propoli, arancia e pepe bianco. Si rilassa, diventa confortevole e si lascia andare a un finale dolce, di mou, con zenzero e una frutta gialla matura. Senz’acqua è dignitoso, con acqua diventa un gran bel dram primaverile.

Trasformista. 86/100

Kilkerran 11 yo (2007/2018, Cadenhead’s, 58,1%)

In ogni videogioco c’è il mostro che non riesci a battere perché non trovi il punto dove colpirlo. Questo Kilkerran è un po’ così, il rompicapo del festival. Grado alto, sherry pesante, torba, marinità: mancano solo prosciutto e funghi per farlo diventare la pizza Capricciosa degli scotch. Intimiditi da tanta varietà di stimoli, ci si butta il naso. Olive nere arrostite, torba sporca ma piuttosto evidente. È umido, ti porta in un luogo tra la stalla (fieno umido) e la cantina. C’è del tabacco, i chicchi di caffè emergono nitidi insieme al caramello bruciato. La frutta è scura, prugne di ogni tipo e noci. Curioso tocco acido, come di vomito. Mi pare di sentire mia madre che si indigna: “Bleah, che schifo!”. Ok, allora bucce di prugne aspre. Con l’acqua la salamoia (marchio di fabbrica) si fa più netta, l’acidità diventa di vino. E anche divina. In bocca lo sherry è appiccicoso, caramello e caffè. Tantissima dolcezza, cioccolato (il caro vecchio Mars). È sciroppato, ma anche grasso. Pesce grasso affumicato, tannino sottoforma di chiodi di garofano. Sapori XXXL, pesi massimi che si confrontano fra dolcezza e bruciato. Vince la prima, con frutti rossi sciroppati, cioccolato al latte e un fumo che rimane a rassettare il campo di battaglia. Bella sfida, un gran bel casino sensoriale, come se Yin e Yang si prendessero a testate. L’acqua non gli cambia volto, rimane piuttosto omogeneo. La prepotenza con cui si impone la dolcezza non è bellissima, ma è uno di quei whisky che ti tengono compagnia per ore dopo averlo finito. Certo, devono piacere i rompicapi, i gusti estremi, i piercing, i formaggi puzzoni, il grunge, il calcio del West Ham. Se non volete regole e giornate facili, è fatto per voi.

Taglia forte. 87/100

Old Perth 2004 13 yo (Macallan and Highland Park, 43,8%)

Alla prima occhiata pensi di avere un problema di cataratta o daltonismo selettivo, probabilmente non vedi bene i colori, ma solo i liquidi. Ha 13 anni ma è scurissimo, di un mogano scuro che ben sta su rum e Armagnac. Appurato che la tua vista è ancora buona e che il colore è solo colpa di quel birbante dello sherry, dai una snasata. E pensi di avere un problema spaziotemporale: meglio controllare di essere ancora nel XXI secolo, perché dal bicchiere ti arrivano suggestioni ottocentesche di vecchia biblioteca, poltrone di cuoio, tabacco da pipa, un che di cantina. Quanta è bella giovinezza lasciatelo dire ai poeti rinascimentali, noi si preferisce la vecchiezza. Il naso non vuole staccarsi, ci pesca ancora more, uvetta, cioccolato fondente, chiodi di garofano, perfino un filo di torba e dei frutti scuri, tipo more. Sembra Benjamin Button, ha 13 anni ma dimostra i secoli. E cambia parecchio, in dieci minuti le note stantie si dissolvono e resta una dolcezza di panettone e amarena sciroppata. Forzandosi (il naso è tiranno, vorrebbe tenerselo tutto per lui), gli dai un sorso. Severo come la signorina Rottermeier, secco come la nota di una maestra. Lo sherry è sovrano, il legno impera. Ci sono le note amare dei Macallan (noci, caramello bruciato), il lato fruttato è limitato a un tocco di fragola, si gonfiano le spezie con pepe nero e cannella. La dolcezza è limitata al malto, ma anche se in secondo piano si avverte. Il fumo di Highland Park cuce insieme l’arazzo. E quando pensi di averlo capito, nel finale assai lungo ecco il sorprendente ritorno delle more (come le vecchie e care Big Fruit), un tocco di cola, uvetta a piene mani. Ecco, ci sarebbe da prendere un aereo, andare a suonare alla porta di Morrison&Mackay e implorarli di ritrovare quella botte, se ancora c’è. Buttare via il Billy dell’Ikea, la pianta che tanto viene l’inverno e di sicuro muore. Farle spazio e metterla in casa, come l’opera d’arte che è stata.

Storiografico. 90/100

“Speyside Dew” – BLEND Whiskybar, Castelfranco Veneto

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Anche al ritorno dalle vacanze la voglia di un buon whisky-cocktail non ci abbandona e, per affrontare gli ultimi colpi d’arsura, abbiamo chiesto al ragazzi del Blend Whiskybar di creare un drink con nientepopodimeno che… Sir Macallan! Noi lo assaggeremo il prossimo weekend, a Castelfranco Veneto, durante il Whisky Revolution Festival… Ci sarete anche voi, giusto? GIUSTO?

Come al solito hanno accettato la sfida ed ecco la loro risposta:

Abbiamo optato per un imbottigliamento di cui molti nostri clienti vanno 17309322_1695590797405665_2746426314597896541_nparticolarmente ghiotti, ovvero Macallan 12 yo sherry oak, che oggi sarà la pregiatissima base per un long drink dissetante ma complesso e introspettivo allo stesso tempo. 

Questo whisky, che al naso porta delicatissime note floreali fino ad arrivare a una mela che si fa via via sempre più torta, ci regala al palato tutto il suo carattere burroso e nocciolato con un picco di dolcezza vellutata tipica della crema pasticcera. In questo imbottigliamento è davvero influente il contributo dello sherry oak. Alle note morbide e piacione della leggenda dello Speyside abbiamo voluto abbinare quelle di uno dei tè più pregiati dell’arcipelago nipponico: il Gyokuro. L’aroma è penetrante, di prato fiorito e oceano e il suo gusto rotondo e morbido ci ha conquistati subito. Un tè chiamato anche “rugiada” per il colore verde brillante, che gode di un’essiccazione particolare, per mantenere un alto contenuto di clorofilla, la chiave delle sue nuance così dolci e vellutate. Per far convogliare a nozze il nostro sir scozzese con la sua gheisha nipponica abbiamo ben pensato di giocare con due prodotti fatti in casa “Blend”: uno sciroppo dai forti caratteri balsamici e amaricanti ottenuto da una riduzione di tonica infusa al cardamomo, e un bitter vivacissimo e leggermente piccante.

Da questo intrecciarsi di culture e colori nasce una “bibita” dissetante dalla dolcezza speziata e profonda, ottima per dare un po’ di brio in queste ultime settimane estive.

Slainte!

Ingredienti:

5cl Macallan 12yo sherry cask

9cl Te verde Gyokuro

0,5cl Tonic reduction

3 dashes creole bitter

Autore: Alberto Beltrame

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Macallan 12 ‘Sherry Oak’ (2017, OB, 40%)

Nonostante il drammatico rientro post-vacanziero, siamo ancora obnubilati dagli ozii e per tale ragione ci concediamo di iniziare la settimana con una coccola: Macallan 12 anni ‘sherry oak’. Confessiamo di non capirci tanto nel mare magnum del core range di Macallan, il produttore più posh di Scozia (poshness cui contribuisce il nuovo grandioso design della stessa distilleria, una bazzecola da 140 milioni di sterle) – ma ci sembra di aver capito che, dopo anni di assenza, il 12 anni in sherry sia finalmente rientrato in distribuzione in Italia. Armati di bicchiere, eccoci ad analizzarlo solo per la gioja dei nostri ventisei lettori.

N: intenso ed aromatico, molto ricco; davvero apprezzabile l’intensità anche a 40%. Esibisce generose staffilate di gelée alla fragola, di arancia, di un bel chinotto. Legno fresco e vagamente vaniglioso (addio, botti dai sentori di legno umido e profondo!). Ricorda cose iperzuccherate, in generale: sciroppo di ciliegia, o amarene Fabbri. Fichi molto maturi e cristalli di zucchero.

P: molto morbido, decisamente dipanato e zuccheroso. Ha proprio chiaro un senso di zucchero profondo e ‘secco’: quindi pastiglia Leone alla fragola, sciroppo di amarena, confettura di frutti rossi. Succo d’arancia e tocchetti di legno fresco. Cioccolato al latte. Verso il finale tende a una certa astringenza.

F: pulito e zuccherino, di nuovo, di media persistenza. Mele e sciroppo di ciliegia.

Molto zuccherino, al limite della ruffianeria – forse oltre tale limite, a dire la verità. Si sente nettamente il legno ‘fresco’, con un impatto molto forte sul distillato. Tecnicamente gli diamo 83/100: valutiamolo per quel che è, un whisky di 12 anni imbottigliato a 40% che dovrebbe essere un entry-level: non è certo particolarmente complesso ma non ha veri difetti, a parte quello del prezzo (costa più di 80€). A dispetto di quanto scrive F. Paul Pacult, “world renowned whisky writer”, noi non siamo convinti che sia “semplicemente il miglior 12 anni sul mercato”: anche se, di certo, se volete impressionare gli ospiti sul vostro yacht questo Macallan farà la sua porca figura, in una serata d’estate, mentre siete lì ormeggiati davanti ad Anacapri.

Sottofondo musicale consigliato: Queens of the Stone Age – Millionaire.

Macallan 18 yo ‘sherry oak’ (1985/2003, OB, 43%)

Sarebbe offensivo per la vostra specchiata intelligenza delle cose del whisky premettere a questa recensione una didascalica circonvoluzione retorica che spieghi cosa, come e perché: non prendiamoci in giro, la serie dei Macallan 18 anni in sherry con il millesimo indicato non richiede nulla di tutto ciò. Consultate Whisky Paradise se volete della pornografia di Macallan (e non solo, per la verità) e avete velleità di studiare le variazioni delle etichette: noi qui vi raccontiamo solo di questo diciottenne del 1985.

N: un whisky molto ‘arancione’, in cui le suggestioni ci parlano di una bella brioche calda all’albicocca, marmellata di fragole, mele rosse fresche e miele. Un pizzico di vaniglia, il classico ciambellone al forno e cera d’api – quest’ultima testimonia di una cosa che si sa: che il distillato di Macallan ha le spalle larghe. Pane al latte con uvetta (e uvetta da sola); pasta di mandorle. Lo sentiamo molto caldo, anche se lontano dalle profondità dei mitici 18 anni anni ’60-’70, con generose zaffate di legno di botte, piacevolmente tostato, quasi ‘tabaccoso’, dopo un po’. A ben vedere l’arancia c’è, eccome se c’è.

P: potente, ma anche molto elegante: pare quasi cask strength, a giudicare dal kick e dalla texture. I sentori di frutta rossa (merita una menzione speciale l’uvetta, evidentissima) qui sono decisamente più evidenti; ancora molto maltoso e anche burroso, il che ci rimanda di nuovo all’immagine di una bella torta appena sfornata. Ancora arancia e miele – in definitiva, è molto coerente col naso, anche se certo stupisce per carattere.

F: lungo e persistente, note di burro tostato, arancia e uvetta.

Diciamo fresco ma non troppo, perchè il legno dà profondità, tostatura, sfaccettature: non sarà forse un mostro di complessità, e certo siamo lontani dal mito, dai Macallan storici e supersherried distillati nei decenni precedenti… Ma non ci sentiamo di condannarlo per contrasto con la storia, anzi: ci piace valorizzarne la modernità (ci sono sentori che fanno pensare a quercia americana), la coerenza, la soddisfazione che ti lascia. 89/100, davvero molto buono. I prezzi guardateli voi, che a noi ci scappa da piangere.

Sottofondo musicale consigliato: Guns n’ Roses – Estranged.

Macallan-Glenlivet 25 yo (1950/1975, Gordon&MacPhail, 43%)

Ci stiamo lentamente avvicinando al Milano Whisky Festival: come sempre, accanto ai banchetti degli importatori e distributori, degli imbottigliatori e degli appassionati, c’è uno stand che proprio non si può perdere di vista: quello di Giorgio D’Ambrosio e Franco Dilillo, due tra i maggiori collezionisti al mondo. Per darvi un’idea delle bottiglie che si possono trovare, oggi vi presentiamo uno dei campioni che ci siamo portati a casa l’anno scorso… Un Macallan 25 anni di Gordon & MacPhail, distillato nel 1950 e imbottigliato nel 1975, importato in Italia da Pinerolo. Serve dire altro?

N: chapeau, e dovremmo chiudere qui il naso. Siamo accolti da quella coltre di polverosa umidità che solo nei distillati così attempati sappiamo riscontrare: dunque una straordinaria cera, la cera d’api, un vecchio cassetto di legno… C’è una nota di ‘chiesa’, peculiarissima, davvero setosa. Vecchi mobili in legno: c’è proprio profumo di legno vecchio in cantina, forse perfino con una lieve nota di resina. Se dovessimo attribuirgli un colore, sarebbe un arancione intensissimo: ha note di albicocca disidratata, di una brioche gonfia di marmellata di frutti di bosco, fragole, molta arancia (che col tempo diventa sempre più buccia d’arancia), chips di mele. E perché non fichi secchi? E perché non un miele millefiori?

P: forse ha lasciato qualcosina in intensità a quei quarant’anni di invecchiamento in bottiglia; ripropone comunque in maniera più che persuasiva quel binomio del naso tra note setose e ‘antiche’ e rimandi a una grande frutta matura. Partiamo da quest’ultima dimensione: miele senz’altro, ancora molta arancia (marmellata e scorzetta), mele rosse, confettura di albicocca. D’altra parte, ecco tornare un legno impolverato, quello splendido senso di umidità, di cera. Se dicessimo di sentirci una leggera nota sapida, anzi proprio salata, ci prendereste per matti?

F: un leggero fumino, un che di tostato (o, chissà, proprio di torbato: è un fumino acre…) perdura un senso ancora di legno, malto, miele, frutta gialla, perfino qualcosa di più ‘grasso’, tipo toffee.

Assaggiare certe chicche di un tempo in cui non eravamo neppure nati vuol dire confrontarsi con la leggenda, con il mito, con bottiglie che in asta vanno ben oltre le mille euro… Questo Macallan non fa eccezione, e il naso è un’esperienza assolutamente unica: certo rimane la sensazione che gli oltre quarant’anni in vetro abbiano sottratto un po’ di gradazione e di intensità, soprattutto al palato. A un naso da (molto) oltre 90 punti, dunque, segue un palato meno straordinario, e ci fermeremo per questo a un deferente 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Yes – Starship Troopers.