Macallan 18 yo ‘sherry oak’ (1985/2003, OB, 43%)

Sarebbe offensivo per la vostra specchiata intelligenza delle cose del whisky premettere a questa recensione una didascalica circonvoluzione retorica che spieghi cosa, come e perché: non prendiamoci in giro, la serie dei Macallan 18 anni in sherry con il millesimo indicato non richiede nulla di tutto ciò. Consultate Whisky Paradise se volete della pornografia di Macallan (e non solo, per la verità) e avete velleità di studiare le variazioni delle etichette: noi qui vi raccontiamo solo di questo diciottenne del 1985.

N: un whisky molto ‘arancione’, in cui le suggestioni ci parlano di una bella brioche calda all’albicocca, marmellata di fragole, mele rosse fresche e miele. Un pizzico di vaniglia, il classico ciambellone al forno e cera d’api – quest’ultima testimonia di una cosa che si sa: che il distillato di Macallan ha le spalle larghe. Pane al latte con uvetta (e uvetta da sola); pasta di mandorle. Lo sentiamo molto caldo, anche se lontano dalle profondità dei mitici 18 anni anni ’60-’70, con generose zaffate di legno di botte, piacevolmente tostato, quasi ‘tabaccoso’, dopo un po’. A ben vedere l’arancia c’è, eccome se c’è.

P: potente, ma anche molto elegante: pare quasi cask strength, a giudicare dal kick e dalla texture. I sentori di frutta rossa (merita una menzione speciale l’uvetta, evidentissima) qui sono decisamente più evidenti; ancora molto maltoso e anche burroso, il che ci rimanda di nuovo all’immagine di una bella torta appena sfornata. Ancora arancia e miele – in definitiva, è molto coerente col naso, anche se certo stupisce per carattere.

F: lungo e persistente, note di burro tostato, arancia e uvetta.

Diciamo fresco ma non troppo, perchè il legno dà profondità, tostatura, sfaccettature: non sarà forse un mostro di complessità, e certo siamo lontani dal mito, dai Macallan storici e supersherried distillati nei decenni precedenti… Ma non ci sentiamo di condannarlo per contrasto con la storia, anzi: ci piace valorizzarne la modernità (ci sono sentori che fanno pensare a quercia americana), la coerenza, la soddisfazione che ti lascia. 89/100, davvero molto buono. I prezzi guardateli voi, che a noi ci scappa da piangere.

Sottofondo musicale consigliato: Guns n’ Roses – Estranged.

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Kilchoman Sanaig (2016, OB, 46%)

Lunedì sera abbiamo tenuto la terza degustazione della stagione 2016/2017 all’Harp Pub Guinness, il regno dei Corbetta e per tutti gli altri tempio del whisky milanese e punto di ristoro per gli affamati e gli assetati frequentatori del Politecnico. Si trattava di una degustazione a tema “torba”, in cui abbiamo cercato di approfondire cosa sia la torba, questa sconosciuta, e di mostrare differenti stili di whisky che da essa possono dipendere. A tal proposito, ci piace linkarvi questo articolo del più fresco blogger di whisky italiano, che di torba è un esperto – e non solo perché beve troppi whisky di Islay, badate bene, ché lui con la torba ci lavora. Oltre a Kilkerran, Caol Ila e Longrow, in degustazione avevamo il secondo imbottigliamento stabile del core range di Kilchoman, ovvero Sanaig: il nome deriva da una gola rocciosa nei pressi della farm distillery, ed è una miscela di whisky di 6 anni, invecchiati in botti ex bourbon a primo riempimento e botti ex Oloroso, anch’esse first-fill, con netta predominanza di queste ultime (rapporto 70/30). Sappiamo bene quanto Kilchoman creda e investa nei barili, a tal punto da farseli spedire interi, non smembrati in doghe, per far sì che i legni non si secchino e restino bene impregnati. Si aprano le danze…

N: elegante e bello aperto, mostra innanzitutto un lato sherried che potremmo identificare così: frutta cotta (mele e prugne), frutta rossa, caramella gommosa ai frutti rossi. Spiccatamente zuccherino (non si nasconde certo la vaniglia, ché i legni americani non sono un dettaglio), ma con una torba che non molla un attimo (braci, camino); rileviamo anche uno spruzzo d’acqua di mare e rivela anche una componente erbacea niente male. A tratti traspare una sincera gioventù, con note di distillato giovane e fresco: di certo non è un naso ruffiano, anche se costruito con una forte impronta di sherry.

P: salutateci l’alcol (#CIAONE, ALCOL!) che come per magia è sparito dal bicchiere. Anche qui ribadiamo un senso di innata eleganza. Spieghiamoci: c’è dolcezza sì (caramello, frutta gialla e un pizzico di frutta rossa), ma è in fondo bilanciata da una torba vegetale acre, con una grossa componente affumicata, al limite del medicinale-amarognolo. Completa un’intensa arancia rossa.

F: perpetra a lungo le tre anime di cui dicevamo, tra torba fumosa, dolcezza intensa e qualche spigolo vegetale.

Pensato per essere l’alter ego del Machir Bay, sviluppa bene il concept dell’invecchiamento in sherry, mantenendo però gli aspetti più convincenti del cuginetto: certo la dolcezza è in primo piano, ma ben bilanciata dallo stile ruvido e torboso di casa Kilchoman, con quell’effetto ‘bruciacchiato’ e caramellato che alla fine ci convince appieno: 86/100, via così!

Sottofondo musicale consigliato: Rolling Stones – Angie.

Cena Gluglu – Grain Whiskies, 26/2/15

FullSizeRenderGiovedì scorso abbiamo avuto il piacere di partecipare per la prima volta ad un evento organizzato dallo storico Whisky Club Gluglu, attivo da quindici anni grazie soprattutto alla voglia e all’entusiasmo di Glen Maur, mattatore e mastermind del club. Il format è stato quello della cena-degustazione: sei (in realtà sette, in realtà otto…) whisky abbinati ad altrettante portate, raffinatissime, preparate dallo chef Mario Pozzi della Trattoria del Glicine di Cernobbio. Il tema era il grain whisky, genere solitamente sottostimato (“pff, roba da blended”) ma che sa regalare guizzi di genio: abbiamo assaggiato l’Haig Club (quello di Beckham); uno Strathclyde 12 anni (2001/2013) della serie Cask Strength di Chivas, a 62,1%; un Invergordon 21 di Cadenhead’s (1991/2013, 46%); un North British di Wilson & Morgan (1991/2014, cask #3325); un Girvan ancora di Cadenhead’s di 33 anni (1979/2013) a 46%; un Port Dundas ufficiale (Special Release di Diageo 2011) a 57,4%. Tra questi grain, che onestamente ci hanno complessivamente sorpreso positivamente (alla faccia di tutti i pregiudizi…), una menzione d’onore la diamo all’Invergordon, che ci ha stupito perché inusuale, meno dolce degli altri e più particolare, con note quasi torbate ed erbacee al palato; ma eccellenti erano anche il Girvan, molto complesso e strutturato, così come il North British; e lo Strathclyde, pure così giovane, aveva un’intensità al palato molto piacevole. Non ci spingiamo a dare valutazioni numeriche, ma di certo ora possiamo dirci anche appassionati di grain!

FullSizeRender-3Ma oltre a questi sei, abbiamo avuto il privilegio di assaggiare in anteprima un Tomatin 8 anni, selezionato da Gluglu nella neonata serie “Travel Adventures” (per cui si preannunciano confezioni speciali…): un gradevolissimo refill sherry butt, giovane e maltoso ma non privo di guizzi e di qualche nota ‘sporca’, come piace a noi. Presto lo recensiremo con calma, così come recensiremo la vera sorpresa della serata, per cui saremo sempre grati a Mauro: uno Springbank 1965/1990 selezionato e imbottigliato da Samaroli. Un whisky magnifico, semplicemente, con un naso veramente incantevole, di quelli che continuano a mutare, passando da note di cera e libri vecchi a frutta secca, frutta cotta, frutta fresca, tabacco… E si potrebbe andare avanti all’infinito – ma come detto, lo recensiremo presto con calma.

FullSizeRender-2Insomma, un ingresso nel mondo Gluglu veramente ‘in pompa magna’: speriamo davvero di riuscire a organizzare qualcosa assieme, e, se non altro, possiamo assicurare che non sarà certo l’ultima riunione del club cui avremo partecipato… Slàinte!