The Speyside Files #1: Blair Athol, Aberfeldy

Eroici come solo due alcolisti all’ultimo stadio possono essere, la scorsa settimana abbiamo fatto un giretto allo Spirit of Speyside, il festival della regione che ospita un buon terzo delle distillerie scozzesi. Il giretto è stato matto e disperatissimo in verità: sono stati tre giorni molto intensi tra visite, degustazioni, incontri e tanti chilometri su una 500 color salmone – sommamente imbarazzante. Da bravi scribacchini recensori, evitiamo la mera cronaca per gettarvi in pasto il resoconto degli assaggi – o per lo meno dei pochi per cui siamo riusciti a mantenere una lucidità tale da appuntarci sintetiche note di degustazione.

Blair Athol è una distilleria deliziosa di proprietà di Diageo: è di strada per lo Speyside venendo da Glasgow e dunque non abbiamo potuto evitare di fermarci per una visita e un paio di assaggi, pescando nel range di Flora & Fauna – una menzione per il bar del visitor centre, letteralmente inserito dentro a un mash tun in disuso.

Mannochmore 12 yo Flora & Fauna (2017, OB, 43%)
Generosamente maltoso, con note evidenti di biscotti. Pulito e leggero, tutto sommato semplice e di persistenza medio-bassa, anche se qui e là non mancano degli spigoli erbacei/minerali e una leggera speziatura. Cereale cereale cereale! Un whisky che sa di whisky: 82/100.
Glenlossie 10 yo Flora & Fauna (2017, OB, 43%)
Chiuso al naso e abbastanza ‘spirity’. Note di yogurt, di gelsomino, e diventa molto floreale soprattutto al palato. Vaniglia e frutta gialla. Anche lui complessivamente pulito e abbastanza elegante, nel confronto diretto vince sul Mannochmore. 84/100

Due assaggi e passa la paura, si suol dire (dove? in quali occasioni? mah): forti di un nuovo coraggio, ci rimettiamo in strada e raggiungiamo Aberfeldy, amena e accogliente. Qui ne abbiamo approfittato per assaggiare qualche espressione delle altre distillerie del gruppo Dewar’s.

Royal Brackla 16 yo (2017, OB, 40%)
Note di caramello, poi note fruttate: un filo di banana verde, albicocca, arancia. Decisamente, tè zuccherato. Anche se a soli 40 gradi appare molto ricco e si fa rispettare, mostrando i muscoli di quello che si definisce “the king’s own whisky”. Bello dolce, ma con un finale pulito ed erbaceo. 86/100

 

Glen Deveron 18 yo (2017, OB, 40%)
Per chi se lo chiedesse, dietro questo esotico nome celasi nientepopodimenoché… il single malt prodotto a Macduff. Al naso sembra fruttato e piacevole, con note di frutta gialla (albicocca e pesche). In bocca è un po’ watery, anche se è ravvivato da un sentore salato e leggermente terroso. Strana nota di panna cotta, in un contesto interessante ma che, in fin dei conti, ci delude un po’. 78/100
Sottofondo musicale consigliato: Ariana Grande – No tears left to cry.
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Mannochmore 18 yo (1990/2009, OB, 54,9%)

Uno crede che la Diageo si occupi solo di alcolici, e invece… Presso la Mannochmore Distillery, infatti, si produce anche mangime per animali, utilizzando gli scarti della produzione di molte distillerie. Sebbene la tentazione di assaggiare anche questo prodotto sia… ehm… forte?, ci limiteremo a restare nel nostro campo e ad assaggiare l’ultimo dei pochissimi imbottigliamenti ufficiali del whisky là prodotto: un 18 anni, misto di invecchiamento di botti di bourbon e sherry re-charred (ovvero abbrustolite all’interno in modo che il legno ‘si apra’ e dia di più al distillato) e botti di quercia americana che avevano contenuto sherry. Insomma, un gran casino. Il colore è ramato chiaro.

N: senz’acqua: burro e zucchero (impasto per torte), vaniglia, fette biscottate, toffee, torrone. Pere caramellate; c’è anche frutta tropicale (diremmo papaya disidradata… l’abbiamo appena comprata!). Marshmellow. Note liquorose, a tratti, tipiche solitamente degli sherried; cioccolato al latte (ovetti kinder, molto intenso), uvetta, panettone. Con un po’ di attesa, la dimensione fruttata si apre un po’ (banana). Pian piano esce un legno caldo davvero buono, che porta con sé spezie. L’acqua accende il legno ed esalta soprattutto il lato cioccolato al latte – vaniglia – torrone. A un certo punto il legno ‘si impolvera’, sembrando più vecchio dei 18 anni dichiarati, e le spezie (noce moscata) acquistano intensità. Molto buono, molte sfaccettature non particolarmente ‘eterodosse’, ma è bene così.

P: delizioso. Senz’acqua, nonostante i quasi 55, c’è una dolcezza molto intensa che pervade la bocca con vere fiammate di sapore ed evolve però verso un lieve amaro. Direi, in ordine sparso: cappuccino (? sì, inizialmente avevamo scritto caffè, ma è più dolce), uvetta, pera; cereali (muesli). Ancora vaniglia. Stupiscono piacevolmente le note più ‘vegetali’: un po’ di fieno (aumenta col tempo), tè verde; note di menta ed eucalipto, molto delicate; leggermente speziato e pepato. Poche gocce d’acqua, che al naso non ci erano parse necessarie, giovano molto al palato: non cambia il profilo, ma i sapori assumono tutti maggiore intensità (in particolare uvetta / spezie / menta).

F: non lunghissimo, ma piuttosto intenso. Ancora muesli e uvetta, un po’ di cioccolato al latte; noce moscata, di nuovo, a impreziosire.

Bastano poche parole, crediamo, per descrivere questo Mannochmore: è davvero un buon whisky. Come già accennato, non ha un profilo sorprendente, non ha punte inattese, non stupisce con numeri d’alta scuola: è un ottimo prodotto, è concreto, punta dritto al risultato, e lo ottiene. Il pregio migliore, oltre all’assenza di difetti (il che non è poco), è l’impeccabile bilanciamento dei molti elementi presenti (alcuni più intensi, altri più delicati, ma sempre presenti e in costante evoluzione), soprattutto al naso. Insomma, ci piace: se il finale fosse un pelo più lungo, guadagnerebbe il 90, ma si dovrà accontentare – si fa per dire – di 89/100. Al solito, potete confrontare i nostri deliri con le opinioni di Serge e Ruben, ma anche con quelle di Tim.

Sottofondo musicale consigliato: Max Romeo & The UpsettersI chase the Devil, dall’album War ina Babylon.