Dalwhinnie 25 yo (1989/2015, OB, 48,8%)

Dalwhinnie è una distilleria tutto sommato poco quotata, nonostante rappresenti fin dall’inizio le Highlands nel range dei Classic Malts di Diageo e nonostante sia una delle più visitate per la posizione ‘strategica’ di passaggio tra Glasgow/Edinburgo e il nord della Scozia. Le ragioni di questa sottovalutazione sono per noi oscure, forse si legano al fatto che pochissimi sono gli imbottigliamenti indipendenti di Dalwhinnie e in fondo pochissimi sono anche gli ufficiali, dato che oltre al 15 anni base ci sono un paio di NAS e poco più. Ogni tanto però Diageo spara sul mercato delle edizioni ‘premium’ come questa Special release del 2015: un 25 anni invecchiato solo in botti ex-bourbon refill, quindi non a primo riempimento, a grado pieno e in tiratura limitata a meno di 6000 bottiglie. Diamoci dentro dunque!

dal_25N: che accoglienza! Il naso è da elegante highlander, con una nota minerale (tra la terra umida, la cera, la cera d’api, perfino una delicata sfumatura di erica) immediatamente seducente e di grande persistenza. Poi c’è una freschezza fruttata molto intensa, tra la torta di mele (si sente tutto: l’impasto, la frutta tagliata, il forno profumato dopo la cottura…) e la marmellata d’arancia; un mero ricordo di fragola, delicatissima. Vaniglia e miele, poi una frutta secca tra la mandorla e la nocciola; legno dolce, se ha un senso per qualcuno. Molto ben cesellato. Tabacco da pipa profumato.

P: alcol inesistente, questo whisky si lascia bere benissimo, senza opporre resistenza, e il profilo resta quello minerale e molto elegante intuito al naso. Di nuovo il primo impatto è di cera, di cera d’api, splendidamente minerale (miele, erica); un citrus mix (chissà perché questo inutile anglismo, proprio qui) ci ricorda una certa acidità, fresca e gradevole, non eccessiva. Ancora poi una dolcezza avvolgente e cremosa da torta di mele un po’ vanigliosa, forse ancora uvetta. Ottimo.

F: lunghissimo e persistente, anche se tutto giocato su note delicate di fiori, cera e un leggero fumo. Ah, e ‘sta torta di mele, non la citiamo?

Davvero molto convincente, con quelle note ‘sporche’, cerose e minerali tipiche delle Highlands abbinate ad un lato ‘dolce’ e fruttato molto maturo e screziato. Non avevamo dubbi sulla qualità di Dalwhinnie, e nei prossimi giorni pubblicheremo la recensione di un vecchio 15 anni altrettanto buono: intanto, per questo ci fermiamo a un pieno 90/100. Ah, a ben vedere, tenendo conto della serie in cui è uscito, costa relativamente poco (in commercio attorno ai 300€, se ne trovano ancora bottiglie in giro).

Sottofondo musicale consigliato: Mastodon – Show yourself.

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‘Singleton of’ Dufftown 28 yo (1985/2013, OB, 52,5%)

dufftown, quando ci siamo stati noi

Dufftown, quando ci siamo stati noi

Non provate a dire che “Dufftown è una distilleria di Diageo molto grande ma che non produce single malt”, perché la serie Singleton of Dufftown vede ormai un core range abbastanza nutrito: 12, 15, 18 anni e anche due bei NAS dai nomi tanto evocativi quanto discutibili (Tailfire e Sunray). Noi abbiamo passato una bella serata a bere come se non ci fosse un dom… ehm, a fare birdwatching e a studiare ingegneria degli alambicchi, fuori dalla distilleria; oggi celebriamo quei momenti raffinati assaggiando la special release 2013,  un Singleton of Dufftown di 28 anni imbottigliato a grado pieno – appunto – nel 2013. Alla grande.

singleton_of_dufftown_28_year_old_special_release_2013b_12N: accogliente e rigoglioso, a tratti davvero molto ricco e bilanciato. Ha un ottimo equilibrio tra anime egualmente sfiziose: c’è infatti un lato di ‘frutta cremosa’ (pesche mature, pere belle dolci); ce n’è un altro di miele ai fiori (proprio un naso profumato e fresco!); ce n’è un terzo di frutta secca oleosa e non pesante (nocciole), a braccetto con legno ‘fresco’, appena tagliato. Fresco, abbiam detto, anche se – badate! – emergono bene note maltose, quasi dusty che tradiscono i quasi trent’anni.

P: in parte sorprende: ci aspettavamo un ribattimento sul tasto della cremosità fruttata, e invece si vira decisamente verso l’anima più secca ed amara. C’è ancora il miele a far da filo conduttore, ma si notano sicuramente di più quelle suggestioni di malto amarognolo, erbe (anche infusi), legno. Questo mix contribuisce a offrire l’immagine di un palato più ‘sobrio’ del previsto, certo particolare. Un pit d’arancia?

F: prosegue l’allontanamento dal profilo del naso, con malto frutta secca legno che sfociano in un amaro fin eccessivo; comunque lungo e pulito.

Si merita appieno lo status di ‘special’, perché ti conduce attraverso un percorso certo particolare; detto ciò, a un naso molto promettente seguono un palato e un finale decisamente sbilanciati verso il malto più amaro e meno piacione, senza però sfoderare armi particolarmente affilate. Senza tener conto del prezzo, dunque, il nostro giudizio è di 84/100: un buon prodotto, di buona qualità, ma senza guizzi. Decretammo.

Sottofondo musicale consigliato: Mastodon – White Walker, perché stasera la prima puntata di GOT non ce la leva nessuno.

Aberlour A’bunadh batch #18 (2006, OB, 59,7%)

Restiamo nel cuore dello Speyside e assaggiamo un prodotto che generalmente riempie di soddisfazione chi se lo tracanna: parliamo di Aberlour A’bunadh, ovvero uno sherry monster, NAS, a grado pieno, composto solo da botti ex-sherry di primo riempimento. Introdotta quasi dieci anni fa, questa versione di Aberlour è una delle punte di diamante del core range di distilleria, unendo a una qualità costantemente elevata (basta dare un’occhiata alle valutazioni dei vari batch su whiskybase, o su whiskyfun) un prezzo piuttosto contenuto. Assaggiamo il batch #18, uscito nel 2006 e bevuto per la prima volta circa un anno fa, durante un rendez-vous del forum; a proposito, replichiamo?

Schermata 2014-07-04 alle 17.09.47N: alcol presente ma poco aggressivo. Rispetto ad altri Abunad’h assaggiati di recente questo ci pare un po’ più adulto e che la sua pur confessata gioventù sprofondi in un profilo sherried di prima classe. Sembra di pucciare la faccia nella marmellata di ciliegie, in un tripudio di frutta rossa. Punte bruciacchiate di caramello; uvetta e scorza d’arancia nel cioccolato. Si diceva però di uno sherry bello profondo: caffè, tabacco da sigaro… Insomma, una gran complessità avvolgente.

P: ancora prevale l’impressione di non troppa gioventù. L’attacco è di grande coerenza e di grande intensità: ci sono ancora infatti una ciliegia e una frutta rossa marmellatosa da panico; esce poi alla grande l’arancia, vera sorpresa del palato. Cioccolato e amaretti. Rispetto al naso però, c’è maggior freschezza, con il malto che riesce a emergere, battagliando con lo sherry senza poi fondersi completamente; cosa che rimane forse la pecca maggiore di un palato altrimenti più che decoroso.

F: medio lungo, intenso, malto e frutta rossa che replicano il balletto del palato.

Eccellente, come scritto ci pare più ‘denso’, più corposo ed equilibrato rispetto ad altre versioni; in ogni caso, un whisky senza mezzi termini che sedurrà quanti siano feticisti di uno sherry marcante e aggressivo. 87/100 è la valutazione; anche se c’è discontinuità tra i vari batch, non possiamo non consigliarne un assaggio – una bottiglia che deve sempre essere presente nei cabinet degli appassionati, anche tenendo conto del prezzo: se questa versione, che essendo del 2006 ha col tempo preso un po’ di valore, costa attorno al centinaio d’euro, le nuove release costano la metà, se non addirittura meno.

Sottofondo musicale consigliato: MastodonHigh road, dallo splendido nuovo album Once more around the sun.