Ardbeg 1979/1991 (G&M for Meregalli, 40%)

Qualche Tasting Facile fa (a proposito, corre voce che quest’anno lo organizzeremo sotto dicembre- stay tuned!) ci è parso appropriato aprire questa vecchia bottiglia di Ardbeg, che deve i suoi natali alle amorevoli cure di un vecchio barile di sherry, lasciato a riposare per 12 anni nei magazzini capienti di Gordon&Macphail. L’imbottigliamento è in esclusiva per lo storico importatore Meregalli, che all’epoca riusciva spesso ad accaparrarsi single cask per il mercato italiano. Che tempi, che tempi…

80926-bigN: primo: salamoia e marinità. Secondo: nota balsamica (eucalipto). Ha anche una sua espressività fruttata piuttosto viva, tra la pera William, mela, uva e fors’anche qualcosa di tropicale fermentato. Risulta comunque tutto molto integrato in un’atmosfera setosa. Sicuramente un naso da meditazione.

P: al palato viene meno la salamoia e anche il fumo resta in disparte. Il livello alcolico minimale certo non favorisce grandi esplosioni di sapore, ma troviamo ancora frutta gialla e caffè zuccherato. Impreziosiscono il tutto note balsamiche, diremmo di timo e di miele d’eucalipto.

F: breve e poco torbato, resta giusto un filino di fumo. Zucchero e liquirizia.

Il naso è la parte più interessante, testimone di uno stile di whisky- educato, levigato eppure profondo, equilibrato e molto sfidante- che oggi si fa fatica a trovare. Al palato si paga in bassa intensità, ma è la vita, signori. Se volevate la perfezione, nascevate sull’Olimpo. Noi qui, più modestamente, ci si arrangia con Ardbeg che non torneranno più, e che si beccano: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: 883 – Weekend

Gordon & MacPhail presenta ‘Discovery’: Tormore 13, Balblair 12, Miltonduff 10

Gordon & MacPhail, uno dei più importanti imbottigliatori indipendenti scozzesi, ha da poche settimane rilanciato completamente la propria offerta, razionalizzando alcune serie, introducendone nuove e rifacendo completamente il look alle bottiglie. Grazie alla responsabile del mercato italiano Juliette Buchan abbiamo ricevuto un pacchetto con quattro campioni di una serie completamente nuova, Discovery, considerata particolarmente adatta al mercato italiano: si tratta di imbottigliamenti a gradazione ridotta, concepiti come introduttivi alla varietà e alla complessità del mondo dello scotch whisky – la serie è divisa in tre filoni, ciascuno identificato da un colore, che vorrebbero offrire una prima mappa dei principali profili aromatici dello scotch, e dunque Smoky (grigio), Sherry (viola), Bourbon (verde). L’iniziativa è lodevole, e di certo si vede come da più parti si tenda a curare molto la fase di ingresso nel mondo del whisky, creando spesso mappe più semplici e accattivanti rispetto a quelle ‘tradizionali’ sulle zone di produzione, generalmente scegliendo proprio i profili aromatici come chiave di lettura – d’altro canto, questa scelta ci dice che il mercato italiano, nonostante la sua tradizione e la sua cura verso la qualità, è ancora considerato un mercato marginale, da educare, in cui – come da stereotipo, dal Glen Grant 5 anni in giù, o in su – piacciono prodotti giovani, facili, ‘de pronta beva’. Noi ora assaggiamo i tre non torbati, la prossima settimana ci dedicheremo al quarto, che berremo in solitaria.

Tormore 13yo (2018, G&M, Discovery, 43%)

Al naso si presenta pulito e svestito, con uva bianca, fiori freschi, agrumi e canditi (limonata zuccherata), mela gialla. Solo dopo un po’ esce vaniglia e marzapane. Un profilo scattante, fresco, in bilico tra una sobria gioventù e una fruttarella che inizia ad affacciarsi. Il palato conferma il profilo, con una maggiore dolcezza vanigliata e una purea di frutta gialla (pera e mela). Ancora protagonista il cereale, molto floreale in questo caso. Finale erbaceo e pulito. Molto piacevole, onesto: sa di whisky dello Speyside, bene. 84/100

Balblair 12yo (2018, G&M, Discovery, 43%)

Al naso ha una bella impronta grassa e grossa, oleosa e minerale, data in partenza da un distillato di personalità come quello dì Balblair. Crosta di pane folgorante. A fianco, sentori più ingolosenti, di panna cotta, vaniglia, frutta gialla. In bocca smentisce le attese con una nota salina abbastanza inattesa, netta e piacevole; rimane oleoso e minerale, ma rispetto ai pronostici non si adagia su una dolcezza esuberante e preconfezionata (anche se mela e vaniglia ci sono). Il finale resta salato e cerealoso, non lunghissimo per la verità. 84/100

Miltonduff 10yo (2018, G&M, Discovery, 43%)

L’apporto dello sherry è inconfondibile. Fresco, succoso e avvolgente, non disdegna fughe in avanti verso note speziate e di frutta secca. Abbiamo un naso con torta di mele, del cioccolato al latte, poi una nota nettissima di aceto di more (ha sia note d’aceto che di frutta rossa, anche tanto ribes). Il palato torna con una frutta rossa acidina (ribes, lampone), molto succosa, con del cioccolato al latte. Finale lungo e persistente, speziato, frutta rossa e marmellata. 86/100

Interessante come i due ex-bourbon, Tormore e Balblair, siano molto diversi tra loro: il profilo astratto è il medesimo, whisky facili in bourbon, ma in concreto le differenze delle distillerie emergono con chiarezza, e nessuno dei due risulta essere eccessivamente ruffiano – bourbon sì, ma non esageriamo. Il MIltonduff, per contro, è un esempio perfetto di come un buon barile e un distillato onesto portino ottimi risultati già dopo soli 10 anni. Per ora, serie approvatissima!, anche tenendo conto dei prezzi, che dovrebbero essere intorno alle 55/60€.

Benromach lancia ‘Triple Distilled’

Da quest’anno cercheremo di ampliare un poco i contenuti del sito, compatibilmente con la nostra pigrizia, con l’obiettivo di dare maggiore spazio alle news, soprattutto su eventi e nuovi imbottigliamenti (per ora generalmente affidate solo a sporadici interventi sulla nostra pagina Facebook), ma anche ad incursioni in mondi alcolici diversi, a interviste ed editoriali d’opinione – purtroppo, generalmente, la nostra.

Non è certo una novità, per chi ci legge, il fatto che Benromach sia una delle nostre distillerie preferite per il suo carattere indipendente e controcorrente: acquistata da Gordon&MacPhail nel 1993, rivoltata in cinque anni e inaugurata nuovamente da quella faccia intelligente del principe Carlo nel 1998, Benromach è stata rimessa in moto con l’esplicito obiettivo di proporre whisky ispirati ai malti dello Speyside di prima degli anni ’60.  Il 10 e il 15 anni, ad esempio, sono effettivamente dei whisky eccellenti, molto diversi dall’immagine dello Speysider rotondo che generalmente si ha.

Oggi annunciamo il lancio di un nuovo imbottigliamento, il Triple Distilled: si tratta di un vintage del 2009 composto da whisky – appunto – a tripla distillazione maturato esclusivamente in botti ex-bourbon a primo riempimento, e arriva in bottiglia alla gradazione di 50%. Riportiamo le dichiarazioni del distillery mangager Keith Cruickshanck: “this new whisky is distilled in a wash still once and twice in a spirit still, before it is matured in first fill bourbon barrels, resulting in its light, fruity character with a fantastic delicate smokiness. The Benromach Triple Distilled is an exceptional addition to our Benromach family and we think that whisky lovers and Benromach fans will be eager to experience it for themselves […] We handcraft all our whiskies, giving us flexibility to experiment with different distilling and maturation techniques and our new Benromach Triple Distilled is testament to this”. Ci sarà quella torba ‘sporca’ che tanto ci seduce nei Benromach, o la tripla distillazione si porterà via tutto? Una possibile pietra di paragone potrebbe essere Hazelburn, versione triple distilled di Springbank, ma quello è un marchio stabile, questo solo un progetto: chissà.

Ovviamente siamo molto curiosi di assaggiare quest’imbottigliamento, perché sì, certo, i comunicati stampa vanno bene – ma solo il bicchiere conta. E quindi, ehm, chi è che ce ne manda una bottiglia “a scopo recensivo” (cit.)?

Port Ellen 1971 (1990, Gordon&MacPhail for Meregalli, 40%)

Due settimane fa abbiamo avuto il piacere di organizzare la quarta edizione del Tasting Facile: volevamo scrivere un post apposta (…), ma siccome il rischio è l’autocelebrazione scomposta, gratuita e immotivata, rimandiamo alle impressioni dei tanti amici venuti all’Harp Pub lasciate sul forum singlemaltwhisky.it (comunque, lasciatecelo dire: in quattro anni abbiamo aperto bottiglie mica male, eh?, a costo di peccare di hybris vi sfidiamo a trovare degustazioni di pari valore agli stessi prezzi…). Siccome lunedì scorso abbiamo compiuto 5 anni come blog, pensiamo sia giusto celebrarlo con una delle bottiglie che abbiamo aperto al TF2016: trattasi di un Port Ellen del 1971, imbottigliato nel 1990 da Gordon&MacPhail per lo storico importatore italiano, il nostro concittadino Meregalli. Questa bottiglia l’abbiamo trovata circa un anno fa, dimenticata su uno scaffale di un bar milanese assieme a tante altre chicche: non abbiamo saputo resistere all’acquisto, e la tentazione di aprirla era troppo forte, anche di fronte al valore collezionistico della boccia stessa… Quindi quale occasione migliore del Tasting Facile?

img_4737_3N: delicato ma intensissimo anche a 40 gradi e dopo 26 in anni in bottiglia. Come ci aspettavamo è molto complesso: la frutta ad esempio è imponente e variegata (mele gialle, pesche mature, cocco e persino una punta di frutta tropicale sfumata), non mancano gli agrumi (succo d’arancia dolce) e nemmeno un lato più propriamente zuccherino (vaniglia). C’è poi una bella patina di torba minerale e di iodio con un velo di fumo acre e di inchiostro, ma quella setosità vegetale tipica di molti Port Ellen ultrainvecchiati viene qui un po’ sottaciuta in favore di uno spirito più gagliardamente fruttato e profumato, come si diceva sopra. La sensazione è che ci sia qui un bell’apporto delle botti; il malto in realtà è ben presente- delizioso, per inciso- ma ricorda piuttosto un cereale caldo e dolce. Per il resto, sconfina volentieri nel ‘farmy’, in un gioco incantevole di riflessi tra frutta e isola.

P: i 40 gradi sono forse un po’ al limite e qualcosa cede in intensità. La trama però è ancora molto fitta e ben integrata: il lato più sporco, farmy e torboso è sicuramente in primo piano e si conferma pure una bella sensazione marina, di liquirizia salata. Incantevole poi è il sapore ancora una volta caldo del malto, le cui vene zuccherine sembrano un passo avanti a quella frutta che al naso avevamo percepito invece così rigogliosa. Cioè, meno frutta (mela gialla, tropicale misto) e più cereale, ma invertendo l’ordine degli addendi l’orgasmo non cambia, se ci è permesso dire.

F: lungo, ancora un crescendo di torba e cereale elegantemente zuccherino (formaggio dolce? Carruba?), in un’esaltazione sperticata del palato. Inchiostro e fumo di sigaretta.

Un naso super complesso e avvolgente, da 95 punti pieni; rispetto agli imbottigliamenti ufficiali più recenti che abbiamo potuto assaggiare, ha in più quel lato farmy, simile solo ad un altro PE bevuto, e ‘in meno’ un lato vegetale e fruttato, ‘verde’. Il nostro voto finale cede un paio di punti sul palato, che ripropone in una scala più in miniatura il capolavoro del naso e che forse ha perso qualche grado per strada: 93/100 come giudizio dunque, in uno scatto di sobrietà istituzionale. Grazie a tutti gli amici venuti al Tasting Facile, grazie a quanti ci hanno fatto gli auguri, e ovviamente… grazie a GP per la bottiglia!

Sottofondo musicale consigliato: Nick Cave & The Bad Seeds – Brother my cup is empty.