The Speyside Files #3: That Boutique-y Whisky Company

 

Non sappiamo bene con quali forze e non ricordiamo bene dopo quali tappe in quali distillerie (…), ma a un certo punto ci siamo trovati a Dufftown, seduti in mezzo a tedeschi pelosi, grassi e sudati, di fronte a sei single cask imbottigliati dalla famosa That Boutique-y Whisky Company, marchio da imbottigliatore per il gruppo di Master of Malt. Etichette in stile graphic-novel, bocce da mezzo litro, prezzi alti e velleità da collezionabile: garanzia di successo, o no? A presentare il tutto c’era Dave Worthington, barbuto e competente Brand Ambassador. Ogni distilleria ha una sua etichetta, variata di volta in volta, e ogni imbottigliamento viene contrassegnato dal numero di batch – anche se si tratta di single cask, nella maggior parte dei casi con età differenti.



Glenallachie 8 yo batch #2 (2018, TBWC, 53,9%)
Note di cereali, di porridge, evidente il distillato; molto giovane e spiritoso. Barretta ai cereali e yogurt (con quella acidità lì). Anche al palato è buono, onesto, senza veri difetti ma piuttosto semplice. 81/100



Tormore 21 yo batch #3 (2018, TBWC, 46,8%)
Molto delicato e floreale, note di frutta gialla fresca, una suggestione agrumata (lime più che limone); al palato resta dolcino, floreale e fruttato. Leggermente cremoso, cioccolato bianco. Bella evoluzione, col tempo diventa sempre più tropicale al palato. Delizioso e delicato ma non delirante. Uno degli assaggi più piacevoli. 89/100



Glentauchers 17 yo batch #2 (2016, TBWC, 48,8%)
Un’ode al whisky che sa di whisky: nudo, avvolgente, erbaceo e burrosino, con una bella nota di cera d’api e miele al palato – e sapete che a noi questa nota di cera piace tanto tanto. Biscotto alla vaniglia. 87/100



Blend #3 19 yo (2017, TBWC, 50,2%)
Si tratta di un Glenfiddich teaspooned, presumibilmente con Balvenie ma ancora più presumibilmente con nulla. Dolce, tropicalissimo, sia al naso che al palato. Tantissimo cocco, sicuramente era un barile first-fill (tanta crema pasticciera, vaniglia, pasticcini, frutta gialla, mela). Aranciata zuccherata. Il finale è tutto cocco o mango alla thailandese, qualsiasi cosa questo voglia dire. Buono, forse tutto questo cocco lo rende un po’ noioso, alla lunga. 86/100



Mortlach 27 yo batch #2 (2016, TBWC, 52,6%)
Molto ‘grasso’, buono, anche lui con una grande presenza tropicale. Il naso è aromatico e affilato, con una nota di cera d’api deliziosa (nota che torna al palato, delicatamente). Al palato c’è anche una punta di propoli, poi diventa iper-tropicale con tanta guava evidente. Anche fieno, caldo. Complesso, pieno e soddisfacente. 92/100



Sottofondo musicale consigliato: Iron Maiden – No prayer for the dying.
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Mortlach 21 yo (1992/2013, Douglas Laing’s Director’s Cut, 56,7%)

Conosciamo tutti la vicenda di Mortlach: la distilleria lavora per decenni come fornitrice di bulk-whisky per i blended di casa Diageo, e intanto la sua reputazione cresce grazie ai numerosi imbottigliamenti indipendenti di alta qualità, con una particolare predilezione per pesanti invecchiamenti in sherry, i più adatti ad abbinarsi ad un distillato molto particolare, sporco in virtù di un processo di distillazione unico. Poi, pochi anni fa, Diageo decide di imbottigliarlo come single malt di fascia premium, in decanter da 50cl (come questo), con prezzi “da Macallan”, inserendo una buona quota di maturazioni ex-bourbon nella miscela. Gli appassionati storcono il naso e continuano a rifornirsi presso gli indipendenti: così facciamo anche noi, pescando questo ventunenne scurissimo selezionato da Douglas Laing e messo in vetro nel 2013, a grado pieno, nella serie Director’s Cut.

N: sherry monster prometteva d’essere e sherry monster è – così tanto da tarpare le ali perfino agli spigoli del distillato di Mortlach… L’impatto è di un whisky molto morbido, ‘dolcione’, tra traboccanti frutti rossi (sceglieteli voi: tanto ci sono tutti), brioche al burro, cioccolato al latte, magari caldo, quasi gianduia. Suggestioni di caffè, che promettono un palato forse un po’ astringente… E poi caramello, con qualche nota ‘bruciacchiata’ da creme brulée. Legno, tanto legno, con emersioni resinose molto evidenti, pur non entrando nei territori balsamici. Ti satura il naso… Solo alla fine, dopo un po’, emerge un piacevolissimo sentore di tabacco di sigaro caraibico.

P: un nettare, un succo di frutta e legno, straordinariamente privo di gradazione alcolica. Ce lo attendevamo astringente, e invece è lontano da questa dimensione: ancora frutta rossa (strabiliante, mostruosa nella sua succosa intensità), cioccolato al latte, crema, tanta uvetta… Un tripudio di pasticceria ‘pesante’: crema rappresa, poi nocciolato, confetture, fichi. 

F: lungo, intenso e persistente, ancora su frutta rossa e cioccolato

La selezione di Douglas Laing colpisce nel segno: è un whisky delizioso, per dirla con il Gerva “è un nettare”, uno sherry monster fatto e finito, pulito, succoso… Certo, le caratteristiche grasse e sporchine del distillato restano tarpate. Qualcuno potrebbe dire “è tutta botte!”: costui avrebbe ragione probabilmente, ma questo whisky è equilibrato, non si spinge mai nel ‘troppo legno’ astringente, ruffiano nel senso migliore, piacione: e in effetti a noi piace, 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: VNV Nation – Beloved.

Mortlach 1995 (2015, Riegger’s Selection, 55%)

Già sono rari i Mortlach in bourbon, figuratevi un po’ voi un Mortlach di vent’anni in un refill bourbon! Mortlach è distilleria che deve la sua fama agli imbottigliatori indipendenti, che storicamente hanno privilegiato le maturazioni ex-sherry: siamo proprio felici, dunque, del fatto che l’amico Fabio (A song of Ice and Whisky, sapevatelo) ci abbia omaggiato di un campione di questo ventenne selezionato da Riegger’s, imbottigliatore indipendente crucco – e si capisce subito, basta guardare l’etichetta e subito pensi a bratwurst, pinte di birra in mano a donne poppute, austerità, Jurgen Klinsmann.

N: vi aspettavate un bel Mortlach carnoso, sporco e rognoso? Sbagliavate. Siamo di fronte a un whisky in cui a sorprendere è una nota erbacea e balsamica, tra l’erba fresca, la camomilla (zuccherata, precisa qualcuno) e il genepy… C’è poi una nota di cereale molto pulita, calda: tra il biscotto ai cereali e il fieno. Ma non si pensi a un whisky super-nudo: si sviluppano note di meringa, di pastafrolla, di crema pasticciera (di pasticcino con frutta?), ed anche di una mela gialla dolce, super aromatica. Un poco di miele.

P: è intenso e compatto, e al contempo di grande eleganza. Ripropone all’unisono la nota maltata, quella erbacea ed una dolcezza garbatissima. E quindi, andando con ordine, diciamo: fieno, fiori secchi, biscotti al burro, mela gialla dolcissima, perfino un ananas disidratato, biscotti digestive, pasta di mandorle. Bergamotto.

F: lungo, intenso, persistente, con ancora note biscottate, burrose e di frutta gialla (ancora mela e un’idea di ananas). Grasso e pieno.

I quattro elementi (maltoso, vegetale, agrumato e fruttato) sono perfettamente bilanciati e davvero compaiono sempre all’unisono, sempre compatti. Bello grasso e pieno, godibilissimo e complesso. Eccellente esempio della qualità di un distillato particolarissimo, tale anche grazie a macchinari e metodi unici: avete mai sentito parlare di un whisky distillato 2,81 volte? Ecco, appunto. 89/100, stessa valutazione di Fabio, scopriamo a posteriori.

Sottofondo musicale consigliato: Schubert – Gute Nacht (Winterreise).

Mortlach 18 yo (2016, OB, 43,4%)

Nel 2014 Diageo ha preso una delle sue distillerie meno conosciute e ha deciso di farne “la nuova Macallan”, ovvero di farne un marchio super-premium, così, dal nulla. Inizialmente le perplessità sono state tante: un whisky ‘sporco’, molto amato dagli appassionati duri e puri (non saremo duri e puri, ma piace anche a noi: è il primo whisky che abbiamo recensito sul sito!) che hanno imparato ad amarlo grazie al lavoro degli imbottigliatori indipendenti, viene improvvisamente proiettato in una diversa dimensione, bottiglie fighe, finiture argentate, mezzi litri che costano tanto, insomma… Un’operazione commerciale, a tavolino, che però – pare – stia dando i suoi frutti. Come avrebbe detto Silvio Berlusconi, ci abbiamo preso gusto ad assaggiare diciottenni, e dopo la settimana #barelylegal ci concediamo una coda: proprio il Mortlach 18 anni ufficiale, gradazione bizzarra a 43,4%. Grazie ad Andrea per il sample!

N: il naso sembra subito molto compatto e solido, si percepisce una grande integrazione tra distillato e botti. Proviamo a sezionare: una ‘dolcezza’ molto carica e matura, fatta di una frutta delicata ma esuberante, tra pesche sciroppate e un che di frutta rossa matura e succosa; poi tanto caramello e creme caramel, anche una bella vaniglia. Anche una dimensione speziata e balsamica, con un qualcosa di propoli e sciroppo per la tosse, ed un che di lievemente minerale, appena accennato, a ricordarci quel che era Mortlach nella nostra testa prima di vedere il nuovo core range.

P: il corpo è buono e ha una buona intensità, anche se sogneremmo di poterlo bere a grado pieno. Ancora c’è una frutta fatta di mele (buccia?), pesche mature, caramello e un po’ di vaniglia. Questa dolcezza rimane stranamente sottile e tende anzi al secco, grazie ad una dolcezza leggermente legnosa, con note di tè infuso, frutta secca (noce e nocciola). Ancora una lievissima mineralità, quasi con polvere da sparo.

F: lungo e persistente, abbastanza secco, tutto giocato su frutta secca (tutta noce) e una lieve mineralità.

È buono e ci è piaciuto, per chiarirci subito: 86/100. Rimane sospeso a metà tra una dolcezza immediata, compatta e molto gradevole, ed una complessità di legni e mineralità che però non diventa mai pienamente tale. Non faremo le vedove della Mortlach che fu, dato che fortunatamente gli indipendenti continuano a spacciare imbottigliamenti, anche se ovviamente del brodo di carne non c’è più traccia. D’altro canto, è una bottiglia da consumare dopo una sfiancante partita su un campo da golf, in compagnia di una modella annoiata: hai voglia a convincerla che quel Mortlach che sa di coda di bue è un ottima ragione per venire a letto con te, mentre se sfoderi questa boccia mezza dorata e con sapori più suadenti, beh, allora sì che sei in pole position. [Avevamo evocato Silvio, pare opportuno chiudere su note a lui care.]

Sottofondo musicale consigliato: Die Antwoord – Rich Bitch.

Mortlach 25 yo (1989/2015, Silver Seal, 52,4%)

Da qualche mese abbiamo in cantina un sample di questo Mortlach 25 anni, selezionato e imbottigliato da Silver Seal nella serie “Whisky is Nature”: l’evocativa etichetta ci porta lontani da Dufftown e ci mette davanti una tigre, forse a ricordarci quanto splendido e quanto pericoloso possa essere il distillato di Mortlach… Si tratta di una botte ex-sherry del 1989, uccisa e messa in vetro lo scorso anno: il colore è dorato, a testimoniare (ipotizziamo) una botte a secondo riempimento.

m19491N: fin dall’inizio si svela compatto e bello ‘grosso’, con una nota alcolica di spessore. In questa compattezza, si rivelano bene però due strati: sopra tutto c’è una leggera patina polverosa, lievemente minerale (terra, un velo di cera di candela, e anche di legno umido) – che assieme ad una suggestione generale di carne di maiale stufata con le mele ci fa sentire tutta l’anima più rude di Mortlach (anche se, non fraintendete, non si arriva alle più grevi note meaty). Si diceva però delle mele, e infatti il secondo strato è un’esplosione di frutta gialla (mele, tarte tatin; tantissime albicocche), di liquore all’arancia, uva passa; poi un senso di pasticceria, una crema alcolica (al limite della Malaga). Comunque, tutto veramente intenso, schiaffato in faccia, severamente proibito ai diabetici.

P: bam! Il palato, in piena coerenza col naso, è un’esibizione muscolare di sapori compatti, pulsanti ed estremamente ricchi: c’è un’onda altissima di frutta gialla, ancora mele e albicocche in primo piano, anche in combinazione con una crema pasticciera qui letteralmente esplosiva – lasciando la bocca vellutata e sussultante. Di cornice, c’è un’arancia fantastica (sia arancia dolce che oli essenziali che scorza) che, con quella nota di scorza, idealmente ci conduce a una mineralità che ritorna proprio qui, con suggestioni terrose ed erbacee.

F: molto lungo, vira generosamente su una mineralità e qualche sentore di legno di botte che nel complesso ne arricchiscono le sfumature. Il tutto ancora immerso in agrumi dolci.

Un gran whisky, di quelli che Max Righi adora imbottigliare: nel bicchiere e nel cuore arriva esattamente ciò che ti aspetti da una selezione di Silver Seal, ed è il motivo per cui negli anni l’imbottigliatore si è saputo definire uno stile, molto coerente tra le pur varie selezioni. Questo Mortlach non è il classico sherry monster, è sorprendente per le sfumature che riesce a regalare: sfumature tutte amplificate, non si dimentichi. 91/100, eccellente.

Sottofondo musicale consigliato: Survivor – Eye of the tiger.

Piove Whisky… vol. IV

1988__29224_zoomKomagatake – Hombo Mars distillery (1988/2014, #557, 58%)

Questo single cask è stato sfornato da una distilleria relativamente giovane, fondata nel 1985 in una località di montagna della prefettura di Nagano. Sembra uno di quei ex-bourbon first fill scuri scuri e ultra carichi: intensità pazzesca, tutti i dolci al caramello e al toffee di questo mondo, spezie e legno caldo. E lo stiamo ancora solo annusando. In bocca è tutta un’esplosione di sapori, con le spezie che raggiungono l’acme. Ma dove sono i 58 gradi? Da ricordare: 90/100.

7__82303_origKavalan ‘Concertmaster’ Port cask finish (NAS, OB, 40%)

Il naso potrebbe anche essere passabile, molto semplice con tenui suggestioni di acino d’uva e frutta rossa. Poi il palato è la catastrofe: pare acquoso e regala solo un velocissimo lampo di una dolcezza sbracata (frutti rossi e zucchero di canna) mista a una legnosità sgradevole. Ma via, facciamo i seri! 65/100.

caol-ila-17-year-old-1997-unpeated-special-release-2015-whiskyCaol Ila 17 yo “Unpeated Style” (2015, OB, 55,9%)

Ci era piaciuto l’unpeated dell’anno scorso, ci piace tanto anche questo. Molto intenso, molto minerale e a suo modo ‘nudo’, pur se con una dolcezza notevole, molto fine e trattenuta, molto da alte Highlands, diciamo. E ovviamente, dimenticate quel prefisso un-: è peated, meno del solito, ma lo è. Consigliato. 87/100

                                Mortlach 16 yo (1994/2011, Candehead’s, 54,2%)

W061_5_37261Il naso parla di un Mortlach fedele alle caratteristiche della distilleria, un po’ sporco e, come vuole la tradizione, con una nota di brodo di carne. Abbastanza nudo. Al palato la solfa (o lo zolfo?) è più o meno la stessa: è molto maltoso, vegetale e abbastanza carnoso, ma con un pizzico di cremosità vanigliosa in più ad arricchire. Cocco, pera e scorza di limone. Il profilo in realtà è di quelli semplici, ma intensi e gradevoli. Certo, vi deve piacere quella sbarazzina mortlachosità, che a noi, a dirla tutta, piace: 86/100. L’unica altra recensione sul web la trovate su Dramming, che contraddice clamorosamente le nostre impressioni e lo stronca. Però dai, un po’ di ‘carnosità’ c’è…

Mortlach 25 yo (1987/2013, Adelphi, 59,4%)

Come sapete i siti che in Italia in varie salse parlano di whisky stanno spuntando come funghi. Il gran decano dei maltofili 2.0 ci guarda tutti dall’alto, avendo abbondantemente superato i cinque anni di attività, e col piglio coriaceo di sempre si premura di ricordare che “Angel’s Share nasce nel Febbraio 2009 in un desolato paesaggio web per il whisky in Italia, per fortuna man mano colmato da altri amici, ma che ai tempi vedeva la totale mancanza di notizie e informazioni sul whisky in lingua italiana”. Poi appunto è iniziata la proliferazione- un elenco completo lo trovate qui– tra siti di rater e portali d’informazione. Emblematico è il caso di Roma, dove la nascita del festival Spirit of Scotland, arrivato nel 2015 alla terza edizione, ha accompagnato la nascita a stretto giro di ben due siti di recensori. Un vero e proprio collettivo, che acquista bottiglie intere per degustazioni extra large, e un cane sciolto, il quale ha avuto l’ardire di staccarsi proprio da quel gruppo per tentare l’impresa solitaria sotto i vessilli di whiskymaschio. A nostro parere si trattava di una bella creatura, certamente mai banale, e dispiace vedere che il sito non viene più aggiornato da qualche  mese. Oggi quindi gli tributiamo il nostro personale omaggio assaggiando questo Mortlach, che ci piovve in saccoccia proprio sottoforma di dono da parte del maschio del whisky.

mortlach_1987_adelphiN: molto compatto e intenso. Non ha quella nota carnosa tipica di Mortlach però non è del tutto pulito, ricorda un po’ del legno vecchio e umido in cantina, con anche belle note cerose, oleose. Altri aromi ‘pesanti’ sono il cioccolato amaro, il rabarbaro, il tabacco. Poi c’è un lato zuccherino con tanto toffee e marmellate varie (di arance ma anche di albicocche). Non è sicuramente un whisky semplice, il quarto di secolo ha dato complessità a un distillato già tradizionalmente intrigante di suo. Vengono fuori anche zaffate delicate di frutta rossa.

P: grande botta di sapore. Sorprende la cera in aumento che avvolge la bocca in modo spettacolare, assieme al cacao. Poi si manifestano con più forza note di frutta rossa sempre in marmellata. Anche pesche, albicocche e mele rosse, in un gran balletto di frutta matura, zuccherosa. Un bel legno speziato, con la noce moscata e i chiodi di garofano che si sentono nitidamente. Rimane comunque abbastanza asciutto, chiudendosi su note legnose amaricanti.

F: lungo, speziato, ceroso e ancora molto fruttato, pur se complessivamente amarognolo.

A proposito di blog non anglofoni, l’unica altra recensione di questo single cask l’ha fatta whiskysaga, che gli dà 90 punti ma l’ha scritta in norvegese, rendendo il confronto abbastanza ostico per noi. Aiutiamoci da soli, quindi: questo Mortlach è di quelli che si ricordano per un po’, pur mancando di alcune caratteristiche peculiari della distilleria. C’è quella nota di legno amaro che lo trattiene dall’essere un grandissimo, ma è comunque un grande. L’impressione è che l’invecchiamento fosse arrivato proprio al limite e lo si sia riacciuffato un attimo prima che la situazione degenerasse: 87/100 e ancora grazie a whiskymaschio, sia mai che tornando alla mente questo dram sull’onda della recensione, non torni anche la voglia di rimettersi all’opera…

Sottofondo musicale consigliato: Lady Gaga – Dance in the dark (pensate che non sia un’artista talentuosa? Ricredetevi)

Mortlach 1988 (2006, Samaroli ‘Coilltean’, 45%)

Alcuni amici, freschi reduci da un viaggio scozzese, ci raccontavano di come i lavori di ampliamento e ammodernamento di Mortlach, storica distilleria di Dufftown, procedano a pieno regime: con tanto di vecchietti affianco alle transenne che considerano amaramente e ad alta voce quanto gli operatori del settore edilizio non siano più efficienti come un tempo. Illuminati da tale visione, decidiamo anche noi di rimpiangere il passato, e alla disperata ricerca di un approdo sicuro riscopriamo nel nostro armadietto un sample di Mortlach selezionato da Silvano Samaroli: si tratta di una botte ex-sherry fino, che per diciotto anni (1988/2006) avrà provato ad incidere su un distillato tipicamente scontroso. Il colore è dorato chiaro.

glenburgie-speyside-sherry-wood-1988N: c’è una nota peculiarissima di Mortlach, con il suo distillato bello sporco: non nell’accezione di brodo di carne, ma in questo caso, forse, l’interazione con lo sherry fino porta aromi sulfurei, di polvere da sparo, rame, quasi smog (non è affumicato, eh). Insomma, se fosse tutto qui sarebbe un inferno: invece, col passare dei minuti la nebbia si dirada e c’è un cambio di rotta deciso. C’è una gradevole nota liquorosa, di vino Passito, che poi evolve in clamorose suggestioni di confettura di fragola, di mandarini dolci… Perfino una suggestione a metà tra il floreale e il sapone (come suggeriscono le note ufficiali, ma è interpretazione dissimile di una stessa nota). Poteva sembrare normale, ma non lo è: molto complesso e cangiante (c’è anche uno po’ di toffee, ma anche un che di zenzero, quasi di Schweppes).

P: pare davvero coerente col naso, ne replica perfettamente le varie fasi: attacca sul ferroso sulfureo di Mortlach, si apre a confetture varie, con una dolcezza ben evidente, ma questa volta più imperniata sull’agrume. Arancia dolce, mandarino. Biscotti ai cereali. Davvero coerente, proprio buono. Ancora una nota di Passito, meno intensa.

F: lungo, intenso e avvolgente. Un che di sulfureo, poi un tripudio dolce, tra frutta secca, agrumi, con una punta minerale a tenere tutto assieme.

Esperimento perfettamente riuscito. Questo Mortlach è infatti molto levigato, l’alcol è docile, ma non per questo il dram è privo di intensità, anzi! Il suo maggior pregio è proprio il bilanciamento perfetto tra tutte le diverse componenti: 89/100, con complimenti a Silvano Samaroli per la selezione, è il nostro voto, ed il leggere le note e le valutazione di Serge ci ricorda di come la soggettività e il gusto personale abbiano un ruolo chiave nel teatrino della degustazione.

Sottofondo musicale consigliato: Vanessa de Mata & Ben Harper – Boa sorte.

Mortlach 12 yo (1984/1996, Wilson & Morgan, 43%)

gli alambicchi di Mortlach

gli alambicchi di Mortlach

Lo scorso 12 ottobre (già, ormai un po’ di tempo fa…) abbiamo avuto il piacere di tenere una degustazione per la più grande comunità italiana di appassionati di whisky, ovvero il forum singlemaltwhisky.it (fateci un giro: il buon Dyka ha appena rifatto la grafica, è anche bello da vedere adesso!). Pian piano facciamo fuori i sample che avevamo raccolto quel giorno, e oggi tocca a un altro Mortlach, questa volta di 12 anni, imbottigliato dall’italianissimo Wilson & Morgan per una delle sue primissime serie. La cosa interessante è che i Mortlach sono quasi sempre invecchiati in botti di sherry, mentre questa è una singola botte (#4088) ex-bourbon; ora, sappiamo che il distillato di Mortlach è “particolare”, con note sulfuree e ‘brodose’, in virtù di una particolarissima doppia distillazione e mezzo, con alambicchi ‘bizantini’ su cui spicca la celebre Wee Witchie (dettagliate info le trovate a un certo punto di questa pagina – noi, come Claudio sa bene, non ci abbiamo capito niente, eheh).

DSC_0019N: delicato, non mostra note alcoliche. Sul distillato Mortlach, che talvolta è un po’ ‘sporchino’, prevale una dolcezza discreta ma molto netta (vaniglia senz’altro, pere mature, ma anche note ‘giovani’ di frutta candita). C’è una bella maltosità, anche piuttosto intensa (cereali, muesli), ma quelle note meaty tipiche della distilleria sono appena appena sussurrate (brodo), con qualche suggestione minerale gradevole. Una nota di limone (forse pare canarino?), e a sorpresa un che di speziato, ma spezie dolci (cannella).

P: ancora per negazione, manca la nota sporca dei Mortlach. Per il resto, replica fedelmente e con grande coerenza quanto trovato al naso, anche se difetta un po’ al corpo (deboluccio – è la gradazione?). Per la verità, emergono con più nettezza le suggestioni della botte ex-bourbon (vaniglia a palate, perfino punte cremose, tipo crema pasticciera), bilanciate da un fondo erbaceo e maltoso, con note di erba fresca, frutta secca e limone non zuccherato. Piacevole, complessivamente discreto.

F: pulito e vegetale, erbaceo. Erba, erba, erba! Nocciola. Non lunghissimo e di media intensità.

Un daily dram un po’ eccentrico: lodevole è il bilanciamento tra l’apporto della botte e le suggestioni cerealose ed erbacee che arrivano dirette dirette dal distillato, rendendo il complesso educato e composto, certo non ruffiano. Forse una gradazione più alta avrebbe dato più grip al corpo, ma nessuno lo saprà mai! La nostra valutazione è di 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Elephant revivalSing to the mountain.

Mortlach 21 yo (1991/2013, Silver Seal, 56,3%)

Silver Seal è Silver Seal: in questi giorni Max Righi è in Scozia per il Pre-war Whisky Tour, ovvero un piccolo giro per le distillerie in cui lui e altri loschi figuri (oltre a Diego Sandrin, c’è Angus, Serge Valentin, Emmanuel Dron, mazzetti di Malt Maniacs…) assaggiano in loco bottiglie di whisky distillato prima della seconda guerra mondiale… Insomma, una robetta da niente! E così, dato che noi siamo a Milano a rosicare guardando su facebook le foto che pubblicano, proviamo a consolarci con un Mortlach imbottigliato l’anno scorso da Silver Seal, una singola botte ex-sherry di 21 anni. Daje.

Mortlach-21-Silver-Seal-e1389107424931N: la gradazione si nasconde, l’alcol è morbidissimo; il profilo da sherry profondissimo si lascia esplorare… e scendiamo negli abissi, allora! Quella nota sporca / meaty di Mortlach c’è, ma molto molto lieve (c’è un che di polvere da sparo e anche di arancia ‘al limite’, quasi andata), abbinata ad una punta di legno umido. Poi accanto viene fuori una dolcezza liquorosa composita e poderosa: mon cheri (cioccolato e ciliegie sotto spirito; ma frutti rossi, in generale), arancia, chinotto. Tabacco da pipa, tamarindo, e un cioccolato devastante. Caramelle al rabarbaro.

P: squisito. L’alcol, di nuovo, se l’è tenuto Max Righi: è morbidissimo, ma tutta la gustativa è percorsa da scoppi di sapore, con un corpo veramente massello. Ancora, c’è una leggera nota di polvere da sparo, ma non è off-note: anzi, si lascia sovrastare splendidamente da una serie lunghissima di fiammate: tanta arancia matura, frutta rossa sciroppata (ciliegia), ancora chinotto… In realtà, è una perfetta replica di un naso che già ci aveva rapito. Cioccolato, liquirizia, rabarbaro (che legno!)… Leggermente astringente, ma in senso buono!

F: ancora piacevolmente organico, maturo, vivo (qui il classico ‘brodo’ Mortlach esce un po’ di più), con agrumi maturi, cioccolato, frutta rossa macerata in alcol.

Noi non abbiamo avuto cuore di aggiungere acqua, è già perfetto così; anzi, con profili simili talvolta l’acqua acuisce le note un po’ ‘sporche’, guastando l’esperienza (a giudicare dalle parole di Giuseppe, forse anche questo è il caso)… E noi certo non vogliamo guastarla! Istruttivo comunque, non tutti i whisky accolgono bene l’acqua. Veramente eccellente: la prova che Mortlach, alla faccia di Jim Murray, tira fuori prodotti che sanno essere di alto livello. È esattamente un whisky che nel nostro diario vale 90/100. Al solito, complimenti a Max per la selezione e grazie a lui e alla Betty per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Meschiya Lake and The Little Big Horns – Satan Your Kingdom Must Come Down, uno spiritual cantato da una bella milfona, grazie a Matthews per la segnalazione.