Cragganmore 15 yo (1993/2008, Murray McDavid, 46%)

“Jim McEwan e le sue botti tutte matte” potrebbe essere un nuovo, esilarante film per famiglie. Trama: un pittoresco genio del whisky si diverte a cercare barili che contenevano liquidi al limite del surreale dove invecchiare single malt. Vini fortificati rarissimi, rossi elitari, nafta agricola, i fusti di Wile Coyote con scritto ACME… Va beh, forse questi ultimi no. Comunque, nonostante le leggi della chimica e del gusto dicano che le probabilità di schifezza fotonica siano altissime, incredibilmente le sue creazioni ardite per l’imbottigliatore Murray McDavid erano generalmente piuttosto buone. Speriamo lo sia anche questo Cragganmore di 15 anni, invecchiato in botti di bourbon e affinato in barili di syrah Côte-Rôtie Guigal.

csm_0_406695_cragg93md_fd5be5ea07N: il film è subito avvincente, il profilo è particolare… Inizia piuttosto vinoso, poi pian piano tende ad aprirsi su note fruttate più ‘urbane’ – senza che voglia dire alcunché, chiariamoci. Frutta rossa matura, con una venatura fresca, balsamica, che ci fa gridare alla Ricola al mirtillo o al ribes nero. Composta alla ciliegia, prugne rosse, cotognata, datteri. Brioche alla ciliegia e un po’ di pepe nero.

P: il vino si palesa in una paradossale dolcezza molto acida. Gelée ai frutti rossi ricoperte di cioccolato – e ci teniamo a dire che è Zucchetti a proporre quest’immagine, che riassume bene il cioccolato fondente, quasi astringente, e una mora o amarena in caramella. Pepe nero.

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Le gelee di frutta ricoperte di cui vaneggia Zucchetti sono realtà

F: frutti rossi enormi, infiniti, fragole amarene more lamponi mirtilli. Resta un che di bustina di tè dimenticata lì. Crema di marroni.

Molto carico, forse stucchevole alla lunga: è una strada di montagna, sale e scende e ti tiene sempre sul pezzo. Divisivo: a uno piace, all’altro no, per fortuna c’è Zucchetti che fa pendere la bilancia verso il sì, e la media dei tre voti è 84/100. Assaggiatelo, se lo trovate (ma non lo troverete, peccato). Grazie a Daniele per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Limp Bizkit feat Snoop Dogg – Red light, green light.

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Bowmore 1999 (2011, Murray McDavid, 50%)

Lo scorso dicembre un fantasma si è aggirato per l’Italia del whisky: era una bottiglia dorata, scintillante, ripescata dall’oblio dai ragazzi del Milano Whisky Festival. Si tratta di un single cask ex-Chateau d’Yquem di Bowmore, selezionato da Jim McEwan (mica l’ultimo arrivato) ai tempi della collaborazione con Mark Reynier e Murray McDavid, e imbottigliato proprio da MMD per TF Costruzioni, azienda edile italiana guidata da un grande appassionato di whisky, Flavio Tognon. Noi l’abbiamo assaggiato durante l’Artigiano in Fiera e ne abbiamo portata a casa una bottiglia, vediamo se abbiamo fatto bene o se avevamo solo bevuto troppo.

N: molto vincente e convincente la parte fruttata, esplosiva e totalizzante. Frutta gialla matura, e una bella frutta tropicale, grassa, matura, ‘sudata’. Poca la torba, forse un po’ soffocata dalle note vinose, ma c’è sicuramente una deliziosa mineralità insistente. Un senso di acidità agrumata, e un coro unanime dice: “cedrata Tassoni”. Un punta speziata, tipo chiodo di garofano.

P: grasso e vinoso, lavorato. L’abbinamento spesso proposto dai sobri cugini d’oltralpe di foie gras e Sauternes si ripropone qui, trasfigurato nella contrapposizione tra torba e dolcezza vinosa. Deliriamo? Sì, indubbiamente; però è buono. Contro ogni attesa è molto Bowmore nonostante tutto, tra una grande frutta tropicale e punte di fiori freschi. Al palato la torba è più presente, accompagnata da una sapidità robusta. Pur se a 50 gradi, è veramente super-beverino.

F: leggera torba e spezie (ancora chiodo di garofano), con una leggera nota amaricante. Suadenti note di sauternes caduto in acqua salata. Crema di marroni.

Che bontà, davvero. Non è certo un Bowmore delicato, sussurrato, non è un quadro realizzato con pennellate leggere: dallo Chateau d’Yquem cadono pesanti spatolate di colore, ne vedi la piena sostanza materica appiccicata nel bicchiere – e ne godi come un matto. Un whisky grasso, pieno, succoso, fruttatissimo e molto dolce, appena venato da sale e mineralità, a inseguire vette di piacere: non un mostro di complessità, ma un mostro di goduria sì: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Claypool Lennon Delirium – Blood And Rockets: Movement I, Saga Of Jack Parsons.