Tobermory 12 yo (2019, OB, 46,3%)

Tobermory ha appena ripreso a produrre, a luglio, dopo qualche mese di pausa di riflessione – ha celebrato il lieto evento ricostruendo il suo core range, che vede questo 12 anni sostituire lo storico (e discusso) 10 anni. Branca, storica azienda col suo cuore pulsante a Milano, ha acquisito da poco la distribuzione di alcuni marchi del gruppo Distell (dopo Bunnahabhain, già circolante da circa un anno), e ha omaggiato il nostro Marco Zucchetti di una bottiglia del 12 anni: oggi lo assaggiamo tutti insieme.

N: molto elegante e delicata, mostra subito una prima patina floreale e lievemente minerale davvero piacevole… Tanto agrume, con arancia in evidenza (e dopo un po’… Orangina!). Però non pensiate a una delicatezza che porta all’anonimato, anzi, pare profondo e vivido: ci sono note più zuccherine e fruttate molto piacevoli e profonde, di brioche all’albicocca, pastafrolla, pesche al forno, talvolta con sentori quasi – quasi – tropicali (vago mango). Cioccolato bianco. Zucchetti rileva anche una leggera nota sporchina e lievemente salina, ma si sa, lui ha un naso da record.

P: buon corpo oleoso, bell’ingresso, con una sensazione di gusto molto pieno. C’è un velo lievissimo e passeggero di mineralità sassosa che porta a una certa complessità e profondità. La componente fruttata qui è devastante, sempre di colore giallo: pesche e albicocche (anche secche), ancora mango maturo e godurioso, forse perfino ananas. Ancora pastafrolla, con una dolcezza burrosa.

F: lungo e pieno, aranciato e fruttato… Qualche sentore minerale, anche qui appena accennato, e con una lieve lieve punta sporchina, come di rame.

Molto piacevole, molto educato e rotondo, rispetto all’immagine che spesso si ha di Tobermory – e a ragione. In questo caso siamo di fronte a un malto di introduzione davvero seducente, certo non è un mostro marino di complessità ma d’altro canto noi siamo usciti in mare per una piccola traversata, non per andare a caccia di kraken – e dunque restiamo decisamente soddisfatti. 86/100, per essere un entry level è una ottima sorpresa.

Sottofondo musicale consigliato: Echo & The Bunnymen – The Killing Moon.

Sunny Brook 4 yo (OB, 43%)

Giovedì prossimo saremo ospiti dell’Harp Pub per una degustazione di whisky dal mondo. Avremo con noi un giapponese, un blended scozzese, un canadese e questo vecchio imbottigliamento della Sunny Brook, storica distilleria di Louisville, nel Kentucky, che ha chiuso i battenti nel 1975. Si tratta di un import per l’Italia, che a questo punto è da collocarsi almeno negli anni ’70, se non prima. Il Sunny Brook, invecchiato 4 anni, faceva parte della famiglia dei Kentucky Straight Bourbon Whiskey, ovverosia distillati ottenuti da una miscela di cereali di cui almeno il 51% sia mais, e poi invecchiati per almeno un anno nel Kentucky, vera e propria patria del Bourbon Whiskey.

20151030_225246-1N: Possiamo dirlo? Lo diciamo: non c’entra niente coi moderni bourbon. Al di là della grande espressività, qui è tutto molto levigato. Certo non si va molto per il sottile, con potenti note di cereale zuccherino ben in evidenza e si visualizzano con facilità i corn flakes glassati; tuttavia l’aroma non risulta eccessivamente connotato in questo senso. Emergono infatti poi note di uva passa davvero ben intonate, c’è una bella liquorosità di fondo, che richiama appunto i vini rinforzati. Prugne ed albicocche secche, con cioccolato al latte e miele. Marron glacè. Davvero invitante.

P: Totale assenza di sensazioni alcoliche e perfettamente coerente con il naso, sia per la ricchezza che per le suggestioni. Esplode quella medesima dolcezza cerealosa, ma il tutto si gioca in un clima liquoroso, che ricorda davvero certi passiti. C’è molta uva passa e frutta disidratata in generale. Scorzetta d’arancia e ancora ritorna un bel marron glacè. L’effetto complessivo è di grande succosità ed è molto, molto beverino.

F: pacchi di uvetta e quella dolcezza un po’ simile allo sciroppo d’acero.

Chi ci conosce sa che non andiamo matti per i whiskey d’oltreoceano, ma qui dobbiamo in effetti mettere da parte tutti i nostri pregiudizi e riconoscere l’assoluta piacevolezza di questo Sunny Brook per così dire ‘d’epoca’. Rimane un vero bourbon, con quella nota di cereale zuccheroso sparata in alto, ma riesce anche a sfumarla, a renderla accettabile con altre, ben più raffinate portate da dessert. Nel bicchiere vuoto rimane un cioccolato da paura. Andiamo con un bel 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Hank Williams III – My drinking problem (davvero non potevamo esimerci…)