THE FREAK SHOW @Harp Pub Guinness, 16.12.2017

Il Natale si avvicina e, con lui, ecco appropinquarsi una tremendissima sete, uno spleen alcolico, uno tsunami di inadeguatezza e pulsioni volitive affogate nel bicchiere. Senza alcun criterio – e soprattutto senza alcuna ragione apparente – decidiamo, forti dell’arbitrio dei forti, di aprire alcune bottiglie che immoralmente stanziano sul nostro scaffale tappate, sigillate e dunque dolorosamente inaccessibili, per celebrare in un rito collettivo la vaporosa vanità del tutto.

THE FREAK SHOW è una degustazione basata essenzialmente sul desiderio di assaggiare dei distillati particolari: ci saranno due rum (uno giamaicano, uno di Barbados) e quattro whisky (tre scozzesi, uno irlandese), e si tratterà di cose distillate dopo il 2000. Rispetto al consueto Tasting facile di settembre, in cui cerchiamo di mettere in assaggio solo bottiglie almeno un po’ vecchiotte, qui il focus vuole essere sulla contemporaneità: non è vero che tutto quanto era prodotto in passato era magnifico, e non è vero che tutto quanto è prodotto adesso è mediocre, inferiore, e immeritevole d’assaggio – anzi, è vero il contrario. Un po’ di fiducia nel futuro, ragazzi!

Schermata 2017-12-11 alle 16.42.00

quattro su sei – a dividere le bottiglie in due case è un tale macello…

Saranno sei assaggi stimolanti, saranno sei bottiglie rare, alcune neppure distribuite in Italia. Saranno tutti imbottigliamenti recenti, al massimo messi in vetro nel 2015. I due rum sono edizioni limitate di Velier, ed entrambe sono bottiglie già assurte al rango di oggetti da collezione: entrambe si guadagnano 90 punti o più su whiskyfun.com, e dunque speriamo possano non dispiacere a chi, come noi, alla canna da zucchero preferisce il malto. I quattro whisky, invece, sono tutti maturati in barili ex-sherry. Qui sotto la lista; il sesto assaggio lo sveleremo solo all’inizio della degustazione.

(Rum)
– Foursquare ‘Tryptich‘, 2016, 56%
– Hampden ‘HLCF‘ Habitation Velier, 2010/2016, 68,5%

(Whisky)
Cooley 13yo 2003/2017, Creative Whisky Co. for The Whisky Barrel, 52,7%
Glenrothes 11 yo 2004/2015, Hepburn’s Choice, 46%
Ledaig 2005/2017, Signatory Vintage, 57%

La degustazione, riservata a 30 persone, costerà 35€, si terrà sabato 16 dicembre all’Harp Pub Guinness in Piazza Leonardo, a Milano. Per prenotarsi, come al solito vi preghiamo di mandare una mail all’indirizzo info.whiskyfacile@gmail.com.

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Laphroaig ‘Arcobaleno’ (2015, I Love Laphroaig, 50,3%)

La strenna natalizia di Claudio Riva è arrivata, direbbe qualcuno: e farebbe bene, perché in effetti ogni anno, quando il freddo inizia a mordere le chiappe dei più, e l’opzione divano-coperta (possibilmente in piacevole compagnia, cosa che da sola basta a spiegare la grande quantità di donne incinte in tarda estate, ma insomma, forse divaghiamo) diventa primaria, ecco: arriva Riva e come un babbo natale anticipato e senza barba porta nei bicchieri degli appassionati un Laphroaig da lui personalmente selezionato. Quest’anno la scelta appare rivoluzionaria: trattasi infatti di un NAS, miscela di tre botti (se non andiamo errati e non riportiamo male rumors, trattasi di due sopra i dieci anni – anche tanto sopra – e una sotto), e qui trovate le spiegazioni che il buon Claudio offre per motivare l’opzione. Il nome “Arcobaleno” non è un tributo alla comunità LGBT, bensì al bellissimo arcobaleno avvistato all’ultimo Feis Ile da Claudio & co. Bando alle ciance, via alla degustazione.

bottiglia-arcobaleno-575-523x572N: rispetto all’altro di Valinch, questo ‘strilla’ nel bicchiere, con un profilo simile ma decisamente più intenso; emerge un distillato nervoso, con una torba fumosa aggressiva, da motore diesel; e con una marinità esuberante, da nuotata, quasi pesciosa (ci fa venire in mente con grande evidenza le ostriche). Anche qui quel velo di borotalco, che si somma ad una nota ‘organica’ ma quasi ‘dolcina’, che ci rappresentiamo con: emmenthal. Un che di caramello, di legna calda e bruciante; limone zuccherato.

P: molto denso e masticabile; rispetto al Valinch, vive meno di fiammate di sapore, restando più lineare – e proprio questa sua ‘liquorosità’ lo rende affascinante, perché questo lato va a impattare con l’anima Laphroaig più verace. La dolcezza è di meringa, zucchero liquido e un senso di toffee e un qualcosa di vagamente marsalato. E, per suggestione fonica, mar salato, con un fumo acre e ceneroso. Pare a un certo punto di riconoscere quasi qualcosa di… saponoso?, forse un ricordo di dopobarba?

F: dolciastro, caramellato; e acqua di mare, e fumo acre. Lungo, non inesauribile ma molto intenso.

Molto diverso dallo sparring partner d’occasione: decisamente più evidente l’apporto del legno, che si porta via qualcosa in complessità soprattutto al palato, in cui peraltro compare qualcosa di vinoso (di nuovo, forse ricordiamo male ma ci pare di aver sentito che almeno una delle botti ha passato un finish: forse di Marsala? ma è pura speculazione). Comunque, molto buono, come sempre, e ad un prezzo davvero onesto: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Tame impala – Solitude is Bliss.